Questo e-text  stato gratuitamente scaricato da
                www.liberliber.it
e adattato dalla Fondazione Ezio Galiano per
renderne autonoma la lettura ai privi della vista.
 
LUIGI BERTELLI.


IL GIORNALINO DI GIANBURRASCA.

RIVISTO, CORRETTO
E COMPLETATO DA
(Vamba)

Sessantunesima
edizione

Con illustrazioni a nero
e a colori

CASA EDITRICE MARZOCCO


Ecco fatto. Ho voluto ricopiare qui in questo mio giornalino il foglietto del calendario d'oggi, che segna l'entrata delle truppe italiane in Roma e che  anche il giorno che son nato io, come ci ho scritto sotto, perch gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo.
Ecco intanto la nota dei regali avuti finora:
l. Una bella pistola da tirare al bersaglio che mi ha dato il babbo;
2. Un vestito a quadrettini che mi ha dato mia sorella Ada, ma di questo non me ne importa nulla, perch non  un balocco;
3. Una stupenda canna da pescare con la lenza e tutto l'occorrente e che si smonta e diventa un bastone che mi ha dato mia sorella Virginia, e questo  il regalo che mi ci voleva, perch io vado matto per la pesca;
4. Un astuccio con tutto l'occorrente per scrivere, e con un magnifico lapis rosso e bl, regalatomi da mia sorella Luisa;
5. Questo giornalino che mi ha regalato la mamma e che  il migliore di tutti.
Ah s! La mia buona mamma me ne ha fatto uno proprio bello, dandomi questo giornalino perch ci scriva i miei pensieri e quello che mi succede. Che bel libro, con la rilegatura di tela verde e tutte le pagine bianche che non so davvero come far a riempire! Ed era tanto che mi struggevo di avere un giornalino mio, dove scriverci le mie memorie, come quello che hanno le mie sorelle Ada, Luisa e Virginia che tutte le sere prima d'andare a letto, coi capelli sulle spalle e mezze spogliate, stanno a scrivere delle ore intere.
Non so davvero dove trovino tante cose da scrivere, quelle ragazze!
Io, invece, non so pi che cosa dire; e allora come far a riempire tutte le tue pagine bianche, mio caro giornalino? Mi aiuter con la mia facilit di disegnare, e far qui il mio ritratto come sono ora all'et di nove anni finiti.


Per in un giornalino bello come questo, bisognerebbe metterci dei pensieri, delle riflessioni...
Mi viene un'idea! Se ricopiassi qui un po'del giornalino di Ada che giusto  fuori insieme alla mamma a far delle visite?

Ecco qui: sono andato su in camera di Ada, ho aperto la cassetta della sua scrivania, le ho preso il suo giornale di memorie, e ora posso copiare in pace.
"Oh, se quel vecchiaccio del Capitani non tornasse pi! ed invece,  venuto anche stasera.  impossibile! non mi piace! Non mi piace, e non mi piacer mai, mai... La mamma ha detto che  molto ricco; e che se mi chiedesse in moglie, dovrei sposarlo. Non  una crudelt, questa? Povero cuore mio! Perch ti mettono a tali torture?! Egli ha certe mani grandi e rosse, e col babbo non sa parlare d'altro che di vino e di olio, di campi, di contadini e di bestie; e se lo avessi veduto, almeno una volta vestito a modo... Oh, se questa storia finisse! Se non tornasse pi! Mi metterei l'anima in pace... Iersera, mentre l'accompagnavo all'uscio, ed eravamo soli nella stanza d'ingresso, voleva baciarmi la mano; ma io fui pronta a scappare, e rimase con un palmo di naso... Ah no! Io amo il mio caro Alberto De Renzis. Che peccato che Alberto non sia altro che un misero impiegatuccio... Mi fa continuamente delle scenate, e io non ne posso pi! Che delusione! Che delusione  la vita... Mi sento proprio infelice!!!..."
E ora basta, perch ho empito due pagine.

.

Ti riapro prima d'andare a letto, giornalino mio, perch stasera m' successo un affare serio.
Verso le otto, come al solito,  venuto il signor Adolfo Capitani.  un coso vecchio, brutto, grosso grosso e rosso... Le mie sorelle hanno proprio ragione di canzonarlo!
Dunque io ero in salotto col mio giornalino in mano, quando ad un tratto lui mi dice con quella sua vociaccia di gatto scorticato: - Cosa legge di bello il nostro Giannino? - Io, naturalmente, gli ho dato subito il mio libro di memorie, ed egli si  messo a leggerlo forte, davanti a tutti.
Da principio la mamma e le mie sorelle ridevano come matte. Ma appena ha incominciato a leggere il pezzo che ho copiato dal giornalino di Ada, questa si  messa a urlare e faceva di tutto per strapparglielo di mano, ma lui duro; ha voluto arrivai fino in fondo, e poi serio serio mi ha detto:
- Perch hai scritto tutte queste sciocchezze?
Io gli ho risposto che non potevano essere sciocchezze, perch le aveva scritte nel suo libro di memorie Ada, che  la mia sorella maggiore, e perci ha pi giudizio di me e sa quello che dice.



Appena detto questo, il signor Capitani si  alzato serio serio, ha preso il cappello e se n' andato via senza salutare nessuno.
Bella educazione!
E allora la mamma, invece di pigliarsela con lui, se l' presa con me, gridando e minacciando, e quella stupida di Ada si  messa a piangere come una fontana!
Andate a far del bene alle sorelle maggiori!
Basta! Sar meglio andare a letto. Ma intanto son contento perch ho potuto empire tre pagine zeppe del mio caro giornalino!


21 settembre.

Son proprio nato disgraziato!
In casa non mi possono pi soffrire, e tutti non fanno altro che dire che per colpa mia  andato all'aria un matrimonio che per i tempi che corrono era una gran fortuna, che un marito come il signor Capitani, con ventimila lire di rendita, non si trova tutti i giorni, che Ada sar condannata a restare zittella tutta la vita come la zia Bettina, e via e dlli, una quantit di storie che non finiscono mai.
Io vorrei sapere che gran male ho fatto alla fin fine, per copiare un pensiero dallo scartafaccio di mia sorella!
Oh! ma da ora in avanti, o bene o male, giuro che il giornalino lo scriver tutto da me, perch queste scempiaggini delle mie sorelle mi dnno ai nervi.

.

Dopo il fatto di ieri sera, pareva che stamani fosse successa a casa una gran disgrazia. Era gi sonato da un bel pezzo mezzogiorno, e non c'era nemmeno l'idea di mettersi a tavola a far colazione come gli altri giorni. Io non ne potevo pi dalla fame; zitto zitto sono andato in salotto da pranzo, ho preso dalla credenza tre panini, un bel grappolo d'uva, un'infinit di fichi dottati, e con la lenza sotto il braccio mi sono avviato verso il fiume per mangiare in pace. Dopo mi son messo a pescare, e non pensavo che ad acchiappare i pesciolini, quando ad un tratto, ho sentito dare uno strappone alla canna che reggevo in mano; forse mi sar proteso un po'troppo in avanti, perch... gi, pnfete! sono cascato nell'acqua! Pare incredibile: ma in quel momento non ho potuto fare a meno di pensare fra me e me: - Ecco, i miei genitori e le mie sorelle saranno contenti ora di non avermi pi tra i piedi! Ora non diranno pi che son la rovina della casa! Non mi chiameranno pi Gian Burrasca di soprannome, che mi fa tanta rabbia! -
Affondavo gi gi nell'acqua, e non capivo pi nulla, quando mi son sentito tirar su da due braccia d'acciaio. Ho respirato a pieni polmoni l'aria fresca di settembre, e subito, sentendomi meglio, ho domandato al barcaiuolo che mi teneva in collo, se aveva pensato di mettere in salvo anche la mia povera lenza!



Non so perch la mia mamma abbia pianto tanto, quando Gigi mi ha riportato a casa fradicio mzzo. Io stavo benissimo e glielo dicevo, ma le mie parole erano dette al vento, perch le lacrime della mamma pareva che non finissero mai. Come ero contento di essere cascato nel fiume, e di avere corso rischio di affogare! Se no, non avrei avuto tanti complimenti, n tutte quelle moine.
Luisa mi ha messo subito a letto; Ada mi ha portato una tazza di brodo caldo bollente; e tutti, anche le persone di servizio, sono stati intorno a me, fino all'ora di andare a desinare. Poi, lasciandomi cos infagottato nelle coperte, da farmi davvero morire di soffocazione, sono andati gi, raccomandandomi di star buono e di non muovermi.
Ma era possibile questo, per un ragazzo della mia et? Che cosa ho fatto appena son rimasto solo? Mi sono levato, ho tirato fuori dall'armadio il mio vestitino buono a quadrettini, mi son vestito, e scendendo pian piano le scale per non farmi sentire, sono andato a nascondermi sotto la tenda della finestra, in salotto. Se mi avessero scoperto, quante gridate avrei avuto!... Non so come sia andata che mi sono addormentato quasi subito; forse avevo sonno, o ero stanco. Il fatto , che dopo una buona dormita, ho aperto gli occhi; e da una fessura della tenda ho veduto Luisa seduta sul sof, accanto al dottor Collalto, che chiacchieravano a voce bassa. Virginia strimpellava il piano, in un angolo della stanza. Ada non c'era; era andata certo a letto, perch sapeva che il Capitani non veniva.
- Ci vorr almeno un anno - diceva lui. - Il dottor Baldi, sai, comincia a diventar vecchio, e mi ha promesso di prendermi come suo aiuto. Ti dispiace di aspettare, amor mio?
- Oh no: e a te? - ha risposto Luisa, e tutt'e due si son messi a ridere. - Ma non lo dire ancora a nessuno, - ha continuato lui. - Prima di dichiararci fidanzati in pubblico, voglio avere una posizione sicura...
- Oh ti pare? sarebbe una sciocchezza... -
Mia sorella aveva appena finito di dire cos, che si alz a un tratto, attravers il salotto e si mise a sedere lontana dal dottor Collalto. In quel momento appunto entravano nella stanza le Mannelli.




Tutti non facevano che domandare con grande interesse come stava il povero Giannino, quando la mamma si precipita in salotto, con un viso bianco da far paura, urlando che ero scappato dal letto, che mi aveva cercato dappertutto, ma che non mi aveva potuto trovare. Allora, perch non si affannasse di pi, che cosa fo io? esco dal nascondiglio cacciando un grande urlo.
Che paura hanno avuto tutti !
- Giannino, Giannino! - si lamentava la mamma piangendo - mi farai ammalare...
- Come! Sei stato tutto questo tempo dietro la tenda? - mi ha domandato Luisa, facendosi di mille colori.
- Certo: mi predicate sempre di dire la verit; e allora, perch non dite alle vostre amiche che siete promessi sposi? - ho risposto rivolgendomi a lei e al dottore.
Mia sorella mi ha preso per un braccio, trascinandomi fuori della stanza, - Lasciami! Lasciami! - gridavo. - Vado da me solo. Perch ti sei rizzata in piedi quando hai sentito toccare il campanello? Collalto... - ma non ho potuto finire la frase, perch Luisa mi ha tappato la bocca, sbatacchiando l'uscio.
- Avrei una gran voglia di bastonarti, - e cominciava a piangere. Collalto non te la perdoner pi - e singhiozzava, singhiozzava, poverina, come se avesse perduto il pi gran tesoro del mondo.
- Smetti di piangere, sorellina mia, - io le dicevo. - Ti pare che sarei venuto fuori dalla tenda senza dir nulla, se sapevo che il dottore  tanto pauroso? -
In quella  venuta la mamma che mi ha riportato a letto, raccomandando a Caterina di non lasciarmi finch non fossi bene addormentato.
Ma come avrei potuto dormire, giornalino mio caro, senza prima confidarti tutte le peripezie della giornata? Caterina non ne pu pi dal sonno, e ogni volta che sbadiglia, pare che la testa le debba cascare gi dal collo.
Addio, giornalino, addio per stasera.



6 ottobre.

Sono due settimane che non ho pi scritto una parola nel mio giornale, perch mi sono ammalato da quel giorno famoso che fui per affogare e che scappai dal letto mentre sudavo. Collalto  venuto su a vedermi due volte al giorno; ed  stato cos buono con me, che quasi quasi sento rimorso di averlo fatto spaventare quella sera. Quanto tempo mi ci vorr per guarire?... Stamani sentivo Ada e Virginia che parlavano insieme nel corridoio: com' naturale, mi sono messo ad ascoltare quello che dicevano. Pare che ci sar, nientemeno, che una festa da ballo in casa nostra.
Virginia diceva che era contentissima che io sia a letto; cos si sentiva pi tranquilla, ed era sicura della riuscita della festa. Essa spera che io debba rimanere in camera un mese intero. Non so capire perch le sorelle maggiori non vogliano bene ai fratelli pi piccoli... Ed io, invece, sono cos buono con Virginia... Quando sto bene vado anche due volte al giorno alla posta, a prenderle e ad impostarle le lettere; qualche volta, non dico, ne avr perduta qualcuna; ma ella non l'ha mai saputo, e non ha nessuna ragione di avercela con me!
Oggi mi sentivo cos bene, che mi  venuta la voglia di levarmi. Verso le tre ho sentito venir su per le scale Caterina che mi portava la merenda; sono sgusciato dal letto, mi sono nascosto dietro l'uscio di camera, tutto imbacuccato in uno sciallone nero della mamma, e mentre la cameriera stava per entrare, le sono saltato addosso, abbaiando come un cane... Che credi che abbia fatto quella stupida?...

Dalla paura ha lasciato cascare in terra il vassoio che reggeva con tutt'e due le mani... Che peccato!.. Il bricco di porcellana celeste  andato in mille pezzi; il caff e latte si  rovesciato sul tappetino che la mamma mi aveva comprato ieri; e quella sciocca ha cominciato a urlare cos forte, che il babbo, la mamma, le mie sorelle, la cuoca e Giovanni sono corsi su tutti spaventati, per vedere quello che era successo... Ci pu essere una ragazza pi oca di quella?... Al solito, io sono stato gridato... Ma... appena sono guarito, voglio scappare da questa casa, e andare lontano lontano, cos impareranno a trattare i ragazzi come si deve!...


7 ottobre.

Finalmente stamani ho avuto il permesso di alzarmi... Ma era possibile che un ragazzo come me potesse star fermo su una poltrona, con una coperta di lana sulle gambe? C'era da morire di noia; cos mentre Caterina era andata gi un momento a prendermi un bicchiere di acqua inzuccherata, lesto lesto, butto via ogni cosa, e me ne vo in camera di Luisa a guardare tutte quelle fotografie che tiene dentro la cassetta della sua scrivania. Le mie sorelle erano in salotto con un'amica, la signorina Rossi. Caterina, appena tornata col bicchiere e lo zucchero, mi cerca dappertutto, inutilmente... Sfido!... Mi ero nascosto dentro l'armadio...
Che risate matte ho fatto, con quei ritratti!... Su uno c'era scritto : Un vero imbecille!... Su un altro: Oh, carino davvero!... Su un altro: Mi ha chiesto, ma...	fossi minchiona! E in altri : Simpaticone!!!... oppure : Che bocca!... In uno poi c'era scritto: Ritratto di un ciuco!...
In tutti c'era una frase di questo genere. Io mi sono impossessato di circa una dozzina di fotografie delle persone che conosco, per fare qualche burletta innocente, appena uscir di casa; poi ho richiuso per benino la cassetta, in modo che Luisa non si accorger di nulla...
Ma io non avevo voglia di ritornare nella mia stanzaccia tutta sporca e in disordine; non avevo voglia di annoiarmi. - Se mi mascherassi da donna? - Ho pensato a un tratto.
Ho trovato un busto vecchio di Ada, una sottana bianca inamidata con lo strascico, ho preso dall'armadio il vestito di batista color di rosa di Luisa a tramezzi di trina, e ho cominciato a vestirmi. La gonnella era un po'stretta alla vita e ho dovuto appuntarla con gli spilli. Mi sono bene unto le gote con una pomata color di rosa di un vasettino, e mi sono guardato allo specchio... Misericordia!... non ero pi io... Che bella signorina ero diventato!... - Che invidia, che invidia, avranno di me le mie sorelle! - ho esclamato, al colmo della contentezza.
E cos dicendo, ero arrivato in fondo alle scale proprio quando la signorina Rossi stava per andarsene. Che chiasso!
- Il mio vestito di batista rosa! - ha urlato Luisa, facendosi smorta in viso dalla stizza.
La signorina Bice mi ha preso per un braccio rivolgendomi alla luce, e: - "Come mai ti sono venute quelle belle gote rosse, eh, Giannino?" - mi ha detto in aria di canzonatura.
Luisa mi ha fatto cenno che non parlassi; ma io, facendo finta di non vederla, ho risposto: - "Ho trovato una pomata in una cassetta..." E quella signorina ha cominciato a ridere in un modo cos malizioso, che non so quello che le avrei fatto.
Mia sorella, dopo, ha detto che Bice Rossi  una pettegola, che non le parr vero di andare a raccontare a tutti che mia sorella si tinge la faccia: e questo poi non  vero, e io lo potrei giurare, perch quella pasta serve a colorire i fiori di seta che Luisa sa fare tanto bene per guarnire i cappelli. Stavo per ritornare in camera alla svelta, allorch mi sono fermato davanti a Luisa e, guardandola fissa, le ho strappato una gala in fondo al vestito. Non l'avessi mai fatto!...  diventata una furia, e mi ha dato uno schiaffo... - Ah, signorina!... - ho detto fra me e me. - Se sapesse che le ho preso i ritratti! -
Le sorelle credono che le gote dei ragazzi sieno fatte apposta per essere schiaffeggiate... Se sapessero, invece, i pensieri tetri e disperati che ci vengono in mente quando fanno cos!... Sono stato zitto, ma... a domani!


8 ottobre.

Ah, come mi son divertito oggi a andare a trovare tutti gli originali delle fotografie che presi alle mie sorelle!
Ho cominciato da Carlo Nelli, il padrone di quel bel negozio di mode che  nel Corso e che va vestito sempre tutto per l'appunto, e che cammina sempre in punta di piedi perch ha le scarpe troppo strette, il quale appena mi ha visto entrare mi ha detto:
- Oh, Giannino, sei guarito bene? -
Io gli ho detto di s, e poi ho risposto per bene a tutte le domande che mi faceva; ed egli mi ha regalato una bella cravatta tutta rossa.

Io l'ho ringraziato come era mio dovere, e siccome lui ha cominciato a rivolgermi delle interrogazioni sulle mie sorelle. io ho creduto bene che quello fosse il momento buono per tirar fuori la fotografia. Sotto c'era scritto a penna: vecchio gommeux; ma non so che cosa volesse dire.
Di pi gli erano stati allungati i baffi e allargata la bocca fino alle orecchie.
Lui nel vedere il suo ritratto ridotto a quel modo,  diventato rosso come un peperone e ha detto subito:
- Ah! sei stato tu, eh, brutto birbante? -
Io gli ho risposto di no, che avevo trovato le fotografie a quel modo in camera delle mie sorelle, e sono scappato via perch aveva un viso da far paura, e poi non volevo pi perder tempo con lui a dargli altre spiegazioni, avendo da distribuire le altre fotografie che avevo preso.
Infatti sono andato subito in farmacia da Pietrino Masi.
Come  brutto, povero Pietrino, con quei capellacci rossi e con quella faccia gialla tutta butterata! Ma lui non se lo figura nemmeno...
- Buon giorno, Pietro, - gli ho detto.
- O Giannino! - mi ha risposto. - E a casa stanno tutti bene?
- S, e tanti saluti da tutti. -
Lui allora ha tirato gi dallo scaffale un bel barattolo di vetro bianco e mi ha detto:
- Che ti piacciono le pasticche di menta?
E senza aspettare che gli rispondessi, me ne ha date una manciata di tutti i colori.
 proprio vero che i ragazzi che hanno la fortuna d'avere delle sorelle simpatiche ricevono sempre mille attenzioni dai giovanotti! Io ho preso tutte le pasticche, poi ho tirato fuori la fotografia, e facendogli l'occhio pio, gli ho detto:
- Guarda qui: l'ho trovata in casa stamani.
- Fammi vedere! - E Pietrino Masi ha steso la mano, ma io non gli volevo dare il ritratto a nessun costo; per lui me l'ha preso per forza, e cos ha potuto leggere quel che c'era scritto di dietro col lapis bl.
Ha chiesto la mia mano, ma fossi minchiona!
Pietrino  diventato bianco come questo foglio, e l per l credevo perfino che gli venisse uno svenimento. Ma invece ha detto digrignando i denti:
-  una vergogna che le tue sorelle piglino cos in giro le persone per bene, hai capito? -
Bench io avessi capito benissimo, lui per spiegarmelo meglio ha alzato una gamba per appiccicarmi un calcio, ma io ho fatto una cilecca e ho infilato svelto svelto la porta, e mi c' entrato anche di pigliare un'altra manciata di pasticche di menta che erano rimaste sparse sul banco. E sono andato da Ugo Bellini.


Ugo Bellini  un avvocato giovanissimo: avr ventitr anni, e sta nello studio insieme al suo babbo, che  avvocato anche lui, ma di quelli bravi, in Via Vittorio Emanuele al numero 18. Ugo, a vederlo camminare, par che sia chi sa chi; va via tutto impettito, col naso per aria, e quando discorre ha una voce da basso profondo, che pare se la faccia venir su dalle suola delle scarpe.
 proprio buffo, e le mie sorelle hanno ragione; ma io, nel presentarmi a lui, avevo un po'di tremarella, perch  un tipo che non vuole scherzi. Mi sono affacciato all'uscio e gli ho detto:
- Scusi, sta qui il Vecchio Silva Stendere?
- Ma che hai? - ha risposto.
- Ecco, ho qui una fotografia per lui! -
E gli ho consegnato il suo ritratto sotto il quale era scritto: Pare il Vecchio Silva Stendere! Come  buffo!
Ugo Bellini l'ha preso, e io via, di corsa! Gli deve aver fatto un grande effetto; perch, mentre scendevo le scale, l'ho sentito urlare col suo vocione terribile:
- Maleducate! Pettegole! Sguaiate! -
Ah! Se seguitassi a scrivere tutte le scene di stamani, stasera non anderei pi a letto!
Che facce spaurite facevano tutti quei giovanotti appena avevan sott'occhio la loro fotografia, mentre io invece mi sentivo scoppiar dal ridere, vedendo tutte le smorfie che facevano!
Ma quello che mi ha fatto ridere pi di tutti  stato Gino Viani quando gli ho dato la sua fotografia dove in fondo era scritto: Ritratto d'un ciuco. Poveretto! Gli son venute le lacrime agli occhi e ha detto con un filo di voce:
- La mia vita  spezzata! -
Ma non era vero niente, perch se gli si fosse spezzata la vita non avrebbe potuto camminare in su e in gi per la stanza come faceva, borbottando una quantit di parole senza senso comune.



9 ottobre.

Oggi Ada, Luisa e Virginia hanno tormentato tutto il giorno la mamma, perch acconsentisse a dare quella famosa festa da ballo della quale esse chiacchieran tra loro da tanto tempo. Prega e riprega, la mamma, che  tanto buona, ha finito per contentarle, e la festa  stata fissata per marted di quest'altra settimana.
Il bello  che, discorrendo degli inviti da fare, hanno rammentato, naturalmente, anche tutti quelli ai quali ho portato ieri le fotografie.
Figuriamoci se dopo quei complimenti scritti dalle mie sorelle in fondo ai loro ritratti, avranno voglia di venire a ballar con loro!



12 ottobre.

Mio caro giornalino, ho tanto bisogno di sfogarmi con te!
Pare impossibile, ma  proprio vero che i ragazzi non vengono al mondo che per fare dei malanni, e sarebbe bene che non ne nascesse pi nessuno, cos i loro genitori sarebbero contenti!
Quante cose mi son successe ieri, e ne avrei tante da confidarti, giornalino mio! Ma appunto perch ne ho avute tante, non mi  stato possibile scriverle. Ah s, quante ne ho avute ieri!.. E anche ora duro fatica a muovermi e non posso star neppure a sedere a causa di tutte quelle cose che ho detto e che mi ci hanno lasciato, con rispetto parlando, certi vesciconi alti un dito.
Ma ho giurato oggi di descrivere il fatto come  andato, e bench soffra tanto a stare a sedere, voglio confidare qui tutte le mie sventure...
Ah, giornalino mio, quanto soffro, quanto soffro!... E sempre per la verit e per la giustizia!...
Ti dissi gi l'altro giorno che le mie sorelle avevano avuto dalla mamma il permesso di dare una festa da ballo in casa nostra; e non ti so dire come erano tutte eccitate da questo pensiero. Andavano e venivano per le stanze, bisbigliavan tra loro, sempre tutte affaccendate... Non si pensava, n si parlava d'altro.
Ieri l'altro, dopo colazione, si eran riunite in salotto a far la nota degli invitati, e parevan tutte al colmo della contentezza. A un tratto, eccoti una grande scampanellata, e le mie sorelle, sospendendo la nota degli invitati, si mettono a cinguettare:
- Chi sar a quest'ora? E che scampanellata!... - Non pu esser che un contadino!... - Certo, una persona senza educazione... - In quel momento comparisce la Caterina sulla porta, esclamando:
- Ah, signorine, che sorpresa!... -
E dietro di lei, eccoti la zia Bettina!... proprio la zia Bettina in pelle e in ossa, la zia Bettina che sta in campagna e che viene a trovarci due volte l'anno.
Le ragazze dissero con un filo di voce:
- Uh, che bella sorpresa! -
Ma diventarono livide dalla bile, e con la scusa di andare a farle preparare la camera piantarono la zia con la mamma e andarono a riunirsi nella stanza da lavoro. Io le seguii per godermi la scena.
- Ah brutta vecchiaccia! - disse Ada con gli occhi pieni di lacrime.
- E figuriamoci se non si tratterr! - esclam la Virginia con aria ironica. - E come sar contenta, anzi, di aver l'occasione della festa da ballo per mettersi il suo vestito di seta verde e i suoi guanti gialli di cotone e la cuffietta lilla in capo! - Ci far fare il viso rosso! - soggiunse la Luisa disperata. - Ah,  impossibile, ecco! Io mi vergogno di presentare una zia cos ridicola! -

La zia Bettina  ricca straricca, ma  cos antica, poveretta! cos antica che pare uscita dall'arca di No: con la differenza che gli animali dell'arca di No vennero fuori tutti a coppie, e la zia Bettina, invece, era venuta sola, perch non ha mai trovato un cane di marito!
Dunque le mie sorelle non volevano che la zia rimanesse alla festa da ballo. E siamo giusti: non avevano forse ragione, povere ragazze? Dopo essersi tanto affaccendate perch la festa riuscisse bene, non era un vero peccato che questa vecchia ridicola venisse a compromettere l'esito della serata?
Bisognava salvare la situazione. Bisognava che qualcuno si sacrificasse per la loro felicit. Ah! non  forse una nobile azione per un ragazzo di cuore il sacrificio per la felicit delle sue proprie sorelle?
Io avevo il rimorso della vendetta che m'ero gi presa di loro con la brutta celia delle fotografie, e decisi subito di compensare le vittime con una buona azione.
Perci ieri l'altro sera, dopo pranzo, presi da parte la zia Bettina e col tono serio che meritava la circostanza le dissi pigliandola alla larga - Cara zia, vuol fare una cosa gradita alle sue nipoti?
- Che dici?
- Le dico questo: se lei vuol proprio contente le sue nipoti, faccia il piacere di andarsene prima della festa da ballo. Capir, lei  troppo vecchia e poi si veste in modo troppo ridicolo per queste feste,  naturale che non ce la vogliono. Non dica che glie l'ho detto

io; ma dia retta a me, torn a casa sua luned, e le sue nipoti gliene saranno infinitamente grate. -
Ora domando io: doveva la zia inquietarsi, dopo che avevo parlato con tanta franchezza? E doveva, dopo che l'avevo pregata d non dir nulla a nessuno, andare a spifferare ogni cosa a tutti, giurando e spergiurando che la mattina dopo, appena alzata, sarebbe ripartita?
E la zia Bettina, infatti,  andata via ieri mattina, facendo il solenne giuramento d non metter mai pi piede in casa nostra.
Ma questo non  tutto. Pare che il babbo le avesse chiesto in prestito una certa somma di danaro, perch essa gli ha rinfacciato il favore che gli aveva fatto, dicendo che era una vera vergogna il dare le feste da ballo con i quattrini degli altri!
Che colpa ne avevo io, di questo?
Ma al solito, la stizza d tutti si  riversata su un povero ragazzo di nove anni!
Non voglio avvilire queste pagine col raccontare quel che ho sofferto. Basti dire che iermattina, appena partita la zia Bettina, le persone che pi dovrebbero volermi bene in questo mondo, mi hanno calato i calzoncini e gi, frustate senza piet...
Ahi, ahi! Non posso pi stare a sedere... oltre al dolore c' anche la preoccupazione per la festa da ballo. I preparativi son quasi finiti, e io non son punto tranquillo per quell'affare delle fotografie...
Basta; Dio ce la mandi buona, giornalino mio, e senza vento!


15 ottobre.

Siamo al famoso marted, causa di tutte le agitazioni di questi giorni...
Caterina mi ha messo il vestito nuovo e quella bella cravatta rossa tutta di seta che mi ha regalato l'altro giorno Carlo Nelli, quello della fotografia dov'era scritto: vecchio gommeux, che non so cosa voglia dire.
Le mie sorelle mi hanno fatto una predica lunga come una quaresima, con le solite raccomandazioni d'esser buono, di non far niente di male, di comportarmi educatamente con le persone che verranno in casa, e altre simili uggiosit che tutti i ragazzi sanno a memoria a forza di sentirsele ripetere a tutte l'ore, e che si stanno a sentire proprio per dar prova della nostra condiscendenza verso i nostri maggiori, pensando, invece, a tutt'altre cose.

Naturalmente io ho risposto sempre di s, e allora ho avuto il permesso d'uscir di camera e girare per tutte le stanze del pian terreno.
Che bellezza! Tutto  pronto per la festa che comincer fra poco. La casa  tutta illuminata e mille fiammelle di luce elettrica risplendono qua e l, riflettendosi negli specchi, mentre ogni sorta di fiori sparsi per tutto fan bella mostra dei lor vivaci colori ed espandono per le sale i loro grati e delicati profumi.
Ma il pi grato profumo  quello della crema alla cioccolata e alla vainiglia nelle grandi scodelle d'argento, e della gelatina gialla e rossa che trema nei vassoi, e di quei monti di pasticcini e di biscotti d'ogni qualit che si inalzano in salotto da pranzo, sulla tavola ricoperta da una bella tovaglia tutta ricamata.
Dovunque  un allegro scintillio di cristalli e d'argento...
Le mie sorelle sono bellissime, tutte vestite di bianco, scollate, con le gote rosse e gli occhi raggianti di felicit. Esse girano per tutto per vedere se ogni cosa  in ordine e accorrono a ricevere gli invitati.
Io sono venuto su a pigliare questi appunti sulla festa, ora che ho la mente serena... Perch dopo, giornalino mio, non posso garantire se sar in grado di confidarti ancora le mie impressioni.

.

Ho fretta d'andare a letto, ma prima voglio raccontar qui come sono andate le cose.
Quando son ritornato al pian terreno, erano gi venute le signorine di nostra conoscenza, come sarebbero le Mannelli, le Fabiani, Bice Rossi, le Carlini e tante altre, tra le quali quella seccherellona della Merope Santini, che si d il belletto in modo indecente e alla quale la mia sorella Virginia ha appioppato il nome d'uscio ritinto.

Le ragazze erano molte, ma di uomini non c'erano che il dottor Collalto, il fidanzato di Luisa, e il sonatore di pianoforte che stava a sedere con le braccia incrociate, aspettando il segnale per eseguire il primo ballabile.
L'orologio segnava le nove; e il sonatore ha incominciato a sonare una polca, ma le signorine seguitavano a girar per la sala, chiacchierando tra di loro.
Poi il sonatore ha sonato una mazurca, e due o tre ragazze si son decise a ballar tra loro, ma non si divertivano. E intanto l'orologio segnava gi le nove e mezzo.
Le mie povere sorelle non levavano gli occhi dalle lancette che per rivolgerli all'uscio d'ingresso; e avevano un'aria cos desolata, che facevano proprio compassione.
Anche la mamma era molto preoccupata, tant' vero che mi son potuto ingoiare quattro gelati uno dietro l'altro, senza che neppur se n'accorgesse.
Come mi rimordeva la coscienza! Finalmente, quando mancavano pochi minuti alle dieci, si  sentito una scampanellata.
Questa sonata di campanello ha rallegrato le invitate pi di tutte le sonate fatte fino allora sul pianoforte. Tutte le signorine hanno dato un gran respirone di sollievo, voltandosi verso la porta d'ingresso in attesa dei ballerini da tanto tempo aspettati. Le mie sorelle si son precipitate per far gli onori di casa...
Ed ecco che, invece degli invitati, entra Caterina con una gran lettera e la porge all'Ada. Luisa e Virginia le si fanno attorno esclamando: - Qualcuno che si scusa di non poter venire! -
Altro che scusa! Quella non era una lettera, n un biglietto: era una fotografia che esse conoscevano benissimo e che era stata per tanto tempo chiusa nella scrivania di Luisa. Le mie sorelle son diventate di mille colori, e passata la prima impressione son cominciate fra loro le interrogazioni:
- Ma come mai? Ma come pu essere? Ma com' stato?... -
Di li a poco ecco un'altra scampanellata... Le invitate si voltano daccapo verso l'ingresso, aspettando sempre un ballerino, e come prima si presenta invece Caterina con un'altra lettera che le mie sorelle aprono trepidanti:  un'altra delle fotografie da me recapitate l'altro giorno ai rispettivi originali.
E dopo cinque minuti, un'altra scampanellata e un'altra fotografia.
Le mie povere sorelle erano diventate di mille colori; ero cos mortificato nel pensare che io ero l'unica causa di questi loro dispiaceri, che mi misi a mangiar panini gravidi per distrarmi, ma non mi fu possibile, perch il rimorso era troppo grande, e avrei pagato chi sa che per trovarmi non so dove, pur di non vedere le mie povere sorelle in quello stato.
Finalmente son venuti Ugo Fabiani ed Eugenio Tinti, che sono stati festeggiati pi d'Orazio Coclite dopo la sua vittoria contro i Curiazi. Ma io ho capito perch il Fabiani e il Tinti non avevano fatto come gli altri invitati! Mi son ricordato che sul ritratto del Fabiani era scritto: - Che caro giovane! - e su quello del Tinti: - Bello, bellissimo, troppo bello per questa terra!
Ma anche essendo in tre ballerini, compreso il Collalto che balla come un orso, come potevano fare a contentare una ventina di signorine?
A un certo punto hanno fatto un carr di lancieri, ma una ragazza ha dovuto far da uomo, e cos  finito che hanno imbrogliato ogni cosa, senza che l'imbroglio facesse rider nessuno.
Le pi maliziose bens, come la Bice, ridevano tra loro nel vedere che la festa non era riuscita, e che le mie povere sorelle avevano quasi le lacrime agli occhi.
Una cosa molto riuscita, invece, sono stati i rinfreschi; ma, come ho detto prima, io ero molto angustiato, sicch non ho potuto assaggiare che tre o quattro bibite, delle quali la migliore era quella di marena, bench anche quella di ribes fosse eccellente.
Mentre stavo passeggiando per la sala, ho sentito Luisa che ha detto piano al dottor Collalto:
- Dio mio! Se potessi saper chi  stato, come mi vorrei vendicare!...  stato uno scherzo indegno! Domani, certo, saremo sulle bocche di tutti, e non ci potr pi soffrire nessuno! Ah, se potessi avere almeno la soddisfazione di sapere chi  stato!.. -
In quel momento il Collalto si  fermato dinanzi a me e, guardandomi fisso, ha detto a mia sorella:
- Forse Giannino te lo potrebbe dire; non  vero, Giannino?
- Di che? - ho risposto io, facendo finta di nulla. Ma mi sentivo il viso infocato, e poi mi tremava la voce.
- Come di che! O chi ha preso dunque i ritratti dalla camera di Luisa?
- Ah! - ho risposto io, non sapendo pi che cosa dire. -- Forse sar stato Morino...
- Come! - ha detto mia sorella fulminandomi con gli occhi. - Il gatto?
- Gi. L'altra settimana gli detti due o tre fotografie perch si divertisse a masticarle e pu essere che lui le abbia portate fuori e le abbia lasciate per la strada...
- Ah, dunque le hai prese tu! - ha esclamato Luisa, rossa come la brace e coli gli occhi che le uscivano dalla testa.
Pareva mi volesse mangiare. Ho avuto una paura terribile e perci, dopo essermi empite le tasche di torrone, sono scappato su in camera.
Assolutamente non voglio essere alzato quando gl'invitati se ne anderanno via. Ora mi spoglio e vo a letto.


16 ottobre.

 appena giorno.
Ho preso una grande risoluzione e, prima di metterla in effetto, voglio confidarla qui nelle pagine di questo mio giornalino di memorie, dove registro le mie gioie e i miei dispiaceri che sono tanti, bench io sia un bambino di nove anni.
Stanotte, finita la festa, ho sentito un gran bisbigliare all'uscio di camera mia, ma io ho fatto finta di dormire e non hanno avuto il coraggio di svegliarmi: ma stamani, quando si alzeranno, mi toccheranno certamente delle altre frustate, mentre non mi  ancora cessato il dolore di quell'altre che ebbi l'altro giorno dal babbo.
Con questo pensiero, non ho potuto chiudere un occhio in tutta la notte.
Non c' altro scampo, per me, che quello di scappar di casa prima che i miei genitori e le mie sorelle si sveglino. Cos impareranno che i ragazzi si devono correggere ma senza adoprare il bastone, perch, come ci insegna la storia dove racconta le crudelt degli Austriaci contro i nostri pi grandi patriotti quando cospiravano per la libert, il bastone pu straziare la carne ma non pu cancellare l'idea.
Perci mi  venuto l'idea di scappare in campagna, dalla zia Bettina, dove sono stato un'altra volta. Il treno parte alle sei, e di qui alla stazione in mezz'ora ci si va benissimo.

.

Sono bell'e pronto per la fuga: ho fatto un involto mettendovi due paia di calze e una camicia per cambiarmi... In casa tutto  silenzio, ora scender piano piano le scale, e via in campagna, all'aria aperta...
Viva la libert!...

A questo punto il giornalino di Gian Burrasca ha una pagina sgualcita, e quasi interamente occupata dall'impronta di una, mano sudicia di carbone, sopra alla quale , a caratteri grossi e incerti come se fosse stata scritta con un pezzo di brace, una frase interrotta da un fregaccio. Riproduciamo fedelmente anche questo documento, che  di non lieve importanza nelle memorie del nostro Giannino Stoppani.


17 ottobre.

La zia Bettina non s' ancora alzata, e io approfitto di questo momento per registrare qui l'avventura accadutami ieri, e che meriterebbe proprio di esser descritta dalla penna di un Salgari. Iermattina, dunque, mentre tutti dormivano, fuggii da casa come avevo stabilito, dirigendomi verso la stazione.
Io avevo gi disegnato nella mente il modo di effettuare il mio progetto che era quello di recarmi a casa della zia Bettina. Non avendo quattrini per prendere il treno e non conoscendo la strada provinciale per andarvi, mi proponevo di entrare nella stazione, aspettare il treno col quale ero andato l'altra volta dalla zia Bettina, e dirigermi per la stessa strada, lungo la ferrovia, seguendo le rotaie, fino al paese presso il quale  la villa Elisabetta dove sta appunto la zia. Cos non c'era pericolo di sbagliare, e io, ricordandomi che ad andarci col treno ci si mette tre ore o poco pi, mi proponevo di arrivarci prima di sera.
Giunto dunque alla stazione, presi il biglietto d'ingresso ed entrai. Il treno arriv poco dopo, ed io, per evitare il caso di esser visto da qualche persona di conoscenza, mi diressi verso gli ultimi vagoni per attraversare la linea e andare dalla parte opposta alla stazione. Ma invece mi fermai dinanzi all'ultimo vagone che era un carro per bestiame, vuoto, e che aveva la garetta dove sta il frenatore, vuota anch'essa.
- Se montassi lass? -
Fu un lampo. Assicuratomi con un'occhiata che nessuno badava a me, saltai sulla scaletta di ferro, mi arrampicai su, e mi misi seduto nella garetta, col ferro del freno tra le gambe, e le braccia appoggiate sul manubrio del freno.



Di l a poco il treno part e io sentii arrivarmi fin dentro il cervello il fischio della macchina la cui groppa nera io vedevo, di lass, distendersi alla testa di tutti i vagoni che si trascinava dietro, tanto pi che il vetro del finestrino della garetta da quella parte era stato rotto, e non ve n'era rimasto che un pezzetto in un angolo, a punta.
Meglio! Da quel finestrino, aperto proprio all'altezza della mia testa, io dominavo tutto il treno che si slanciava a traverso la campagna che era ancora avvolta nella nebbia. Ero felice, e per festeggiare in qualche modo la mia fortuna, cavai di tasca un pezzetto di torrone e mi misi a rosicchiarlo.
Ma la mia felicit dur poco. Il cielo s'era fatto scuro, e non tard a venir gi una pioggia fitta fitta e ad alzarsi un vento impetuoso, mentre una scarica terribile di tuoni si inseguiva fra l'ombre delle montagne...
Io non ho paura dei tuoni, tutt'altro; ma mi mettono addosso il nervoso, e perci appena incominci a tuonare mi si present alla mente la mia condizione in un quadro molto diverso da quello col quale mi era apparso da principio.
Pensavo che in quel treno nel quale viaggiava tanta gente ero isolato e ignorato da tutti. Nessuno, n parenti, n estranei, sapeva che io era l, sospeso in aria in mezzo a cos tremenda tempesta, sfidando cos gravi pericoli.
E pensavo anche che aveva molta ragione il babbo quando diceva roba da chiodi del servizio ferroviario e delle condizioni scandalose nelle quali si trova il materiale. Io ne avevo l una prova evidente

nel finestrino della garetta dal quale, essendo rotto il vetro come ho detto prima, entrava vento e pioggia, facendomi gelare la parte destra della faccia che vi si trovava di contro, mentre mi sentivo la parte sinistra infocata in modo che mi pareva d'esser mezzo ponce e mezzo sorbetto, e ripensavo malinconicamente alla festa da ballo della sera precedente, che era stata la causa di tanti guai.
E il peggio fu quando incominciarono le gallerie!
Il fumo lanciato dalla macchina si addensava sotto la volta del tunnel, e dal finestrino rotto invadeva la mia angusta garetta, impedendomi il respiro. Mi pareva d'essere in un bagno a vapore, dal quale poi, quando il treno usciva dal tunnel, passavo a un tratto al bagno freddo della pioggia.
In un tunnel pi lungo degli altri credetti di morire asfissiato. Il fumo caldo mi, avvolgeva tutto, avevo gli occhi che mi bruciavano per la polvere di carbone che entrava col fumo nella garetta e che mi accecava, e per quanto mi facessi coraggio sentivo che ormai le forze erano per abbandonarmi.
In quel momento l'animo mio fu vinto da quella cupa disperazione che in certe avventure provano anche gli eroi pi valorosi come Robinson Crosu, i Cacciatori di capigliature e tanti altri. Ormai per me (cos mi pareva) la era finita e volendo che almeno rimanessero, come esempio, le ultime parole di un ragazzo infelice condannato a morire di soffocazione in un treno, nel fiore degli anni, scrissi nel giornalino con uno zolfino spento che avevo trovato nel sedile della garetta le parole della pagina 13:

Moio per la Libert!

Ma non potei finir la parola, perch in quel punto mi sentii un nodo alla gola e non capii pi nulla.

Devo essermi svenuto di certo, e credo che, se non avessi avuto il ferro del freno tra le gambe che mi reggeva, sarei caduto gi dalla garetta e morto stritolato sotto il treno.
Quando rientrai in me stesso, la pioggia gelata mi sferzava di nuovo la faccia e mi prese un freddo cos acuto nelle ossa, che incominciai a battere i denti.
Fortunatamente di l a poco il treno si ferm, e sentii gridare il nome del paese al quale ero diretto. Io volli scendere alla svelta gi per la scaletta di ferro, ma mi tremavano le gambe, e all'ultimo scalino inciampai e caddi in ginocchio.
Subito mi vennero d'intorno due facchini e un impiegato, che mi raccolsero, e guardandomi con tanto d'occhi, mi domandarono come mai mi trovavo lass sulla garetta. Io risposi che vi ero salito in quel momento, ma loro mi portarono nell'ufficio del capostazione, il quale mi messe dinanzi uno specchietto dicendomi:
- Ah, ci sei salito ora, eh? E codesto muso da spazzacamino quando te lo sei fatto? -
Io nel vedermi nello specchio rimasi senza fiato. Non mi riconoscevo pi. La polvere di carbone, col fumo, durante il mio disastroso viaggio, mi era penetrata nella pelle della faccia alterando i miei connotati per modo che parevo un vero e proprio abissino.
Non dico niente poi degli abiti, ridotti addirittura a brandelli, e sporchi anch'essi come la faccia.
Fui costretto a dire da dove venivo e dove andavo.
- Ah! - disse il capostazione. - Vai dalla signora Bettina Stoppani? Allora pagher lei per te. -
E disse all'impiegato:
- Faccia un verbale di contravvenzione computandogli tre biglietti di terza classe e la trasgressione per aver viaggiato in una garetta riservata al personale! -
Io avrei voluto rispondere che questa era una ladronera bella e buona. Come! Mentre le ferrovie avrebbero dovuto per giustizia rifare un tanto a me che mi ero adattato a viaggiare peggio delle bestie, che almeno viaggiano al coperto, mi si faceva invece pagare per tre?
Ma siccome mi sentivo male, mi contentai di dire:
- Almeno, giacch il viaggiare nelle garette costa cos caro, procurino che ci sieno i finestrini col vetro! -
Non l'avessi mai detto! Il capostazione mand subito un facchino a verificare la garetta dove avevo viaggiato e, saputo che non c'era il vetro, mi fece aumentare la contravvenzione di ottanta centesimi come se l'avessi rotto io! Mi accorsi una volta di pi che il mio babbo aveva ragione a dir corna del servizio ferroviario, e non dissi altro per paura che mi avessero a mettere nel conto anche il ritardo del treno, e magari qualche guasto della locomotiva.
Cos, accompagnato dall'impiegato, mi avviai verso la villa Elisabetta, e non vi so dire come rimase la zia Bettina quando si vide capitar dinanzi uno straccione cos sudicio com'ero io e, peggio ancora, un conto da pagare di sedici lire e venti, e pi la mancia all'impiegato che glielo portava!
- Che  accaduto, mio Dio?... - ha gridato appena ha potuto capire dalla voce che ero io.
- Senti, zia Bettina, - le ho detto - a te, lo sai, dico sempre la verit...
- Bravo! Dimmi dunque...
- Ecco: sono scappato di casa.
- Scappato di casa? Come! Hai abbandonato il tuo babbo, la tua mamma, le tue sor... -

Ma si  interrotta all'improvviso, come se le fosse venuto male. Certo si ricordava in quel momento che le mie sorelle non l'avevano voluta alla festa.
-  naturale! - ha soggiunto. - Quelle ragazze farebbero perder la pazienza a un Santo!... Vieni in casa, figliolo mio, a lavarti, che mi sembri un bracino; poi mi racconterai tutto... -
Intanto io guardavo Bianchino, il vecchio Barboncino che  cos caro alla zia Bettina, e alla finestra della villa il vaso di dttamo al quale ella  cos pure affezionata. Nulla  cambiato dall'ultima volta che ci venni, e mi pare di non essermi mai mosso di qui.
Quando mi fui lavato, la zia Bettina si accrse che avevo un po'di febbre e mi mise a letto, bench io tentassi di persuaderla che era tutta questione d'appetito.
La zia Bettina mi fece alcuni rimproveri a mezza bocca, ma in fondo mi disse che stessi pur tranquillo, che da lei non correvo nessun pericolo; e io fui cos commosso dalla sua bont, che volli farle assaggiare un pezzetto di torrone che avevo in tasca dei calzoni, e la pregai di prenderlo, ch cos ne avrei mangiato un po'anch'io.
Difatti la zia Bettina fece per metter la mano in tasca, ma non fu capace di aprirla.
- Ma qui c' la colla! - disse.
Che era successo? Il torrone, col calore del fumo rinserratosi nella garetta, si era tutto strutto e aveva appiccicato la tasca dei calzoni per modo che non era pi possibile di aprirla.
Basta: la zia mi fece compagnia, finch, alla fine, la stanchezza non mi fece prender sonno... e da allora mi sono svegliato in questo momento, e il primo mio pensiero  stato per te, giornalino mio, che mi hai seguto sempre, mio fido compagno, a traverso a tanti dispiaceri, a tante avventure e a tanti pericoli...
Stamani la zia Bettina s' molto inquietata con me per uno scherzo innocente che, in fin dei conti, era stato ideato con l'intenzione di farle piacere.
Ho gi detto che la zia  molto affezionata a una pianta di dttamo che tiene sulla finestra di camera sua, a pianterreno, e che annaffia tutte le mattine appena si alza. Basta dire che ci discorre perfino insieme e gli dice: - Eccomi, bello mio, ora ti d da bere! Bravo, mio caro, come sei cresciuto! -  una sua mania, e si sa che tutti i vecchi ne hanno qualcuna.
Essendomi dunque alzato prima di lei, stamattina, sono uscito di casa, e guardando la pianta di dttamo m' venuta l'idea di farla crescere artificialmente per far piacere alla zia Bettina che ci ha tanta passione.
Lesto lesto, ho preso il vaso e l'ho vuotato. Poi al fusto della pianta di dttamo ho aggiunto, legandovelo bene bene con un pezzo di spago, un bastoncino dritto, sottile ma resistente, che ho ficcato nel vaso vuoto, facendolo passare a traverso quel foro che  nel fondo di tutti i vasi da fiori, per farci scolar l'acqua quando si annaffiano.
Fatto questo, ho riempito il vaso con la terra che vi avevo levata, in modo che la pianta non pareva fosse stata menomamente toccata; e ho rimesso il vaso al suo posto, sul terrazzino della finestra, il cui fondo  di tante assicelle di legno, facendo passare fra l'una e l'altra di esse il bastoncino che veniva gi dal foro del vaso e che io tenevo in mano, aspettando il momento di agire.
Dopo neanche cinque minuti, eccoti la zia Bettina che apre la finestra di camera, e incomincia la sua scena patetica col dttamo:
- Oh, mio caro, come stai? Oh, poveretto, guarda un po': hai una fogliolina rotta... sar stato qualche gatto... qualche bestiaccia... -
Io me ne stavo l sotto, fermo, e non ne potevo pi dal ridere.
- Aspetta, aspetta! - seguit a dire la zia Bettina. - Ora piglio le forbicine e ti levo la fogliolina troncata, se no secca,... e ti fa male alla salute, sai, carino!... -
Ed  andata a prendere le forbicine. Io allora ho spinto un po'in su il bastoncino.
- Eccomi, bello mio! - ha detto la zia Bettina tornando alla finestra. - Eccomi, caro!.. -
Ma ha cambiato a un tratto il tono alla voce ed ha esclamato:
- Non sai che t'ho da dire? Che tu mi sembri cresciuto!... -
Io scoppiavo dal ridere, ma mi trattenevo, mentre la zia seguitava a nettare il suo dittamo con le forbicine e a discorrere:
- Ma s, che sei cresciuto... E sai che cos' che ti fa crescere?  l'acqua fresca e limpida che ti d tutte le mattine... Ora, ora... bello mio, te ne d dell'altra, cos crescerai di pi... -


Ed  andata a pigliar l'acqua. Io intanto ho spinto in su il bastoncino, e questa volta l'ho spinto parecchio, in modo che la pianticella doveva parere un alberello addirittura.
A questo punto ho sentito un urlo e un tonfo.
- Uh, il mio dttamo!... -
E la zia, per la sorpresa e lo spavento di veder crescere la sua cara pianta a quel modo, proprio a vista d'occhio, s'era lasciata cascar di mano la brocca dell'acqua che era andata in mille bricioli.
Poi sentii che borbottava queste parole:
- Ma questo  un miracolo! Ferdinando mio, Ferdinando adorato, che forse il tuo spirito  in questa cara pianta che mi regalasti o desti per la mia festa? -
Io non capivo precisamente quel che voleva dire, ma sentivo che la sua voce tremava e, per farle pi paura che mai, ho spinto in su pi che potevo il bastoncino. Ma mentre la zia vedendo che il dttamo seguitava a crescere, continuava a urlare: Ah! Oh! Oh! Uh!, il bastoncino ha trovato un intoppo nella terra del vaso, e siccome io lo spingevo con forza per vincere il contrasto,  successo che il vaso si  rovesciato fuor della finestra, ed  caduto rompendosi a'miei piedi.
Allora ho alzato gli occhi e ho visto la zia affacciata, con un viso che faceva paura.
- Ah, sei tu! - ha detto con voce stridula.
Ed  sparita dalla finestra per riapparire subito sulla porta, armata di un bastone.
Io, naturalmente, me la son data a gambe per il podere, e poi son salito sopra un fico dove ho fatto una grande spanciata di fichi verdini, che credevo di scoppiare -
Quando son ritornato alla villa, ho visto sulla solita finestra un vaso nuovo con la pianta di dttamo e ho pensato che la zia, avendo rimediato al mal fatto, si fosse calmata. L'ho trovata in salotto che discorreva con un facchino della stazione e appena mi ha visto, mi ha detto con aria molto sostenuta mostrandomi due telegrammi:
- Ecco qui due dispacci di vostro padre. Uno di iersera che non ha avuto corso perch la stazione era chiusa, e uno di stamani. Vostro padre  disperato non sapendo dove vi siete cacciato... Gli ho risposto che venga a prendervi col prossimo treno! -
Io, quando il facchino  andato via, ho tentato di rabbonirla, e le ho detto con la mia voce piagnucolosa che di solito fa un grande effetto perch ci si sente il ragazzo che  pentito:
- Cara zia, le chiedo scusa di quel che ho fatto... Ma lei ha risposto arrabbiata:
- Vergognatevi!
- Per - ho seguitato a dire con voce sempre pi piagnucolosa - Io non sapevo che nel dttamo ci fosse lo spirito di quel signor Ferdinando che diceva lei... -
A queste parole la zia Bettina si  cambiata a un tratto.  diventata rossa come il tacchino della contadina, e ha detto balbettando:
- Zitto, zitto!... Mi prometti di non dir niente a nessuno di quel che  successo?
- S, glielo prometto...
- Ebbene, allora non ne parliamo pi: e io cercher di farti perdonare anche dal tuo babbo... -
Il babbo arriver certamente col treno delle tre, non essendovene altri n prima n dopo. E io sento una certa tremarella...

.
Sono qui, chiuso nel salotto da desinare, e sento di l nell'ingresso quella vociaccia stridula della zia Bettina che si sfoga contro di me con la moglie del contadino e ripete:
-  un demonio! Finir male!
E tutto questo perch? Per aver fatto il chiasso coi figliuoli del contadino, come fanno tutti i ragazzi di questo mondo, senza che nessuno ci trovi nulla da ridire. Ma siccome io ho la disgrazia d'avere tutti parenti che non voglion capire che i ragazzi hanno diritto di divertirsi anche loro, cos mi tocca ora a star qui chiuso e sentirmi dire che finir male ecc. ecc., mentre invece io volevo che la zia Bettina finisse col pigliarci gusto anche lei al serraglio di bestie feroci, che m'era riuscito cos bene.
L'idea m' venuta perch una volta il babbo mi port a vedere quello di Numa Hava, e da allora ci ho sempre ripensato, perch il sentire nell'ora del pasto tutti quegli urli dei leoni, delle tigri e di tanti altri animali che girano in qua e in l nelle gabbie stronfiando e raspando  una cosa che fa grande impressione e non si dimentica tanto facilmente. E poi io ho sempre avuta molta passione per la storia naturale e a casa ho i Mammiferi illustrati del Figuier che li leggo sempre, guardando le figure che mi son divertito tante volte a ricopiare.
Ieri, dunque, nel venire qui alla villa avevo visto nella fattoria che confina col podere della zia due operai che tingevano le persiane della casa del fattore di verde e le porte della stalla accanto di rosso; sicch stamani, dopo il fatto della pianta di dttamo, appena mi  venuto l'idea del serraglio, mi son subito ricordato dei pentolini di tinta degli operai, che avevo visto ieri alla fattoria, e ho detto fra me che avrebbero potuto far comodo, come difatti mi sono stati molto utili.
Prima di tutto mi son messo d'accordo con Angiolino, il figliuolo del contadino della zia, un ragazzo che ha quasi la mia et ma che non ha mai visto nulla nella sua vita, sicch mi sta sempre a sentire a bocca aperta e m'ubbidisce in tutto e per tutto.
- Ti voglio far vedere qui sull'aia il serraglio di Numa Hava - gli ho detto. - Vedrai!
- Voglio vedere anch'io! - ha esclamato subito la Geppina che  la sua sorella minore.
- Anch'io! - ha detto Pietrino, un bambino di due anni e mezzo che non sa ancora camminare e che si trascina per terra con le mani e con le ginocchia.
L nella casa del contadino non c'eran che questi tre ragazzi perch i loro genitori e i fratelli maggiori eran tutti nel campo a lavorare.
- Va bene,... - ho detto. - Ma bisognerebbe, poter pigliare i pentolini delle tinte alla fattoria!
- Questo  il momento buono, - ha detto Angiolino - perch  l'ora che i verniciatori vanno al paese a far colazione. -
E siamo andati tutt'e due alla fattoria. Non c'era nessuno.
Da una parte, a pi di una scala, c'eran due pentoli pieni di tinta a olio - in uno la tinta rossa e nell'altro la tinta verde; e c'era anche un bel pennellone grosso come il mio pugno. Angiolino ha preso un pentolo; io ho preso l'altro e il pennello, e via, siamo ritornati sull'aia di casa sua, dove Pietrino e la Geppina ci aspettavano ansiosi.
- Cominceremo dal fare il leone, - ho detto.
A questo scopo avevo portato con me dalla villa, Bianchino, il vecchio can barbone della zia Bettina, al quale ella  cos affezionata. Gli ho attaccato al collare una fune e l'ho legato alla stanga del carro da buoi che era sull'aia, e, dato di piglio al pennellone, ho incominciato a tingerlo tutto di rosso.
- Veramente - ho detto a quei ragazzi perch avessero un'idea precisa dell'animale che volevo loro rappresentare - il leone  colore arancione, ma siccome manca il giallo noi lo faremo rosso, che in fondo viene a esser quasi lo stesso. -
In poco tempo Bianchino, interamente trasformato, non era pi riconoscibile e, mentre esso si andava asciugando al sole, ho pensato a preparare un'altra belva.
Poco distante da noi c'era una pecorella che pascolava; l'ho legata alla stanga del carro, accanto al cane, e ho detto:
- Questa la trasformeremo in una bellissima tigre. -
E dopo aver mescolate in una catinella un po'di tinta rossa e un po'di tinta verde le ho dipinto sul dorso tante ciambelline in modo che pareva proprio una
tigre del Bengala come quella che avevo visto da Numa Hava, meno che, per quanto le avessi tinto anche il muso, non aveva quell'espressione feroce che faceva una cos bella impressione in quella vera.
A questo punto ho sentito un grugnito, e ho domandato ad Angiolino: - Che ci avete anche un maiale?
- S: ma  un maialino piccolo:  qui nella stalla, guardi, sor Giannino. E ha tirato fuori, infatti, un porcellino grasso grasso, con la pelle color di rosa che era una bellezza.
- Che se ne potrebbe fare? - ho domandato a me stesso. E Angiolino ha esclamato :
- Perch non ci fa un leofante?
Io mi son messo a ridere.
- Vorrai dire un elefante! - gli ho risposto. - Ma sai che un elefante  grande come tutta questa casa? E poi con che gli si potrebbe far la proboscide?
- A questa parola i figliuoli del contadino si son messi a ridere tutt'e tre e finalmente Angiolino ha domandato:
- O che  ella, codesta cosa cos buffa che ha detto lei, sor Giannino?
- , come un naso lungo lungo quasi quanto la stanga di questo carro e che serve all'elefante per pigliar la roba per alzare i pesi e per annaffiare i ragazzi quando gli fanno i dispetti. -
Che brutta cosa  l'ignoranza! Quei villanacci di ragazzi non mi hanno voluto credere, e si son messi a ridere pi che mai.
Io intanto riflettevo per trovare il modo di utilizzare il maialino color di rosa che seguitava a grugnire come un disperato. Alla fine ho risoluto il problema e ho gridato:
- Sapete che cosa far? Io cambier questo maialino in un coccodrillo! -



Sul carro c'era una copertaccia da cavallo. L'ho presa e l'ho fermata da un lato, legandola con una fune intorno alla pancia del maialino; poi, risollevando tutta la parte di coperta che avanzava strascicando di dietro, l'ho legata stretta stretta a uso salame, in modo che rappresentasse la lunga coda del coccodrillo. Fatto questo, ho tinto di verde tanto il maialino che la coperta, in modo che, a lavoro compiuto, l'illusione era perfetta.
Dopo aver legata anche questa belva alla stanga del carro da buoi, ho pensato di farne un'altra servendomi dell'asino che ho preso nella stalla e che, essendo di color grigio, si  prestato benissimo a far da zebra. Infatti  bastato che gli dipingessi sul corpo, sul muso e sulle gambe tante strisce, dopo aver mescolato daccapo il rosso col verde, per ottenere una zebra sorprendente, che ho legata con gli altri animali alla solita stanga. Infine, siccome per rallegrare la scena mancava la scimmia, con lo stesso colore ho tinto la faccia di Pietrino che appunto stava berciando e sgambettando come una bertuccia,
e servendomi d'uno straccio strettamente legato gli ho anche fabbricato una splendida coda che ho assicurata alla cintola del marmocchio, sotto la sottanina.
Poi, per rendere la cosa anche pi naturale, ho pensato che il vedere la scimmia sopra un albero avrebbe fatto un bellissimo effetto e perci, aiutato da Angiolino, ho messo Pietrino su un ramo dell'albero che  accanto all'aia, assicurandolo con una fune perch non cascasse.
Cos ho completato il mio serraglio e ho incominciato la spiegazione.
- Osservino, signori : questa bestia a quattro zampe con la groppa tutta rigata a strisce bige e nere  la Zebra, un curioso animale fatto come un cavallo ma che non  un cavallo, che morde e tira i calci come i ciuchi ma che non  un ciuco, e che vive nelle pianure dell'Affrica cibandosi dei sedani enormi che nascono in quelle regioni, e scorrazzando qua e l a causa delle terribili mosche cavalline che in quei paesi caldi hanno le proporzioni dei nostri pipistrelli...
- Accidempoli! - ha detto Angiolino. - O che pu essere?
- Pu essere sicuro! - ho risposto io. Ma tu devi stare zitto, perch mentre si d la spiegazione delle bestie feroci,  proibito al pubblico di interrompere perch  pericoloso. Quest'altra belva, che  qui accanto,  la Tigre del Bengala, che abita in Asia, in Affrica e in altri luoghi dove fa strage degli uomini e anche delle scimmie... -
A questo punto della mia spiegazione Pietrino ha incominciato a piagnucolare di sull'albero e, voltandomi in su, ho visto che la fune con la quale l'avevamo legato al ramo s'era allentata ed egli stava sospeso con gli occhi fuor della testa per la paura. In quella posizione pareva proprio una scimmia vera quando sta attaccata agli alberi con la coda, e io ho approfittato subito della circostanza per richiamar l'attenzione del pubblico su questa nuova bestia del mio serraglio.
- Hanno udito, signori e signore? Al solo nome della tigre la Scimmia si  messa a stridere, e con ragione, perch essa  spesso vittima degli assalti di questo terribile animale ferino. La scimmia che loro osservano lass sull'albero  una di quelle che si chiamano volgarmente bertucce e che vivono abitualmente in cima agli alberi delle foreste vergini, dove si nutrono di bucce di cocomero, di torsoli di cavolo e di tutto quel che si trova a portata delle loro mani. Questi curiosi e intelligenti animali hanno il brutto vizio di scimmiottare tutto quel che vedono fare agli altri, e questo  appunto il motivo per cui i naturalisti hanno messo loro il nome di scimmie... Bertuccia, fate una riverenza a questi signori!... -
Ma Pietrino non ha voluto saperne di far la riverenza, e ha seguitato a piagnucolare.
- Faresti meglio - gli ho detto - a soffiarti il naso... Ma intanto noi passeremo al Leone, a questo nobile e generoso animale che ben a ragione  chiamato il re di tutte le bestie perch col suo bel manto e la sua forza impone soggezione a tutti quanti, essendo capace di mangiarsi anche una mandra di bovi in un boccone... Esso  il carnivoro pi carnivoro di tutti i carnivori, e quando ha fame non porta rispetto a nessuno, ma non  tanto feroce come altre belve che ammazzano la gente per puro divertimento; esso invece  un animale di cuore, e si racconta anche nei libri, che una volta, trovandosi egli a Firenze di passaggio, e avendo incontrato per la strada un piccolo bambino che si chiamava Orlanduccio e che si era perso, lo prese delicatamente per la giacchetta e lo riport pari pari alla sua mamma che se non mori di paura e di consolazione fu un vero miracolo. -

Molte altre cose avrei potuto dire intorno al leone; ma siccome Pietrino seguitava a berciare sull'albero che pareva lo scannassero, mi sono affrettato a passare al Coccodrillo.


[v. figura 031.jpg]


- Guardino, signori, questo terribile anfibio che pu vivere tanto nell'acqua che nella terra e che abita sulle sponde del Nilo dove d la caccia ai negri e ad altri animali facendoli sparire nell'enorme bocca come se fossero piccole pasticche di menta!... Esso si chiama coccodrillo perch ha il corpo ricoperto di grosse squame dure come le noci di cocco fresco che si vendono nei bar, e con le quali si difende dai morsi delle altre bestie feroci che si aggirano in quei paraggi... -
In cos dire ho dato una buona dose di bacchettate sul groppone del maialino che ha incominciato a grugnire come un disperato, mentre il pubblico rideva a pi non posso.
- La caccia al coccodrillo, signori e signore,  molto difficile appunto perch su quel groppone cos duro le armi a punta come la sciabola e il coltello si spuntano, e le armi a fuoco sono inutili perch le palle rimbalzano e se ne vanno via. I coraggiosi cacciatori per hanno pensato un modo molto ingegnoso per pigliare i coccodrilli, servendosi di uno stile a due punte in mezzo al quale  legata una corda, che adoperano cos... -
E perch quei due poveri ignoranti capissero qualcosa, ho preso un pezzo di legno, poi col temperino vi ho fatto le punte da tutt'e due le parti e vi ho legato uno spago nel mezzo; fatto questo, mi sono avvicinato al maialino, gli ho fatto aprir bocca e vi ho introdotto dentro arditamente il pezzo di legno, seguitando la mia spiegazione:
- Ecco qua; il cacciatore aspetta che il coccodrillo faccia uno sbadiglio, ci che gli succede spesso, dovendo vivere sempre sulle sponde del Nilo dove anche una bestia finisce per annoiarsi; e allora ficca il suo dardo nell'enorme bocca dell'animale anfibio che naturalmente si affretta a richiuderla. Ma che cosa succede? Succede che chiudendo la bocca viene a infilarsi da s stesso le due punte del dardo nelle due mascelle, come possono osservare lor signori... -
Infatti il maialino, richiudendo la bocca s'era bucato e mandava certi urli che arrivavano al cielo.
In quel momento, voltandomi, ho visto il babbo e la mamma d'Angiolino, che venivano gi dal campo trafelati. Il contadino gridava:
- Oh, il mi'maialino!... -
E la contadina sporgeva le braccia verso quel moccione di Pietrino che seguitava anche lui a piangere, e diceva:
- Uh, povera la mi'creatura!... -
 inutile. I contadini sono ignoranti, e perci in tutte le cose si lasciano sempre trasportare all'esagerazione. A vederli correre affannati e fuor della grazia di Dio pareva che gli avessi ammazzato tutti i figliuoli e tutte le bestie, invece di cercare, come facevo io, di istruire que'villani tentando di far entrare in que'cervellacci duri, delle spiegazioni sulle cose che non avevano mai visto.



Ma sapendo quanto sia difficile di far entrar la ragione in quelle zucche, per non compromettermi ho sciolto alla svelta tutte le bestie feroci e, montato sul ciuco, gli ho dato un par di legnate, e via a precipizio su per la strada maestra, con Bianchino dietro, che abbaiava a pi non posso.
Dopo aver girato un pezzo, finalmente sono arrivato alla villa. La zia Bettina  corsa sulla porta, e vedendomi sul ciuco ha esclamato:
- Ah, che hai fatto!... -
Poi, vedendo Bianchino tutto tinto di rosso, ha dato un balzo indietro impaurita, come se fosse stato un leone davvero; ma l'ha riconosciuto subito e allora gli si  buttata addosso, tremando come una foglia e gemendo:
- Uh, Bianchino mio, Bianchino caro! Come ti hanno ridotto, povero amor mio?... Ah!  stato di certo questo manigoldo!... -
E si  rialzata tutta inviperita. Ma io ho fatto pi presto di lei, e buttatomi gi dal ciuco, son corso in questa stanza e mi ci son chiuso.
- Starai l in prigione finch non viene a ripigliarti tuo padre! - ha detto la zia Bettina: e ha chiuso la porta di fuori, a chiave.
Dopo poco ho sentito la contadina che  venuta a far rapporto di tutto quel che ho fatto sull'aia, s'intende esagerando ogni cosa. Ha detto che il maiale sputa sangue, che Pietrino  in uno stato da far piet, ecc. Basti dire che mi si tiene responsabile anche di quel che non  successo, e infatti  la decima volta che quell'uggiosa ripete:
- Ma ci pensa, lei, sora padrona, se il mi'Pierino cascava gi dall'albero?... -
Lasciamola dire, bisogna compatire le persone ignoranti, perch loro non ci hanno colpa. Tra pochi minuti arriver il babbo e speriamo che egli sapr distinguere quel che  la verit...


17 ottobre.

Eccomi a casa mia, nella mia cameretta, che ho rivisto tanto volentieri!...  proprio vero quel che dice il proverbio:

Casa mia, casa mia,
Per piccina che tu sia,
Tu mi sembri una badia.

E ora bisogna che ripigli la narrazione al punto dove l'ho lasciata ieri... Che giornata piena di avvenimenti!...
Avevo appena smesso di scrivere, che arriv alla villa il mio babbo. La zia Bettina aveva incominciato a raccontargli le mie prodezze, come le chiamava lei, s'intende esagerando ogni cosa e mettendo tutto in cattiva luce (ci vuol tanto poco a rappresentare il fatto pi innocente come un atroce delitto, quando si tratta di dare addosso a un povero ragazzo che non ha voce in capitolo!) ma io ho incominciato a tempestare l'uscio di pugni e di calci, urlando a squarciagola:
- Apritemi! Voglio rivedere il mio babbo, io!...
La zia Bettina mi ha aperto subito e io mi son buttato addosso al babbo, coprendomi il viso colle mani, perch in quel momento mi sentivo proprio commosso. - Cattivo, - mi ha detto - tu non puoi figurarti quanto ci hai fatto soffrire tutti quanti!...
-  un infame! - ha aggiunto la zia Bettina. - Vedete un po'come ha ridotto quel mio povero Bianchino!
- Toh! - ha esclamato il babbo guardando il cane tinto di rosso, e mettendosi a ridere. - Come  buffo!
-  stato lui! Ed  tinta a olio che non va pi via!... Povero Bianchino mio!...
- Che male c'? - ho borbottato io con voce piagnucolosa. - Lo chiami Rossino da qui avanti...
- Ah s? - ha gridato allora la zia con la sua voce stridula, e tremando dalla rabbia. - Questo sfacciato ha incominciato di prima mattinata a farmi disperare...
- Ma che ho fatto, dopo tutto? Ho spiantato la pianta di dttamo, ma io non sapevo che gliel'avesse regalata il signor Ferdinando per la sua festa e che ora ci fosse dentro lo spirito...
- Basta cos! - ha gridato la zia Bettina interrompendomi. - Vattene, e non ritornare mai pi in casa mia, hai capito?
- Silenzio! - ha aggiunto mio padre con voce severa; ma io mi sono accorto che rideva sotto i baffi.
Poi ha parlato sottovoce con la zia e ho sentito che ricordava spesso mia sorella Luisa. E da ultimo mi ha preso per la mano, e salutando la zia Bettina le ha detto:
- Dunque ci conto, via! Non sarebbe n giusto n serio, per un pettegolezzo riportato da un ragazzo, il mancare a una festa di famiglia cos importante. -
Quando siamo stati in treno, ho detto al babbo
- Hai proprio ragione, sai, babbo, a dir male del servizio ferroviario! -
E gli ho raccontato tutte le peripezie del mio viaggio e del finestrino rotto che mi fecero ripagare per nuovo.
Il babbo mi ha un po'sgridato, ma ho capito che in fondo mi dava ragione, e questo  naturale, perch io davo ragione a lui.
Ora sono in pace con tutti, e mi sento proprio felice.
Iersera, alla stazione c'era una vera folla ad aspettarmi: parenti, amici, conoscenti, tutti eran venuti l apposta per salutarmi, e non si sentiva dir altro che Giannino qua e Giannino l... Mi pareva d'essere un soldato reduce dalla guerra, dopo aver vinto una battaglia.
Non dico poi quel che successe a casa; a pensarci solamente mi vien da piangere. La mamma, povera donna, singhiozzava, le mie sorelle non si saziavano di baciarmi, e la Caterina si asciugava gli occhi col grembiule e non faceva che ripetere:
- Ah, sor Giovannino! Ah, sor Giovannino!... -
 un fatto positivo che un ragazzo che scappa di casa, quando ritorna, poi, ha di gran belle soddisfazioni!
Ma poi c' un'altra cosa che mi rende felice, ed  questa : mia sorella sposa il dottor Collalto e lo sposalizio si far tra cinque giorni, e ci sar un gran pranzo di nozze con un'infinit di dolci di tutte le specie...
Il Collalto essendosi stancato di aspettare che il dottor Baldi lo prendesse per suo aiuto, aveva concorso per andare assistente in un grande laboratorio di medicina a Roma che non mi ricordo pi come si chiama, e ora avendo vinto il posto e dovendo partir subito ha deciso di sposare mia sorella e andar via con lei.
Questo veramente mi fa dispiacere perch io voglio molto bene alla Luisa e anche al dottor Collalto che  un giovane allegro che spesso fa il chiasso con me e che sa stare alla burletta. Ma come si fa?

18 ottobre.

Come sono contento! lersera il dottor Collalto mi ha portato una splendida scatola di tinte, e mi ha detto :
- Tieni: tu che hai tanta disposizione per il disegno, ti potrai esercitare all'acquarello... -
E mia sorella, accarezzandomi i capelli, ha soggiunto:
- E cos quando dipingerai penserai un poco anche alla tua sorella lontana, non  vero? -
La voce con la quale mia sorella ha detto queste parole era cos affettuosa che mi sarei messo a piangere per la commozione: ma il piacere di possedere finalmente una bella scatola di tinte, di quelle complete come la desideravo da tanto tempo, era troppo grande e mi son messo a saltare dalla contentezza e poi mi son rinchiuso qui in camera mia e ho voluto subito comunicare per il primo la mia gioia al giornalino, dipingendo il disegno del serraglio che avevo fatto alla villa della zia Bettina mentre ero in prigione aspettando il babbo.
Poi ho fatto vedere il mio lavoro al Collalto che ha detto:
- Ma bravo! Pare proprio un quadro dell'epoca giottesca! -
Ora dico io: se non avessi avuto l'idea di fare il serraglio delle belve feroci non avrei avuto quella di disegnarlo, e allora questo lavoro non ci sarebbe stato! Dunque, certe

scappate, per un ragazzo che si sente nato per far l'artista, son necessarie, e allora perch i parenti son sempre l pronti a sgridarlo e a punirlo?
Basta, quel che  certo  che il Collalto mi ha fatto un bel regalo e che io bisogner che in qualche modo gli manifesti la mia gratitudine.
Ho un'idea... ma mi ci vogliono tre o quattro lire per metterla in esecuzione.
Vedremo!


19 ottobre.

Stamani Luisa mi ha condotto in camera sua, mi ha baciato e con le lacrime agli occhi mi ha regalato un bello scudo d'argento dicendomi, al solito, di esser buono, di non fare sciocchezze, perch in casa col da fare che c' per i preparativi dello sposalizio nessuno pu badare a me...

L'ho sempre detto, io, che Luisa  la migliore di tutte.
Ho preso lo scudo e via, a mettere in esecuzione la mia idea.
Ho comprato dodici razzi col fischio, sei candele romane, otto tippi-tappi, quattro belle girandole e altri fuochi artificiali tutti svariati, coi quali festegger gli sposi la sera del matrimonio, in giardino.
Non mi par vero d'arrivare a quel momento. Intanto ho nascosto tutti i fuochi sull'armadio della mamma perch questa deve essere una sorpresa per tutti.


24 ottobre.

Eccoci al gran giorno!
 dal 19 che non scrivo pi una riga qui nel giornalino, ma ho avuto tanto da fare!
In questi giorni mi sono accorto che i ragazzi possono essere molto utili nelle case quando vi sono circostanze solenni, e quando le persone grandi chiedono loro un piacere con educazione e con garbo.
Giannino qua! Giannino l! Giannino su! Giannino gi! Non riparavo a contentar tutti. Chi voleva il rocchetto di cotone, chi la matassina di seta, chi i campioni di stoffe, chi mi mandava alla posta a ritirar lettere, chi a far telegrammi, insomma arrivavo alla sera stanco morto, ma con la coscienza tranquilla d'aver fatto il mio dovere per l'avvenire di mia sorella.
Finalmente il gran giorno  venuto, oggi ci sar lo sposalizio e stasera far i fuochi e cos dimostrer a Collalto, che ride sempre quando dice che io son suo cognato, come anche i ragazzi sappiano nutrire l'affetto per i parenti e la gratitudine per le scatole di tinte che ricevono in regalo.
 arrivata anche la zia Bettina per assistere allo sposalizio, e cos ha rifatto la pace con tutti. Per, mentre la Luisa si aspettava da lei in regalo quel paio di diamanti che ebbe in eredit dalla povera nonna, ha avuto invece una coperta da letto di lana gialla e celeste che la zia Bettina aveva fatto con le sue mani.
Luisa  rimasta mortificata, e io ho sentito che diceva a Virginia:
- Quella vecchia dispettosa si  voluta vendicare dell'altra volta che venne da noi. -
Per mia sorella ha avuto dei bei regali da tutte le parti...
Non dico nulla dei dolci che ci son preparati in sala da pranzo!.. Una cosa da sbalordire!... Per il migliore  la panna montata coi cialdoni.

.

Tutti son pronti, e fra pochi minuti si andr al Municipio. Ma la zia Bettina non verr, perch ha deciso invece di ritornare a casa sua col treno che parte tra mezz'ora.

Nessuno sa spiegarsi il perch di questa improvvisa decisione essendo stata accolta con tutti i dovuti riguardi: e alla mamma che la pregava di dire francamente se qualcuno le aveva mancato di rispetto senza accorgersene, ella ha risposto a denti stretti:
- Vo via, anzi, perch mi si rispetta troppo; e dirai a Luisa che se vuoi rispettarmi anche meglio, mi rimandi la coperta di lana che io ho avuto la stupidaggine di farle con le mie mani. -
E cos se n' andata via senza voler dire altro.
Il bello  che io solo so il vero motivo della partenza della zia, ma non lo dico per non guastare la bella sorpresa che avr mia sorella.
Un'ora fa io ho detto alla zia Bettina:
- Cara zia, vuole un buon consiglio? Riporti via quella copertaccia di lana che ha regalato a Luisa e le regali invece i diamanti ai quali mia sorella aveva fatto la bocca... Cos si far pi onore, e mia sorella non avr pi ragione di trattarla di vecchia dispettosa! -
Ebbene, bisogna che riconosca che questa volta la zia Bettina si  condotta molto bene. Ella deve aver capito di avere sbagliato, perch ha accettato il mio consiglio e se ne va di corsa a casa sua a prendere i diamanti per Luisa che sar felicissima, e tutto per merito mio.
Ecco che cosa vuoi dire essere un buon fratello!

.

Giornalino mio, sono nella massima disperazione, e mentre sto qui chiuso nella mia cameretta non ho altro conforto che di confidare a te tutta la mia angoscia!...
Il babbo mi ha chiuso qui dentro, dicendomi una filza di parolacce, in mezzo alle quali invece di virgole ci ha messo tanti calci cos forti, che bisogna che stia a sedere su una parte sola e cambiando parte ogni cinque minuti... Bel modo di correggere i ragazzi che son perseguitati dalla disgrazia e dalle circostanze impreviste!...
 colpa mia, domando io, se stamani il Collalto ha ricevuto un telegramma ed  dovuto partire insieme alla Luisa col treno delle sei, invece di trattenersi la sera come era stato stabilito prima?
Naturalmente io che avevo fatto tutto il mio progetto per fare i fuochi stasera in giardino son rimasto male; ma nessuno si piglia mai pensiero di indagare i dolori che si nascondono nell'anima dei ragazzi, come se fossimo dei pezzi di legno, mentre invece tutti

si scagliano addosso a noi quando per sfogare il nostro dolore si  fatto qualcosa che ha urtato i nervi alle persone grandi...
E poi, alla fine, che ho fatto mai? Uno scherzo, un semplice scherzo, che, se il Collalto fosse stato meno pauroso, tutti avrebbero preso per il suo verso senza far tanto baccano...
Che scena!
Non potendo fare i fuochi la sera, avevo pensato di accendere almeno una girandola e me n'ero messa in tasca una di quelle pi piccole, aspettando il momento opportuno.
Quando gli sposi sono scesi dal Municipio, io mi son messo dietro a loro. Erano cos commossi, che non mi hanno neanche visto. Allora, non so come, m' venuto l'idea di attaccar la girandola al bottone di dietro del frak di Collalto e acceso un fiammifero le ho dato fuoco...
Non  possibile ridire quel che  successo... ed  meglio che cerchi di riprodurlo con le tinte che mi regal il Collalto stesso, con quelle tinte per le quali io sentivo tanta gratitudine verso di lui da spendere tutto lo scudo che mi aveva dato sua moglie, che  mia sorella, in tanti fuochi d'artificio!...
Che scena! Il dottore, mentre la girandola gli girava dietro le falde, tremava e urlava senza sapere che cosa fosse accaduto, Luisa era quasi svenuta, gli invitati anch'essi erano tutti impauriti... e io mi divertivo un mondo, quando a un tratto mio padre in mezzo alla confusione generale mi ha preso per un orecchio e mi ha accompagnato fin qui, a forza di parolacce e di pedate.
In quel pandemonio mi pareva d'essere, un rivoluzionario russo dopo un attentato allo Zar!
Ma io non avevo per niente l'intenzione di attentare alla vita di Collalto, e volevo fare semplicemente uno scherzo per esprimere la mia gioia, tant' vero che non  accaduto nulla di male, e se la gente che s' trovata al fatto fosse stata pi coraggiosa, tutto sarebbe finito in una risata.

[v. figura 037.jpg]

Purtroppo, per, le buone intenzioni dei ragazzi non sono mai riconosciute, ed eccomi qui in prigione, vittima innocente delle esagerazioni delle persone grandi, condannato a pane e acqua mentre gi tutti gozzovigliano e si finiscono i dolci!

.

Che giornata eterna!
Ho sentito il rumore della carrozza che portava via gli sposi, poi la voce di Caterina che cantava la solita canzonetta della Gran Via, mentre metteva a posto i piatti:

L sulla spiaggia
Che si vede remota...

Tutti sono allegri e contenti, tutti hanno mangiato a crepapelle, e io son qui solo, condannato a pane e acqua, e tutto questo mi succede per il troppo amor fraterno che mi ha spinto a festeggiare lo sposalizio di mia sorella.
Il peggio  che si fa sera e io non ho n candela n fiammiferi... L'idea di dovere star qui solo al buio mi mette i brividi, e ora capisco tutto quello che doveva soffrire il povero Silvio Pellico e tanti altri gloriosi superstiti dalle patrie battaglie ingiustamente perseguitati.
Zitti! sento rumore all'uscio... qualcuno apre di fuori!

.

Quand'ho sentito armeggiare nella serratura dell'uscio mi son nascosto sotto il letto perch avevo paura che fosse il babbo e che venisse per picchiarmi. Invece era la mia cara sorella Ada.
Sono uscito di sotto il letto e l'ho abbracciata gridando; ma lei mi ha detto subito:
- Silenzio, per carit; il babbo  uscito un momento... Guai, se sapesse che son venuta qui da te!... Prendi! -
E mi ha dato un panino gravido col prosciutto e un involtino di confetti.
L'ho sempre detto io: Ada  la migliore di tutte, e io le voglio molto bene perch lei compatisce i ragazzi e non li infastidisce con tante prediche inutili.
Mi ha portato anche una candela e una scatola di fiammiferi e Il Corsaro nero del Salgari. Meno male... Almeno potr leggere e dimenticare le ingiustizie!


25 ottobre.

 appena giorno.
Ho letto quasi tutta la notte. Che scrittore questo Salgari! Che romanzi!... Altro che i Promessi Sposi, con quelle descrizioni noiose che non finiscono mai! Che bella cosa essere un corsaro! E un corsaro nero, per giunta!
Non so che cosa mi sia entrato nel cervello, leggendo tante avventure una pi straordinaria dell'altra... Ma il fatto  che non posso star fermo e sento proprio la voglia di far qualcosa di grande, che faccia impressione a quelli che mi perseguitano, dimostrando che in certi momenti anche un ragazzo pu diventare un eroe, purch abbia del sangue nelle vene come il Corsaro nero...
Ora ci penso, e qualcosa alla fine far...

26 ottobre.

Sono ancora nella mia camera... ma, purtroppo, sono in letto malato, e ho appena la forza di scrivere poche righe su quel che mi  accaduto iermattina.
Ricordo perfettamente che tagliai con un temperino i lenzuoli del letto in tante strisce, che le annodai insieme, che le fermai da un 'lato a una gamba del tavolino, e che afferrandomi ad esse, mi calai arditamente fuor della finestra.
Ma a questo punto i ricordi mi si confondono... Battei la testa, questo  certo: ma dove? Mi pare nel canale della doccia... Poi battei un fianco in terra... Forse le strisce del lenzuolo si strapparono... Forse non eran fermate bene al tavolino... Non so... Il fatto  che a un tratto vidi tutte le stelle... e poi buio pesto!
Ah! rammento che quando riaprii gli occhi mi trovai qui in letto, e vidi il babbo che girava in su e in gi e si dava i pugni in testa dicendo:
-  impossibile!  impossibile! Questo ragazzo  la mia disperazione! Sar la mia rovina!... -
Io avrei voluto chiedergli perdono di essermi rotto la testa, ma non potevo parlare...
Poi  venuto il dottore, mi ha fasciato ben bene, e alla mamma che piangeva ha detto:
- Non si spaventi... suo figlio ha la pelle dura!... -
Intanto, per, i miei genitori e le mie sorelle non mi hanno lasciato un minuto in tutta la giornata, e ogni pochino erano a domandarmi:
- Come va la testa? -
Nessuno s' azzardato di farmi un rimprovero.
Sfido! Devono aver capito che in fondo un po'di ragione l'ho anche io. Se il babbo che si vanta, come tutte le persone grandi, d'essere stato sempre buono quand'era piccino, fosse stato rinchiuso per un'intera giornata in una camera a pane e acqua, scommetto avrebbe fatto anche lui quel che ho fatto io per riavere la libert...


29 ottobre.

Ora sono proprio contento.
Il dottore aveva ragione a dire che ho la pelle dura: son completamente guarito, e per di pi tutti hanno verso di me mille attenzioni e mille riguardi. Ieri ho sentito il babbo che diceva alla mamma:
- Proviamo a trattarlo con dolcezza, a pigliarlo per il suo verso... -
Dev'essere molto pentito d'avermi trattato con tanta severit; e difatti mi ha promesso di condurmi stasera al teatro, a vedere il celebre prestigiatore Morgan che  qui di passaggio.
Ci verr anche l'avvocato Maralli, quello con gli occhiali e con quel barbone, che  stato causa di una gran discussione in casa perch  socialista, e la mamma non lo pu soffrire specialmente quando dice male dei preti e di tutto, e perci - come dice l'Ada -  una nota volgare nella nostra conversazione, mentre il babbo sostiene che in fondo  un buon diavolo, che bisogna andar coi tempi e che il Maralli si va facendo una buona posizione e che finir certamente deputato.


30 ottobre.

Ho deciso che quando sar grande far il prestigiatore. Iersera mi son divertito immensamente al teatro. Quel Morgan  molto bravo e ha fatto dei bei giuochi. Io, in tutto il tempo che  durata la rappresentazione, non gli ho levato gli occhi di dosso per scoprire il segreto dei suoi giuochi, ma molti son troppo difficili. Qualcuno per scommetto che lo saprei fare anche io, come per esempio quello delle uova, di ingoiare una spada e di prendere in prestito dalle signore un orologio e poi pestarlo in un mortaio e farlo sparire...
Oggi voglio esercitarmi ben bene in camera mia e poi quando son sicuro della riuscita voglio dare una rappresentazione in salotto vendendo i biglietti a due soldi alle mie sorelle e a quelli che vengono in conversazione, e tutti resteranno a bocca aperta e impareranno cos a rispettarmi di pi.
Oggi, tanto per provare, ho dato una piccola rappresentazione in giardino ai miei amici Renzo e Carluccio e a Fofo e Marinella che stanno di casa accanto a noi e sono figli della signora Olga che scrive i libri stampati ed  sempre distratta e sempre affaccendata.
Il biglietto d'ingresso era di un soldo a testa.
- Mi farebbe la gentilezza qualche signora - ho detto - di prestarmi un orologio d'oro? Lei? -
- Io non ce l'ho, - ha risposto Marinella - ma posso vedere se mi riesce di pigliar quello della mamma. -
Infatti  corsa in casa ed  tornata in giardino con un bell'orologino d'oro.
Io che avevo portato con me un piccolo mortaio dove Caterina pesta le mandorle e lo zucchero quando fa i dolci, vi ho buttato dentro l'orologio della signora Olga e col pestello ho incominciato a pestarlo ben bene come fa il Morgan; ma l'orologio era molto duro e non s' tritato bene, meno il cristallo che si  stritolato subito in mille bricioli.
- Osservino, signori! - ho detto. - Come loro vedono, l'orologio della signora Marinella non  pi riconoscibile... -
-  vero! - hanno detto tutti.
Ma noi - ho soggiunto io - lo faremo riapparire come era prima! - Infatti ho rovesciato il mortaio in un fazzoletto dove ho legato strettamente i pezzi dell'orologio che mi aveva dato Marinella e con molta sveltezza mi son cacciato il fagottino in tasca. Poi, facendo finta di niente, ho cavato fuori del petto un altro fagottino che m'ero preparato prima e cio l'orologio della mamma che avevo gi involtato in un fazzoletto simile al primo, e mostrandolo agli invitati ho detto:
- El, signori, osservino l'orologio ritornato intatto! -
Tutti hanno applaudito rimanendo molto contenti dello spettacolo, e Marinella ha preso l'orologio della mamma mia credendolo quello della sua mamma, e cos mi son fatto molto onore.
Stasera dar una grande rappresentazione in casa mia, e credo che andr splendidamente. Ora preparo i biglietti d'invito.


31 ottobre.

Ah, giornalino mio, come son nato disgraziato! E quel che mi  successo finora non  niente, perch c' il caso che io finisca in galera, come mi  stato predetto da pi d'uno e, tra gli altri, dalla zia Bettina...
Sono cos avvilito, che in casa non hanno avuto neanche il coraggio di picchiarmi. La mamma mi ha accompagnato qui in camera mia, e mi ha detto semplicemente:
- Procura di non farti vedere da nessuno... e prega Dio che abbia piet di te e di me che, per causa tua, sono la donna pi disgraziata di questa terra! -
Povera mamma! A pensare al suo viso pieno di malinconia mi viene da piangere... Ma, d'altra parte, che ho a fare se tutte le cose, anche le pi semplici, mi vanno a rovescio!
Come avevo stabilito, ieri sera volli dare la rappresentazione di giuochi di prestigio, nel salotto... e in questo non c'era niente di male, tant' vero che tutti dissero: - Vediamo, vediamo questo rivale di Morgan! -
Fra gli spettatori, oltre Mario Marri che fa le poesie e porta la caramella, la signorina Sturli che le mie sorelle dicono che si stringe troppo, e l'avvocato, c'era anche Carlo Nelli, quello che va vestito tutto per l'appunto e che ha rifatto la pace dopo che s'era avuto tanto a male che Virginia gli avesse scritto sul ritratto: Vecchio gommeux.
- Cominceremo dal giuoco della frittata! - dissi io.
Presi dal cappellinaio il primo cappello che mi capit fra mano, e lo posi su una sedia, a una certa distanza dal pubblico: poi presi due uova, le ruppi e versai le chiare e i torli nel cappello, mettendo i gusci in un piatto.
- Stiano attenti, signori! Ora prepareremo la frittata, e poi la metteremo a cuocere!... -
E con un cucchiaio mi misi a sbattere le uova dentro il cappello, avendo nell'idea, dopo, di levarci la fodera e farlo ritornar pulito come prima.
Il Carli, nel vedermi sbattere le uova dentro il cappello, dtte in una gran risata e grid:
- Oh, questa  bella davvero!... -
Io, sempre pi incoraggiato nel vedere che tutti quanti si divertivano ai miei giuochi, per finire l'esperimento proprio alla perfezione come avevo visto fare al celebre Morgan, dissi:
- Ora che le uova sono sbattute, io pregherei un signore di buona volont a reggere il cappello mentre vado ad accendere il fuoco... -
E rivolgendomi all'avvocato Maralli, che era il pi vicino a me, ripresi: - Lei, signore, vuol avere la gentilezza di reggere il cappello per un minuto? -
L'avvocato accondiscese, e preso il cappello nella destra vi gett uno sguardo dentro e si mise a ridere esclamando:
- Toh! Ma io credevo che ci fosse un doppio fondo... Invece ha sbattuto le uova proprio dentro il cappello!... -
Carlo Nelli che sent, dtte in un'altra risata pi clamorosa della prima, ripetendo :
- Ah, questa  bella!... questa  proprio graziosa!... -
Io, tutto contento, presi nell'ingresso il candelliere con la candela accesa che avevo gi preparato e, ritornato accanto all'avvocato Maralli, glielo misi nella sinistra, dicendo:
- Ecco acceso il fuoco: ora lei, signore, favorisca di tenerlo sotto al cappello, non tanto vicino per non bruciarlo... Ecco, cos... Bravo... Ora poi la frittata  bell'e cotta e spengeremo il fuoco... Ma come? Ah! Ecco


qui: noi lo spengeremo con la mia pistola... -
Veramente il Morgan adopera una carabina; ma io, avendo una di quelle pistole da ragazzi che si caricano con quei proiettili di piombo a punta da una parte e con uno spennacchietto rosso dall'altra, coi quali si tira nel bersaglio, avevo creduto che fosse la stessa cosa; e, impugnata la mia arma, mi impostai dinanzi all'avvocato Maralli.
In questo punto, molto importante per la riuscita dell'esperimento, dovendo io spengere con un colpo della mia pistola la candela, fui distratto improvvisamente da due grida.
Carlo Nelli, avendo a un tratto riconosciuto nelle mani dell'avvocato Maralli il proprio cappello, aveva smesso subito di ridere gridando con angoscia:
- Uh! Ma quel cappello  il mio! -



Nello stesso tempo l'avvocato Maralli, vedendomi con la pistola stesa, aveva esclamato sgranando tanto d'occhi dietro gli occhiali:
- Ma  forse carica?...-
In quel momento lasciai andare il colpo, e si ud un urlo:
- Ah, mi ha ammazzato!... -
E l'avvocato Maralli, lasciandosi cadere dalle mani il candelliere e il cappello con le uova dentro che si sparsero sul tappeto sporcandolo tutto, si gett su una sedia premendosi il viso con tutt'e due le mani...
Le signorine Mannelli si svennero, le altre si dettero a urlare, le mie sorelle si messero a piangere come fontane; Carlo Nelli si precipit sul suo cappello, ringhiando:
- Assassino!... -
Mia madre, intanto, aiutata da Mario Marri, aveva afferrato l'avvocato Maralli, sorreggendolo e scostandogli le mani dal viso, dove vidi con terrore, proprio accanto all'occhio destro, lo spennacchietto rosso del proiettile a punta che gli s'era conficcato nella carne...
Ebbene:	posso giurare che ero il pi dispiacente di tutti, ma in quel momento io non potei trattenermi dal ridere, perch il Maralli, con quello spennacchietto rosso ficcato accanto all'occhio, era proprio buffo...
Allora Carlo Nelli, che in tutta quella confusione aveva sempre seguitato a ripulire il cappello col fazzoletto, esclam al colmo dello sdegno:
- Ma quello l  un delinquente nato!... -
E la signorina Sturli che si era avvicinata al Maralli per vedere che cosa gli era successo, accorgendosi d'aver macchiata la camicetta di seta bianca col sangue che usciva dall'occhio del ferito, si mise anche lei a smacchiarsi col fazzoletto, borbottando tutta stizzita:
- Quel ragazzo finir in galera!... -
Io smessi di ridere, perch incominciavo a capire che la cosa era molto seria.
Mario Marri, aiutato dagli altri invitati, avevano preso l'avvocato Maralli a braccia e l'avevan trasportato su nella camera dei forestieri; e intanto Carlo Nelli s'era incaricato d'andar a chiamare il dottore.
Io, rimasto solo in salotto, mi misi in un cantuccio a singhiozzare e a riflettere ai casi miei... e ci rimasi cos triste, dimenticato da tutti, quasi tutta la notte, finch non mi ha scoperto la mamma che mi ha accompagnato, come ho scritto prima, qui in camera mia...
Pare che l'avvocato Maralli stia molto male.
E io? Io finir in galera, come dicono tutti!...
Sono disperato, mi gira la testa, mi sento tutto pesto come se mi avessero bastonato... Non ne posso pi, non ne posso pi!...

.

Ho dormito e mi sento meglio.
Che ore sono ? Dev'esser tardi perch sento venir su dalla cucina un odorino di stracotto che mi rallegra un po'lo spirito in mezzo a questo silenzio sepolcrale...
Ma un'idea terribile mi perseguita sempre: quella del processo, della prigione, dei lavori forzati a vita... Povero me! Povera la mia famiglia!...
Mi sono affacciato alla finestra, e ho visto gi, in giardino, Caterina in gran conciliabolo con Gigi, quello che mi salv la vita quando ero per affogare.
Caterina si sbracciava, si accalorava, e Gigi ogni tanto si tirava il cappello sugli occhi, allungava il collo e spalancava la bocca, come fa lui quando un discorso gli interessa di molto.
Io li guardavo tutt'e due, e capivo benissimo che Caterina raccontava a Gigi il fatto di iersera dell'avvocato Maralli e che Gigi era molto impressionato del racconto; e capivo anelare che il far quei gesti che facevano era segno che l'affare era molto serio, e che probabilmente il povero avvocato stava molto male... A un certo punto anzi, quando Caterina ha alzato le braccia al cielo, m' venuto anche il dubbio terribile che il povero Maralli fosse morto...
Eppure bisogna, giornalino mio, che ti confessi una cosa: nel vedere quei due far tutti quei gesti, non ne potevo pi dal ridere.

Che io sia davvero un delinquente nato, come ha detto iersera Carlo Nelli?
Ma il buffo poi  questo, caro giornalino: che ora, ripensando a questa cosa del delinquente nato, mi vien da piangere perch pi ci rifletto e pi mi par proprio d'essere un ragazzo venuto al mondo per soffrire e far soffrire, e dico fra me: - Oh quant'era meglio che Gigi mi avesse lasciato affogare quel giorno! -
Zitti!... sento rumore nell'andito...
Ah! forse il Maralli  morto davvero... forse i carabinieri vengono ad arrestarmi per omicidio...



Ma che carabinieri!... Era la mamma, la mia buona mamma che  venuta a portarmi da mangiare e a darmi notizie dell'avvocato Maralli!...
Ah, giornalino mio, che peso mi son levato dalla coscienza!...
Salto e ballo per la stanza come un pazzo dall'allegria...
L'avvocato non  morto, e non c' neanche pericolo di morte.
Pare che tutto si ridurr alla perdita dell'occhio, perch  rimasto offeso non so che nervo... e il dottore ha assicurato che il Maralli tra una diecina di giorni potr andar fuori.
La mamma quand' venuta era molto seria, ma poi quando  andata via era allegra come me, certamente perch anche, lei deve aver capito la ragione.
Siccome quando  entrata in camera io ero molto spaventato perch credevo che fossero i carabinieri, ella mi ha detto:
- Ah, meno male che, se non altro, hai rimorso di quel che hai fatto!... Io sono stato zitto, e allora lei mi ha preso tra le braccia, e guardandomi in viso mi ha detto, ma senza sgridarmi, anzi con voce piangente:
- Lo vedi, Giannino mio, quanti dispiaceri, quante disgrazie per colpa tua!... -
Io allora, per consolarla, le ho risposto:
- S, lo vedo: ma se son disgrazie, scusa, che colpa ci ho io? -
Lei allora mi ha rimproverato perch io mi ero messo a fare i giochi di prestigio, e io le ho detto:
- Ma se quando mi son messo a farli, tutti quelli che erano in salotto si divenivano ed erano felici e contenti!...
- Perch non potevano prevedere quello che hai fatto dopo...
- E io lo potevo forse prevedere? Sono forse indovino io? -
Allora lei ha tirato fuori l'affare del cappello di Carlo Nelli che dice  andato via impermalito, perch gliel'ho tutto insudiciato con le uova.
- Va bene - ho detto io. - Ma anche quella  stata una disgrazia, perch io ho preso un cappello qualunque dal cappellinaio, e non sapevo che fosse il suo.
- Ma, Giannino mio, se fosse stato d'un altro non sarebbe stato lo stesso? -
Cos ha detto la mamma, ed era qui che l'aspettavo.
- No, che non sarebbe stato lo stesso... per Carlo Nelli! Infatti, quando egli si  accorto che io non sapevo pi come rimediare il giuoco e che il cappello ormai era rovinato, il signor Carlo Nelli rideva a crepapelle, credendo che il cappello fosse d'un altro, e diceva: - Ah, questa  bella! Questa  graziosa! - Mentre invece, quando poi s' accorto che il cappello era suo, ha detto che io ero un delinquente nato!.. Sempre cos!.. Tutti cos!.. E anche il Maralli rideva e si divertiva, perch aveva visto che il cappello non era il suo, e se lo avessi poi anche sfondato con un colpo di pistola, si sarebbe divertito pi che mai... Invece la disgrazia ha voluto che cogliessi lui vicino a un occhio, ed ecco che allora tutti danno addosso al povero Giannino, e tutti si mettono a gridare che Giannino finir in galera... Sempre cos!... Tutti cos!.. Anche la zia Bettina mi ha detto a questo modo, e ce l'ha a morte con me... E, in fondo, che avevo fatto di male? Avevo sradicato dal vaso una pianticella di dttamo che coster due centesimi... Ma siccome io son nato disgraziato, per l'appunto s' data la combinazione che quella pianta era stata data alla zia Bettina da un certo Ferdinando, e pare anzi, a quanto dice lei, che ci sia dentro, in quella pianta, lo spirito di questo signore...
A questo punto la mamma mi ha interrotto piena di curiosit, dicendomi:
- Come, come?... Raccontami tutto per bene: come ti disse la zia Bettina?... -
E ha voluto che le dicessi tutto il fatto del dttamo e le ripetessi quel che mi disse la zia Bettina, parola per parola; e poi s' messa a ridere, e poi mi ha detto:
- Cerca di star qui, zitto e tranquillo... Poi ritorner, e, se sei stato buono, ti porter per merenda un po'di conserva di pesche... -
E se n' andata gi, e ho sentito che chiamava l'Ada e la Virginia dicendo:
- Ah, ve ne voglio raccontare una carina!... -
Meno male. Io l'ho sempre detto: fra tutti, la mamma  quella che capisce di pi la ragione, e che sa distinguere se una cosa succede per disgrazia o per cattiveria.

.

C' stata l'Ada a portarmi la cena e ha voluto anche lei che le raccontassi il fatto del dttamo della zia Bettina.
Mi ha dato ottime notizie. Un'ora fa c' stato il dottore daccapo e ha detto che l'avvocato Maralli va molto meglio, ma che deve stare in camera al buio almeno per una settimana.
Capisco che dev'essere una cosa seccante: ma  anche pi seccante il dovere stare relegati in una camera senza esser malati, come son costretto a star io.
Ma ci vuol pazienza. Ada mi ha detto che il babbo  molto arrabbiato, che non mi vuol pi vedere e che perci bisogna aspettare che gli passi l'inquietudine e allora con l'intromissione della mamma tutto sar appianato.
Intanto io vo a letto, perch ho molto sonno.

1 novembre

Oggi, mentre il babbo era fuori, Ada  venuta a darmi le notizie dell'avvocato Maralli, che va sempre migliorando, e a dirmi se volevo scendere in salotto, col patto che dopo una mezz'oretta ritornassi in camera mia.
Io sono sceso molto volentieri, per cambiare aria; e dopo poco  venuta la signora Olga a far visita alla mamma e mi ha fatto molte feste, dicendo che ero cresciuto, che avevo gli occhi intelligenti, e molte altre cose che dicono le donne di noi ragazzi, quando discorrono con le nostre mamme.
Per mia sorella Virginia, che era venuta in quel momento, ha creduto bene di farmi subito scomparire, dicendo che ero troppo spensierato, ed  entrata a parlare del fatto dell'altra sera che ha raccontato naturalmente a modo suo, esagerando, come fa sempre lei, e portando alle stelle la rassegnazione della povera vittima (cos chiama l'avvocato) che rimarr privo di un occhio per tutta la vita.
Per, la signora Olga che  una persona molto istruita e che scrive i libri, ha detto che la vittima era da compiangersi, ma che era stata una disgrazia; e io ho aggiunto subito:
- Sicuro: e una disgrazia voluta, perch se l'avvocato fosse stato fermo come dicevo io, non avrei sbagliato la mira... -
Dopo molti discorsi la signora Olga ha tirato fuori l'orologio e ha detto:
- Mio Dio! Gi le quattro! -
La mamma allora ha osservato:
- Curiosa! Lei ha un orologio che somiglia perfettamente al mio...
- Ah, s? - ha risposto la signora Olga - e se l' riposto in seno, mentre Virginia che le stava di dietro faceva dei cenni con le mani alla mamma che non capiva niente.
Quando poi la signora Olga se n' andata, Virginia, che ha sempre il vizio di chiacchierare e di ficcare il naso nelle cose che non le appartengono, ha esclamato:
- Ma mamma! Non hai visto che, oltre all'orologio, aveva anche un ciondolo preciso al tuo?...  una cosa strana!... -
E son salite tutte in camera della mamma per pigliar l'orologio... Ma l'orologio non c'era, perch l'avevo preso io l'altro giorno per fare i giuochi di prestigio nel giardino.
 impossibile descrivere come son rimaste la mamma, l'Ada e Virginia. L'Ada  corsa subito in camera sua, ed  tornata dicendo:
- Ma io ve ne dir un'altra... un'altra che  anche pi straordinaria, tanto che, prima di dirla, ho voluto sincerarmi. Quando la signora Olga si  soffiata il naso ho osservato che aveva un fazzoletto di tela batista col ricamo come quello che mi regalasti tu, mamma, per la mia festa. Ebbene: ora sono andata a vedere nel mio cassetto e me ne manca proprio uno!... -
Sfido!  il fazzoletto che presi l'altro giorno per fare il gioco di prestigio in giardino, e che consegnai a Marinella con dentro l'orologio della mamma!...
Ebbene: per queste due cose cos semplici, la mamma e le mie due signore sorelle sono state l a chiacchierare pi d'un'ora con mille: Ah! Oh! Uh! e sono andate a ricercare l'ultimo giorno che la signora Olga era stata da noi, che fu l'altro luned, e si son ricordate che la mamma l'aveva fatta passare in camera sua, e finalmente Ada ha concluso tutte le discussioni cos:
- Questo  un caso di cleptomania. -
Questa parola io la conosco per averla letta pi di una volta nel giornale del babbo, e so che  una specie di malattia curiosissima, che spinge la gente a rubare la roba degli altri senza neanche accorgersene.
Io allora ho detto:
- Sempre l'esagerazioni!... -
E avrei voluto spiegare la cosa, salvando la signora Olga da un'accusa ingiusta; ma siccome Virginia  saltata su a dire che io sono un ragazzo e che dovevo stare zitto, e guai, anzi, se avessi detto a qualcuno del fatto al quale avevo assistito, cos io le ho piantate, lasciando che se la sbrigassero fra loro.
Quanta superbia hanno i grandi! Ma questa volta si accorgeranno che, anche essendo ragazzi, si pu giudicare le cose molto meglio di loro, che voglion sempre saper tutto!...


2 novembre.

Oggi  il giorno dei morti e si va al Camposanto a visitare la tomba dei poveri nonni e quella del povero zio Bartolommeo che mor due anni sono, purtroppo, e che se fosse campato m'avrebbe regalato una bella bicicletta che m'aveva promesso tante volte...
La mamma mi ha detto di vestirmi alla svelta, e che in questa circostanza solenne, se mi porter bene, il babbo forse rifar la pace con me.
Meno male! Finalmente la giustizia trionfa, e l'innocente non  pi perseguitato da chi dovrebbe invece capir la ragione, senza dar sempre addosso al pi piccino perch non si pu difendere.

.

Prima di andare a letto voglio registrare qui, nel mio caro giornalino, il fatto d'oggi che  stato quello di essere stato perdonato dal babbo; per c' mancato poco che tutto andasse all'aria, e anche questa volta proprio per una sciocchezza.
Oggi, dunque, prima d'uscir di casa, il babbo mi ha consegnato una corona di fiori e mi ha detto dandomi del voi, con quella voce grave che fa sempre quando  stato adirato con me e che, dopo un pezzo, si decide a ridiscorrere:
- Speriamo che il pensiero dei poveri nostri nonni vi ispirino a diventar migliore di quel che siete... -
Io, naturalmente, non ho fiatato, ben sapendo che in queste circostanze ai ragazzi  proibito di dir liberamente le loro ragioni: ho chinato la testa come si fa quando si diventa rossi, e ho guardato di sotto in su il babbo, che mi fissava con tanto di cipiglio.
Intanto la mamma ci ha chiamati, perch la carrozza che aveva mandato a prendere per Caterina era pronta, e ci siamo montati tutti, meno la Virginia che  rimasta in casa, perch doveva venire il dottore dall'avvocato Maralli che va sempre migliorando.
Io ho detto alla mamma:
- Se permetti vado a cassetta, cos ci state pi comodi. -
E cos ho fatto, anche perch a cassetta mi diverto molto di pi, specialmente quando si piglia la carrozza a ore, perch allora si va piano e il fiaccheraio mi lascia anche tener le guide.
- Che bella giornata! - ha detto l'Ada. - E quanta gente!... Infatti quando siamo entrati nel Camposanto pareva d'essere al passeggio ed era un bel colpo d'occhio il vedere tutte quelle famiglie che formicolavano nei viali cariche di fiori variopinti per i loro poveri defunti.
Abbiamo visitato le tombe dei poveri nonni e del povero zio, e pregato per loro come si fa tutti gli anni, e poi si  fatto il giro del Camposanto per vedere le nuove tombe.
A un certo punto ci siamo fermati a una tomba in costruzione e l'Ada ha detto:
- Ecco la cappella della famiglia Rossi della quale discorre tanto la Bice...
- Che lusso! - ha osservato la mamma - quanto coster?
- Tre o quattromila lire di certo! - ha risposto il babbo.
- Farebbero meglio a pagare i debiti che hanno!... - ha detto l'Ada.
Io ho colto l'occasione per riparlare col babbo e gli ho domandato:
- E a che serve questo fabbricato?
- Serve per seppellirvi via via tutta la famiglia Rossi...
- Come! Sicch anche la signorina Bice sar sotterrata qui dentro?
- Certamente. -
Io non ne potevo pi, e mi son messo a ridere come un matto.
- Che c' da ridere?
- C' che questa cosa di farsi fare, quando uno  vivo, la casa per quando sar morto, mi pare dimolto buffa, ecco!...
- Eh! - ha detto il babbo - sotto un certo punto di vista, infatti,  una vanit come tante altre...


- Sicuro! -  saltata su a dire Ada. - Come quella di avere il palco di suo al teatro, e non so come Bice non si vergogni a farcisi vedere, sapendo che suo padre ha dovuto pigliare altri quattrini in prestito dalla banca... E qui il babbo, la mamma e l'Ada si son messi a chiacchierar tra di loro, e siccome io mi seccavo, avendo visto di lontano Renzo e Carluccio li ho raggiunti e ci siamo messi a fare ai cavalli lungo i viali che si prestano molto bene, essendo tutti coperti di ghiaia e avendo ai lati le barriere da saltare nei recinti pieni d'erba, purch per non veggano i guardiani perch  proibito.
A un tratto mi son sentito pigliar per il goletto. Era il babbo tutto infuriato perch, a quanto pare, mi cercava da un pezzo con la mamma e l'Ada.
- Proprio non e' nulla di sacro per te! - mi ha detto con voce severa. - Anche qui, dove si viene per piangere, trovi il modo di far delle birichinate!...
- Vergogna! - ha soggiunto Ada dandosi una grande aria di superiorit - mettersi a fare il chiasso in Camposanto!... -
Allora io mi son ribellato e le ho detto:
- Ho fatto il chiasso con Carluccio e Renzo perch son piccino e voglio bene ai miei amici anche nel Camposanto, mentre invece ci sono le ragazze grandi che vengono qui a dir male delle loro amiche!... -
Il babbo ha fatto una mossa come per picchiarmi, ma l'Ada l'ha fermato e ho sentito che ha borbottato:
- Lascialo stare, per carit... Sarebbe capace d'andare a ridirlo a Bice! -
Ecco come sono le sorelle maggiori! Esse difendono qualche volta i loro fratelli minori, ma sempre per interesse e contro il trionfo della verit e della giustizia!
Credevo che la bufera scoppiasse poi a casa, ma una grande novit che abbiamo trovato al nostro arrivo ha dissipato ogni malumore.
Virginia ci  venuta incontro, ridendo e piangendo nello stesso tempo, e ci ha raccontato che il dottore aveva trovato l'avvocato Maralli molto migliorato e che ormai poteva garantire non soltanto la prossima guarigione, ma anche che non avrebbe altrimenti perduto l'occhio che fino ad ora aveva creduto in pericolo.
 impossibile ripetere la contentezza prodotta in noi da una s grata e inaspettata notizia.
Io ho avuto molto piacere, anche perch tutto questo dimostra che in fondo quelle che chiamano le mie birbonate sono vere inezie, e che sarebbe ora di finirla con le esagerazioni e le persecuzioni!

5 novembre.




In questi giorni non ho avuto un minuto di tempo per scrivere nel mio caro giornalino, e anche oggi ne ho pochissimo, perch ho da fare le lezioni.
Proprio cos. Si sono riaperte le scuole, e io ho messo giudizio e voglio proprio studiare sul serio e farmi onore, come dice la mamma.
Con tutto questo, non posso esimermi di mettere qui, nel giornalino delle mie memorie, il ritratto del professore di latino, che  cos buffo, specialmente quando vuol fare il terribile e grida:
- Tutti zitti! Tutti fermi! E guai se vedo muovere un muscolo del viso!
Per questo noialtri fino dai primi giorni gli abbiamo messo il soprannome di Muscolo e ora non glielo leva pi nessuno, campasse mill'anni!
In questi giorni, in casa nulla d nuovo. L'avvocato Maralli va sempre migliorando, e tra un paio di giorni il dottore gli sfascer l'occhio e gli permetter di riveder la luce.
Ieri venne in casa una commissione del partito socialista per rallegrarsi con lui della guarigione, e c' stato un po'di battibecco tra la mamma e il babbo, perch la mamma non voleva lasciar passare questi eresiarchi, come li chiama lei, e il babbo invece li fece entrare in camera dell'avvocato che mi fece proprio ridere perch disse: - Sono molto contento di vedervi - mentre invece eran tutti al buio.
Basta: dopo che furono andati via, il Maralli, parlando col babbo, gli disse che proprio era felice di avere avuto in questa circostanza tante manifestazioni di stima e di simpatia dalla cittadinanza...
E pensare che sul principio, a sentir quelli di casa mia, pareva che l'avessi ammazzato!...



6 novembre.

Ieri, mentre studiavo la grammatica latina, stando attento a quel che dicevano tra loro la mamma e Ada, ne ho sentita una carina.
Si tratta della signora Olga e della sua pretesa cleptomania. Pare dunque che la mamma abbia avvertito della cosa, con tutta la delicatezza possibile, il marito della signora Olga che  il signor Luigi, un bolognese che discorre in napoletano quando discorre, ma discorre poco perch  burbero e pare che ce l'abbia con tutti, bench invece sia il pi buon uomo di questo mondo, pieno di cuore e che vuol bene ai ragazzi e li sa compatire.
Il signor Luigi, a quanto ho sentito, rimase molto sorpreso della notizia che gli dtte la mamma, e stentava a crederci; ma quando tocc con mano che l'orologio della signora Olga era quello della mamma, si convinse... e, con una scusa fece visitare sua moglie da un celebre dottore, il quale sentenzi che la cosa era possibilissima trattandosi di un temperamento molto nervoso, e prescrisse una cura ricostituente.
Il fatto che le hanno ordinato questa cura l'ha raccontato lei ieri sera alla mamma; ma lei crede che sia per una malattia di debolezza che il medico le ha riscontrato, e ha detto anzi, che se l' levata di testa lui perch lei sta benissimo e che fa la cura unicamente per contentar suo marito.
Naturalmente io mi son divertito molto a questa scena, e spero di divertirmi anche di pi in seguito.
Intanto stamani ho colto il momento che nessuno badava a me e sono andato in camera di Ada dove le ho preso tutti i fazzoletti che ho trovato; poi, passando dal salotto da pranzo, ho preso l'ampolliera d'argento e me la son nascosta sotto alla blouse; e finalmente sono andato in giardino, ho chiamata Marinella e, con la scusa di fare a nascondersi, sono andato in casa sua e ho lasciato l'ampolliera nella sua stanza da pranzo. In quanto ai fazzoletti li ho dati a Marinella dicendole di portarli in camera della sua mamma, ci che ha fatto subito; e di lei son sicuro, perch Marinella  una bambina piuttosto silenziosa e sa tenere il segreto.
E ora aspettiamo quest'altro atto della commedia!



7 novembre.

Stamani a scuola alla lezione di latino n' successa una che merita davvero d'esser raccontata.
Renzo, che sta di posto accanto a me, aveva portato un po'di pece presa nel negozio di suo zio, che fa il calzolaio; e io, colto il momento che un compagno che davanti a noi si era alzato per andare a dir la lezione, ho steso ben bene questa pallottolina di pece nel posto dove sta a sedere questo ragazzo che  Mario Betti, ma noi si chiama il Mi'lordo perch va vestito tutto per l'appunto e all'inglese, mentre invece ha sempre il collo e gli orecchi cos sudici, che pare proprio uno spazzaturaio travestito da signore.
Naturalmente quando  ritornato al suo posto non si  accorto di niente. Ma dopo un po'di tempo la pece sulla quale stava a sedere gli s'era riscaldata sotto e ha fatto presa sui calzoni in modo che egli, nel moversi, e nel sentirsi tirare per di dietro, ha cominciato a borbottare e a smaniare.
Il professore se n' accorto, e allora tra Muscolo e il Mi'lordo  avvenuta una scena da crepar dal ridere.
- Che c' l? Che ha il Betti?
- Ecco, io...
- Zitto!
- Ma...
- Fermo!...
- Ma io non posso...
-  Zitto e fermo! Guai se lo vedo muovere un muscolo!...
- Ma scusi, io non posso...
- Non pu? Non pu star zitto n fermo? Allora esca dal suo posto...
- Ma io non posso...
- Vada fuori di scuola!
- Non posso...
- Ah!... -
E con un ruggito Muscolo si  scagliato sul povero Mi'lordo e afferratolo per un braccio lo ha tirato fuori del banco, con l'intenzione di buttarlo fuori di scuola, ma l'ha lasciato subito, perch ha sentito un gran crac e s' accorto che un pezzo dei calzoni di quel povero ragazzo era rimasto attaccato sul sedile.


Muscolo  rimasto male... ma  rimasto peggio il Mi'lordo; e bisognava vederli tutti e due impappinati a guardarsi in faccia, senza che nessun de'due si potesse spiegare l'accaduto.
Una risata clamorosa  rimbombata nella classe, e il professore, rovesciando su tutti la sua rabbia, ha urlato:
- Tutti fermi! Tutti zitti! Guai se... -

Ma non ha avuto il coraggio di finire il suo solito ritornello. Eh s! altro che muscolo! Tutta la scolaresca era a bocca spalancata, ed era impossibile, anche volendo, che qualcuno si potesse frenare...
Basta. Dopo, per questo fatto,  venuto il Prside, e per l'affare della pece siamo stati interrogati in sette o otto di noialtri, che stiamo nel banco dietro a quello del Mi'lordo, ma non ci sono state spiate, fortunatamente, e la cosa  rimasta l.
Per il Prside, guardandomi fisso, ha detto:
- Stia attento chi  stato, ch pu essere che la paghi quando meno se l'aspetta. -
Oggi il dottore ha sfasciato l'occhio all'avvocato Maralli e ha detto che domani potr incominciare a tenere l'imposta della finestra un po'aperta, in modo che passi nella camera appena un filo di luce.

9 novembre.

Ieri la mamma e Ada sono andate a render la visita alla signora Olga e quando son tornate ho sentito che dicevano fra loro:
- Hai visto? Aveva un altro fazzoletto mio!
- E l'ampolliera d'argento? Ma io mi domando come avr fatto a portar via l'ampolliera! Dove se la sar nascosta?
- Uhm!  proprio una malattia seria... Bisogna avvertire suo marito stasera stessa. -
Io ridevo dentro di me, ma ho fatto finta di nulla, e anzi, ho detto a un tratto:
- Chi  malato, mamma?
- Nessuno, - ha risposto subito Ada, con quella sua solita aria di superiorit, come per dire che io, essendo un ragazzo, non devo saper niente.
E pensare che invece ne so tanto pi di loro!...


15 novembre.

Sono diversi giorni che non scrivo nulla nel mio giornalino, e questo dipende dall'avere avuto in questo tempo troppo da lavorare per la scuola. Basta dire sono stato mandato via due volte perch appunto, con tutta la mia buona volont, non ero arrivato a far tutto il compito che ci avevan dato! Ma oggi non posso proprio fare a meno di registrare qui, in queste pagine dove confido tutti i miei pensieri, una grande notizia, una notizia strepitosa che dimostra come i ragazzi. anche quando fanno del male, in fondo lo fanno sempre a fin di bene, mentre i grandi, per quel gran viziaccio di esagerare che hanno, ci perseguitano ingiustamente, perch qualche volta son costretti a riconoscere il loro torto come sarebbe appunto nel caso nostro.
Ed ecco la grande notizia: l'avvocato Maralli iersera, in una lunga conversazione che ha avuto col babbo, gli ha chiesto la mano di Virginia.
Questo fatto ha messo la rivoluzione in casa. La mamma, appena l'ha saputo s' messa a urlare che sarebbe stato un delitto il sacrificare una povera figliuola nelle mani di quell'uomo senza principi e senza religione, e che lei non avrebbe mai e poi mai dato il suo consenso.

Il babbo, invece, sostiene che il Maralli  un ottimo partito per Virginia sotto tutti gli aspetti, perch  un giovane molto avveduto e che far carriera e che bisogna adattarsi ai tempi, molto pi che oggi l'essere socialista non  una cosa brutta come venti anni sono.
Virginia d ragione al babbo, e ha detto che il Maralli  quel che si pu desiderare di meglio, e che lei, giacch s' presentata l'occasione d'accasarsi, non se la vuol lasciare scappare.
Anche io avrei piacere che questo sposalizio si facesse, perch cos ci sar un altro pranzo d nozze, e chi sa quanti dolci e quanto rosolio!...


16 novembre.

Stamani Ada ha pianto e strepitato con la mamma, perch dice che non  giusta che anche Virginia si sposi mentre lei deve marcire in casa, condannata a restare zittellona come la zia Bettina; e che se il babbo d il permesso a Virginia di sposare un socialista non c' ragione di proibire a lei di sposare il De Renzis che  povero, ma  un giovane distinto, e che in seguito potr farsi una bella posizione.


18 novembre.

Le bambine, in generale, sono dei veri tormenti, e non somigliano punto a noi ragazzi. Ora ne verr una in casa nostra a passare una settimana, e mi ci vorr una bella pazienza...
Ma la mamma, se sar buono, mi ha promesso di regalarmi una bicicletta e io far il possibile per dimostrarmi gentile con questa bambina che, a quanto ho sentito, deve arrivare domani.
 questa la sesta volta a far poco che mi promettono un velocipede, e, pare impossibile, tutte le volte  successo qualche cosa che mi ha impedito di averlo. Speriamo che questa sia la buona!
La bambina che si aspetta  una nipotina dell'avvocato Maralli, il quale ha scritto a una certa signora Merope Castelli, che  una sua sorella maritata a Bologna, di venire qui con la figlia per conoscere la sua futura cognata che sarebbe la mia sorella Virginia.


Ormai pare che per lo sposalizio tutto sia concluso, e tanto la mamma che l'Ada, iersera, dopo una gran predica fatta dal babbo, hanno finito con l'acconsentire.


19 novembre.

Siamo andati alla stazione a prendere la signora Merope Castelli e Maria, che a vederla  una bambina qualunque, ma che discorre in bolognese in modo che fa proprio ridere, perch non ci si capisce niente.
Tutti in casa sono felici e contenti che sieno venute queste nostre future parenti, e anche io ne godo moltissimo, tanto pi che Caterina ha preparato due bei dolci, uno con la crema e uno con la conserva di frutta perch ciascuno scelga secondo il proprio gusto, come far io che, non avendo preferenze, li sceglier tutt'e due.


20 novembre.

 passato un giorno della settimana e ho fatto tutti gli sforzi possibili e immaginabili per esser buono come promisi l'altro giorno alla mamma.
Ieri, dopo scuola, ho fatto i balocchi con Maria e l'ho trattata molto bene adattandomi a giuocare tutto il giorno con la sua bambola che  molto bella ma  anche parecchio noiosa.
La bambola di Maria si chiama Flora ed  grande quasi quanto la sua padroncina. Ma l'unica cosa di divertente che abbia questa bambola  il movimento degli occhi che quando  ritta stanno aperti e quando la si mette a diacere si chiudono.
Io ho voluto capacitarmi di questa cosa e le ho fatto un buco nella testa dal quale ho potuto scoprire che il movimento era regolato da un meccanismo interno molto facile a capirsi. Infatti l'ho smontato e ho spiegato a Maria come stavano le cose, ed ella si  interessata alla spiegazione, ma dopo, quando ha visto che gli occhi della bambola erano rimasti storti e non si chiudevano pi, si  messa a piangere come se le fosse accaduta una disgrazia sul serio.
Come sono sciocche le bambine!

.

La Maria ha fatto la spia al suo zio dell'affare della bambola, e stasera l'avvocato ,Maralli mi ha detto:
- Ma dunque tu, Giannino mio, ce l'hai proprio con gli occhi degli altri!... -
Per dopo un poco ha ripreso sorridendo:
- Via, via, faremo accomodare gli occhi della bambola... come si sono accomodati i miei. E del resto, cara Maria, bisogna consolarsi nel pensare che tutte le disgrazie non vengono per nuocere. Guarda quella toccata a me, per esempio! Se Giannino
non mi tirava una pistolettata in un occhio io non sarei stato cos pietosamente ospitato e assistito in questa casa, non avrei avuto modo forse di apprezzare tutta la bont della mia Virginia... e non sarei ora il pi felice degli uomini! -
A queste parole tutti si sono commossi, e Virginia mi ha abbracciato piangendo.
In quel momento io avrei voluto dire tutto quello che mi passava nell'animo, ricordando le ingiustizie patite e facendo conoscere col fatto che i grandi hanno torto di perseguitare i ragazzi per ogni nonnulla, ma sono stato zitto perch ero commosso anch'io.




22 novembre.

Riaprendo il giornalino, e rileggendo le ultime parole scritte ieri l'altro mi si riempie l'anima d malinconia e dico fra me: - Tutto  inutile, e i grandi non si correggeranno mai... -
E intanto anche questa volta, addio bicicletta!
Mentre scrivo sono qui barricato in camera mia, e deciso a non cedere finch non avr la sicurezza di non essere picchiato dal babbo.
Il fatto, come sempre, si riduce a una inezia e la causa di esso dovrebbe procurarmi un premio invece che un gastigo, avendo io fatto di tutto per obbedire la mamma che ieri, prima di andar via di casa con le mie sorelle e con la signora Merope per far delle visite, mi aveva detto: - Cerca di divertire Maria, mentre siamo fuori, e abbi giudizio. -
Io, dunque, dopo aver fatto con lei da cucina e qualche altro giuoco, tanto per contentarla, essendomi seccato a queste stupidaggini da bambini, le ho detto:
- Guarda,  quasi buio e c' un'ora prima di andare a desinare: vogliamo fare quel bel giuoco, come ti feci vedere ieri in quel bel libro di figure? Io sar il signore e tu lo schiavo che io abbandono nel bosco...
- S! S! - ha risposto subito.
La mamma, con le mie sorelle e la signora Merope non erano ancora tornate; Caterina era a preparare da mangiare in cucina: e io ho condotto Maria in camera mia, le ho levato il vestitino bianco, e le ho messo il mio di panno turchino, perch sembrasse proprio un ragazzo. Poi ho preso la mia scatola di colori e le ho tinto la faccia da mulatto, ho preso un paio di forbici e siamo scesi gi nel giardino, dove ho ordinato allo schiavo che mi venisse dietro.
Eravamo giunti in un viale solitario, quando rivolgendomi a Maria, ho raggiunto:
- Senti: ora ti taglio i riccioli, come nel racconto, se no ti riconoscono.
- La mamma non vuole che tu mi tagli i capelli! - ha risposto lei mettendosi a piangere. Ma io non le ho dato retta: le ho tagliato tutti i riccioli perch altrimenti non era possibile fare quel gioco.


Poi l'ho messa a sedere su una pietra, vicino alla siepe, dicendole che doveva far finta d'essere smarrita. E mi sono avviato tranquillamente verso casa.
Intanto ella urlava, urlava proprio come se fosse stato uno schiavo vero, e io mi tappavo gli orecchi per non sentire perch volevo seguitare il gioco fino in fondo. Il cielo era stato tutto il giorno coperto di nuvole, e in quel momento cominciarono a venir gi certi goccioloni grossi grossi... Quando sono entrato in salotto tutti erano a tavola ad aspettarci. Sulla tovaglia c'era un bellissimo vassoio pieno di crema e di savoiardi che mi hanno fatto venir subito l'acquolina in bocca.
- Oh, eccoli finalmente! - ha esclamato la mamma vedendomi, con un respirone di sollievo. - Dov' Maria? Dille che venga a pranzo.
- Abbiamo fatto il gioco dello schiavo, - ho risposto. - Maria deve fingere di essersi smarrita.
- E dove si  smarrita? - ha domandato la mamma ridendo.
- Oh, qui vicino, nel viale dei Platani, - ho continuato, mettendomi a tavola a sedere.
Ma il babbo, la mamma, la signora Merope e l'avvocato Maralli sono scattati in piedi, come se la casa fosse stata colpita da un fulmine, mentre invece tonava appena appena.
- Dici sul serio? - mi ha domandato il babbo, stringendomi forte il braccio, e imponendo agli altri di mettersi a sedere.
- S; abbiamo fatto quel giuoco del signore e dello schiavo. Per questo ho dovuto travestirla da mulatto; e io che facevo il padrone che l'abbandonava l'ho lasciata sola laggi; poi viene la fata, che la conduce in un palazzo incantato, e lei diventa, non si sa come, la pi potente regina della terra. -
Nessuno ha pi messo un boccone in bocca, dopo che ebbi detto questo, meno io. La signora Merope si torceva le mani dalla disperazione e diceva che la bambina sarebbe morta dallo spavento, che aveva paura dei tuoni, che le sarebbe venuta certamente una malattia, e altre esagerazioni simili.
A sentirla, pareva che dovessero succedere tutti i guai del mondo per un po'di freddo e un po'd'umidit.
- Brutto! Cattivo! Scellerato! - ha esclamato Virginia, strappandomi di mano i biscotti che stavo per mangiare. - Non la finisci mai con le birbonate? Che coraggio hai avuto di venire in casa e di lasciare quell'angiolo caro, laggi. sola, al freddo e al buio? Ma che cosa ti viene fuori dalla tasca?
- Oh nulla, sono i capelli di Maria. Glieli ho dovuti tagliare perch non fosse riconosciuta. Non ho detto che l'ho travestita da mulatto, con i capelli corti e la faccia nera? -
Qui la signora Merope si  fatta pallida pallida, ed ha chinato la testa.
La mamma ha cominciato a spruzzarle il viso con l'aceto, e piangeva e singhiozzava. Il babbo si  alzato per andare a prendere una lanterna. Che furia d'andare a cercare quella bambina! Nemmeno se fosse stata un oggetto di valore! Mi faceva stizza di veder la casa in iscompiglio per una cosa da nulla. Il fatto  che mi  toccato di smetter di mangiare per andare a far vedere in che posto avevo lasciato Maria.
Era una vergogna sentire quello che dicevano di me; pareva che non fossi l presente! Dicevano che ero un disubbidiente, uno sbarazzino, uno scellerato, un ragazzo senza cuore, come se le avessi tagliato la testa, invece dei capelli!
Questo  il fatto nella sua semplicit. La signora Merope parte oggi per Bologna, perch non mi pu pi vedere, e perch ha piovuto mentre che la sua bambina era smarrita nel viale. E io che mi infradiciai tutto per andare a cercare Maria, non ebbi in ricompensa n baci, n abbracci, non ebbi una tazza di brodo bollente con l'uovo dentro, come lei, non ebbi un bicchierino di marsala con i biscottini, la crema e le frutte, n mi stesero sul sof per farmi tante carezze. Neppur per sogno! Fui invece cacciato in camera come un cane, e il babbo disse che sarebbe venuto su per conciarmi per il d delle feste. So purtroppo quel che vogliono dire queste minacce. Ma io feci le barricate, come nelle citt in tempo di guerra, e non mi prenderanno che sulle rovine del lavamano e del tavolino da scrivere che ho messo contro l'uscio.


Zitto! Sento del rumore... che sia l'ora del combattimento? Ho le provvigioni in camera, l'uscio  chiuso a chiave, ci ho messo davanti il letto, sopra il letto c' il tavolino da scrivere, sul tavolino lo specchio grande.
Ecco il babbo... picchia alla porta perch gli apra, ma non gli rispondo. Voglio star qui zitto zitto, come il gatto quando  in cantina. Oh, se per un miracolo un ragno filasse la tela, a un tratto, a traverso l'uscio! Il nemico crederebbe la camera vuota, e se n'andrebbe.
E se volesse aprir per forza? Sento un gran fracasso! Spingono la porta... Andr a finire che lo specchio cadr, e andr in bricioli, e dopo la colpa sar mia, tanto per mutare.. ...Sempre cos:  il ragazzaccio cattivo,  il famoso Gian Burrasca che fa sempre tutti i malanni... Roba vecchia!

23 novembre.

Niente di nuovo.
Ieri, com'era stato stabilito,  partita la signora Merope con quella leziosa di Maria, e bisognava sentire quanti complimenti! Pare sia andato anche l'avvocato Maralli ad accompagnarle fino a Bologna.
All'uscio di camera mia non ci sono stati pi assalti.
In ogni modo io son deciso a resistere. Ho rinforzato la barricata e ho messo insieme anche una discreta quantit di provvigioni procuratemi da Caterina per mezzo d'un panierino che ho calato dalla finestra del giardino, mentre la mia famiglia era andata ad accompagnare alla stazione la signora Merope.


24 novembre.

Dopo la tempesta viene la calma! Tre giorni fa il cielo era cupo, ora invece  sereno. La pace  conclusa, l'assedio  levato.
Stamani, dal buco della serratura, mi  stato promesso di non darmi pi bastonate, e io ho promesso solennemente di ritornare a scuola, di studiare e di esser buono.
Cos l'onore  stato salvo... e anche la mobilia e lo specchio grande, perch ho levato la barricata e sono uscito di camera.
Viva la libert!


28 novembre.

In questi giorni non ho scritto nulla nel giornalino, perch ho avuto molto da fare per mettermi in pari con le lezioni. In casa tutti son contenti di me, e il babbo ieri mi ha detto:
- Forse ti si presenta l'occasione di riguadagnare la bicicletta che hai perduta per la tua cattiveria con Maria. Vedremo! -


29 novembre.

Con oggi incomincia la nuova prova... e questa volta voglio proprio vedere se mi riesce d'acchiappare questa famosa bicicletta che da tanto tempo mi vedo scappare davanti agli occhi.
A casa non ci siamo che io, Virginia e Caterina. I miei genitori con Ada sono andati a passare una settimana da Luisa. La mamma  partita, dicendo che questo viaggio non le far pro; che si strugger tutto il tempo che star fuori, per la paura che io ne faccia delle solite. ma io le ho raccomandato di non stare in pensiero, promettendole che sar buono, che ander tutti i giorni a scuola, che ritorner a casa appena finite le lezioni, e obbedir a mia sorella; insomma sar un ragazzo modello.
Voglio invocare tutti i santi del Paradiso che mi aiutino a cacciare le cattive tentazioni. Caterina dice che tutto sta a cominciare; che non  poi una cosa tanto difficile esser buoni per una settimana sola: basta volere. Non so come fa a sapere queste cose, lei che non  stata mai un ragazzo. Ma  certo che per aver finalmente una bicicletta, credo che potr fare a meno di gettare i sassi dietro i cani per la strada, e salar la scuola. Non c' che dire, quest'altra settimana potr girare su e gi per il paese tutto trionfante su una bella Raleigh! E la mia buona condotta sar portata per esempio agli altri ragazzi... Mi sembra di sognare!


30 novembre.

 passata una notte sola, da che il babbo, la mamma e Ada sono andati via, e posso dire di essere abbastanza contento di me.  vero che ieri ruppi lo specchio in camera della mamma, ma quella fu proprio una disgrazia. Ero con Carluccio a giocare a palla in quella stanza, con l'uscio chiuso, perch Virginia non sentisse, quando la palla, che avevo legata alle calosce di mia sorella, per vedere se rimbalzava di pi, andava a colpire lo specchio sul cassettone, che, com' naturale, si ruppe in mille pezzi, rovesciando sul tappeto nuovo una bottiglia d'acqua di Colonia.
Allora pensammo di andare a giocare in giardino; ma ecco che dopo pochi minuti comincia a pioviscolare. Fummo costretti a rifugiarci in soffitta e rovistare tutte quelle antichit.
Quando pi tardi andai a pranzo, mi misi addosso una vecchia zimarra del nonno, che avevo trovato appunto in soffitta; e non so dire le risate che fecero Virginia e Caterina nel vedermi cos travestito.
Avr la bicicletta? Mi pare di essere stato abbastanza buono.


1 dicembre.

Sono due giorni e due notti che i miei genitori sono partiti, e non ho fatto altro che pensare alla bicicletta.
Questa volta sono proprio sicuro d'acchiapparla.

Oggi  stata una giornata veramente di Paradiso: tirava un bel venticello fresco, che mi ha fatto venire la voglia di andare a pescare, badando bene per di non affogare come mi successe l'altra volta, se no addio bicicletta! Dopo scuola sono andato a comprare una lenza nuova, degli ami, e mi sono avviato in riva al fiume. Da principio non venivano su che delle erbacce, poi ho preso due ghiozzi, che sono sguizzati un'altra volta nell'acqua; ma verso buio ecco un'anguilla vera, grossa come un coccodrillo.
Che dovevo farne? Naturalmente, l'ho portata a casa per mangiarla domani mattina a colazione, e per divertirmici stasera ho pensato di metterla per benino sul pianoforte, in salotto da ricevere. Dopo pranzo, Caterina ha acceso i lumi in quella stanza, e mia sorella  scesa gi e si  messa a sonare e cantare la solita romanza che canta sempre e che comincia: Nessuno ci vede, nessuno ci sente...
A un tratto, ha dato un grand'urlo:


- Ah! Una vipera!... Uh!... Ah!... Oh!... Ih!... Eh!... -
Che urli!... Il fischio della locomotiva non c' per niente, a paragone! Io sono subito corso in salotto per vedere quello che era successo; Caterina pure  accorsa; e abbiamo visto Virginia che si contorceva sul canap come un cane arrabbiato.
- Scommetto che c' qualcosa sul piano, - ho detto a Caterina. Caterina si  avvicinata al pianoforte per vedere, e poi via, con un balzo  corsa alla porta di casa urlando: - Aiuto!... -.
Allora ha incominciato a entrare in casa la gente del vicinato, e tutti, appena data un'occhiata al pianoforte, a urlare come disperati.
- Ma se  un'anguilla! - ho detto io, stanco finalmente di tutte queste esagerazioni.
- Che cosa? Che cosa? - hanno domandato tutti in coro.
-  un'anguilla innocente! - ho ripetuto, mettendomi a ridere.
Le donne sono proprio sciocche, di buttare all'aria la casa per un'anguilla, che poi mangiano con tanto gusto, quando viene portata a tavola cucinata e condita.
Mi hanno detto che sono cattivo, per aver fatto spaventare Virginia... Si sa;  sempre la medesima storia. Anche se ho la disgrazia di avere una sorella che non riconosce un'anguilla da una vipera, la colpa dev'essere sempre mia...


2 dicembre.

Virginia ha brontolato anche oggi perch sono stato tutto il giorno a pescare; ma il peggio  che, avendo il vestito buono, ho fatto un bello strappo ai calzoni e una macchia di sugna alla giacchettina. Tornando a casa, verso le cinque, son salito su dall'usciolino di cucina, per cambiarmi il vestito.
A pranzo mia sorella mi ha detto:
- Giannino, anche oggi  venuto il maestro a fare il rapporto della tua assenza; se seguiti cos, lo dir certamente al babbo... quando torna.
- Domani andr a scuola.
- Meno male. E hai portato a casa un altro serpente? -
Ho risposto di no, che uno bastava.
Mi preme la bicicletta e non voglio comprometterla per simili sciocchezze.


3 dicembre.

Com' paurosa mia sorella! Ha tanta paura dei ladri, che non pu dormire la notte, ora che il babbo e la mamma non sono a casa. La sera guarda sotto il letto, dietro gli usci, dietro la tenda della finestra, per vedere se c' qualcuno in camera, e non spengerebbe mai il lume. Non capisco perch le ragazze debbano essere cos sciocche!
Ieri sera erano appena due ore che dormivo saporitamente, quando fui svegliato da urla tremende, come se la casa fosse addirittura in preda alle fiamme. Balzo dal letto, e mi affaccio al corridoio; in questo mentre Virginia entra precipitosamente in camera mia, in camicia da notte, mi prende per un braccio, e chiude l'uscio a chiave.
- Giannino! Giannino!... c' un ladro sotto il letto! - esclama con la voce affannosa.
Poi spalanca la finestra, e si mette a gridare:
- Aiuto!... aiuto!... al ladro!... al ladro!... -
Tutte le persone del vicinato si destano a quelle grida; e in men che non si dice, sono all'uscio di casa nostra, Caterina e Virginia, che ha avuto appena il tempo di infilarsi una veste da camera, si precipitano gi, nelle braccia dei vicini che domandano ansiosamente:
- Ma che cosa c'? che cosa c'?


- Un uomo sotto il mio letto!... l'ho veduto io con i miei occhi! Presto! Andate a vedere... Ma per carit, non andate su senza un revolver!... -
Due di quelli che avevano pi coraggio salirono su; gli altri due rimasero con Virginia a rincorarla. Andai anch'io in camera di mia sorella. Quei valorosi guardarono adagino adagino sotto il letto. Era proprio vero; c'era un uomo. Lo presero per una gamba, e lo trascinarono fuori. Egli lasciava fare non pensando nemmeno a sparare la pistola che aveva in mano. Uno dei coraggiosi accorsi aveva afferrato intanto una seggiola, per lanciargliela addosso, e l'altro stava col braccio steso armato di revolver, nel caso che avesse opposto resistenza. Ad un tratto, tutti si rivolsero a guardarmi con gli occhi spalancati.
- Giannino, anche questa  opera tua!
- Gi, appunto; - risposi - Virginia crede sempre che ci sia un ladro sotto il letto, e ho pensato che non le sarebbe parso strano di trovarcene uno, almeno per una volta. -
Giornalino mio caro, sai che cos'era che aveva fatto tanta paura a mia sorella e aveva messo sottosopra il vicinato?
Un semplice vestito vecchio del babbo ripieno di innocentissima paglia!...


4 dicembre.

Sono cinque giorni che i miei genitori son partiti; ma Virginia ha mandato oggi un telegramma pregandoli di anticipare il ritorno.
Ella va dicendo a tutti che, se seguita a rimaner sola con me, si ammaler certamente...
E io intanto perder anche questa volta la bicicletta... e perch? Perch ho la disgrazia di avere una sorella nervosa che di nulla nulla si spaventa.
 giusta?

5 dicembre.

Oggi  tornato il babbo, la mamma e l'Ada, tutti di cattivissimo umore.
 inutile dire che si sono sfogati tutti contro di me, ripetendo che sono un pessimo soggetto, un ragazzaccio incorreggibile, e tutte le solite cose che oramai so a mente da un pezzo.
Il babbo per l'affare del fantoccio mi ha fatto una predica d'un'ora, dicendo che  stata un'azione degna di uno sciagurato senza cervello e senza cuore come sono io.
Anche questo  un complimento vecchio, oramai, e mi piacerebbe che si rimettesse un po'a nuovo. Non mi si potrebbe chiamare qualche volta, tanto per cambiare, uno sciagurato senza fegato e senza milza, o uno sciagurato senza ventricolo e senza coratella?...
Ma oggi era destino che fosse la mia beneficiata, la beneficiata di questo infelice Gian Burrasca - come mi chiamano tutti i miei persecutori apposta perch sanno di farmi dispetto - e le disgrazie mi capitano a due a due come le ciliege, con la differenza che le ciliege si ha piacere che capitino cos, mentre le disgrazie sarebbe bene che venissero a una per volta, altrimenti non ci si resiste.
Il fatto  che il babbo non aveva ancora finita la predica per lo spavento avuto da Virginia, quando  arrivata una lettera di quel caro signor Prside il quale ha voluto fare il suo bravo rapporto per una sciocchezza accaduta ieri in scuola, una cosa alla quale si  voluto dare una grande importanza, non si sa perch.
Ecco come sta il fatto.
Ieri avevo portato a scuola una boccettina d'inchiostro rosso che avevo trovato sulla scrivania del babbo... e in questo mi pare non ci sia nulla di male.
Io ho sempre detto che sono un gran disgraziato, e lo ripeto. Infatti guardate: io porto a scuola una bottiglietta d'inchiostro rosso proprio nel giorno in cui alla mamma del Betti viene in mente di mettergli una golettona inamidata di due metri; e lei mette al suo figliuolo quella golettona proprio nel giorno che mi viene il capriccio di portare a scuola una bottiglia d'inchiostro rosso.
Basta. Non so come mi  venuta l'idea di utilizzare la goletta del Betti, la quale era cos grande, cos bianca, cos luccicante... e intinta la penna dalla parte del manico nell'inchiostro rosso, piano piano perch il Betti non sentisse, gli ho scritto sulla goletta questi versi:

Tutti fermi! tutti zitti,
Che se vi vede Muscolo
Siete tutti fritti!

Poco dopo il professor Muscolo ha chiamato il Betti alla lavagna, e tutti leggendo su quella bella goletta bianca scritti questi tre versi in un bel color rosso, hanno dato in una grande risata.
Da principio Muscolo non capiva, e non capiva nulla neppure il Betti, proprio come l'altra volta quando gli messi la pece sotto i calzoni che gli rimasero attaccati sulla panca. Ma poi il professore lesse i versi e divent una tigre.
And subito dal Prside il quale, al solito, venne a fare un'inchiesta.
Io nel frattempo avevo fatto sparire la boccettina dell'inchiostro rosso nascondendola
sotto la base di legno del banco; ma il Prside volle far la rivista delle cartelle di tutti noi, che stavamo di posto dietro al Betti (cosa insopportabile perch l'andare a frugare nella roba degli altri  proprio un modo di procedere degno della Russia) e nella mia trov la penna col cannello tinto di rosso.
- Lo sapevo che era stato lei! - mi disse il Prside - come fu lei a metter la pece sotto i calzoni dello stesso Betti... Va bene! Tanto va la gatta al lardo... -
E per questa cosa mi ha fatto rapporto.
- Lo vedi? - ha gridato il babbo mettendomi la lettera del Prside sotto il naso. - Lo vedi? Non si finisce di rimproverarti di una birbonata che ne vien fuori un'altra peggio!... -
 verissimo, ne convengo. Ma  colpa mia, se  venuta la lettera del Prside proprio nel momento in cui il babbo mi rimproverava per l'affare del fantoccio?




6 dicembre.

Scrivo dopo aver divorate tutte le mie lacrime. Proprio cos; perch ho finito in questo momento di mangiare una scodella di minestra piangendovi dentro per la rabbia di doverla mangiare.
Il babbo ieri ha decretato che la mia punizione per l'affare del fantoccio di Virginia e per l'altra sciocchezza dei versi contro il professor Muscolo debba consistere nel darmi da mangiare per sei giorni consecutivi sempre minestra, niente altro che minestra.
E questo, si capisce, perch sanno che io le minestre non le posso soffrire... Se per combinazione la minestra mi piacesse, si pu esser sicuri che mi avrebbero tenuto sei giorni senza minestra... E poi dicono che son dispettosi i ragazzi!...
Il fatto  che ho resistito tutto il giorno rifiutandomi di mangiare, deciso a morir di fame piuttosto che sottostare a una prepotenza cos feroce. Ma purtroppo stasera non ne potevo pi e... ho dovuto piegarmi alla necessit, piangendo amaramente sul mio infelice destino e sulla minestra di capellini che ho terminata in questo momento.


7 dicembre.

 l'ottava minestra che mangio in due giorni... e tutte di capellini. Io domando se anche ai tempi dell'inquisizione s' mai pensato a infliggere un si terribile supplizio a un povero innocente.
Ma tutto ha un limite, e io comincio a ribellarmi a questa indegna persecuzione. Un'ora fa sono entrato in cucina nel momento in cui Caterina non c'era e ho messo una manciata di sale nella cazzeruola dove era a cuocere lo stufato.
Il bello  che oggi c' a pranzo anche l'avvocato Maralli!
Meglio cos: io in camera mia manger la mia nona minestra di capellini, ma loro non potranno mangiare il loro stufato!

.


Oggi, dopo aver trangugiato la minestra non ho saputo resistere alla curiosit di vedere che effetto faceva lo stufato con tutto quel sale, e sceso al pianterreno sono andato a far capolino all'uscio della stanza da desinare.
 stato bene, perch cos ho potuto ascoltare una parte di conversazione che m'interessava da vicino.
- Dunque, - ha detto la mamma - domani l'altro bisogner alzarsi alle cinque!
- Sicuro, - ha risposto il babbo perch la carrozza sar qui alle sei precise, e per andar lass ci vogliono almeno un paio d'ore. La funzione durer una mezz'oretta, e cos prima dell'undici saremo di ritorno...
- Io alle sei precise sar qui, - ha detto il Maralli.
E voleva dir di pi, ma in quel momento ha messo in bocca un pezzo di stufato e s' messo a tossire e a sbuffare come se avesse ingoiato un mulino a vento.
Tutti si son messi a dire:
- Che ? Che cos' stato?
- Ah!... Assaggiatelo!... - ha risposto l'avvocato.
L'hanno assaggiato, e allora  stato un coro generale di tosse e starnuti e tutti hanno incominciato a urlare:
- Caterina! Caterina! -
Io non ne potevo pi dal ridere, e sono scappato in camera mia.
Vorrei sapere dove anderanno tutti domani l'altro alle sei di mattina, in carrozza...
Credono di farla a me, ma io star all'erta!


9 dicembre.

Sono alla diciannovesima minestra di capellini... ma continuo nelle mie vendette.
Loro non sanno immaginare che cosa possa diventare di cattivo un povero ragazzo obbligato a mangiare fin cinque e sei minestre al giorno, tutte di capellini, ma se n'accorgeranno.
Intanto stamani sono andato in cucina e ho messo un bel pizzicotto di pepe nel caff... ed era un divertimento, dopo, il vedere come sputavano tutti quanti!
Oggi poi c' stato in casa un viavai di gente, e da ultimo  venuto il garzone del pasticciere con una grande scatola di cartone e un sacchetto pieno che Caterina ha riposto subito nella credenza, chiudendola a chiave.
Io per, sapendo che la chiave della camera di Ada apre benissimo anche la credenza, ho colto il momento opportuno e ho voluto vedere che cosa ci fosse in quella scatola e in quel sacchetto.
Lo dico subito: la scatola era piena di altre piccole scatole tonde sulle quali era scritto con lettere dorate: Nozze Stoppani- Maralli.
 stata una rivelazione per me.
- Ah! - ho detto - c' uno sposalizio in casa e non mi si dice nulla? Ah, c' una festa in famiglia e il povero Giannino si tiene all'oscuro di tutto, condannato a mangiar minestre di capellini dalla mattina alla sera? -
E aperto il sacchetto portato dal pasticciere, e il cui contenuto, dopo aver scoperto quello della scatola, non era pi un mistero per me, mi son fatto una bella scorpacciata di confetti esclamando:
- No, cari miei! Deve festeggiare gli sposi anche Giannino, perch Giannino  proprio quello che ha fatto nascere lo sposalizio e sarebbe una vera ingratitudine il non fargli prender parte alla festa! -


10 dicembre.

Evviva gli sposi! Evviva Giannino!... E abbasso le minestre di capellini! Finalmente la pace  tornata in famiglia e tutto per merito mio.
Stamattina dunque, come mi ero ripromesso, io stavo all'erta; e quando ho sentito un po'di rumore in casa, zitto zitto mi sono alzato, mi son vestito e sono stato ad aspettare gli eventi.
Nessuno pensava a me.
Ho sentito il babbo, la mamma, Ada e Virginia che sono scesi gi dalle loro camere; poi  venuto l'avvocato Maralli, e in ultimo ha suonato il campanello il vetturino e tutti sono usciti.


Allora io che stavo pronto, lesto come una saetta, sono sbucato dalla mia camera, sono uscito di casa, e via a corsa precipitosa dietro la carrozza che si era appena mossa.
L'ho raggiunta poco distante da casa, ho agguantato la traversa di legno che  in fondo, dietro il mantice, e mi son ficcato l a sedere, come fanno i ragazzi di strada, pensando fra me:
- Ecco che ora non potrete pi nascondermi dove andate!... -
Il pi bello poi  questo: che stando l, udivo tutti i discorsi che facevano dentro la carrozza...
E tra l'altro ho sentito il Maralli che diceva:
- Per carit, badate che quel tremoto di Gian Burrasca non sappia niente di questa nostra gita... altrimenti lo ridice a mezzo mondo! -
Cammina cammina, dopo molto tempo la carrozza s' fermata e tutti sono scesi. Ho aspettato un poco e poi sono sceso anch'io.
Oh maraviglia!
Si era davanti a una chiesetta di campagna, nella quale erano entrati i miei genitori, le mie sorelle e il Maralli.
- Che chiesa  questa? - ho domandato a un contadino che era l fuori.
-  la chiesa di San Francesco al Monte. -
Sono entrato anch'io, e ho visto dinanzi all'altar maggiore inginocchiati davanti al prete l'avvocato Maralli e Virginia, e pi indietro Ada, il babbo e la mamma.
Io strisciando lungo la parete della chiesa mi sono avvicinato all'altare senza che nessuno si accorgesse di me, e cos ho potuto assistere a tutto lo sposalizio, e quando il prete ha domandato a Virginia e al Maralli se erano contenti di sposarsi e che loro hanno risposto di s, allora sono uscito a un tratto fuori dell'ombra e ho detto:
- Sono contento anch'io; e allora perch non mi avete detto niente, brutti cattivi? -
Non so perch, ma in quel momento m' venuto da piangere, perch quell'azione mi era dispiaciuta davvero, e tutti sono rimasti cos meravigliati della mia apparizione, che nessuno ha fiatato.
Ma subito la mamma si  messa a singhiozzare e mi ha preso tra le braccia e mi ha baciato, domandandomi con voce tremante:
- Giannino mio, Giannino mio, ma come hai fatto a venir fin qui? -
Il babbo ha borbottato:
- Una delle solite! -
Anche Virginia, dopo lo sposalizio, piangeva e mi ha abbracciato e baciato, ma il Maralli m' parso molto malcontento, e presomi per un braccio mi ha detto:
- Bada bene, Giannino, che non ti scappi detto a nessuno, in citt, quello che hai visto... Hai inteso?
- E perch?
- Non ti impicciare del perch. Non son cose che possono capire i ragazzi, queste. Sta'zitto e basta. -
Ecco dunque un'altra delle tante solite cose che i ragazzi non possono capire! Ed  possibile - domando io - che delle persone grandi credano sul serio che una ragione simile possa soddisfare un ragazzo?
Basta. L'interessante per me  che ora tutti mi vogliono bene; siamo tornati a casa, e nel ritorno sono stato a cassetta col vetturino, e ho guidato quasi sempre io; e, quel che pi conta, ora non manger pi minestre di capellini per un pezzo.


12 dicembre.

Gran bella cosa per un ragazzo avere delle sorelle grandi che piglian marito!
Gi la sala da pranzo pare diventata una bottega di pasticcere... Vi sono preparate paste di tutte le qualit: le migliori per sono quelle con la conserva di frutta, ma son buoni anche i diti con la crema dentro, sebbene abbiano il difetto che quando si mettono in bocca da una parte per mangiarli, la crema scappa via     da quell'altra, e anche le maddalene nella loro semplicit sono
squisite, ma in quanto alla delicatezza le marenghe bisogna lasciarle stare... Io per non le ho lasciate stare, e di quelle ne ho mangiate nove... Sono cos fragili, che si struggono in bocca e non durano nulla.
Tra un'ora gli sposi torneranno dal Municipio con i testimoni e tutti gli invitati, e allora avr principio il rinfresco...
In casa c' soltanto Ada che piange, poveretta, perch vede che tutte le sorelle piglian marito e lei ha paura di far come la zia Bettina.
A proposito: la zia Bettina non  venuta, bench il babbo l'abbia invitata. Ha risposto che non si sentiva di affrontare il viaggio, e che mandava tanti augurii di felicit dal fondo del cuore, ma Virginia ha detto che non sa che se ne fare, e che sarebbe stato meglio se quell'avaraccia le avesse mandato un regalo.

.

Giornalino mio, rieccoci daccapo chiusi in camera, e forse, Dio non voglia, condannati alle minestre di capellini!
Quanto sono disgraziato!... Sono tanto disgraziato che piangerei chi sa come, se non mi venisse da ridere nel ripensare alla faccia del Maralli quando  scoppiata la gola del camminetto. Com'era buffo, con quel barbone che gli tremava tutto dalla paura!
Il disastro  stato grande; ed  inutile dire che la causa sono stato io, perch io sono la disperazione dei miei genitori e la rovina della casa... per quanto, alla fin dei conti, la rovina si riduca a una sola stanza e precisamente al salotto di ricevimento.
Ecco dunque com' andato il fatto.
Quando il Maralli, mia sorella, il babbo, la mamma e tutti gli altri son tornati dal Municipio faceva un gran freddo, ragione per cui uno degli invitati, entrando nella sala da pranzo, ha detto:
- Siamo tutti intirizziti; se ci date anche il rinfresco, moriremo qui assiderati! -
Allora Virginia e l'avvocato Maralli hanno chiamato subito Caterina e le han fatto accendere il caminetto nella sala da ricevere.
La Caterina, poveretta, ha obbedito e...
Dio, che bomba!
 parsa proprio una bomba; e poi l per l, tra la polvere, sotto 1a pioggia dei calcinacci che schizzavano qua e l si  creduto che rovinasse tutta la casa.
Caterina  cascata lunga distesa senza pi dar segno di vita; Virginia, che stava l a vederle accendere il caminetto, ha cacciato un urlo come quando trov il fantoccio sotto il letto; e il Maralli, bianco come un cencio lavato, scoteva il barbone e ballettava per la stanza ripetendo:
- Mamma mia, il terremoto! Mamma mia, il terremoto! -


Molti invitati sono scappati via. Il babbo, invece,  corso subito sul luogo del disastro, ma nessuno capiva il perch si era schiantata la gola del caminetto, facendo rovinare gi mezza parete della stanza.
A un tratto, quando tutto pareva finito, si  sentito dentro il camino un fischio e tutti son rimasti senza fiato per la sorpresa.
Il Maralli ha detto:
- Ah! Li dentro c' un incendiario! Bisogna chiamar le guardie! Bisogna farlo arrestare!... -
Ma io che avevo capito tutto non ho potuto fare a meno di esternare il mio dispiacere:
- Ah, i miei razzi col fischio! -
Mi ero ricordato in quel momento che quando avevo comperato i fuochi per festeggiare il matrimonio di Luisa, non avendoli potuti pi adoperare li avevo ficcati appunto su per la gola del camino nel salone di ricevimento, dove non andava mai nessuno, perch il babbo non me li trovasse, ch altrimenti me li avrebbe sequestrati.
Naturalmente la mia esclamazione  stata un lampo di luce per tutti.
- Ah! - ha gridato l'avvocato Maralli imbestialito - ma tu sei addirittura il mio flagello! Ero scapolo e tentasti di accecarmi, ora piglio moglie e tenti di incenerirmi!... -
La mamma intanto mi aveva preso per un braccio e, per salvarmi dal babbo, mi ha portato qui in camera mia, tanto per mutare.
Fortuna che quando ci sono dei rinfreschi in casa, io ho la precauzione di farmi sempre la parte prima che incomincino!


13 dicembre.

Stamattina essendo terminati i sei giorni di sospensione che mi aveva dati il Prside per quei tre versi che mettevano in ridicolo il professor Muscolo, la mamma mi ha accompagnato a scuola.
- Ti ci accompagno io, - ha detto - perch se ti ci accompagnasse il babbo ha giurato che ti farebbe trovar davanti all'uscio di scuola senza neppure toccar terra...
- Come! - ho detto - in pallone? -
Ho detto cos, ma avevo capito benissimo che l'idea era di accompagnarmi a furia di pedate nel medesimo posto...
Appena arrivato mi  toccato naturalmente di sentire una gran predica del Prside in presenza alla mamma che sospirava e ripeteva le solite frasi che dicono i genitori in queste circostanze:
- Lei ha proprio ragione... S,  cattivo... Dovrebbe esser grato, invece, ai professori che son cos buoni... Ma ora ha promesso di correggersi... Dio voglia che la lezione gli frutti!... Staremo a vedere... Speriamo bene...
Io ho tenuto sempre la testa bassa e ho detto sempre di s; ma da ultimo mi son seccato di far quella figura da mammalucco e quando il Prside ha detto sgranando gli occhi dietro le lenti e sbuffando come un mantice:
- Vergogna, mettere il soprannome ai professori che si sacrificano per voi!
- E io allora che dovrei dire? - ho risposto. - Tutti mi chiamano Gian Burrasca!
- Ti chiamano cos perch sei peggio della grandine! - ha esclamato mia madre.
- E poi tu sei un ragazzo! - ha aggiunto il Prside.
La sinfonia  sempre questa: i ragazzi devono portar rispetto a tutti, ma nessuno  obbligato a portar rispetto ai ragazzi...
E questo si chiama ragionare; e con questo credono di persuaderci e di correggerci!...
Basta. A scuola tutto  andato bene, e tutto  andato bene anche a casa, perch la mamma ha fatto in modo, anche al ritorno, di non farmi incontrare col babbo che, come ho detto, vuol farmi camminare senza toccar la terra coi piedi.
Passando dal pianerottolo ho visto un gran viavai di muratori: stanno accomodando la gola del camino del salotto da ricevere.


14 dicembre.

Niente di nuovo, n a scuola, n in casa. Non ho ancora rivisto il babbo e ormai spero che quando lo rivedr gli sar gi passato ogni cosa.

.

Ah, stasera purtroppo, giornalino mio, l'ho visto e l'ho sentito!...
Scrivo col lapis, stando disteso sul letto... perch mi sarebbe impossibile stare a sedere dopo avercene prese tante!
Che umiliazione! Che avvilimento!...
Vorrei scrivere ancora raccontando la causa di questa nuova bufera che mi s' scaricata sulle spalle... anzi, per essere pi esatti, sotto le spalle: ma non posso; soffro troppo nel morale per l'amore proprio che  stato colpito a sangue, e anche nel materiale che  stato purtroppo anch'esso colpito a sangue senza nessuna piet.


15 dicembre.

Sono stato a scuola: e rinunzio a dire quel che ho provato nell'andare, nello stare e nel tornare.
Scrivo in piedi perch... mi stanco meno.
Il motivo, dunque, delle busse avute ieri  da ricercarsi nella mana che ha la Caterina di occuparsi sempre delle cose che non la riguardano invece di pensare alle sue faccende. E si sa, ormai, che in ultimo, chi ci va di mezzo son sempre io, anche se si tratta di antiche sciocchezze che a quest'ora dovrebbero essere dimenticate.
lersera Caterina cercando non so che in un armadio, pesc un paio di calzoni miei da mezza stagione che non mi ero pi messo da quest'autunno; e frugando nelle tasche trov, involtato in un fazzoletto, un orologio d'oro da donna ridotto in bricioli.
Invece di lasciar la roba dove l'aveva trovata come le avrebbe dovuto suggerire la pi elementare delicatezza, che cosa fece la Caterina? And subito dall'Ada, la quale and dalla mamma e tanto chiacchierarono tutt'e due su questa faccenda che arriv il babbo e volle sapere anche lui di che cosa si trattava.
E allora vennero tutti da me per le spiegazioni.
- Non  niente, - dissi io -  una cosa proprio da nulla. conto neanche di parlarne...
- Ma come! Un orologio d'oro...
- S, ma  inservibile.
- Sfido!  ridotto in mille bricioli.
- Appunto. Serviva per fare certi giochi tra noi ragazzi... ma  passato tanto tempo!
- Meno discorsi! - disse il babbo a un tratto - e sentiamo subito di che si tratta. -
Mi  toccato naturalmente a raccontare tutta la storia del gioco di prestigio che feci tanto tempo fa con Fofo e con Marinella facendomi dare l'orologio della signora Olga che pestai nel mortaio e che sostituii poi con quello della mamma. Appena ebbi finito il mio racconto fa un diluvio di esclamazioni, di rimproveri, di minacce.
- Come! - gridava la mamma. - Ah! Ora capisco! Ora si spiega tutto! La signora Olga che  tanto distratta non si  mai accorta della sostituzione...
- Sicuro! proprio cos! - urlava Ada. - E noi che abbiam creduto a un caso di cleptomania! E quel che  peggio lo abbiam fatto credere anche a suo marito! Che figura!..
- Ma tu, - ripigliava a gridare la mamma - tu, sciagurato, perch non dicesti niente? -
E qui le aspettavo.
- Io anzi lo volevo dire! - risposi. - Mi ricordo benissimo che incominciai a dirvi che non era per niente un caso di cleptomania, e allora saltaste su tutte a gridare che io in queste cose non dovevo metter bocca, che i ragazzi non devono impicciarsi di quel che dicono i grandi, che non posson capire l'importanza delle cose... e via dicendo. Io stetti zitto per obbedienza.
- E la nostra ampolliera d'argento che ritrovammo poi in casa della signora Olga?
- E i miei fazzoletti ricamati?
- Anche questa roba la portai io in casa della signora Olga per divertirmi. -
A questo punto s' avanzato verso di me il babbo, spalancando gli occhi ed esclamando con voce minacciosa:
- Ah tu ti diverti cos? Ora ti far vedere come mi diverto io!... -
Ma io ho incominciato a girare intorno alla tavola, mentre dicevo le mie ragioni:
- Ma  colpa mia se loro s'eran messe in testa l'affare della cleptomania?
- Brutto birbante, ora l'hai da pagar tutte!
- Ma pensa, babbo, - seguitavo io a dire piagnucolando - pensa che son cose passate... I fuochi li misi nella gola del camino quando prese marito la Luisa... L'affare dell'orologio  dell'ottobre... Capirei che tu mi avessi picchiato allora... Ma ora no, ecco, ora son cose passate, babbo, non me ne ricordo pi... -
Qui il babbo riusc ad acciuffarmi, e disse con accento feroce:
- Ora, invece, io te ne far ricordare per un pezzo! -
E infatti... mi ha lasciato molti segni nel taccuino!
 giusta? Se  giusta mi aspetto un giorno o l'altro d'esser picchiato per le bizze che facevo quando ero piccino di due anni!...


16 dicembre.

Oggi ho avuto una gran soddisfazione.
Era stato stabilito che appena tornato da scuola dovessi andare con la mamma e l'Ada dalla signora Olga a confessare quella che chiamano la mia colpa e a chieder perdono.
Infatti siamo andati da lei, e io, tutto confuso, ho incominciato subito a raccontarle il fatto del gioco d prestigio, che la signora Olga ha ascoltato con molta curiosit.
Poi ha detto:
- Ma vedete un po'che testa ho io! Ho tenuto per tanto tempo un orologio che non  mio senza neppure accorgermene! -
Ed  corsa a pigliarlo per restituirlo alla mamma che diceva:
- Ma le pare! Ma le pare! -
Ecco! Questo si chiama ragionare! Infatti se la signora Olga si fosse accorta subito dell'orologio, tutto si sarebbe spiegato a suo tempo.  colpa mia dunque, se la signora Olga  tanto distratta?
Ma il pi bello  stato quando la mamma e l'Ada hanno dovuto raccontare la faccenda della cleptomania.
Via via che procedeva il racconto, la signora Olga si interessava divertendosi come se si fosse trattato di un'altra persona invece che di lei, e da ultimo dette in una solenne risata, agitandosi sul canap esclamando:
- Ah bella! Ah bellissima! Come! Mi hanno fatto prendere anche delle medicine per guarire della cleptomania? Ah! Ma questo  un episodio graziosissimo, degno di un romanzo!... E tu, birichino, ti ci divertivi, eh? Chi sa quanto hai riso!... Sfido! mi ci sarei divertita anche io!... - E mi ha acchiappato per la testa e mi ha coperto di baci.
Come  buona la signora Olga! Come si capisce subito che  una donna piena di cuore e piena d'ingegno, senza tutte le esagerazioni che hanno le altre donne!
La mamma e l'Ada son rimaste molto confuse perch si aspettavano, invece, chi sa che scena! Ma quando siamo venuti via non ho potuto far a meno di dir loro:
- Imparate dalla signora Olga come si devono trattare i ragazzi!... -
E mi son grattato dove mi duole tanto a camminare.


17 dicembre.

Oggi a scuola ho avuto che dire con Cecchino Bellucci per causa di Virginia.
-  vero - mi ha detto il Bellucci - che tua sorella ha sposato quell'arruffapopoli dell'avvocato Maralli?
-  vero - gli ho risposto - ma il Maralli non  quello che dici tu: invece  un uomo d'ingegno, e presto sar deputato.
- Deputato? Bum!... -
E il Bellucci si  coperto la bocca, soffocando una risata.
Io, naturalmente, ho incominciato a riscaldarmi.
- C' poco da ridere! - gli ho detto scotendolo per un braccio.
- Ma non sai - ha ripreso lui - che per fare il deputato ci vogliono dimolti, ma dimolti quattrini? Sai chi sar deputato? Mio zio Gaspero: ma lui  commendatore e il Maralli no; lui  stato sindaco e il Maralli no; lui  amico di tutte le persone pi altolocate e il Maralli no; lui ha l'automobile e il Maralli no...
- Che c'entra l'automobile! - gli ho detto.
- C'entra, perch con l'automobile mio zio Gaspero pu andare in tutti i paesi di campagna e anche in cima ai monti a fare i discorsi, mentre il Maralli, se ci vuole andare, bisogna che ci vada a piedi...
- Nel paesi di campagna? Il mio cognato, per una certa regola tua,  il capo di tutti gli operai e di tutti i contadini, e se il tuo zio va in campagna anche con l'automobile ci trover delle brave bastonale!

- Bum! A parole!
- C' poco da far bum...
- Bum!
- Smetti di fare bum, t'ho detto.
- Bum! bum!
- Quando poi s'esce di scuola, te lo d io il bum! -
Lui s' chetato perch sa, come sanno tutti, che Giannino Stoppani riffe non se ne lascia far da nessuno.
Difatti dopo scuola l'ho raggiunto alla porta d'uscita dicendogli:
- Ora facciamo i conti fra noi! -
Ma lui ha affrettato il passo e, appena fuori,  montato sull'automobile di suo zio che lo aspettava e s' messo a suonar la tromba tra l'ammirazione di tutti i nostri compagni, mentre lo scioffr girava il manubrio e via di gran corsa...
Non importa. Gliele dar domani!


23 dicembre.

 quasi una settimana che non scrivo in questo mio caro giornalino.
Sfido! Come avrei potuto farlo con la clavicola spostata e il braccio sinistro ingessato?
Ma oggi finalmente il dottore mi ha tolto l'apparecchio, e alla meglio posso descrivere qui, dove confido tutti i miei pensieri e tutti i casi della mia vita, la tremenda avventura che mi successe il 18 dicembre - data memorabile per me perch fu un vero miracolo che non segnasse l'ultimo giorno della mia vita.
Quella mattina, dunque, appena Cecchino Bellucci venne a sedermi accanto in scuola, lo trattai di vigliacco perch era scappato in automobile per paura della lezione che gli avevo promesso.
Lui allora mi spieg che in questi giorni essendo i suoi genitori a Napoli per la malattia di suo nonno, che sarebbe il babbo della sua mamma, era stato accolto in casa del suo zio Gaspero il quale lo mandava a prendere a scuola tutti i giorni con l'automobile per lo scioffr, e che perci non poteva trovarsi a solo a solo con me, almeno per un certo tempo.
Dietro queste spiegazioni mi calmai, e ci mettemmo a discorrere dell'automobile che  una cosa che mi interessa assai; e il Bellucci mi spieg tutto il meccanismo, dicendomi che lui lo conosce benissimo e ci sa andare anche solo e ci  andato pi d'una volta, perch basta saper girare il manubrio e stare attenti alle voltate, anche un ragazzo lo sa manovrare.
Io veramente ci credevo poco, perch mi pareva impossibile che lasciassero l'automobile nelle mani a un ragazzetto come Cecchino Bellucci. E siccome glielo dissi, lui per punto d'impegno mi propose una scommessa.
- Senti, - mi disse - lo scioffr oggi deve fermarsi alla Banca d'Italia per sbrigare una commissione che gli ha dato lo zio Gaspero, e io rimarr solo sull'automobile. Tu cerca il modo di uscir prima dalla scuola, e fatti trovare sul portone della Banca; mentre lo scioffr si tratterr dentro tu monterai sull'automobile e io ti far fare un giretto intorno alla piazza, e cos vedrai se son capace o no. Va bene?
- Benone! -
E si scommise dieci pennini nuovi e un lapis rosso e turchino.
Detto fatto, una mezz'oretta prima dell'uscita cominciai a dimenarmi sulla panca, finch il professor Muscolo mi disse:
- Tutti fermi! Che cos'ha lo Stoppani che si divincola come un serpente? Tutti zitti!
- Mi dle il corpo, - risposi. - Non ne posso pi...
- Allora vada a casa... tanto c' poco all'uscita. -
E io, come s'era stabilito con Cecchino, uscii e andai difilato alla Banca d'Italia, dove aspettai fuori del portone.
Poco dopo eccoti l'automobile del Bellucci. Lo scioffr discese, e quando fu entrato nella Banca, a un cenno di Cecchino, montai su e mi misi a sedere accanto a lui.
- Ora vedrai se so mandarla anche da me, - mi disse. - Tieni intanto la tromba, e suona... -
S chin dicendo:
- Vedi? Per andare, basta girar questo... -
E gir il manubrio.
L'automobile fece: putupum! due o tre volte, e via di gran carriera.
Io l per l mi divertii molto e mi misi a sonar la tromba a tutt'andare ed era un ridere a veder tutta la gente sgambettar di qua e di l per scansarsi, guardandoci spaventata.
Ma fu un attimo; capii subito che Cecchino non sapeva regolar l'automobile in nessuna maniera, n frenarla, n fermarla.
- Suona, suona! - mi diceva, come se il sonare la tromba potesse influire sul meccanismo.
Si usci dalla citt come una palla di schioppo, e via per la campagna con una velocit vertiginosa, tanto che non si respirava.
Cecchino a un tratto lasci il manubrio e si abbandon sul sedile, bianco come un cencio lavato.
Dio mio, che momento!
Solamente a ripensarci, mi sento rizzare i capelli sulla testa.
Fortunatamente la strada era larga e diritta, e io vedevo come in sogno sfuggirmi dinanzi agli occhi la campagna intorno. Di questa visione mi  rimasta un'impressione cos viva, che posso qui riprodurla come in una istantanea.


Ricordo benissimo che un contadino che badava ai buoi, vedendoci passare come una saetta, url con una voce formidabile che arriv a coprire il rumore dell'automobile:
- L'osso del collo!... -
Il mal augurio si avver anche troppo presto, e se non ci si ruppe proprio l'osso del collo, andaron rotte altre ossa non meno utili. Io ricordo appena che a un certo punto vidi dinanzi a me sorgere a un tratto dalla terra come un grande fantasma bianco che si riversasse sull'automobile... e poi pi nulla.
Dopo ho saputo che a una svoltata della strada eravamo andati contro una casa, che la violenza dell'urto era stata tale, che io e Cecchino avevamo fatto un volo per aria di una trentina di metri e che nella disgrazia avevamo avuto la fortuna di cascare dentro una macchia che ci serv come di una molla, attutendo il colpo della caduta, in modo che non fu - come poteva essere - mortale.
Dice che dopo mezz'ora del disastro arriv lo scioffr del Bellucci con un'altra automobile, che era corso a prendere a nolo appena si era accorto della nostra fuga, e ci trasport tutti e due all'ospedale dove a Cecchino ingessarono la gamba destra e a me il braccio sinistro.
Io non mi potevo muovere, e dovettero accompagnarmi a casa in lettiga.
Certo  stato un brutto azzardo, e i miei poveri genitori e Ada hanno provato un gran dispiacere; ma per  stata anche una bella soddisfazione per me il raccontare a tutti quelli che son venuti a farmi visita questa mia avventura: descrivendo la nostra corsa vertiginosa che faceva ripetere a ciascuno:
-  stata una vera e propria corsa alla morte, come quella di Parigi!
E oltre a questo, ho la soddisfazione di aver vinto a quello sballone di Cecchino Bellucci dieci pennini nuovi e un lapis rosso e turchino che, appena saremo guariti, mi dovr dare, se non vuole che gli dia quella famosa lezione che deve avere per i suoi bum contro mio cognato!


24 dicembre.

Il dottore ha detto che il braccio ritorner certo come prima, ma intanto io non posso moverlo.
Luisa, alla quale il babbo aveva scritto di questa mia malattia, ha risposto proponendo di mandarmi da lei a Roma dove il dottor Collalto dice che c' un suo amico specialista che mi farebbe la cura elettrica e il massaggio sicch potrei trattenermi da loro durante le vacanze di Natale e poi ritornare a casa guarito.
Io ho incominciato a urlare dalla contentezza, e avrei anche battuto le mani se mi riuscisse d'alzare il braccio.
- Per - ha detto il babbo - con che coraggio ti si pu mandar fuori di casa?
- Io starei sempre in pensiero di qualche disgrazia - ha aggiunto la mamma.
L'Ada ha messo la nota finale:
- Bisogna proprio dire che il Collalto sia un buon uomo a invitarti a casa sua dopo il bel regalo di nozze che gli facesti...-
Io son rimasto cos avvilito da questo plebiscito, che la mamma s' mossa a compassione e ci ha messo subito una buona parola:
- Se almeno, dopo tanti guai, promettesse proprio sul serio d'esser buono d'esser gentile col dottor Collalto...
- S lo prometto! - ho gridato con quello slancio e quell'entusiasmo che metto sempre nelle mie promesse.
E cos, dopo un po'd discussione,  stato stabilito che per Santo Stefano il babbo mi accompagner a Roma.
Io sono felice e benedico il momento in cui mi son rovinato il braccio.
Andare a Roma  un mio antico sogno, e non mi par vero di vedere il Re, il Papa, gli Svizzeri e tutti i monumenti antichi che ci sono.
Quello poi che mi solletica pi di tutto  l'idea di far la cura elettrica, solamente a pensarci mi par di sentirmi dentro il corpo una batteria di pile e non posso star fermo.
Viva Roma capitale!

.

In questo momento ho saputo che Cecchino Bellucci sta male.
Pare che sia proprio un affare serio, e che sia difficile che la gamba gli ritorni come prima.
Povero Cecchino! Ecco a che cosa si pu andare incontro quando ci si vanta di saper fare una cosa, mentre invece non se ne sa niente!
Per mi dispiace molto di questa cosa perch il Bellucci con tutti i suoi difetti  un buon ragazzo.


25 dicembre.

Io preferisco a tutti gli altri mesi dell'anno quello di dicembre, perch c' il Natale e Caterina fa sempre due bei budini, uno di riso e uno di semolino perch alla mamma piace quello di semolino e quello di riso non lo pu soffrire, e il babbo va matto per quello di riso mentre quello di semolino l'ha a noia come il fumo agli occhi; io, invece, li preferisco tutti e due, e siccome anche il dottore dice che tra i dolci i budini sono i pi igienici, cos ne mangio quanto mi pare e nessuno mi dice nulla.


26 dicembre.

Parto per Roma fra due ore.
C' una grande novit; il babbo non viene ad accompagnarmi, ma mi affida invece al signor Clodoveo Tyrynnanzy, suo intimo amico che viene appunto nella capitale per affari, e che mi consegner al dottor Collalto, - nelle sue proprie mani medesime - come ha detto lui.
Che tipo buffo  il signor Clodoveo!
Prima di tutto vuol far sempre il forestiero, e s' cambiato gli i del suo cognome, che sarebbe Tirinnanzi, in tanti ipsilonni facendone un Tyrynnanzy, perch dice che nel suo commercio, rappresentando le principali fabbriche d'inchiostri dell'Inghilterra, gli giova presentarsi ai clienti con tre ipsilonni...
E poi  un tombolotto grosso e grasso con un faccione largo contornato da due cespugli rossi di fedine e con un nasino pi rosso che mai e tondo tondo nel mezzo, che pare proprio un di que'pomodorini piccoli ma tutto sugo.
- Bada! - gli ha detto il babbo - ti prendi una bella responsabilit, perch Giannino  un ragazzaccio capace di tutto...
- Eh! - ha risposto il signor Clodoveo - ma non sar capace di scuotere la mia flemma inglese garantita come i miei inchiostri... Se non  buono gli tingo la faccia e lo mando in una colonia indiana!...
- Marameo! - ho detto fra me, e son salito a prepararmi la valigia con Caterina, perch da me solo, col braccio malato, non posso.
Ho messo tutto quel che mi pu occorrere a Roma: le tinte, la palla di gomma coi tamburelli, la pistola col bersaglio, e ora metter anche te, mio caro giornalino, che mi accompagni in tutte le vicende della mia vita...
A rivederci dunque a Roma!

27 dicembre.

Giornalino mio, ti riprendo subito, appena arrivato a Roma, perch ho, da narrare nelle tue pagine tutte le mie avventure di viaggio che non sono piccole n poche.
Ieri, poco dopo che si fu partiti, il signor Clodoveo si mise a porre in ordine la sua roba esclamando:
- Meno male! Siamo noi due soli... e speriamo che si rimanga cos fino a Roma. Vedi, ragazzo mio? Questa  la mia cassetta coi miei campionari... Guarda qui quante boccette e boccettine, e che variet d'inchiostri!... Ne avresti da scrivere per tutta la vita!... Questo  inchiostro per penne stilografiche... Questo qui  inchiostro per i ministeri dei quali ho la fornitura... e su questi ci guadagniamo bene, sai? Vedi? E bisogna che io sappia fino a un puntino i prezzi di tutti, e la qualit chimica... Ci vuol la testa a posto, sai, per il commercio! -
Io da principio mi son divertito molto a veder tutte quelle boccette ma poi il signor Clodoveo ha avuto un'ispirazione infernale e mi ha detto:
- Ora sta'attento a tutte le principali stazioni dove si ferma il treno, e guarda dal finestrino; io ti spiegher l'importanza d tutte le citt e te le far conoscere meglio che la geografia, perch io ho la pratica commerciale e questa fa pi d tutti i libri... -
E infatti via via che si arrivava a una stazione il signor Clodoveo si affannava a far la sua brava lezione peggio del professor Muscolo, finch a forza di sentire spiegazioni mi sono addormentato profondamente.
Quando mi sono destato ho visto nel divano difaccia il signor Clodoveo che dormiva, russando come un contrabbasso.
Mi sono affacciato al finestrino e mi son messo a guardar la campagna; ma poi mi son seccato e non sapevo che cosa fare... Ho aperto la valigia, ho riguardato tutti i miei balocchi... Ma ormai li conoscevo da un pezzo, e non bastavano a farmi passar la noia da dosso...
Allora ho tirato gi la cassetta dei campionari del signor Clodoveo e mi son divertito a riguardar tutte quelle boccette coi cartellini di tutti i colori.
In quel momento il treno si era fermato, e dal finestrino ho visto che un altro treno era fermo di faccia a noi, per lo scambio, a pochissima distanza, tanto che, spenzolandomi fuori, forse avrei potuto toccare la faccia dei viaggiatori che vi stavano affacciati...
 stato allora che m' venuta un'idea terribile.
- Se avessi uno schizzetto! - ho pensato.
Mentre pensavo a questo, lo sguardo si  fermato sulla palla di gomma che era nella mia valigia rimasta aperta, e allora ho detto fra me:
- E perch non potrei fabbricarmelo? -
E cavato di tasca il temperino ho fatto un buco nella palla; poi ho preso tre bottigliette d'inchiostro dalla cassetta del signor Clodoveo, e sono andato nella ritirata, dove, stappate le boccette, ho versato il contenuto nella catinella allungandolo con l'acqua. Fatto questo ho sgonfiato la palla, e immersala nella catinella l'ho riempita...
Quando son tornato nello scompartimento il treno di faccia si moveva e i viaggiatori eran tutti affacciati...


Non ho fatto altro che sporgere un po'le braccia fuori del mio finestrino e stringere gradatamente la palla tra le mani, col foro rivolto in avanti...
Ah, che emozione! Che effetto! Che divertimento!...
Campassi mill'anni non rider mai quanto ho riso in quel momento nel vedere tutti quei visi affacciati, che da principio avevano una grande espressione di stupore e poi subito di rabbia, spenzolarsi fuori in mezzo alle braccia che mi tendevano i pugni chiusi, mentre il treno si allontanava...
Mi ricordo perfettamente di uno che ebbe uno schizzo d'inchiostro in un occhio, e che pareva diventato pazzo e ruggiva come una tigre...
Se lo incontrassi lo riconoscerei... ma forse  meglio che non lo incontri pi!
Il signor Clodoveo intanto seguitava a dormire come un ghiro, sicch io ebbi il tempo di rimettere a posto la sua cassetta dei campionari in modo che non potesse accorgersi di niente.
E tutto sarebbe andato a finir bene ed egli non avrebbe avuto di che lamentarsi di me, se pi tardi non mi fosse venuta un'altra idea peggiore della prima, perch questa ha avuto delle serie conseguenze.
Ricominciavo a seccarmi di veder sempre il signor Tyrynnanzy sdraiato sul divano e di sentirlo stronfiare, quando disgraziatamente mi dtte nell'occhio il manubrio del segnale d'allarme che pendeva da una cassettina sospesa nel soffitto dello scompartimento.
Bisogna sapere che qualche altra volta mi aveva dato nell'occhio quel gingillo, e che sempre avevo provato una grande tentazione di vedere che cosa succede in un treno quando si d l'allarme.
Questa volta non seppi resistere: montai sul divano, infilai la mano nel manubrio, e tirai gi con quanta forza avevo. Il treno si ferm quasi istantaneamente.
Allora aiutandomi alla meglio col braccio malato mi riusc d'arrampicarmi sulla rete dove si metton le valige e mi ci accovacciai, stando a vedere che cosa sarebbe accaduto.
Immediatamente si aprirono tutti e due gli sportelli dello scompartimento e cinque o sei impiegati vi entrarono dentro, fermandosi dinanzi al signor Clodoveo che seguitava a dormire; e uno scotendolo disse:
- Ah! forse gli  venuto un accidente! -
Il signor Tyrynnanzy si svegli di soprassalto, esclamando:
- Che vi pigli!... -
E allora vennero le spiegazioni:
- Lei ha dato il segnale d'allarme!
- Io? Niente affatto!...
- Eppure  stato dato da questo scompartimento!
- Ah!  Giannino!... Il ragazzo!... Dov' il ragazzo!... - esclam a un tratto come fuori di s il signor Clodoveo. Ah! Forse qualche disgrazia! Dio mio! Il figlio di un mio amico che mi era stato affidato!... -
Mi cercarono nella ritirata; guardarono sotto i divani; finalmente un impiegato mi scopr accucciato tra due valige sulla rete, ed esclam:
- Eccolo lass!...
- Disgraziato!... - grid il signor Clodoveo. - Tu hai dato il segnale d'allarme?... Che hai fatto?...
- Ohi!... - risposi con voce piagnucolosa, perch ora capivo tutto il male fatto - mi doleva tanto il braccio malato...
- Ah! E per questo ti sei arrampicato costass? -
Intanto due impiegati mi avevano preso di peso e mi avevano tirato gi, mentre gli altri eran corsi via a far ripartire il treno.
- Lei sa che c' la multa! - dissero gl'impiegati rimasti.
- Lo so: ma la pagher il padre di questo signorino! - rispose il signor Clodoveo, guardandomi come se mi avesse voluto incenerire.
- Intanto, per, bisogna che paghi lei...
- Ma se io dormivo!
- Appunto: dal momento che le era stato affidato il ragazzo doveva vigilarlo...
- Sicuro! - esclamai io tutto contento, guardando l'impiegato che dava prova di tanto senso comune. - La colpa  del signor Clodoveo... Ha dormito per tutto il viaggio!... -
Il signor Tyrynnanzy fece l'atto come di strozzarmi, ma non disse niente.
 stato fatto il verbale di contravvenzione, e il signor Clodoveo ha dovuto pagar la multa.
Rimasti soli, ha durato un pezzo a dirmi delle impertinenze; e il peggio  stato quando, essendosi egli ritirato nella ritirata,  riuscito fuori e, dopo aver dato un'occhiata nella sua cassetta dei campionari, s' accorto delle boccette che mancavano.
- Che hai fatto dei miei campioni d'inchiostro, assassino!... - ha gridato.
- Ho scritto una lettera ai miei propri genitori! - ho risposto tremando.
- Come una lettera!... Qui mancano tre bottigliette!...
- Ne avr scritte tre... ora non mi ricordo!...
- Ma tu sei peggio di Tiburzi!... Come fa la tua povera famiglia a sopportare una canaglia come te?... -
E cos ha seguitato a dirmi parolacce finch non siamo arrivati a Roma.
Bel modo, questo, di accompagnare un ragazzo affidato da un amico!...
Ma io ho avuto prudenza e non gli ho risposto mai niente, meno che quando mi ha consegnato al mio cognato Collalto, al quale ha detto:
- Tenga: glielo consegno intatto... ma in parola d'onore darei dieci anni di vita piuttosto che essere nei piedi di lei che  costretto, povero signore, a tenerlo per diversi giorni!... Dio gliela mandi buona!... Hanno ragione a chiamarlo Gian Burrasca! -
Allora non ne ho potuto pi, e gli ho risposto:
- Con codesti piedoni che ha lei, invece, dovrebbe ringraziare Iddio se potesse essere nei piedi di chiunque altro! E in quanto a Gian Burrasca  meglio farsi chiamar cos che farsi chiamare con tre ipsilonni come fa lei che  proprio una ridicolaggine! -
Il dottor Collalto mi ha fatto cenno di stare zitto; e mentre mia sorella mi faceva passare in un'altra stanza, ho sentito che egli diceva sospirando:
- Si comincia bene! -


28 dicembre.

Il mio braccio  molto peggiorato a causa dello sforzo fatto ieri per salire nella rete del compartimento. Il Collalto mi ha portato stamani da quel suo amico che fa le cure elettriche, e che si chiama il professor Perussi il quale, dopo avermi visitato, mi ha detto:
- Ci vorr una diecina di giorni e anche pi...
- Meglio! - ho detto io.
- O che hai piacer a star male? - ha esclamato il professore sorpreso.
- No, ma mi piace tanto di stare a Roma, e poi a far la cura elettrica con tutte quelle macchine deve essere molto divertente... -


Il professor Perussi ha incominciato subito a farmi il massaggio elettrico applicandomi la corrente con una macchina motto complicata che mi faceva come un gran formicolo in tutto il braccio, mentre io ridevo a pi non posso.
- Questa - ho detto -  la macchina per fare il solletico... Ci vorrebbe per il signor Tyrynnanzy che, dopo l'affare del segnale d'allarme,  diventato cos serio!
- Vergognati! - ha detto il Collalto; ma l'ha detto ridendo.

.

Mia sorella Luisa mi ha fatto grandi raccomandazioni di star buono e quieto in questi giorni che rimarr presso di lei, perch prima di tutto la sora Matilde che  sua cognata, ossia la sorella di Collalto,  una ragazza invecchiata ed  molto ordinata nelle sue cose e anche un po'meticolosa, e poi perch il dottor Collalto  specialista per le malattie del naso, della gola e degli orecchi, come  scritto nel cartellino sull'uscio di casa, e d le consultazioni tutti i giorni, motivo per cui non bisogna far rumore a causa dei clienti che vengono a farsi visitare.
- Del resto - ha detto - tu anderai molto fuori, a veder Roma, e ti accompagner il cavalier Metello che la conosce sasso per sasso. -


29 dicembre.

Ieri sono stato a girare col cavalier Metello che  un signore amico d Collalto, molto istruito e che sa la storia d'ogni monumento dall'a alla zeta. Mi ha portato a vedere il Colosseo che anticamente era un anfiteatro dove facevano i combattimenti degli schiavi con le bestie feroci, e le matrone si divertivano a veder mangiare i cristiani vivi.
Com' bella Roma per uno che abbia passione per la storia! E che grande variet di paste al caff Aragno, dove sono stato iersera con mia sorella!
Stamani andiamo con lei a fare una passeggiata a Ponte Molle.

.

Torno ora da Ponte Molle, dove sono stato in tranvai con Luisa. Le ho domandato perch si chiama Ponte Molle, ma lei non lo sapeva, e allora ci siamo rivolti a un uomo di l il quale ha detto:
- Si chiama Ponte Molle perch  sul Tevere che  sempre molle, ossia bagnato a questo modo, e non  come tanti altri fiumi che appena vien l'estate si asciugano subito. -
Quando ho detto questa cosa al cavalier Metello, che  venuto poco fa per fissar la passeggiata di domani, si  messo a ridere a crepapelle, e poi, ritornato serio, ha detto:
- Questo ponte si chiamava anticamente Molvius e anche Mulvius e v' pure chi lo chiamava Milvius, ma il nome che ha ora  forse una corruzione dell'antica denominazione Molvius, nome che deriva probabilmente dal colle che gli sovrasta di faccia, sebbene molti si ostinino nella denominazione Milvius, facendola derivare da Aemilius ossia da Emilio Scauro che si crede sia stato il costruttore del ponte, mentre d'altra parte  provato che lo stesso ponte esisteva un secolo prima che nascesse Emilio Scauro, tanto  vero che Tito Livio dichiara che quando il popolo di Roma and incontro ai messi che portavano la notizia della vittoria contro Asdrubale, traversarono proprio quel ponte... -
Il cavalier Metello  molto istruito, e certo pochi posson vantarsi di sapere la storia romana come la sa lui; ma in quanto a me, dico la verit, mi persuadeva pi la spiegazione che mi ha dato stamani quell'uomo che tutti i Milvius, i Molvius e i Mulvius del cavalier Metello.


30 dicembre.

Oggi, mentre eravamo a colazione, Pietro il cameriere  venuto a dire a Collalto:
- Professore, c' la marchesa Sterzi, che desidera parlar con lei per quella cura che le disse ieri l'altro... -
Il Collalto che aveva molto appetito ha incominciato a sbuffare dicendo:
- Proprio in questo momento!... Dille che aspetti... E intanto tu va'dal farmacista, e fatti spedir questa ricetta subito!... -
E mentre il cameriere se n'andava ha aggiunto:
- Questa vecchia civetta che parla col naso come un boe, si  messa in testa che io possa farla guarire... Per  buona cliente, e va trattata bene... -
Dopo questo discorso mi  venuto naturalmente una voglia pazza di vedere questa signora, e poco dopo, con una scusa, mi sono alzato da tavola e sono andato nella sala d'aspetto dove infatti ho trovato una signora buffa con una bella mantella di pelliccia, e che appena mi ha visto mi ha detto:
- Ah, bel ragazzino... che fai? -
Io l per l non ho saputo resistere alla tentazione di rifarle il verso, e ho risposto discorrendo col naso:
- Io sto bene, e lei? -
Nel sentirmi discorrer col naso si  turbata, poi mi ha guardato, e vedendo che stavo serio, mi ha detto:
- Ah! forse anche tu hai la mia malattia? -
E io, parlando col naso pi che mai:
- Sissignora! -
- Forse - ha seguitato la marchesa - fai anche tu la cura del professor Collalto? -
E io daccapo:
- Sissignora!... -
Allora mi ha abbracciato e baciato, e poi ha detto:
- Il professor Collalto  molto bravo,  uno specialista e, vedrai, ci guarir tutti e due...-
E io, sempre discorrendo col naso:
- Sissignora, sissignora!... -
In quel momento  entrato il Collalto che sentendomi discorrere a quel modo  diventato pallido come questa carta, e voleva certo dirmi qualcosa, ma la signora non glie ne ha dato il tempo perch ha detto subito:
- Ecco qui un mio compagno di sventura,  vero, professore? Anche lui, mi ha detto,  ammalato come me, e viene da lei a chiederle la guarigione... -
Il Collalto mi ha dato un'occhiata che pareva volesse fulminarmi, ma per non pregiudicare la situazione ha detto in fretta:
- Eh, gi, gi... vedremo, sicuro! Intanto ecco, signora marchesa, prenda questa boccetta e faccia delle inalazioni mattina e sera, versando poche gocce del contenuto in una catinella d'acqua bollente... -
Io sono uscito dalla sala e son corso da mia sorella, dove poco dopo mi ha raggiunto il Collalto che mi ha detto con la voce che gli tremava dalla rabbia:
- Bada bene, Giannino: se tu ardisci un'altra volta di entrare nella sala d'aspetto e di parlare con i clienti, io ti strozzo, hai capito? Ti strozzo, in parola d'onore... Ricrdatelo! -
Come sono interessati gli uomini, e specialmente i dottori specialisti in malattie del naso e della gola!
Per paura di perder la clientela strozzerebbero anche le persone di famiglia e perfino i poveri ragazzi innocenti.


31 dicembre.

Com' uggioso quel cavalier Metello!
Anche oggi mi ha portato a veder Roma e questo mi fa piacere, ma lui ci mette tante spiegazioni, che  una cosa insopportabile.
Per esempio dinanzi all'arco di Settimio Severo s' messo a dire:
- Questo splendido arco trionfale eretto dal Senato l'anno 205 dell'Era cristiana in onore di Settimio Severo e, dei suoi figli Caracalla e Geta, ha sulle due facce una iscrizione nella quale  dette come in seguito alle vittorie riportate sui Parti, sugli Arabi, sugli Adiabeni... -
Ah! Alla fine del discorso quest'arco di Settimio Severo mi pareva d'averlo tutto sullo stomaco, e la mia bocca era diventata fin arco trionfale pi grande di tutti gli archi trionfali di Roma messi insieme...

.

La sora Matilde, cio la sorella di Collalto,  molto brutta e molto uggiosa, e non fa che sospirare e discorrere col gatto e col canarino; per con me va molto d'accordo, e anche oggi mi ha detto che in fondo sono un buon figliolo.
Mi domanda sempre come era Luisa da ragazza e che cosa faceva e diceva, e io le ho raccontato la storia delle fotografie che trovai in camera sua prima che pigliasse marito e della burletta che feci distribuendole ai rispettivi originali, e poi le ho detto anche di quando le trovai nel cassetto della toeletta un vasetto di pomata rossa con la quale mi tinsi le gote e lei s'arrabbi tanto e mi dette perfino uno schiaffo, perch c'era presente la sua amica Bice Rossi che era una ragazza pettegola e non le sarebbe parso il vero d'andare a dire che mia sorella si tingeva...
Bisognava vedere come si divertiva la sora Matilde a sentirmi descrivere queste cose, e basti dire che da ultimo mi ha regalato cinque gianduiotti e due caramelle di limone, e bisogna proprio dire che mi vuol bene, perch, a quel che dice la Luisa,  pi golosa lei di dolci che dieci ragazzi, e se li mangia tutti per s.
Se li tiene tutti chiusi nell'armadio e ce n'ha di tutte le qualit, ma se mi riesce un di questi giorni di metterci le mani, pu dire addio alle sue provviste!...
Ora, caro giornalino, ti lascio perch domani  il primo dell'anno e devo scrivere una lettera ai miei genitori per chieder perdono delle mie mancanze di quest'anno, e promettere per l'anno novo d'esser bono, studioso e ubbidiente.


2 gennaio.

Eccoci nell'anno novo!
Che pranzo, ieri! Quanti dolci e liquori e rosolii e pasticcini di tutti i colori e di tutti i sapori!
Che bella cosa  il capodanno e che peccato che venga cos di rado! Se comandassi io, vorrei fare una legge perch il primo dell'anno capitasse almeno un paio di volte al mese, e ci starebbe anche la sora Matilde, la quale ieri mangi tanti biscottini, che stamani ha dovuto pigliare l'acqua di Janos.


3 gennaio.

Ieri ne ho fatta una grossa, ma per ci sono stato spinto; e se si andasse in tribunale, credo che i giudici mi darebbero le circostanze attenuanti, perch era un pezzo che il signor marchese mi provocava senza nessuna ragione.
Questo signor marchese  un vecchio ganimede tutto ritinto che viene dal professor Perussi, dove anche lui fa una cura elettrica ma tutta diversa dalla mia perch lui fa i bagni di luce, mentre io fo il massaggio... o per dir meglio lo facevo perch dopo questo fatto non lo fo pi.
Pare che a questo tale il professor Perussi avesse raccontato il fatto dell'automobile che fu causa che io mi ruppi il braccio, perch ogni volta che ci incontravamo su nel gabinetto di consultazione mi diceva:
- Ehi, giovanotto! Quando andiamo a fare una corsa in automobile! -
E questo me lo diceva con un risolino cos maligno, che non so come abbia fatto a non rispondergli male.
Io domando chi gli dava il diritto, a questo corvo spelacchiato che non so nemmeno come si chiama, di mettere in ridicolo la mia disgrazia, e se io non avevo tutte le ragioni d'averlo preso in uggia e di accarezzare l'idea di fargli qualche tiro che gli servisse di lezione...
E il tiro gliel'ho fatto ieri ed  riuscito anche peggio di come l'avevo architettato io.
Bisogna sapere prima di tutto che il bagno di luce che fa il signor marchese consiste in una specie di cassa piuttosto grande, dentro la quale il malato si mette a sedere su un apposito sedile, e ci riman chiuso dentro con tutta la persona, meno la testa, che sporge fuori da un'apertura rotonda nella parete superiore. Dentro questa cassa vi sono moltissime lampade rosse di luce elettrica che rimane accesa e nella quale dicono che il malato fa il bagno, mentre invece non si bagna per niente e resta asciutto come quando ci  entrato, se non di pi.
Io, dunque, avevo visto un paio di volte il signor marchese entrare in codesto cassettone, che  in una stanza molto distante da quella dove io mi facevo il massaggio, e rimanervi un'ora, trascorsa la quale l'inserviente andava ad aprir la cassa e a levarlo di dentro.
E l in quella stanza ieri si  svolta la mia feroce ma giusta vendetta.
Avevo portato con me una cipolla che avevo trovato in cucina a casa di mia sorella. E dopo fatto il massaggio, invece d'andar via, sgattaiolai nella stanza del bagno di luce dove si era recato poco prima il signor marchese.
Egli era l, infatti, ed era cos buffa quella sua testa tutta ritinta sporgente fuori da quel cassone, che non potei fare a meno di ridere.
Egli mi guard meravigliato, e poi, col suo solito risolino canzonatorio, mi disse:
- Che venite a far qui? Perch non andate a fare una passeggiata in automobile, oggi che  una bella giornata? -


Io non ne potevo pi dalla rabbia. Tirai fuori la cipolla e gliela stropicciai forte forte sotto il naso e tutt'intorno alla bocca; ed era buffo il sentirlo agitar gambe e braccia dentro il cassone dov'era chiuso, senza poter difendersi in nessuna maniera, e vederlo fare con la faccia le pi ridicole smorfie, cercando di gridare, ma inutilmente, perch l'odore acutissimo della cipolla quasi lo soffocava...
- Ed ora, - gli dissi - se permette, vado a far una giratina in automobile! -
E me ne venni via, richiudendo la porta della stanza.
Stamani ho saputo che, passata l'ora del bagno gli inservienti andarono per levarlo dal cassone, e vedendolo col viso rosso e tutto in lacrime, chiamarono d'urgenza il professor Perussi che esclam subito:
- Questa  una crisi nervosa... Presto, fategli una doccia... -
E il signor marchese fu inaffiato ben bene, malgrado le sue proteste e le sue grida, le quali non facevano che confermar sempre pi il professore nella sua opinione che si trattasse di una terribile sovraeccitazione nervosa.
Inutile dire che il professor Perussi si  affrettato a informare dell'accaduto il suo amico e mio cognato Collalto, pregandolo di non mandarmi pi a far la cura elettrica; ed  anche inutile aggiungere che il Collalto me ne ha dette di tutti i colori, terminando con queste parole:
- Bravo davvero!... Gian Burrasca non poteva incominciar l'anno meglio di cos... Ma in quanto a proseguirlo, caro mio, lo proseguirai a casa tua, perch io ne ho abbastanza! -


4 gennaio.

Stamani Collalto aveva scritto al mio babbo una lettera col pepe e col sale (come ha detto lui) informandolo di tutte le mie birbanterie (son sempre sue parole) e pregandolo di venirmi subito a riprendere; ma poi la lettera non  stata pi impostata e anzi mio cognato ha smesso il broncio e mi ha detto sorridendo:
- Via per questa volta ci passeremo sopra, anche per non dare un dispiacere ai tuoi genitori... Ma bada bene! La lettera rimane qui nel cassetto del mio scrittoio, e alla prima che mi fai ancora, io l'aggiungo alle altre e le spedisco tutte insieme a tuo padre... Rgolati! -
Il curioso  che questo cambiamento di scena  avvenuto in seguito a un'altra mia birbanteria - per dir come dice Collalto - ma che pare abbia fatto molto piacere a mio cognato.
Ed ecco come sta il fatto.
Oggi, alla solita ora, cio quando si era a colazione,  venuta la marchesa Sterzi, quella che fa la cura per non parlar pi col naso. Io allora ho pensato, che, giacch il Collalto aveva scritto al babbo (allora credevo che avesse gi impostata la lettera), potevo pigliarmi qualche altro divertimento senza pregiudicare di pi la mia situazione; e clto il momento propizio sono andato di corsa nella sala delle consultazioni.


La marchesa stava seduta in una poltrona voltando le spalle verso la porta per la quale ero entrato io.
Mi sono avvicinato piano piano alla poltrona, e, quando le sono stato proprio dietro, mi son chinato perch non mi vedesse e ho gridato:
- Maramo!..-
La marchesa ha fatto un salto sulla poltrona, e quando mi ha visto accoccolato sul tappeto ha esclamato:
- Chi  l?
- Il gatto mammone! - ho risposto, inarcando la schiena, puntandomi sulle mani e sul piedi e sbuffando come fanno i gatti.
Mi aspettavo che la marchesa Sterzi si risentisse per questo mio scherzo ma invece ella mi ha guardato un poco con ammirazione e poi si  chinata su me, mi ha rialzato, mi ha abbracciato, mi ha accarezzato, e ha incominciato a dire con voce tremante per la commozione:
- Oh caro! Oh caro! Ah che gioia, che grande gioia mi hai recata, ragazzo mio!... Oh che grata sorpresa!... Parla, parla ancora... Ripeti ancora quella magica parola che mi rid la pace dell'anima e suona al mio orecchio come una dolce promessa e il pi gradito augurio ch'io possa mai desiderare...-
Io, senza farmi pregare, ho ripetuto:
- Marameo! -
E la marchesa a raddoppiare le carezze e gli abbracci, mentre io, per farle piacere, seguitavo a ripetere: Marameo, marameo...
Finalmente ho capito il motivo di tanta allegrezza: la marchesa sentendo che non discorrevo pi col naso come la prima volta che mi aveva incontrato, mi credeva guarito e non finiva di domandarmi:
- E quanto tempo  durata la cura? E quando hai cominciato a sentire il miglioramento? E quante inalazioni facevi al giorno?  E quanti sciacqui? -
Io da principio le rispondevo quel che mi veniva alla bocca; ma poi, siccome cominciavo a seccarmi, l'ho piantata li, e soltanto quando sono stato sulla porta, le ho ripetuto, sempre per farle piacere:
- Marameo! -
Ma proprio in quel momento stava per entrare il dottor Collalto il quale, avendo sentito quella parola, mi ha allungato una pedata nel corridoio che son riuscito a scansare per miracolo, e ha borbottato fremendo:
- Canaglia, ti avevo proibito di venir qui!.. -
Poi  entrato nella sala di consultazione, e io, ritornando indietro per il corridoio con l'intenzione di andare in camera mia e chiudermici dentro a scanso di altre pedate, ho sentito che diceva alla marchesa Sterzi:
- Perdoner, signora marchesa, se quel ragazzaccio maleducato...
Ma la marchesa lo ha interrotto subito:
- Che dice mai, caro professore! anzi non pu immaginare quanto confortante sia stato per me il poter constatare i miracolosi effetti della sua cura... Quel ragazzo  guarito in pochi giorni!... -
Qui ci  stata una pausa, e poi ho sentito il Collalto che diceva:
- Gi, gi... infatti  guarito presto... Sa, un ragazzo!  Ma spero col tempo di guarire anche lei... -
Non ho voluto sentir altro; e invece d andarmi a chiudere in camera, sono andato da mia sorella che ho trovato nel suo salottino da lavoro e alla quale ho raccontato tutta la scena.
Che risate abbiamo fatto insieme!
E cos, mentre si rideva a crepapelle, ci ha sorpresi il Collalto che ha riso anche lui... e non ha spedito pi la lettera al babbo.
- Giannino - ha detto mia sorella - ha promesso d esser buono, non  vero?
- S, - ho risposto - e non dir pi bugie... nemmeno alla marchesa Sterzi.
- Ah! - ha esclamato mio cognato - badiamo bene che tu non abbia a incontrarti 	pi con lei, altrimenti c' il caso che il bene vada a finire in male! -


5 gennaio.

Oggi ho avuto un'altra grande soddisfazione... Pare proprio che in casa di mia sorella si incominci un po'a render giustizia ai ragazzi!
Stamani verso le dieci  venuto da mio cognato il professore Perussi, quello che fa le cure elettriche, e siccome si son chiusi tutti e due nello studio, io, dubitando che ci fosse qualche nuova complicazione nell'affare di quel signor marchese ritinto al quale sfregai una cipolla nel muso mentre era chiuso nel bagno di luce elettrica, mi son messo con l'orecchio al buco della serratura per ascoltare...
Dico la verit: se invece di aver sentito quel che ho sentito proprio con quest'orecchio me l'avesse raccontato qualcuno non ci crederei per tutto l'oro del mondo!
Il professor Perussi, appena entrato nello studio, dando in una gran risata ha detto al Collalto queste precise parole:
- Non sai che mi cpita? Quel marchese, sai bene, che veniva da me a fare i bagni di luce, dopo la canagliata che gli fece l'altro giorno quel pezzo da galera di tuo cognato, mi ha detto che in vita sua non era stato mai bene n si era sentito cos in forze come quel giorno, e che certo doveva dipendere dalle fregagioni di cipolla fattegli sul viso durante il bagno... Conclusione: ora nel mio gabinetto gli fo una cura novissima, mai sentita rammentare nelle cronache scientifiche di tutto il mondo, che ho battezzato bagno di luce con massaggio faciale di allium cepa. -
A questo punto hanno dato tutt'e due in una grande risata, e questa  stata una fortuna, perch cos non hanno sentito la mia.
Poi il Collalto ha raccontato il fatto della marchesa Sterzi, e qui daccapo a ridere come due matti.
E pensare che spesso si sgridano i ragazzi per certe cose che, se i grandi aspettassero il tempo necessario per vedere come vanno a finire, dovrebbero invece lodarle e ringraziarci di averle fatte!


6 gennaio.

Evviva la Befana!
Stamani Luisa mi ha portato in, camera una bella calza piena di dolci con un bel pulcinella in cima, e Collalto mi ha regalato un bel portamonete di pelle di coccodrillo. Da casa mia poi mi hanno scritto di avermi preparato altre liete sorprese per quando ritorner...
Per me oggi  una bellissima giornata. Viva la Befana!...



8 gennaio.

Sono qui in camera mia e sto aspettando il babbo che deve venire a prendermi, perch purtroppo ieri il Collalto gli ha spedito la famosa lettera, e quel che  peggio con l'aggiunta delle ultime mie birbanterie.
Questo  il nome che egli d alle disgrazie che possono capitare a un povero ragazzo perseguitato dal proprio destino che pare si diverta a ricacciarlo nell'abisso proprio nel momento in cui tenta di sollevarsi alla stima dei propri genitori e parenti.
E le disgrazie, si sa, non vengono mai sole; motivo per cui ieri me ne son successe diverse collegate insieme in modo che, se i grandi non fossero sempre propensi a esagerare l'importanza dei nostri errori, si dovrebbero considerare logicamente come una disgrazia sola.
Ed ecco per filo e per segno come and la faccenda.
Ieri mattina, mentre la sora Matilde era fuori di casa, andai nel suo salottino da lavoro dove avevo visto entrare Mascherino, il grosso gatto bianco e nero prediletto di mia cognata.


Sul tavolino da lavoro stava la gabbia col canarino, un'altra creatura che gode la protezione della sora Matilde la quale, come dicono tutti, vuol molto bene alle bestie mentre non pu soffrire i ragazzi, cosa, questa, assai ingiusta e che non si spiega.
E poi non ho mai capito che razza di bene sia quello di tenere, per esempio, un povero uccellino rinchiuso in una gabbia, invece di lasciarlo volare libero per l'aria come  la sua abitudine.
Povero canarino! Mi pareva che mi guardasse e cinguettando dolcemente mi dicesse come nel libro di lettura che avevo in seconda elementare:
- Fammi gustare, anche per poco, la libert che da tanto tempo m' negata! -
La porta e la finestra del salottino erano chiuse: non c'era pericolo perci che il canarino potesse scappare... Io gli aprii la gabbietta, ed esso si affacci girando il capino qua e l, tutto sorpreso di trovar l'usciolino aperto.  Poi finalmente si decise e usc dalla prigione.
Io m'ero messo a sedere su una sedia, col gatto sulle ginocchia e stavo osservando con grande attenzione tutte le mosse del canarino.
Fosse l'emozione o altro, per prima cosa la povera bestiola sporc un bel ricamo di seta che era sul tavolino; ma siccome non era ancora finito, pensai che fosse poco male, ch la sora Matilde avrebbe potuto rifarlo facilmente.
Ma il gatto, forse dando alla cosa una maggiore importanza, volle punire crudelmente l'infelice canarino; il fatto  che mi salt via a un tratto dalle ginocchia, balz su una sedia che era tra mezzo rovesciandola, e di l sul tavolino, abbranc il povero uccellino e lo divor in un boccone prima ancora che io potessi pensare a impedire una simile tragedia.


Per a mia volta volli punire esemplarmente la crudelt d Mascherino perch in avvenire in simile occasione non avesse a ricadere nello stesso difetto.
Accanto al salottino da lavoro della sora Matilde c' la sua stanzetta da bagno; io dunque vi entrai, e, salito su una sedia, aprii la cannella dell'acqua fredda; poi afferrai il gatto per il collo e lo tenni un pezzo con la testa sotto la doccia mentre esso si divincolava come se avesse le convulsioni.
A un certo punto dtte un tale scossone che non lo potei pi reggere, e Mascherino, gnaolando in modo che pareva ruggisse, si slanci nel salottino, facendo salti terribili attorno alla stanza e rompendo un vaso di vetro di Venezia che era l sulla consolle.
Io intanto cercavo di richiudere la cannella dell'acqua, ma per quanti sforzi facessi non vi riuscivo. La tinozza era gi piena e l'acqua incominciava a traboccare... Peccato! Mi dispiaceva molto per l'impiantito della stanza da bagno, tutto lucido che era una bellezza; ma fortunatamente l'acqua che gi vi scorreva come un fiume trov uno sfogo nel salottino da lavoro dove anche io mi ritirai per non bagnarmi troppo le scarpe.


Ma ci rimasi poco, perch vidi sulla consolle Mascherino, accovacciato che mi guardava fisso con certi occhi gialli spaventosi, come se da un momento all'altro mi avesse voluto mangiare come aveva fatto col povero canarino. Ebbi paura e uscii chiudendo la porta.
Passando dalla stanza degli armadi, vidi dalla finestra una bambina bionda, che stava facendo i balocchi sulla terrazza del piano di sotto, e siccome la finestra era molto bassa mi venne il pensiero gentile di fare una visita a quella bella bambina e mi calai di sotto.
- Oh! - esclam la bambina. - Chi sei? Non sapevo che la signora Collalto avesse un bambino... -
Io allora le dissi chi ero e le raccontai la mia storia che pare la divertisse immensamente. Poi mi fece passare in una stanzetta vicino alla terrazza dove aveva le sue bambole e me le fece vedere tutte, spiegandomi in quali circostanze le aveva avute, chi gliele aveva date e via dicendo.


A un tratto per incominci a venir gi dell'acqua dal soffitto e la bambina chiam la sua mamma dicendo:
- Mamma, mamma!  Piove in casa!... -
La mamma accorse e rimase molto sorpresa di trovarmi con la sua bambina, ma io le spiegai la cosa ed ella, che doveva essere una signora molto ragionevole, sorrise dicendo:
- Ah! si  calato nella terrazza?  Ecco un ragazzo che incomincia presto ad avere delle avventure galanti! -
Io le risposi molto gentilmente; e poi, siccome ella si mostrava assai impensierita per l'acqua che veniva gi sempre pi abbondante dal soffitto, le dissi:
- Non tema niente, signora; non piove in casa... Io credo che quest'acqua venga invece dalla stanza da bagno di mia cognata, dove ho lasciato il rubinetto aperto...
- Ah, ma allora bisogna avvertire di sopra... Presto, Rosa, accompagnate questo signorino dalle signore Collalto e avvertitele che hanno la stanza da bagno allagata. -
Rosa, che era la cameriera, mi accompagn infatti di sopra e venne ad aprire il servitore di mio cognato; ma fu inutile avvertire, perch proprio in quel momento era tornata in casa la sora Matilde e s'era accorta di tutto.
Il servitore del Collalto si chiama Pietro e ha un fare cos serio e una voce cos grave che fin dalle prime volte mi ha dato sempre una grande soggezione.
- Guardi! - mi disse con un tono solenne che mi fece fremere dal capo al piedi. - Cinque cose aveva la signorina Matilde alle quali teneva molto e che erano, si pu dire, le cose che avesse pi care al mondo: il suo canarino che aveva allevato lei, il suo bel gatto bianco e nero che aveva trovato e raccolto per la strada lei stessa quando era piccino, il vaso di vetro di Venezia che era il ricordo di una sua amica d'infanzia che  morta l'anno passato, il ricamo di seta al quale lavorava da sei anni e che voleva regalare all'altar maggiore della chiesa dei Cappuccini, e il tappeto del suo salottino da lavoro, un tappeto vero persiano che le aveva portato un suo zio da un viaggio che fece... Ora il canarino  morto, il gatto  in agonia e d di stomaco tutta roba gialla, il vaso di vetro di Venezia  in mille bricioli, il ricamo di seta  rovinato e il tappeto vero di Persia  tutto scolorito dall'acqua che ha allagato il salottino... -
Tutte queste cose le disse lentamente, con aria dignitosa e mesta a un tempo, come se raccontasse una storia misteriosa di paesi e di tempi lontani.
Mi sentivo cos avvilito, che balbettai:
- Che devo fare?
- Io - soggiunse Pietro - se avessi la disgrazia di essere ne'suoi piedi... li adoprerei per ritornare a Firenze di corsa. -
E disse questa freddura con una voce funebre che mi fece rabbrividire.
Eppure, in fin dei conti, il suo consiglio mi parve il solo che mi offrisse una via di salvezza nella critica situazione in cui mi trovavo.
Avrei voluto andarmene subito, sicuro com'ero di non incontrar nessuno de'miei parenti; ma potevo partire lasciando in mani nemiche queste pagine alle quali confido tutta l'anima mia?  Potevo abbandonarti, giornalino mio caro, unico conforto in tante vicissitudini della mia vita?
No, mille volte no!
Zitto, zitto, in punta di piedi, salii nella mia cameretta, mi misi, il cappello, presi la mia borsa e ritornai gi, pronto a lasciar la casa di mia sorella per sempre.
Ma non feci a tempo.
Proprio nel momento in cui ero per varcare la soglia di casa, Luisa mi agguant per le spalle esclamando:
- Dove vai?
- A casa - risposi.
- A casa?
- A quale casa?
- A casa mia, dal babbo, dalla, mamma e dall'Ada...
- E come fai a prendere il treno?
- Non prendo treno: vo a piedi.
- Disgraziato! A casa anderai domani. Collalto ha spedito al babbo in questo momento, la lettera alla quale non ha aggiunto che queste parole: "Stamani Gian Burrasca in meno di un quarto d'ora ha fatto tante birbanterie che ci vorrebbe un volume a descriverle. Venga a prenderlo domattina, e gliele dir a voce". -
Mi sentivo accasciato sotto il peso delle mie sventure e non replicai.
Mia sorella mi spinse in camera sua e, vedendomi in quello stato, cedette e un sentimento di piet, e passandomi una mano sul capo esclam:
- Ma Giannino, Giannino mio!  Come hai fatto a far tanti danni in pochi minuti che sei rimasto solo?
- Tanti danni? - risposi singhiozzando. - Io non ho fatto niente...  il mio destino infame che mi perseguita sempre, perch son nato disgraziato... -
In quel momento entr il Collalto che, avendo udite le mie ultime parole, esclam a denti stretti:
- Disgraziato? Disgraziati son quelli che devono tenerti in casa... ma per me, questa volta puoi star sicuro,  una disgrazia che finisce domani! -
L'accento ironico di mio cognato mi fece tanto rabbia in quel momento, che le lacrime mi si seccarono a un tratto negli occhi, e scattai:
- S, disgraziato! Qualche volta,  vero, m' successo di far del male che poi  riuscito in bene per gli altri, come il fatto di quel marchese che faceva i bagni di luce dal professor Perussi il quale guadagna ora dei bei quattrini con la cura della cipolla che ho inventata io...
- Ma chi te l'ha detto?...
- Lo so e basta. E come quell'altro fatto della marchesa Sterzi alla quale ho fatto credere che tu mi abbia guarito dalla voce nasale...
- Zitto!
- No, non voglio stare zitto!  E siccome quel fatto ti fece dimolto comodo, cos tu non mandasti la lettera a casa mia, per non dare un dispiacere ai miei genitori! Succede sempre cos: quando il male che pu fare un ragazzo vi torna utile, voialtri grandi siete pieni di indulgenza; mentre poi se facciamo magari qualcosa a fin di bene e che ci riesce male, come  successo a me stamani, allora ci date tutti addosso senza remissione!..
- Come! Ardiresti di sostenere che quel che hai fatto stamani era a fin di bene?
- Sicuro! Io volevo far godere un poca di libert a quel povero canarino che s'era annoiato a star sempre rinchiuso in quella gabbia;  forse colpa mia se il canarino appena fuori ha sporcato il ricamo di seta della sera Matilde? Allora il gatto l'ha voluto castigare e gli  saltato addosso;  colpa mia se Mascherino  troppo severo e si  mangiato il canarino?  Per questo fatto si meritava una lavata di testa e io l'ho messo sotto la cannella del bagno...  colpa mia se l'acqua gli ha fatto male allo stomaco?  colpa mia se ha rotto il vaso di vetro di Venezia?  colpa mia se, non riuscendomi di chiudere la cannella del bagno, l'acqua ha allagato il salotto e ha fatto scolorire il tappeto di Persia della sora Matilde? E poi io ho sempre sentito dire che i tappeti veri di Persia non sbiadiscono... Se  sbiadito vuol dire elle non era persiano...
- Come non era persiano! - url in quel momento la sora Matilde entrando in camera di mia sorella come una bomba. - Anche le calunnie! E che calunnie! Si osa calunniare la buon'anima di mio zio Prospero che era un galantuomo, incapace di regalarmi un tappeto persiano falso!... Ah! Quale profanazione, mio Dio!... -
E la sora Matilde appoggi un gomito sul cassettone alzando gli occhi al cielo e prendendo una posa malinconica che mi  rimasta cos impressa da poterla riprodurre come un ritratto con la fotografia, e che l per l mi fece proprio ridere.
- Andiamo, via! - esclam mia sorella. - Non bisogna poi esagerare: Giannino non voleva certo mancar di rispetto a tuo zio...
- Non  forse mancar di rispetto a mio zio il dire che mi ingannava regalandomi dei tappeti coi colori falsi?  Sarebbe come se dicessi a te che hai le gote tinte col rossetto!
- Eh no! - rispose piccata mia sorella. - Non  lo stesso caso perch il tappeto alla fin fine  scolorito, mentre io ho in faccia una tinta che non sbiadisce, e, grazie a Dio, non divento mai gialla...
- Dio, come prendi le cose sul serio! - esclam la sora Matilde sempre pi indispettita. - Io ho fatto un paragone, e non ho voluto dir niente affatto che tu ti tinga. Se mai lo dice qui il tuo signor fratello che mi ha raccontato che quando eri ragazza avevi il rossetto sulla toelette... -
A queste parole mi sentii arrivare uno scapaccione che veniva certo da mia sorella, e corsi a chiudermi in camera mia, dalla quale sentii una gran lite che si accendeva tra le due donne che facevano a chi urlava di pi, mentre ogni tanto la voce del Collalto cercava invano di calmarle esclamando:
- Ma no... Ma s... Ma senti... Ma pensa... -
E rimasi nella mia camera finch non venne Pietro a prendermi per andare a pranzo, durante il quale il Collalto e Luisa, tra i quali ero a sedere, mi tenevano a turno per la giacchetta come se io fossi stato un pallone senza frenare, e loro avessero avuto paura che volassi via da un momento all'altro.
La stessa scena si  ripetuta stamani per la colazione, dopo la quale Pietro mi ha riaccompagnato qui in camera dove sto aspettando l'arrivo del babbo il quale certamente considerer la cose dal lato peggiore, come fanno tutti!
Intanto Pietro mi ha detto che Luisa e la sora Matilde non si parlano pi da ieri... E anche di questo si dir che la colpa  mia come se dipendesse da me il fatto di avere una sorella con la faccia troppo rossa e una cognata con la faccia troppo gialla!...

9 gennaio.

Scrivo in casa del Maralli.
Ho un nodo alla gola e duro fatica a riordinare le idee per raccontare qui la scena di ieri che  stata come la scena d'una tragedia, ma non di quelle che fa D'Annunzio che sentii recitare una volta e che anche la mamma diceva che non poteva stare, bench le mie sorelle le dessero sulla voce, dicendo che dipendeva che lei non era intellettuale. La mia, invece,  una tragedia vera che si potrebbe intitolare: Il piccolo bandito, ossia La vittima della libert, perch, in fin dei conti, tutto quello che mi succede  stato per dare la libert a un povero canarino che la sora Matilde voleva tenere chiuso in gabbia.
Ieri mattina, dunque, il babbo venne a prendermi a Roma, e naturalmente ebbe dal Collalto la descrizione d tutte le mio birbanterie, meno, s'intende, quella della marchesa Sterzi e del marchese che fa la cura della cipolla.
Il babbo  stato a sentir tutto, e da ultimo ha detto:
- Ora il vaso  colmo. -
E non mi ha detto pi una parola, finch non siamo arrivati a casa.
L ho trovato la mamma e l'Ada che mi hanno abbracciato tutte piangenti, ripetendo come un lamento:
- Ah Giannino! Oh Giannino!... -
Il babbo mi stacc da loro, mi accompagn in camera mia e l mi disse serio serio, con voce calma, queste precise parole:
- Ho gi fatto tutte le carte necessarie e domani andrai in collegio. -
E se n'and richiudendo l'uscio.
Pi tardi venne l'avvocato Maralli con mia sorella Virginia, e l'uno e l'altra fecero di tutto per rimuovere il babbo dalla sua risoluzione, ma io sentivo che il babbo ripeteva sempre questo ritornello:
- Non lo voglio pi vedere! Non lo voglio pi vedere! -
Bisogna che renda questa giustizia all'avvocato Maralli:  un uomo di cuore che difende i deboli contro la persecuzione e contro le ingiustizie, e che a tempo e luogo sa mostrarsi grato dei benefici ricevuti. E per questo, ricordando la pistolettata che gli tirai nell'occhio ha detto al babbo:
- Che vuole? quel ragazzo fu l l per accecarmi e dopo, il giorno in cui sposai Virginia, andai anche a rischio di esser seppellito vivo sotto le rovine del caminetto nel salotto da ricevere. Ma non posso dimenticare che io e Virginia dobbiamo a lui se siamo uniti... E poi prese anche le mie difese, a scuola, contro il nipote di Gaspero Bellucci che diceva male di me... Io l'ho saputo, e questo indica che Giannino  un ragazzo di sentimento, non  vero, Giannino? Perci io gli voglio bene... Perch bisogna guardare al fondo delle cose: per esempio anche per quei danni commessi a Roma, dopo tutto, il movente  stato generoso: egli voleva dar la libert a un uccellino... -
Che avvocato d'ingegno  il Maralli!... Io che stavo fuori dell'uscio a sentire questo suo discorso cos poderoso, non potei pi star fermo ed entrai nella stanza gridando:
- Viva il socialismo!... -
E caddi nelle braccia di Virginia, singhiozzando.
Mio padre si mise a ridere, e poi disse, asciutto:
- Va bene: ma poich il socialismo vuole che ciascuno abbia la sua parte di gioia nel mondo, perch l'avvocato non ti prende con s per qualche tempo?
- E perch no? - esclam il Maralli. - Scommetto che ho la maniera di farlo diventare un omino...
- Sentirai che gioia! - disse il babbo. - In ogni modo, siccome io non voglio pi vederlo, per me lo scopo  ugualmente raggiunto. Piglialo pure... -
E cos fu conchiuso il patto: io sarei stato bandito da casa mia e tenuto in prova per un mese dal Maralli, dove potr riabilitarmi e dimostrare che non sono, in fondo, quell'essere insopportabile che dicono tutti.

.

Virginia e suo marito, fin dal loro ritorno dal viaggio di nozze che fecero quando prese fuoco il caminetto nel salotto da ricevere, vennero ad abitare questo quartiere che  molto comodo e centrale e dove mio cognato ha messo pure il suo studio d'avvocato, che ha un ingresso a s ma che comunica con la casa per mezzo d'un usciolino che mette nella stanza degli armadi. Io ho una cameretta piccola, ma elegante, che d sul cortile e dove sto benissimo.
In casa, oltre mia sorella e il Maralli, c' il signor Venanzio, zio del Maralli, che  venuto da qualche giorno a passare un po'di tempo presso il nipote, perch dice che questo clima gli giova di pi alla salute. Per la salute non si sa dove l'abbia:  un vecchio cadente, sordo al punto che bisogna parlargli col corno acustico, e ha una tosse che pare un tamburo.
Dicono per che  ricco sfondato, e che bisogna trattarlo con tutti i riguardi.
Domani ritorno a scuola.


10 gennaio.

In questo momento vorrei avere la penna di Edmondo De Amicis perch la scena che  successa a scuola stamani  una di quelle da far piangere la gente come vitelli.
Appena sono entrato in classe si  sentito un gran bruso: tutti i compagni avevano gli occhi fissi su me.
Certo  una bella soddisfazione l'essere stato il protagonista di un'avventura come quella dell'automobile, e io non stavo in me dalla gioia, e guardavo tutta quella massa di ragazzi dall'alto al basso, perch nessuno di loro s'era mai trovato a un pericolo come quello che avevo passato io...
Ma per sbagliavo: ce n'era uno, invece, che ci s'era ritrovato come me... e quest'uno usc faticosamente dal suo posto, puntellandosi con le mani sul banco e mi venne incontro reggendosi su una stampella.
Io mi sentii tutto un rimescolo dentro l'anima e il corpo, e in un baleno mi and via tutta la vanit d'essere stato un eroe, mentre mi saliva un nodo alla gola e, pallido come un morto, ripetevo dentro di me:
- Oh povero Cecchino! Oh povero Cecchino! -
In un momento io e il Bellucci ci si ritrov avvinghiati insieme, tutti bagnati di pianto, singhiozzando, senza poter dire una parola. Tutti i ragazzi avevano le lacrime agli occhi e persino il professor Muscolo che aveva incominciato a dire: Tutti fermi, rimase sull'effe che gli usc di bocca come un lungo soffio: il quale fin da ultimo in un dirotto pianto.
Povero Cecchino, davvero!
Malgrado tutte le cure che gli hanno fatto fare gli  rimasto la gamba destra pi corta e dovr andare zoppo per tutta la vita.
Ah credi pure, giornalino mio: il vederlo ridotto a quel modo, con la stampella, mi ha fatto una grande impressione, e io che mi ero ormai quasi dimenticato il fatto dell'automobile, dinanzi allo spettacolo di s terribili conseguenze, mi accorgo di tutta la leggerezza che mettiamo spesso noi ragazzi nell'affrontare certi rischi senza dar loro l'importanza che devono avere.
Naturalmente mi son guardato bene dal chiedere al povero Cecchino Bellucci i dieci pennini nuovi e il lapis rosso e turchino che avevamo scommesso e che gli avevo vinto.


13 gennaio.

Il mio cognato  proprio una brava persona. Egli mi tratta come se io fossi un uomo, non mi d mai mortificazioni e ripete sempre:
- Giannino in fondo  un bravo ragazzo e diventer qualche cosa.
Or ora mi ha sorpreso mentre avevo dinanzi a me il giornalino, e lo ha sfogliato guardando le figure che vi ho disegnato.
- Ma sai - ha detto - che tu hai una grande disposizione per il disegno? E poi si vede che osservi e ti vai migliorando... Vedi un po'dalle prime figure che hai fatto a queste ultime che progresso! Bravo Giannino! Faremo di te un artista! -
Queste sono cose che fanno piacere a un ragazzo, e io voglio dimostrare a mio cognato quanto gli sono riconoscente per tutto quello che fa per me, perci ho deciso di fargli un regalo e, non avendo neppure un soldo, ho pensato di ricorrere al signor Venanzio, che  tanto ricco, e di chiedergli in prestito un paio di lire.

.

Oggi a desinare il Maralli ha parlato ancora del mio giornalino.
- Tu non l'hai mai visto? - ha domandato a Virginia.
- No.
- Faglielo vedere, Giannino: vedrai ci siamo tutti, e come somiglianti! Giannino  un artista! -
Io tutto contento ho preso il giornalino e ho mostrato a mia sorella le figure, ma ho proibito a tutti di leggerlo, perch voglio che i miei pensieri rimangano segreti.
Per, nonostante la mia proibizione, a un certo punto, Virginia ha esclamato:
- Ah, guarda: qui c' il nostro sposalizio di San Francesco al Monte! - A queste parole mio cognato s' slanciato sul giornalino e ha voluto vedere quelle pagine dove  descritto il mio viaggio sulla traversa dietro la carrozza e la scena che, successe quando li sorpresi tutti in chiesa e li rimproverai perch non mi avevano detto nulla.
Dopo aver letto quello che avevo scritto, il Maralli mi ha fatto una carezza e poi mi ha detto:
- Senti, Giannino, mi devi fare un gran piacere... Me lo prometti?
Io gli ho risposto di s.
- Bene: - ha ripreso il mio cognato. - Tu devi permettermi di strappare dal tuo giornalino queste pagine...
- Questo poi no!
- Come! Ma se mi hai detto di si!
- Ma scusa, perch mi vuoi strappar quelle pagine?
- Per bruciarle.
- Ma perch bruciarle?
- Perch... perch... Il perch lo so io, e non  una cosa che possa capire un ragazzo. -
Ecco le solite ragionacce! Ma ormai avevo giurato a me stesso di esser buono, e ho voluto accondiscendere anche a questo sacrifizio, ma molto a malincuore, perch l'idea di sottrarre al mio caro giornalino una parte delle mie confidenze, mi pareva una cosa fatta male e mi faceva un gran dispiacere.
Il Maralli, dunque, ha strappato le pagine del suo sposalizio a San Francesco al Monte, ne ha fatto una palla e l'ha buttata nel caminetto.
Quand'ho visto che il fuoco s' attaccato a un angolo di una pagina che era rimasto arricciato sulla palla di carta fatta da mio cognato, mi son sentito una stretta dolorosa al cuore; ma ne ho sentita subito un'altra, e questa volta era di gioia, vedendo che la fiamma appena lambito quel pezzo di carta accartocciata s' spenta rispettando la palla che era stata molto compressa ed era perci assai resistente; e da quel punto, quanti palpiti a ogni minaccia del fuoco contro le pagine del mio giornalino! Ma fortunatamente ormai la fiamma aveva esulato dalla parte ove il Maralli l'aveva gettato, e poco dopo, mentre nessuno badava a me, svelto svelto, ho raccattato dal caminetto la palla di carta, me la son nascosta nella blouse, e ora ho steso per bene le pagine e con la gomma le ho riappiccicate al loro posto.
C' l'angolo di una pagina un po'abbruciacchiato ma lo scritto e l'illustrazione sono rimasti intatti, e io, caro giornalino mio, sono felice di riaverti intero, cos, con tutti i miei sfoghi, buoni o cattivi, belli o brutti, spiritosi o stupidi ch'essi sieno, secondo il momento.
Ora voglio andare a chiedere due lire al signor Venanzio.
Me le dar?

.


Ho preso il momento buono: mia sorella  fuori, il Maralli  nel suo studio, e io ho afferrato la trombetta, l'ho ficcata in un orecchio al signor Venanzio e gli ho gridato:
- Per piacere mi prestereste due lire?
- Il paniere per poter partire? - ha risposto lui. - Che paniere? -
Io ho ripetuto la domanda con quanta voce avevo, e allora ha risposto - I ragazzi non devono aver mai quattrini.-
Questa volta aveva capito!
Allora io gli ho detto :
- Ha ragione la Virginia a dire che lei  un grande avaraccio!... -
A queste parole il signor Venanzio ha dato un balzo sulla poltrona, e ha cominciato a brontolare:
- Ah, dice cos? Brutta pettegola! Eh! Si sa!... se avesse molti denari, lei li spenderebbe tutti in vestiti e cappellini!... Ah!... Ha detto che sono un avaraccio? Eh! Eh!...-
Io per consolarlo ho creduto bene di dirgli che per questo il Maralli l'aveva sgridata, come infatti era vero; e lui tutto contento mi ha domandato:
- Ah, mio nipote l'ha sgridata? Meno male! Volevo ben dire io! Mio nipote  un buon giovane e mi  stato sempre molto affezionato... E che le ha detto?
- Le ha detto:  bene che lo zio sia avaro: cos mi lascer pi quattrini. -
Il signor Venanzio  diventato rosso come un tacchino, e s' messo a balbettare in modo che credevo gli venisse un colpo.
- Si faccia coraggio! - gli ho detto - forse questo  il colpo apoplettico che il Maralli dice sempre che un giorno o l'altro le deve venire... -
Egli ha alzato le braccia al cielo, ha borbottato dell'altre parole e poi alla fine s' levato di tasca il suo borsellino, ha preso una moneta di due lire e me l'ha data dicendomi:
- Eccoti le due lire... E te le dar spesso, ragazzo mio, a patto che tu mi dica sempre quello che dicono di me mio nipote e tua sorella... perch sono cose che mi fanno molto piacere! Tu sei un bravo ragazzo e fai bene a dir sempre la verit!..-
 un fatto che a esser buoni e a non dir bugie ci si guadagna sempre.
Ora penser a fare il regalo a mio cognato, perch se lo merita.


14 gennaio.

Il giovane di studio del Maralli , invece, un vecchio tentennone che sta sempre nella stanza d'ingresso, seduto a un tavolino, con lo scaldino tra le gambe, e scrive sempre, dalla mattina alla sera, sempre copiando e ricopiando le medesime cose...
Io non so come fa a non incretinire; ma forse dipende perch  cretino di suo.
Eppure mio cognato ha molta fiducia di lui, e ho sentito spesso che l'ha incaricato d'incombenze anche difficili che non so come faccia a disimpegnarle, con quella faccia da Piacciaddo che si rimpasta...
Invece, se il Maralli avesse giudizio, quando ha qualche commissione da sbrigare alla svelta e per la quale c' bisogno d'un po'd'istruzione e d'intelligenza, dovrebbe affidarla a me, e cos piano piano farmi impratichire nella professione e tirarmi su per avvocato.
Mi piacerebbe tanto d diventar come lui e d'andar nei tribunali a difendere i birbanti, ma quelli buoni per, cio che son diventati cattivi per disgrazia e per forza delle circostanze nelle quali si son trovati, come  successo a me; e l vorrei fare certi bei discorsi, urlando con tutto il fiato che ho in corpo (e mi par d'averne pi di mio cognato) per fare stare zitti gli avversari e far trionfare la giustizia contro la prepotenza delle classi sfruttatrici, come dice sempre il Maralli.


Io qualche volta mi trattengo a discorrere con Ambrogio che  appunto il giovane di studio e che  dello stesso mio parere.
- L'avvocato Maralli si far strada, - mi dice spesso - se lei diventasse avvocato troverebbe qui nel suo studio la nicchia bell'e fatta. -
Oggi intanto ho incominciato a impratichirmi un poco di processi e di tribunali.
Mio cognato era fuori; e Ambrogio a un certo punto ha posato lo scaldino,  uscito di dietro il suo tavolino e mi ha detto:
- Che mi potrei fidar di lei, sor Giannino, per un piacere? -
Gli ho risposto di s, e lui allora mi ha detto che aveva da andare un momento a casa sua dove aveva dimenticato certe carte importantissime, che avrebbe fatto presto...
- Lei stia qui finch torno io: e chiunque venga lo faccia aspettare... Mi raccomando per; non si muova di qui... Posso star sicuro, sor Giannino? -
L'ho rassicurato e mi son messo a sedere dove sta lui, con lo scaldino tra le gambe e la penna in mano.
Di l a poco  entrato un contadino, un tipo buffo con un ombrellone verde sotto il braccio, e che, rigirandosi il cappello tra le mani ha detto:
- Che  qui che ho a venire?
- Chi cercate? - gli ho domandato.
- Del sor avvocato Maralli...
- L'avvocato  fuori... ma io sono il suo cognato e potete parlare liberamente...  come se ci fosse lui in persona. E voi chi siete?
- Chi sono io? Io son Gosto contadino del Pian dell'Olmo, dove mi conoscono tutti, e anzi mi chiamano Gosto grullo per distinguermi da un altro Gosto che sta nel podere accanto, e sono, come lei sapr, ascritto alla Lega dove pago due soldi tutte le settimane che Dio mette in terra, e il sor Ernesto lo pu dire che  il nostro segretario e sa far di conto perch lui non  un contadino come noialtri disgraziati... Sicch i'ero venuto a sentire per quel processo dello sciopero con la ribellione, che deve andare fra due giorni e dove son testimonio, come qualmente il giudice istruttore mi ha mandato a chiamare per farmi l'interrogatorio, ma io prima di andar da lui son venuto qui per sentire come mi devo regolare... -
Io non ne potevo pi dal ridere, ma mi son trattenuto, e anzi ho preso un'aria molto seria e gli ho detto:
- Come and il fatto?
- Gua'! Il fatto and che quando noi ci si trov di fronte ai soldati si cominci a vociare, e poco dopo Gigi il Matto e Cecco di Merenda cominciarono a tirar sassate e allora i soldati spararono. Ma che le ho a dire queste cose al giudice istruttore? -
S'intende esser bestie, ma a questo punto non credevo mai che un contadino ci potesse arrivare. Hanno proprio ragione a chiamarlo Gosto grullo! Come si fa, dico io, a non sapere che in Tribunale i testimoni devono dire la verit, tutta la verit e niente altro che la verit, che sono cose che le sanno anche i bambini d'un anno?
Io gli ho detto di dire le cose come stavano, che in quanto al resto poi ci avrebbe pensato il mio cognato.
- Ma i compagni di Pian dell'Olmo per mi hanno raccomandato di negare il fatto delle sassate!
- Perch sono ignoranti e grulli come voi. Fate come vi dico io: non dite nulla a nessuno di quel che avete fatto, e vedrete che tutto ander a finir bene.
- Gua'!... Lei non  il cognato del sor avvocato Maralli?
- Sicuro.
- E a discorrer con lei non  lo stesso che discorrer con lui?
- Precisamente.
- E quand' cos vo via tranquillo e dico come stanno le cose per filo e per segno. Arrivedella e grazie. -
E se n' andato. Io son rimasto molto soddisfatto d'aver sbrigato quest'affare a mio cognato... Pensare che se stessi qui sempre potrei preparare i processi, dare il parere ai clienti ed essergli utile e nello stesso tempo divertirmi chi sa quanto!...
Sento proprio d'esser nato per far l'avvocato...
Quando  tornato Ambrogio e mi ha domandato se c'era stato nessuno gli ho risposto:
- C' stato un grullo... ma me lo son levato di tra i piedi. -
Ambrogio ha sorriso,  tornato al suo posto, s' messo lo scaldino tra le gambe e la penna tra le dita, e ha ricominciato a scrivere sulla carta bollata...


13 gennaio.

Il signor Venanzio  uggioso, ne convengo, ma ha delle buone qualit. Con me per esempio,  pieno di gentilezze e dice sempre che sono un ragazzo originale e che si diverte un mondo a sentirmi discorrere.
 di una curiosit straordinaria. Vuol saper tutto quello che si fa in casa e tutto quello che si dice di lui, e per questo mi d quattro soldi al giorno.
Stamani, per esempio, si  molto interessato ai soprannomi coi quali lo chiamano in casa, e io glie ne ho detti parecchi.
Mia sorella Virginia lo chiama vecchio spilorcio, sordo rimbambito, spedale ambulante; il Maralli lo chiama lo zio Tirchio, lo zio Rdero, e spesso gli dice anche vecchio immortale perch non muore mai. Perfino la donna di servizio gli ha messo il soprannome: lo chiama Gelatina perch trema sempre.
- Meno male! - ha detto il signor Venanzio. - Bisogna convenire che, fra tutti, la pi gentile verso di me  la serva. La ricompenser! -
E s' messo a ridere come un matto.

16 gennaio.

Ho gi pensato al regalo che debbo fare a mio cognato. Gli comprer una bella cartella da tenere sulla sua scrivania invece di quella che ha ora, che  tutta strappucchiata e sudicia d'inchiostro.
E poi comprer anche un paio di razzi che mander dalla terrazza in segno di gioia per esser finalmente diventato un buon ragazzo come desiderano i miei genitori.


17 gennaio.

Ieri mattina me n' successa una bella.
Nel ritornare a casa, dopo aver comprato la cartella per il Maralli e i due razzi, passai dallo studio, e vedendo nella stanza d'aspetto che Ambrogio non c'era e che aveva lasciato sotto il tavolino lo scaldino spento, mi venne l'idea di fargli una sorpresa e gli ci misi dentro i due razzi, nascosti ben bene sotto la cenere.
Veramente, se avessi potuto immaginare le conseguenze, questo scherzo non lo avrei fatto; ma come si fa, santo Dio, a immaginarsi le conseguenze che hanno il torto di venir sempre dopo, quando nelle cose non c' pi rimedio?
Per da qui in avanti voglio pensarci ben bene prima di fare una burla in modo che non mi succeda pi di sentirmi dire, come per questo fatto, che io fo gli scherzi di cattivo genere.
 stata proprio una faccenda seria, ma per me che sapevo che non c'era pericolo  stata una cosa da morire dal ridere.
Io avevo visto Ambrogio andare in cucina ad assettare lo scaldino, come fa tutte le mattine, e naturalmente stavo in vedetta. A un certo punto si  sentito un gran tonfo ed un urlo, e allora mio cognato e due clienti che erano nello studio si son precipitati nella stanza d'aspetto e son corse pure Virginia e la donna di servizio per vedere quel che era successo. Ma ecco che, quando tutti erano l riuniti, scoppia nello scaldino un tonfo pi grosso di prima, e allora via tutti come pazzi a scappar di qua e di l, lasciando quel povero Ambrogio solo, incastrato fra il tavolino e la seggiola e che non aveva la forza di moversi e balbettava:
- Che sar mai? Che sar mai? -
Io ho cercato di fargli coraggio, dicendogli:
- Non  niente di pericoloso... Anzi! Io credo che sieno certi razzi che avevo messo l per fare un po'di festa... -
Ma il povero Ambrogio non capiva pi niente e non mi sentiva neppure; per mi ha sentito il Maralli, che dopo essere scappato via con gli altri ora ritornava piano piano e faceva capolino alla porta.
- Ah! - ha gridato mostrandomi il pugno - sei stato tu, ancora coi tuoi fuochi d'artifizio? Ma dunque hai giurato proprio di farmi rovinar la casa in capo? -
Io allora ho cercato di rinfrancare anche lui dicendogli:
- Ma no, via; t'assicuro che non  rovinato altro che uno scaldino... Non  niente, vedi?  stata pi la paura che il danno... -
Non l'avessi mai detto! Mio cognato  diventato rosso dalla rabbia, e ha incominciato a gridare:
- Che paura e non paura, brutto imbecille che non sei altro! Io non ho paura di nulla, per tua regola... ma ho paura a tenerti in casa mia, perch sei un flagello, e vedo che, prima o poi, finiresti col farmi la pelle... -
Io allora mi son messo a piangere e sono scappato in camera mia, dove poco dopo  venuta mia sorella che mi ha fatto una predica d'un'ora, ma poi ha finito col perdonarmi e col persuadere il Maralli a non riportarmi a casa mia per esser mandato in collegio.
E io, per dimostrargli la mia gratitudine, stamani prima che egli andasse nello studio, gli ho messo sulla scrivania la cartella nuova che gli comprai, e ho buttato quella vecchia nel caminetto.
Speriamo che anche lui mi sia grato della mia gratitudine...


.

Oggi ho pensato tutto il giorno a correggermi del difetto di fare gli scherzi di cattivo genere, e perci mi  venuto in mente di farne uno che non pu aver nessuna seria conseguenza n recar danno a nessuno.
Mentre ero dal signor Venanzio, che tra parentesi si  divertito un mondo al racconto del fatto d'ieri, ho colto il momento in cui aveva posato le lenti sul tavolino e gliele ho prese. Poi sono andato nella stanza d'aspetto, e quando Ambrogio  andato nello studio a parlare col Maralli, lasciando le sue lenti sul tavolino, ho preso anche le sue e son corso in camera mia.
L ho rotto una delle due punte di un pennino facendone un piccolo cacciavite; e con questo, svitando i perni delle lenti ho messo quelle d'Ambrogio nei cerchietti d'oro del signor Venanzio e le lenti del signor Venanzio nei cerchietti d'acciaio di Ambrogio, riserrando poi i pernetti con le viti com'eran prima.
L'operazione  stata fatta cos alla lesta, che ho potuto rimettere le due paia di lenti al loro posto senza che n Ambrogio n il signor Venanzio si fossero accorti della loro mancanza.
Non mi par vero d vedere come ander, a finire questo scherzo che non potr essere certo giudicato uno scherzo di cattivo genere.


18 gennaio.

Mi convinco sempre pi che  molto difficile per un ragazzo il prevedere le conseguenze di quello che fa, perch anche la burla pi innocente pu causare a volte delle complicazioni straordinarie, che neppure a esser grandi si saprebbero immaginare.
Iersera, dunque, appena Ambrogio ritorn al suo solito tavolino e si mise le lenti sul naso, fece un atto di meraviglia: e dopo averle rigirate tra le dita e ben considerate da tutte le parti e averle appannate pi volte col fiato e ben ben ripulite col suo fazzolettone a scacchi turchini ed essersele rimesse sul naso, incominci a mugolare:
- O Dio, o Dio, o Dio! Che diamine mai m' accaduto? Non ci veggo pi... Ah! Ho capito... questa  una conseguenza dello spavento di ieri! Vuol dire che sono ammalato grave... Pover'a me! Son rovinato... - E and a rammaricarsi col Maralli, al quale chiese il permesso di assentarsi subito dallo studio per recarsi in una farmacia, perch sentiva d non reggere e certo gli era per venire qualche cosa di molto serio.
E questa  una conseguenza. L'altra  anche pi strana e complicata.
Stamani il signor Venanzio s' messo nella poltrona per leggere come fa sempre il Corriere della Sera che, invece, gli arriva la mattina; ma appena s' messo le lenti ha incominciato a dire: - Uh! mi si appannano le pupille... Uh! mi si confonde la vista... Mi gira la testa... Ah, ci siamo! Per carit, mandate subito a chiamare il medico... e un notaro, mi raccomando! Un notaro! -
Allora in casa  successo una rivoluzione. Il Maralli  accorso al fianco dello zio e, ficcatogli il corno acustico nell'orecchio ha cominciato a dirgli - Coraggio, zio... Ci son qui io, non tema di niente! Penso a tutto io... Non si spaventi,  un deliquio passeggero... -
Ma il signor Venanzio aveva chiuso gli occhi ed era stato preso da un tremito che andava aumentando sempre pi.
Arrivato il medico l'ha visitato e ha detto che il malato era in condizioni disperate. A questa notizia il Maralli  diventato di tutti i colori, non poteva pi star fermo, e non faceva che ripetere:
-- Zio, coraggio... Sono qui io! -
Per metter fine a questa scena tragica son corso nella stanza d'aspetto e ho preso le lenti d'Ambrogio (che egli aveva lasciato iersera sul suo tavolino) con l'intenzione di portarle al signor Venanzio, e che avrebbero fatto il miracolo di guarirlo immediatamente. Ma quando son ritornato la porta era chiusa e di fuori stava mio cognato e Virginia.
Il Maralli era piuttosto allegro, e ho sentito che diceva:
- Ha detto al notaro che sarebbe stata una cosa lesta... e questo, capirai,  un buon segno perch vuol dire che ci saranno pochi legati... -
E a me che avevo steso la mano per aprir la maniglia della bussola ha soggiunto:
- Lascia andare... Non si pu entrare. C' il notaro... fa il testamento... -
Di l a poco mio cognato se n' andato nello studio perch gli  venuto un cliente, e anche Virginia  andata via, raccomandandomi di star l e di avvertirla appena fosse uscito il notaro.
Ma io, invece, quando il notaro  uscito sono entrato in camera e presa la trombetta ho gridato al signor Venanzio:
- Non dia retta al dottore! Lei si  impaurito perch non ci vedeva pi coi suoi occhiali... Ma si tratta probabilmente di un indebolimento di vista. Provi questi d'Ambrogio che sono pi forti dei suoi... -
E messegli sul naso le lenti che avevo con me gli ho presentato davanti agli occhi il Corriere della Sera.
Il signor Venanzio allora, nel vedere che ci vedeva, s' calmato subito, poi ha fatto il confronto fra le due paia di lenti, e abbracciandomi mi ha detto:
- Ma tu, ragazzo mio, sei un portento! Tu hai un acume molto superiore alla tua et, e diventerai certamente qualcosa di grosso... E mio nipote dov'?
- Era l fuori, ma ora  nel suo studio.
- E che diceva?
- Diceva che se lei si sbrigava presto col notaro era buon segno, perch significava che c'erano pochi legati. -
A queste parole il vecchio ha dato in una tal risata che credo non ne abbia mai fatte di simili in tutta la sua vita, e poi regalandomi i suoi occhiali d'oro che gli avevo chiesto e che gli erano oramai inutili ha esclamato:
- Ah, questa poi  la pi carina di tutte! E ora non mi dispiace che di una cosa: di non potere, quando sar morto, risuscitare per assistere all'apertura del testamento... Rimorirei dal ridere! -

.

 tornato Ambrogio, tutto impensierito perch il medico gli ha detto che ha una nevrastena acuta e gli ha ordinato di smettere di fumare e di mettersi in assoluto riposo.
- Pensare - diceva quel pover'uomo - che non posso fare n una cosa n l'altra! Come fo a mettermi in riposo se ho bisogno di lavorare per vivere? E come far io, disgraziato, a smettere di fumare... se non ho mai fumato in vita mia neppure una sigaretta? -
Ma io l'ho tolto da ogni imbarazzo, e, presentandogli gli occhiali d'oro del signor Venanzio, gli ho detto :
- Si provi un po'queste lenti, e vedr che gli passer la nevrastena... -
Bisognava vedere la gioia d'Ambrogio! Pareva diventato pazzo e voleva sapere una quantit di come e di perch; ma io ho tagliato corto dicendogli:
- Questi occhiali mi son stati regalati dal signor Venanzio e io li regalo a lei. Se li tenga e non cerchi altro!... -


19 gennaio.

Il Maralli da iersera  di un umore terribile.
Prima di tutto se la prese con me perch non lo avevo avvertito, come mi era stato detto, quando il notaro era uscito dalla camera del signor Venanzio, e poi era molto preoccupato perch non riusciva a spiegarsi il miglioramento avvenuto nelle condizioni di salute di suo zio, cos a un tratto, senza una causa, mentre il medico aveva detto prima che si trattava di una cosa grave.
Stamani era anche pi nero di iersera e me ne ha dette di tutti i colori perch gli buttai nel caminetto la sua vecchia cartella tutta strappata e scarabocchiata mettendogli invece sulla scrivania una cartella nuova, tutta dorata che  una, bellezza. E questa  la gratitudine per avere avuto il gentile pensiero di fargli un regalo!
Pare, a quanto ho potuto capire, che nella cartella vecchia vi fossero delle carte e dei documenti importantissimi che riguardavano un processo, e che ora, per la loro mancanza, il Maralli non sappia pi dove battere la testa...
Fortunatamente era l'ora della scuola e me sono andato via lasciando che si sfogasse con Ambrogio.
Quando son tornato di scuola ho trovato mio cognato anche pi nero di stamani.
Il signor Venanzio gli aveva detto che ero stato io che l'avevo guarito dandogli le lenti d'Ambrogio e Ambrogio poi gli aveva raccontato d'essere stato guarito pure da me per avergli dato le lenti del signor Venanzio.
- Voglio assolutamente sapere come sta questa faccenda! - ha detto il Maralli sgranandomi tanto d'occhi in faccia.
- Ma io che c'entro?
- C'entri benissimo. Com' che mio zio non ci vede pi con le sue lenti mentre ci vede con quelle d'Ambrogio? E com' che Ambrogio non ci vede pi con le sue e ci vede con quelle dello zio Venanzio?
- Uhm! Bisognerebbe sentire un oculista... -
In quel momento per  venuto Ambrogio, esclamando:
- Tutto  spiegato! Guardi: lo vede questo sgraffietto in questa lente? Ebbene: da questo sgraffietto ora riconosco che la lente  mia... Queste sono le mie lenti che ho sempre avute: soltanto sono state messe nei cerchietti d'oro di suo zio... Capisce? -
A questa rivelazione il Maralli ha cacciato un grido e ha fatto un passo verso di me, stendendo un braccio per afferrarmi, ma io ho fatto pi presto di lui e son corso a chiudermi in camera.
Che anche questo di cambiar le lenti a due paia d'occhiali sia stato uno scherzo di cattivo genere?
Ma chi avrebbe potuto prevedere che per questo scherzo il signor Venanzio e Ambrogio si sarebbero mpauriti a quel modo?
Ed  colpa mia se i loro medici per questo fatto hanno riscontrato nel primo un caso disperato e nel secondo una nevrastena acuta?

.

 un'ora che son chiuso in camera mia. Tanto per passare il tempo, con un bastoncino, una gugliata di refe e uno spillo ritorto, mi son fabbricato una lenza e mi son divertito a pescare nella mia catinella certi pesciolini ritagliati nella carta...


20 gennaio.

Stamani Virginia s' intromessa nella questione tra me e il Maralli e pare che egli non mi riporti a casa mia come aveva minacciato di fare.
- Che badi bene, per, - ha detto a mia sorella - che badi di rigar diritto! Io mi son gi pentito di quel che ho fatto per lui, e ormai basta una goccia per far traboccare il vaso!... -


21 gennaio.

Altro che goccia! Su quel vaso di mio cognato che era l l per traboccare c' cascato addirittura un diluvio e... non so proprio di dove cominciare.
Dovrei piangere dal dispiacere, strapparmi i capelli, dalla disperazione... ma le disgrazie che mi son capitate ieri tra capo e collo sono tante e si sono scatenate cos improvvisamente, tutte insieme, che io son rimasto rimbecillito e mi par di sognare...
Andiamo per ordine.
La prima causa della mia rovina  stata la passione per la pesca.
Ieri, appena ritornato da scuola, presi in camera mia quella lenza che mi ero fabbricato ieri l'altro e andai nella stanza del signor Venanzio con l'intenzione di pescare nella sua catinella per farlo divertire.
Disgraziatamente il signor Venanzio dormiva; e dormiva in un modo curioso, con la testa arrovesciata sulla spalliera della poltrona e con la bocca spalancata dalla quale gli usciva un rantolino che andava a finire in un piccolo fischio...
Allora cambiai idea. Dietro alla poltrona c'era una tavola, e io montatovi sopra, stando seduto su un panchettino, mi misi, per ridere, a pescare nella bocca del signor Venanzio, tenendo la lenza al disopra della sua testa e l'amo sospeso all'altezza della bocca spalancata...
- Ora quando si sveglia - pensavo - chi sa come rimarr sorpreso! -
Disgraziatamente gli venne a un tratto da starnutire; e nello starnuto, avendo egli chinata la testa, l'amo and a posarglisi sulla lingua e, avendo poi richiusa la bocca, gli rest dentro, mentre io senza accorgermene, per un semplice istinto di pescatore, detti una stratta alla lenza tirando in su...
Si ud un grido acutissimo, e io vidi, con mia grande meraviglia, attaccato all'amo un dente con due barbe!
Nello stesso tempo il signor Venanzio sputava una boccata di sangue...
In quel terribile istante, preso da un grande sgomento, gettai la lenza e, sceso con un salto dalla tavola, scappai come un pazzo in camera mia.
Dopo un'oretta  venuto mio cognato, seguito da mia sorella che gli raccomandava: - Riportalo a casa magari subito, ma non lo picchiare!
- Picchiarlo? Se mi ci mettessi dovrei ammazzarlo! - rispondeva il Maralli. - No, no; ma voglio che sappia almeno quel che mi costa l'averlo tenuto una settimana in casa mia! -
Quando mi fu dinanzi mi guard ben bene in faccia e poi disse lentamente con una calma che mi faceva pi paura che se avesse urlato come tante altre volte :
- Sai? Ora son convinto anche io che tu anderai a finire in galera... e t'avverto che io non sar certo il tuo avvocato difensore... Io, vedi, ho conosciuto molta canaglia: ma tu hai nelle tue intraprese di delinquente delle risorse misteriose, ignorate a tutti gli altri... Per esempio, come avrai fatto a fare un taglio alla lingua di mio zio Venanzio e a portargli via un dente che  stato trovato attaccato a uno spillo ricurvo legato a un filo di refe? E perch hai fatto questo? Chi lo sa! Ma quello che devi sapere  che mio zio vuole assolutamente andar via da casa mia, dove dice di non sentirsi sicuro, e che cos, per causa tua, io vado a rischio di perder una vistosa eredit della quale, senza di te, potevo dirmi sicuro. -
Il Maralli s' asciugato il sudore, mordendosi al tempo stesso le labbra; poi ha ripreso lentamente :
- Tu mi hai dunque rovinato come uomo; ma aspetta, ch c' dell'altro! E quest'altro, purtroppo, l'ho scoperto in tribunale, al processo, che  andato tutto a rotoli e che ha segnato la mia rovina nella mia professione e nella mia carriera politica. Tu parlasti quattro o cinque giorni fa con un contadino chiamato Gosto grullo?
- S - confessai io.
- E che gli dicesti? -
A questo punto mi parve che la constatazione di una buona azione compiuta dovesse compensare il fallo rimproveratomi precedentemente e risposi con accento trionfale:
- Gli dissi che in tribunale doveva dire la verit, tutta la verit, nient'altro che la verit, come ho visto scritto nel cartello che  sulla testa del presidente.
- Sicuro! E infatti l'ha detta! Egli ha raccontato che gli imputati avevan tirato dei sassi ai soldati e gli imputati sono stati condannati. Hai capito?... E gli hai fatti condannar te! E io che ero avvocato difensore ho perso la causa per te! E per te i giornali avversari mi attaccheranno ora con violenza, e per te il nostro partito avr in paese meno credito di quel che aveva... Hai capito? Sei contento ora? Sei soddisfatto dell'opera tua? Vuoi far qualche cos'altro? Hai in mente altre rovine, altri cataclismi da compiere? Ti avverto che nel caso hai tempo fino a domattina alle otto, perch ora  troppo tardi per riaccompagnarti a casa tua.
Io non capivo pi nulla, non avevo la forza n di parlare n di muovermi...
Il Maralli mi lasci l come inebetito; mia sorella mi disse: - Disgraziato! - e se ne and anche lei.
Ah s, disgraziato: disgraziato io e pi disgraziati tutti quelli che hanno a che far con me...
Sono gi le otto, caro giornalino: il Maralli mi aspetta nello studio per ricondurmi a mio padre che mi metter subito in collegio!
Si pu essere pi disgraziati di me!
Eppure non mi riesce di piangere... Anzi! Con tutta la tremenda prospettiva del mio triste avvenire, non so levarmi dalla mente l'immagine di quel dente con quelle due barbe che ho pescato ieri nella bocca spalancata del signor Venanzio e ogni tanto mi scappa da ridere...


22 gennaio.

Ho appena due minuti di tempo per scrivere due righe. Sono a Montaguzzo, nel collegio Pierpaoli, e profitto di questo momento in cui mi trovo solo, in camerata, con la scusa di prendere dal mio baule la biancheria che mi  necessaria per la mia toilette.
Proprio cos. Ieri mattina il Maralli mi riaccompagn dal babbo al quale raccont tutto quello che gli era successo per causa mia, e allora il babbo - a racconto finito - non disse altro che queste parole:
- Me l'aspettavo: tant' vero che il suo baule con tutto il corredo richiesto dal collegio Pierpaoli  su bell'e pronto. Partiremo subito, con la corsa delle nove e quarantacinque! -
Giornalino mio, non ho coraggio di descrivere qui la scena della separazione dalla mamma, dall'Ada, dalla Caterina... Si piangeva tutti come tante fontane, e anche ora nel ripensarci mi vengon gi, su queste pagine, i goccioloni a quattro a quattro...
Povera mamma! In quel momento ho capito quanto bene mi vuole, e ora che sono cos lontano da lei capisco quanto bene le voglio io...
Basta: il fatto  che, dopo due ore di treno e quattro d diligenza, sono arrivato qui, dove il babbo uni ha consegnato al signor direttore e mi ha detto lasciandomi:
- Speriamo che quando ritorner a prenderti possa trovare un ragazzo diverso da quello che lascio!
Mi riescir di diventare diverso da quel che sono? Sento la voce della direttrice...

.

Mi hanno messo la divisa del collegio che  bigia, col berrettino da soldato, la tunica con una doppia fila di bei bottoni d'argento e i calzoni lunghi con le bande rosso-scure.
I calzoni lunghi mi stanno benissimo; ma per la divisa del collegio Pierpaoli non ha sciabola e anche questo, per me  stato un bel dispiacere!


29 gennaio.

 una settimana, giornalino mio, che non ho scritto pi un rigo in queste tue pagine, nelle quali in questi giorni avrei avuto pur tante cose tristi e comiche da confidare e anche tante lacrime da versare!...
Ma qui, in questo stabilimento carcerario che chiamano collegio, non siamo mai soli, neppure quando si dorme, e la libert non penetra mai per nessuno, neppure per un minuto secondo...
Il direttore si chiama il signor Stanislao ed  un uomo secco secco e lungo lungo, con due gran baffoni brizzolati che quando s'arrabbia gli treman tutti, e con una zazzera di capelli nerissimi che gli vengono in avanti appiccicati sulle tempie e che gli dnno l'aria di un grand'uomo, ma dei tempi passati.
 un tipo militare, che parla sempre a forza di comandi e facendo gli occhi terribili.
- Stoppani, - mi ha detto un paio di giorni fa - stasera starete a pane e acqua! Per fianco destro... March! -
E questo, perch? Perch mi aveva sorpreso nel corridoio che conduce alla sala di ginnastica mentre scrivevo col carbone sul muro: Abbasso i tiranni!
Pi tardi la direttrice mi disse:
- Sei un sudicione e un malvagio. Sudicione perch hai sporcato il muro, e malvagio perch offendi le persone che cercano di farti del bene correggendoti. Chi hai voluto indicare come tiranni? Sentiamo...
- Uno  Federigo Barbarossa, - risposi pronto - un altro  Galeazzo Visconti, un altro  il generale Radeschi, e un altro ...
- Siete anche un impertinente, ecco tutto! Andate in classe subito! -
Questa direttrice non capisce nulla; invece d'aver piacere chi io mi appassioni contro i peggiori personaggi della storia patria, s' messa in testa, da quella volta, che io la canzoni, e non mi leva mai gli occhi di dosso.








La direttrice si chiama la signora Geltrude ed  la moglie del signor Stanislao, ma  un tipo tutto diverso da lui.  bassa bassa e grassa grassa, con un naso rosso rosso, e declama sempre, e fa dei grandi discorsi per delle cose da nulla, e non si cheta mai un minuto, corre per tutto e discorre con tutti e su tutto e su tutti trova a ridire.
Gli insegnanti che fanno lezione alle diverse classi sono tutti dipendenti dal direttore e dalla direttrice e paion loro servitori. Il professore di francese arriva perfino a baciare la mano alla signora Geltrude tutte le mattine quando le d il buon giorno e tutte le sere quando le d la buona sera; e il professore di matematiche dice sempre al Signor Stanislao quando va via: "Servo suo, signor direttore!"
Noi collegiali siamo ventisei in tutti: otto grandi, dodici mezzani e sei piccoli. Io sono il pi piccino di tutti. Si dorme in tre camerate, una accanto all'altra, si mangia tutti in un gran salone, due pasti al giorno e la mattina il caff e latte col pane inzuppato, ma senza burro e sempre con poco zucchero.
Il primo giorno a desinare vedendo venir la minestra di riso esclamai:
- Meno male! Il riso mi piace moltissimo... -
Un ragazzo di quelli grandi che sta di posto accanto a me (perch a tavola ci mettono sempre alternati, uno piccino e uno pi grande) e che si chiama Tito Barozzo ed  napoletano, dtte in una gran risata e disse:
- Tra una settimana non dirai pi cos! -
Io allora non capii niente, ma ora ho compreso benissimo il significato d quelle parole.
Sono sette giorni che sono qui e, meno l'altro ieri che era venerd, si  sempre mangiato la minestra di riso due volte al giorno...
Mi  venuta cos a noia, che l'idea di una minestra di capellini, che prima mi era cos antipatica, ora mi manda tutto in solluchero!...
Oh mamma mia, cara mammina che mi facevi fare spesso da Caterina gli spaghetti con l'acciugata che mi piacciono tanto, chi sa come ti dispiacerebbe se tu sapessi che il tuo Giannino in collegio  obbligato a mangiare dodici minestre di riso in una settimana!


1 febbraio.

 appena giorno e io che mi sono svegliato presto ne profitto per continuare a registrare le mie memorie nel mio caro giornalino, mentre i miei cinque compagni dormono della grossa.
In questi due giorni passati ho due tatti notevoli da narrare: una condanna alla prigione e la scoperta della ricetta per fare un'eccellente minestra di magro.
Ieri l'altro dunque, cio il 30 Gennaio, dopo colazione, mentre stavo chiacchierando con Tito Barozzo, un altro collegiale grande, un certo Carlo Pezzi, gli si accost e gli disse sottovoce:
- Nello stanzino ci son le nuvole...
- Ho capito! - rispose il Barozzo strizzando un occhio.
E poco dopo mi disse: - Addio, Stoppani, vo a studiare - e se n'and dalla parte dove era andato il Pezzi.
Io che avevo capito che quella d'andare a studiare era una scusa bella e buona e che invece il Barozzo era andato nello stanzino accennato prima dal Pezzi, fui preso da una grande curiosit e, senza parere, lo seguii pensando:
- Voglio vedere le nuvole anch'io. -
E arrivato a una porticina dove avevo visto sparire il mio compagno di tavola, la spinsi e... capii ogni cosa.
In una piccola stanzetta che serviva per pulire e assettare i lumi a petrolio (ve n'erano due file da una parte, e in un angolo una gran cassetta di zinco piena di petrolio e cenci e spazzolini su una panca) stavano quattro collegiali grandi che nel vedermi, si rimescolarono tutti, e vidi che uno, un certo Mario Michelozzi, cercava di nascondere qualcosa...


Ma c'era poco da nascondere, perch le nuvole dicevano tutto; la stanza era piena di fumo e il fumo si sentiva subito che era di sigaro toscano.
- Perch sei venuto qui? - disse il Pezzi con aria minacciosa.
- Oh bella! Son venuto a fumare anch'io.
- No, no! - salt a dire il Barozzo. - Egli non  avvezzo... gli farebbe male, e cos tutto sarebbe scoperto.
- Va bene: allora star a veder fumare.
- Bada bene per, - disse un certo Maurizio Del Ponte. - Guai se...
- Io, per tua regola - lo interruppi con alterezza, avendo capito quel che voleva dire - la spia non l'ho mai fatta e spero bene! -
Allora il Michelozzi che era rimasto sempre prudentemente con le mani didietro, tir fuori un sigaro toscano ancora acceso, se lo cacci avidamente tra le labbra, tir due o tre boccate e lo pass al Pezzi che fece lo stesso passandolo poi al Barozzo che ripet la medesima funzione passandolo al Del Ponte che, dopo le tre boccate di regola, lo rese al Michelozzi... e cos si ripet il passaggio parecchie volte, finch il sigaro fu ridotto a una misera cicca e la stanza era cos piena di fumo che ci si asfissiava...
- Apri il finestrino! - disse il Pezzi al Michelozzi. E questi si era mosso per eseguire il saggio consiglio quando il Del Ponte esclam:
- Calpurnio! -
E si precipit fuori della stanza seguito dagli altri tre.
Io, sorpreso da quella parola ignorata, indugiai un po'nella istintiva ricerca del suo misterioso significato, pur comprendendo ch'era un segnale di pericolo; e quando a brevissima distanza dagli altri feci per uscir dalla porticina, mi trovai a faccia a faccia col signor Stanislao in persona che mi afferr per il petto con la destra e mi ricacci indietro esclamando:
- Che cosa succede qua? -
Ma non ebbe bisogno di nessuna risposta; appena dentro la stanza comprese perfettamente quel che era successo e con due occhi da spiritato, mentre gli tremavano i baffi scompigliati dall'ira, ton:
- Ah, si fuma! Si fuma, e dove si fuma? Nella stanza del petrolio, a rischio di far saltar l'istituto! Sangue d'un drago! E chi ha fumato? Hai fumato tu? Fa'sentire il fiato... march! -
E si chin gi mettendomi il viso contro il viso in modo che i suoi baffoni grigi mi facevano il pizzicorino nelle gote. Io eseguii l'ordine facendogli un gran sospiro sul naso ed egli si rialz dicendo:
- Tu no... difatti sei troppo piccolo. Hanno fumato i grandi... quelli che sono scappati di qui quando io imboccavo il corridoio. E chi erano? Svelto... march!
- Io non lo so.
- Non lo sai? Come! Ma se erano qui con te!
- S, erano con me... ma io non li ho visti... Sa, con questo fumo!... -
A queste parole i baffi del signor Stanislao incominciarono a ballare una ridda infernale.
- Ah! Sangue di un drago! Tu ardisci rispondere cos al direttore? In prigione! In prigione! March! -
E afferratomi per un braccio mi port via, chiam un bidello e gli disse:
- In prigione fino a nuov'ordine! -

.

La prigione  una stanzetta su per gi come quella dei lumi a petrolio, ma pi alta della met, e c' una finestra lass per aria, con una barra di ferro che le d, proprio l'aspetto triste di una prigione.
Fui serrato l dentro a catenaccio, e vi rimasi solo con  miei pensieri finch non venne a farmi visita la signora Geltrude la quale mi fece una lunga predica sul pericolo dell'incendio che avrebbe potuto succedere se il fuoco del sigaro si fosse appiccato al petrolio, e seguit a declamare per un bel pezzo per finire poi, con voce patetica, a scongiurarmi di dire a lei la verit, assicurandomi che non era per dare delle punizioni ai colpevoli, ma per prendere delle precauzioni nell'interesse di tutti...
Io naturalmente seguitai a dire che non sapevo niente e che non avrei detto niente mai, anche se mi avessero tenuto in prigione per una settimana, che dopo tutto era meglio stare a pane e acqua che essere obbligati a mangiar la minestra di riso due volte al giorno...
La direttrice se ne and tutta invelenita dicendomi con voce drammatica:
- Vuoi essere trattato con tutto il rigore? Tal sia di te! -
Rimasto solo daccapo, mi sdraiai sul lettuccio che era in un canto della prigione e non tardai ad addormentarmi perch era gi tardi e io ero stanco da tante emozioni.
La mattina dopo, cio iermattina, mi svegliai di lietissimo umore.
Il mio pensiero, considerando i miei casi, corse ai tempi delle cospirazioni, quando i patriotti italiani marcivano nelle prigioni piuttosto che dire i nomi dei congiurati ai tedeschi, e mi sentivo pieno d'allegria, e avrei voluto magari che la prigione fosse stata pi stretta e magari anche umida, e con qualche topo.
Per, in mancanza di topi, c'era qualche ragno, e io mi misi in testa di ammaestrarne uno, come Silvio Pellico, e mi misi all'opera con tutto l'impegno, ma dovetti smettere. Non so se dipenda perch i ragni d'allora fossero pi intelligenti di quelli d'ora o perch i ragni di collegio siano pi zucconi degli altri, ma il fatto  che quel maledetto ragno faceva tutto il contrario di quel che gli dicevo d fare, e mi fece tanto arabbiare che da ultimo lo schiacciai con un piede.
Allora mi venne in mente che, se avessi potuto chiamare dalla finestra qualche passerotto, sarebbe stato molto pi facile di ammaestrarlo; ma la finestra era cos alta!...
Non so che cosa avrei dato per potere arrampicarmi su quella finestrino; e a furia di pensarci mi era venuto come una frenesia e non potevo pi star fermo, n mi riusciva di levarmi dal cervello quell'idea...
Cominciai dal trascinare il lettuccio sotto la finestra per diminuirne la distanza; poi presi un pezzo di corda che avevo in tasca, levai la cinghia dei calzoni e l'aggiunsi a quella... Ma con tutt'e due si arrivava appena alla met dell'altezza cui era posta la finestra. Allora mi cavai la camicia, la strappai a strisce, che attorcigliai a uso fune e che aggiunsi alla corda che avevo gi; ne venne una corda assai lunga che lanciai mirando alla finestra. Ora ci arrivava, ma occorreva una lunghezza maggiore per farne ritornar gi una parte dopo averla fatta passare sulla sbarra che era nel mezzo alla finestra. Mi cavai anche le mutande delle quali feci altre strisce che aggiunsi alle altre. Cosi ottenni una corda sufficiente a tentare la scalata che mi ero prefisso di dare alla finestra.
Da un capo di essa attaccai una scarpa; e incominciai i miei esercizi di tiro a segno lanciando con la destra la scarpa contro la barra di ferro e tenendo nella sinistra l'altro capo della corda.
Quanti vani tentativi! Non avevo orologio per calcolare quanto tempo occupassi in questo lavoro, ma potevo giudicarne la durata dal sudore che mi bagnava tutto per la fatica.
Finalmente mi riusc di fare in modo che la scarpa lanciata al disopra della sbarra girasse al di sotto, ritornando dentro la stanza; e dopo, piano piano, a forza di piccole e prudenti scosse date con la parte di corda che avevo in mano mi riusc di far calare gi l'altro capo tanto da arrivare ad acchiapparlo.
Che felicit! Su quella doppia corda mi arrampicai su fino alla finestra, dove mi riesc di accoccolarmi, alla meglio, e salutai il cielo che mai mi era parso cos limpido e cos bello come in quel momento.
Ma oltre alla bellezza del cielo che scorgevo al disopra di me mi commosse l'animo un grato odorino di soffritto che veniva dal di sotto... La finestrina, infatti, dava sul cortiletto della cucina in un angolo del quale era una enorme caldaia piena d'acqua bollente.
Allora mi ricordai che era venerd, il giorno sacro alla famosa minestra di magro che in mezzo a tutte le minestre di riso della settimana veniva ad allietare i nostri stomachi, a quella eccellente minestra di magro cos saporita e che pareva riunire in s le fragranze pi care dell'umano palato...
Mi sentivo venir l'acquolina in bocca e una grande malinconia mi scendeva gi nella desolata solitudine delle mie povere budella...
Fortunatamente questo atroce supplizio dur poco, perch ogni desiderio mi spar come per incanto dallo stomaco appena scoprii la ricetta con la quale il cuoco del collegio faceva la sua ottima minestra di magro.
Stando appollaiato sulla finestra avevo visto pi volte andare e venire lo sguattero, un ragazzettaccio che da quel che capii era stato preso da poco perch sentivo il cuoco che gli diceva continuamente: - Fa'cos, fa'cos, piglia qui, piglia l - e gli insegnava tutto quel che aveva a fare e dove stavano gli utensili e come dovevano essere adoperati...
- Tutti i piatti sudici di ieri, - gli domand a un certo punto il cuoco - dove gli hai messi?
- Lass su quell'asse come mi diceste voi.
- Benone! Ora rigovernali nella solita caldaia dove hai rigovernato ieri e ier l'altro, ch l'acqua calda dev'essere al punto giusto... E poi risciacquali come le altre volte nell'acqua pulita. -
Lo sguattero port tutti i piatti sudici nel cortiletto e a due a due li fece scivolare dentro il caldaione dell'acqua calda. Poi si mise a tirarli su, a uno per volta, sciaguattandoli e strisciandovi sopra l'indice della destra steso per
levarvi bene l'unto...
Quand'ebbe tirato su l'ultimo piatto, lo sguattero esclam immergendo la mano nella caldaia:
- Che brodo! Si taglia col coltello!...
- Benone! - disse il cuoco comparendo sull'uscio della cucina. - Gli  come deve essere per la minestra d'oggi. -
Lo sguattero sgran tanto d'occhi, proprio come feci io lass sul mio osservatorio.
- Come! La minestra d'oggi?
- Sicuro! - spieg il cuoco, accostandosi al caldaione. - Questo  il brodo per la minestra di magro alla casalinga del venerd che piace tanto a tutte queste carogne di ragazzi. Capirai! Qui ci son tutti i sapori...
- Sfido io! Ci ho rigovernato i piatti di due giorni di seguito...
- E prima che tu venissi tu c'erano stati rigovernati i piatti d'altri due giorni... Insomma, per tu'regola, in questa caldaia si comincia a rigovernar la domenica e si dura fino al gioved, sempre nella medesima acqua; e capirai bene che quando si arriva al venerd l'acqua non  pi acqua, ma  un brodo da leccarsi i baffi...
- Vo'direte bene, - disse lo sguattero sputando - ma io i baffi non me li voglio leccare un accidente...
- Grullaccio! - ribatt il cuoco. - Ti par'egli che noi si mangi di questa roba? Il personale di cucina mangia la minestra speciale che si fa per il direttore e per la direttrice...
- Ah! - fece lo sguattero, tirando un gran respiro di sollievo.
- Ora, via: portiamo la caldaia sul fuoco, che c' gi il pane bell'e affettato e il soffritto  pronto. E tu impara il mestiere, e mosca! Il personale di cucina, questo te l'ho gi spiegato, non deve mai far parola con nessuno al mondo di quel che si fa intorno ai fornelli. Hai capito? -
E, uno da una parte uno dall'altra, afferrarono la caldaia e l'alzarono di peso; ma allo sguattero nel chinarsi cadde nella caldaia il berrettaccio tutt'unto che aveva in testa, ed egli fermatosi dette in una grande risata e ritiratolo su strizzandovelo dentro esclam:
- Gua'! Ora gli  anche pi saporito di prima! -
A questo punto non ne potetti pi dallo schifo e dall'ira: e cavatomi la scarpa rimastomi in piedi la tirai gi con forza nella caldaia urlando.
- Porci! allora metteteci anche questa!... -
Il cuoco e lo sguattero si voltarono in su, come due spiritati, e mi par di vedere anche ora quei quattro occhi dilatati, fissi su me in una comica espressione di maraviglia e di sgomento.
Io intanto seguitavo a lanciar loro tutti i titoli che si meritavano, finch essi, riavutisi finalmente dallo sbalordimento, si precipitarono dentro la cucina.
Pochi minuti dopo, la piccola porta della mia prigione si apriva e vi entrava di profilo - ch altrimenti non ci sarebbe potuta passare - la signora Geltrude declamando:
- Ah disgraziato! Uh, che vedo!... A rischio di cader gi e sfracellarsi!... In nome di Dio, Stoppani, che cosa fate costass?
- Eh! - risposi - sto a veder preparare la minestra di magro alla casalinga...
- Ma che dici? sei impazzato? -
In quel momento entr un bidello con una scala.
- Appoggiatela l, e fate scendere quello sciagurato! - impose con aria drammatica la signora Geltrude.
- No, non scendo! - risposi aggrappandomi alla sbarra d ferro. - Se devo rimanere in prigione voglio starmene quass perch c' pi aria... e poi si impara come si cucinano i ragazzi in collegio!...
- Scendi, via! Non capisci che ero venuta appunto per farti uscire dalla prigione? Purch, s'intende, tu prometta di essere buono e ubbidiente, ch se no, figliuolo mio,  un affar serio!... -
Io guardai la direttrice sorpreso.
- Perch questa improvvisa liberazione? - pensavo fra me. - Eppure non ho rivelato i nomi dei ragazzi che fumavano nello stanzino del petrolio... Dunque? Ah! Ho capito! Ora cercan di pigliarmi con le buone maniere perch non racconti ai miei compagni la scoperta della ricetta per la zuppa di magro alla casalinga. -
In ogni modo non c'era pi ragione di rimanere appollaiato sulla finestrina e discesi.
Appena ebbi toccato terra, la signora Geltrude, ordin al bidello di riportar via la scala, e poi, presomi per un braccio, mi disse con tono imperioso:
- Di'su: che volevi dire della minestra di magro che si fa in collegio?
- Volevo dire che io non intendo di mangiarla pi mai. Guardi! Mi assoggetto piuttosto a mangiar quella di riso anche il venerd... a meno che non mi dia la minestra speciale che fanno per lei e per il signor direttore...
- Ma che dici? Io non t'intendo... Dimmi tutta la verit... tutta, capisci? -
Allora le raccontai semplicemente tutto quello che avevo visto e sentito dalla finestrino della mia prigione e con mia grande sorpresa la signora Geltrude, molto impressionata dal mio racconto, esclam:
- La cosa che dici, ragazzo mio,  molto seria... Bada bene! Si tratta di far perdere il pane a due persone: al cuoco e allo sguattero... Pensaci: hai detto proprio la verit?
- L'ho detta e la sostengo.
- Allora vieni a far rapporto dal signor direttore! -
Difatti mi condusse nell'ufficio di direzione dove, dietro a una scrivania piena di libri, stava il signor Stanislao.
- Lo Stoppani - gli disse la signora Geltrude - ha un rapporto molto grave da fare contro il personale di cucina. Via, racconta -
E io raccontai da capo la scena alla quale avevo assistito.
Passavo di sorpresa in sorpresa. Anche il direttore mi apparve indignato del racconto fatto. Chiam il bidello e ordin:
- Fate venir qui il cuoco e lo sguattero. March! -
Poco dopo, eccoli tutti e due; e io daccapo a ripetere il racconto per la terza volta... Ma la mia maraviglia giunse al colmo quando, invece di rimanere confusi, com'io mi aspettavo, sotto il peso delle mie rivelazioni, essi dttero in una grande risata, e il cuoco, presa la parola, disse indirizzandosi al signor Stanislao:
- La mi scusi, signor direttore, ma le par possibile che si faccia tutto questo? Deve sapere che io ho per abitudine di far sempre la burletta, e ora specialmente che ho per le mani questo sguattero, che  nuovo del mestiere, mi diverto un mondo a dargliene ad intendere delle cotte e delle crude... Quello che ha raccontato il signorino  sacrosantamente vero: soltanto, come le ho detto, si trattava di parole dette per ischerzo...
- Va bene, - disse il direttore. - Ma il mio dovere mi impone di procedere immediatamente a un'ispezione in cucina. Precedetemi... March! E voi, Stoppani, attendetemi qui... -
E usc impettito, con passo militare.
Quando ritorn poco dopo mi disse sorridendo:
- Tu hai fatto bene a riferirmi quel che avevi visto... Ma fortunatamente la cosa sta come aveva raccontato il nostro cuoco... e puoi mangiar tranquillo la tua brava scodella di minestra alla casalinga. Cerca di esser buono... Va'! - E mi dtte un colpetto di mano su una guancia.
Io me ne andai tutto contento e persuaso in mezzo ai miei compagni, che giusto in quel momento uscivano di classe.
Poco dopo andammo tutti a pranzo, e il Barozzo che, come dissi gi,  di posto accanto a me, mi strinse forte la mano sotto la tovaglia e mi disse sottovoce:
- Bravo Stoppani! sei stato forte... Grazie! -
Quando venne in tavola la minestra di magro alla casalinga, il mio primo movimento fu di repulsione. Ma le parole del cuoco mi avevano persuaso... E poi avevo molta fame... E poi, appena assaggiata dovetti riconoscere che quella minestra era proprio buona e mi pareva impossibile che una cosa tanto prelibata potesse esser preparata in un modo cos ripugnante.
Avrei voluto raccontare al Barozzo tutta la scena che si era svolta nel cortiletto della cucina e poi nell'ufficio di direzione... Ma la signora Geltrude, che quando si mangia gira sempre intorno alla tavola, non mi levava gli occhi di dosso, e mi accorsi che mi vigilava in modo speciale, proprio per vedere se mangiavo la minestra e se raccontavo l'avventura della mattinata ai miei compagni di tavola.
Anche dopo, durante l'ora di ricreazione, la signora Geltrude continu la sua sorveglianza speciale; la quale non imped che il Pezzi, il Del Ponte e il Michelozzi mi facessero una gran festa, dichiarandomi che bench io sia piccino, dopo quel fatto d'aver sostenuto la prigione piuttosto che far la spia, mi consideravano un amico grande come loro, e mi avrebbero ammesso nella loro societ segreta che si chiama: Uno per tutti e tutti per uno.
La sorveglianza speciale  durata fino a ieri sera; ma a cena mi parve che il mio contegno avesse finalmente persuaso la direttrice che mi ero dimenticato di quel che avevo visto la mattina.
Cos potei narrar tutto per filo e per segno al Barozzo, il quale prese la cosa molto sul serio e dopo aver pensato un po'disse:
- Vorrei sbagliare... Ma per me l'interrogatorio del cuoco e dello sguattero  tutta una commedia.
- Come!
- Sicuro. Prendiamo a considerare la faccenda dal momento in cui il cuoco, accortosi che tu avevi assistito alla preparazione della minestra di magro alla casalinga,  corso ad avvertire il direttore o la direttrice. Qual era il consiglio che dovevano seguire nel loro interesse? Quello di rabbonirti e di cancellare dalla tua mente lo spettacolo che avevi visto. Essi dunque hanno detto al cuoco e allo sguattero: Quando sarete chiamati dite che  stata una burletta!... Ed ecco che la direttrice viene ad aprirti la prigione, finge di scandalizzarsi al tuo racconto e ti conduce dal direttore il quale finge di fare un tremendo processo al cuoco e allo sguattero, i quali fingono di avere scherzato... e tu, persuaso di tutto questo, mangi e gusti, come al solito, la tua brava minestra di magro alla casalinga e... e tutto sarebbe andato bene per loro se tu non avessi raccontato la cosa al tuo amico Barozzo che ha pi esperienza di te e che riferir la cosa alla societ... -
Per questa faccenda, in tempo di ricreazione faremo un'adunanza e decideremo. Non mi par vero che arrivi quell'ora!...
Ma  gi sonata la sveglia e bisogna che mi affretti a nasconderti, giornalino mio!

.

L'adunanza della Societ segreta Tutti per uno e uno per tutti  andata benissimo.


Ci siamo riuniti tutti in un angolo del cortile; questo disegno che ho fatto qui stasera, prima di addormentarmi, rappresenta il momento pi solenne della discussione, con Tito Barozzo che presiedeva alla mia sinistra, e accanto i lui Mario Michelozzi, alla mia destra Carlo Pezzi e, tra questi e il Michelozzi, Maurizio del Ponte.
Prima di tutto c' stato un voto di plauso per me, perch quel giorno in cui i soci si erano riuniti a fumare nello stanzino del petrolio, piuttosto che far la spia mi ero fatto condannare in prigione. Poi un altro voto di plauso per avere scoperto l'affare della minestra di magro... Insomma sono stato trattato come un eroe, e tutti mi hanno dimostrato una grande ammirazione.
Dopo aver discusso ben bene ci siamo trovati d'accordo su questo punto: che per accertarsi se la minestra del venerd  fatta con la rigovernatura dei piatti serviti ai pasti degli altri giorni, bisogna, incominciando da domani, dopo mangiato, mettere nel piatto qualche cosa che dia un colore all'acqua nella quale i piatti saranno rigovernati...
- Ci vorrebbe dell'anilina! - ha detto il Del Ponte.
- Ci penso io a procurarla! - ha aggiunto Carlo Pezzi - ne ho vista nel gabinetto di chimica.
- Benissimo. Domani allora principieremo la prova. -
E ci siamo separati dandoci la mano; quello che la stendeva diceva:
- Tutti per uno! -
E l'altro, stringendo la mano, rispondeva:
- Uno per tutti! -
Sono molto contento di essere entrato in questa societ; ma ero incerto, caro giornalino mio, di scriverne nelle tue pagine, avendo giurato di non confidare il segreto a nessuno... Per ho pensato che a te potevo confidar tutto perch mi sei fedele e poi io ti custodisco bene, chiuso a chiave nella mia valigetta.
A proposito; la mia valigia  riposta con la mia biancheria in un piccolo armadietto scavato nel vano della parete a capo del letto, al disopra del comodino.
Tutti i collegiali hanno un armadietto simile, chiuso da uno sportello bigio.
L'altra sera, dunque, mentre gli altri dormivano, per riporre nella valigia il giornalino mi ficcai addirittura dentro il mio armadino, e sentii delle voci.
Rimasi in ascolto, pieno di curiosit. Non mi ero sbagliato: le voci erano al di l del muro in fondo all'armadietto... e mi parve perfino di riconoscere la voce della signora Geltrude.
Dev'essere una parete sottilissima.

2 febbraio.

Si incomincia la prova.
Prima di mezzogiorno Carlo Pezzi aveva gi distribuito a ciascuno di noi un involtino nel quale sono dei granellini minutissimi come quelli della rena.
Per l'appunto oggi, essendo domenica, abbiamo avuto una pietanza di pi e cio il pesce con la maionese, e cos noi altri soci della Societ segreta abbiamo messo un granellino nel piatto che aveva servito per il pesce, e un altro nel piatto dei muscoletti in umido (anche questa dei muscoletti in umido  una pietanza che ritorna spesso in tavola, come la minestra di riso) e cos abbiamo rimandato in cucina due granellini d'anilina a testa, cio dieci in tutto.
Stasera a cena poi, essendoci una pietanza di stracotto, abbiamo messo nei piatti sudici un altro granellino, sicch nella giornata sono quindici granellini che sono andati in cucina nel famoso caldaione...
- Capirai, - mi ha detto il Barozzo - anche se di qui a gioved ne mettiamo un altro solo al giorno (perch bisogna mettere il granellino soltanto nei piatti dove si  mangiato una pietanza in umido) sono altri venticinque granellini e cio quaranta in tutti, tanti quanti bastano per colorire di rosso il brodo della minestra di venerd... ammesso che l'inchiesta del signor Stanislao sia stata, come sguito a credere, una burletta.
- Sicch avremo la minestra col brodo rosso?
- Eh no! Molto probabilmente in settimana lo sguattero non si accorger affatto del colore che aumenter gradatamente, giorno per giorno; e se n'avvedr solo il cuoco il venerd mattina quando si disporr a manipolare la sua famosa minestra alla casalinga.
- Ma allora far un'altra minestra!
- Sicuro: e, dovendo rimediare alla svelta, far una minestra di riso... Ebbene: se venerd non ci sar la tradizionale minestra di magro alla casalinga, vorr dire... che questa era proprio fatta col brodo della rigovernatura, e allora noi insorgeremo. -
Che ingegno ha il Barozzo! Egli prevede tutto e sa rispondere a tutto, sempre...
Ora, giornalino mio, ti rimetto a posto e... E poi lo sai che cosa fo? Ho qui uno scalpello che ho preso oggi nell'ora di ricreazione gi nel cortile, mentre il muratore che viene da qualche giorno a far dei lavori era uscito... E con questo scalpello voglio incominciare piano piano a fare un buco nella parete in fondo all'armadino per vedere di dove vengono le voci che sentii l'altra sera.
I miei compagni dormono: ora spengo il lume e mi ficco dentro l'armadietto a lavorare...


3 febbraio.

Oggi dopo desinare durante una riunione della nostra Societ segreta abbiamo, tra altre cose, parlato anche della continuit di questa stomachevole minestra di riso, e ci siamo tutti trovati d'accordo nel pensare che sarebbe davvero ora di finirla.
Mario Michelozzi ha detto:
- Io ho un'idea. Se mi riesce di procurarmi i mezzi per metterla in esecuzione ve la comunicher, e domander l'aiuto del nostro bravo Stoppani. -
Per me  un piacere di sentirmi cos stimato dai ragazzi pi grandi, e di godere tutta la loro fiducia, mentre gli altri ragazzetti della mia classe non son considerati nulla e non li guardano neppure.
Per c' un mio compagno che ha l'et mia e si chiama Gigino Balestra il quale  un bravo figliolo e siamo diventati amici. Questo meriterebbe di entrare nella Societ segreta perch mi pare fedele e sicuro... Ma prima voglio accertarmi meglio, perch mi dispiacerebbe troppo di farmi canzonare presentando un traditore.

.

Mi  venuta una lettera della mamma la quale mi dice tante belle cose e mi ha consolato un poco nella vita di collegio che  una vitaccia impossibile, sia per la mancanza di libert, sia perch si mangia molto male, e pi di tutto perch siamo lontani dalle nostre famiglie e, per quanto dicano di tener le veci dei nostri genitori, il signor Stanislao e la signora Geltrude non arriveranno mai a farei dimenticare il babbo e la mamma.


4 febbraio.

Grande novit!
Stanotte, dopo un lungo e paziente lavoro, dovendo fare in modo di non far rumore per non svegliare i compagni del dormitorio, son riuscito finalmente a fare un buco nella parete in fondo all'armadietto che  nel vano del muro a capo del mio lettino.
Subito  apparso un chiarore, una luce opaca che veniva dall'altra parte, ma riparata da qualche cosa che era frapposta al di l della parete.
Spingendo lo scalpello fuori del buco sentii che l'ostacolo era cedevole e, dopo averne studiata per un pezzo la natura, mi convinsi che doveva essere un quadro attaccato nella parete che avevo forata.
Ma se la tela mi vietava la vista non mi impediva l'udito; e io sentivo, sebbene non riuscendo ad afferrar le parole, la voce del signor Stanislao e della signora Geltrude che parlavano tra di loro.
Mi giunse solo distintamente questa frase pronunziata con vivacit dalla direttrice:
- Tu sarai sempre un imbecille! Queste carognette mangiano anche troppo bene! Intanto ho fatto un contratto col fattore del marchese Rabbi per trenta quintali di patate... -
Con chi parlava la signora Geltrude? L'altra voce che io sentivo era certamente quella di suo marito; ma  impossibile che il signor Stanislao, con quella sua aria rigida di vecchio militare, permettesse alla signora Geltrude di trattarlo a quel modo...
L'argomento delle patate mi ha fatto pensare che vi fosse presente anche il cuoco e che il dialogo corresse con lui.
Tito Barozzo al quale ho raccontato la cosa mi ha risposto:
- Chi sa! In ogni modo questa  una faccenda secondaria. La questione principale  che si presentano dinanzi al nostro immediato avvenire di infelici collegiali trenta quintali di patate, cio trenta volte cento chilogrammi, ovverosia tremila chilogrammi che  quanto dire centoquindici chilogrammi per ogni stomaco, dovendosi certo escludere dal conto gli stomachi direttoriali e del personale di cucina, per i quali  fatto un trattamento diverso!... -

.

Oggi durante l'ora di ricreazione si  riunita la Societ segreta, e io ho raccontato l'affare del buco nell'armadietto, e tutti hanno applaudito dicendo che quel posto d'osservazione era importantissimo e poteva essere di molta utilit per tutti, ma che bisognava prima accertarsi che stanza fosse quella dalla quale venivano le voci del direttore e della direttrice.
Di questo si  preso l'incarico Carlo Pezzi che ha uno zio ingegnere e che sa come si fa a sviluppare le piante delle case.


5 febbraio.

Stamani mentre attraversavo il corridoio che conduce alla scuola di disegno, Mario Michelozzi mi si  avvicinato mormorando:
- Uno per tutti!
- Tutti per uno! - ho risposto.
- Vai nello stanzino del petrolio che  aperto. Dietro la porta troverai un bottiglione pieno di petrolio coperto con un asciugamano: prendilo, portalo nel tuo dormitorio e nascondilo sotto il tuo letto. Maurizio Del Ponte fa la guardia: se senti gridare: "Calpurnio!" lascia andare il bottiglione e scappa. -
Io ho eseguito l'ordine e tutto  andato benissimo.

.

Oggi, durante la ricreazione, Carlo Pezzi ha studiato molto per scoprire quale stanza  quella al di l del mio armadino. Ma pi che con la sua scienza d'ingegnere si  aiutato chiacchierando con i muratori che seguitano a lavorare a certe riparazioni del collegio.
Il Michelozzi mi ha detto:
- Stasera tieni pronto: mentre tutti dormiranno noi ci occuperemo del riso... e rideremo! -


6 febbraio.

 vicina la sveglia, giornalino mio, e io ho molti fatti da registrare.
Prima di tutto una lieta notizia: i convittori del collegio Pierpaoli non mangeranno pi minestra di riso per un pezzo!
Iersera, quando tutti dormivano, io che stavo sull'attenti sentii nella porta del dormitorio un lieve sgretolo a pi riprese, come quello di un tarlo. Era il segnale convenuto: il Michelozzi raschiava la porta con l'unghia per avvertirmi di portar fuori il bottiglione pieno di petrolio, ci che io feci in un batter d'occhio.
Egli lo prese e porgendomi la mano mi sussurr in un orecchio:
- Vieni dietro a me rasentando il muro... -
Che palpiti nell'avventurarsi cos, nel buio dei corridoi, fermandosi in ascolto a ogni pi lieve rumore, trattenendo il respiro...
A un certo punto, sboccando da un corridoio stretto stretto, la scena fu rischiarata da una finestra le cui imposte erano aperte, e ci fermammo dinanzi a una porticina nascosta nel muro.
- Il magazzino! - mormor il Michelozzi. - Prendi questa chiave...  quella del gabinetto di fisica e apre benissimo anche questa porta... Fa'piano... -
Presi la chiave, la introdussi pian piano e la girai nella serratura adagino adagino... La porticina si apr ed entrammo.
Il magazzino era fiocamente illuminato dal chiarore che veniva da un finestrino aperto sulla parete difaccia alla porta, in alto; e a quella luce incerta vedemmo da un lato una fila di balle aperte, con della roba bianca...
Vi misi le mani; era il riso, quell'odiato riso che nel collegio Pierpaoli ci era servito a tutti i pasti, tutti i giorni, meno il Venerdi e la domenica...
- Aiutami! - mormor il Michelozzi.
Lo aiutai ad alzare il bottiglione, e gi! innaffiammo ben bene le balle col petrolio.
- Ecco fatto! - aggiunse il mio compagno posando il bottiglione in terra e incamminandosi verso l'uscita. - E ora quella bella provvista di riso posson farsela fritta. -
Io non risposi. Avevo adocchiato un sacco di fichi secchi e me ne ero empite gi le tasche e la bocca.
Dopo aver richiusa la porticina tornammo cautamente per la strada gi fatta e ci separammo dinanzi al mio dormitorio.
- Tutto  andato bene! - disse a bassa voce il Michelozzi - e abbiamo reso un grande servigio a tutti i nostri compagni. Ora vo a riportare la chiave del gabinetto di fisica al suo posto e poi a letto... Uno per tutti!
- Tutti per uno! - e ci stringemmo la mano.
Io zitto zitto andai a letto; ma ero cos commosso per questa avventurosa spedizione notturna che non potevo prender sonno.
Alla fine mi decisi a ripigliare il mio lavoro dentro l'armadietto; il segnale col quale il Michelozzi mi aveva prima annunziato la sua presenza mi aveva suggerito il modo di forare senza pericolo la tela che rendeva inutile il mio osservatorio.
Ma prima di accingermi a tal lavoro ho voluto allargare la buca, e adoperando con tutta la prudenza possibile lo scalpello nelle connessiture dei quattro lati di un mattone riuscii a indebolirlo talmente che fin con lo staccarsi.
Ora avevo dinanzi a me un vero e proprio finestrino che potevo a mio talento richiudere e riaprire, rimettendo o rilevando il mattone, a seconda del bisogno.
Restava a bucar la tela che vi era dinanzi. Un po'con l'unghie e un po'con lo scalpello mi misi a grattarla a riprese cadenzate, pensando:
- Anche se di dentro sentono questo rumore crederanno che sia un tarlo e io potr seguitare il mio lavoro fino a che non abbia raggiunto lo scopo. Difatti ho seguitato a grattare finch non ho sentito, tastando col dito sulla tela, un forellino... Ma nella stanza che era oggetto di tante faticose ricerche da parte di Maurizio Del ponte v'era buio perfetto.
Allora, non essendovi per il momento altro da fare, me ne ritornai a letto soddisfatto del mio lavoro.
In verit la mia coscienza non poteva rimproverarmi di essermi abbandonato all'ozio che  il padre dei vizii... e io mi addormentai placidamente pregustando gi in sogno le grandi sorprese che mi riserba questo mio osservatorio che mi costa tanti sudori e per il quale ho perduto tanti sonni...
Non mi par vero d'arrivare a stasera!

.

Evviva, evviva!...
Oggi a desinare si  finalmente cambiato minestra!... Abbiamo avuto una eccellente pappa col pomodoro alla quale le ventisei bocche dei convittori dei collegio Pierpaoli han rivolto con ventisei sorrisi il pi caldo e unanime saluto...
Noi della Societ segreta ci si guardava ogni tanto con un sorriso diverso da tutti gli altri perch sapevamo il mistero di questo improvviso cambiamento.
Chi sa che tragedia era successa in cucina!...
La signora Geltrude girava attorno alla tavola con gli occhi iniettati di sangue che pareva una belva, volgendo lo sguardo qua e l sospettosamente...
Per me e per Mario Michelozzi  stata una grande soddisfazione quella di aver fatto cambiar regime ai nostri pasti, e ripensando alla nostra audace spedizione di stanotte, ai pericoli affrontati con tanto sangue freddo, mi par d'essere uno degli eroi di quelle imprese gloriose che si trovano in tutto le storie di tutti i popoli e che a farle devono essere state molto divertenti per chi le ha fatte, quanto sono noiose a leggerle per i poveri scolari perch devono poi impararle a mente con tutte le date...
E alla fin dei conti non si tratta forse, sia pure in un campo pi ristretto, delle medesime cause e dei medesimi fatti nei quali chi ha pi core e pi coraggio si sacrifica per il bene comune?
Anche nelle storie delle nazioni ci sono i popoli che ogni tanto si stancano d'aver sempre minestra di riso, e allora avvengono le congiure, i complotti, e saltan fuori i Michelozzi e gli Stoppani che affrontano i pericoli finch per la loro abnegazione, non si passa alla pappa al pomodoro...
Che fa se il popolo ignora chi  stato che ha fatto cambiar minestra? A noi ci basta la coscienza d'aver fatto quel che abbiamo fatto per la felicit di tutti.
Per gli altri soci della nostra Societ segreta ci han fatto molta festa, a me e al Michelozzi, per la riuscita dell'impresa, e Tito Barozzo stringendoci la mano ci ha detto:
- Bravi! Vi nomineremo i nostri petrolieri d'onore!... -
Intanto Maurizio Del Ponte ci ha fatto una comunicazione molto importante.
- Ho visto la stanza sulla quale il nostro bravo Stoppani ha aperto il suo finestrino che ci sar di una utilit incalcolabile. Ho potuto penetrarvi perch in questi giorni i muratori stanno rifacendovi un pezzo d'impiantito.  la sala particolare della direzione, quella dove il signor Stanislao e la signora Geltrude ricevono le persone pi intime e di riguardo. Questa stanza a destra comunica con l'ufficio di direzione e a sinistra con la camera da letto dei coniugi direttori. In quanto al quadro che impedisce al nostro Stoppani di spingere lo sguardo su questa importante piazza nemica,  il grande ritratto a olio del professor Pierpaolo Pierpaoli, benemerito fondatore di questo collegio, zio della signora Geltrude alla quale pass in eredit... -
Benissimo!
Stasera mi godr dunque lo spettacolo nella sala riservata di Pierpaolo Pierpaoli buonanima, dal mio palchetto su all'ultimo ordine stando comodamente sdraiato nel mio armadietto.
- Come vorremmo essere al tuo posto! - mi hanno detto i compagni della Societ Uno per tutti e tutti per uno.


7 febbraio.

Iersera, appena i miei piccoli compagni si furono addormentati saltai su nel mio armadietto richiudendo lo sportello per di dentro e levato il mattone aprii il mio finestrino, vi ficcai la testa e appiccicai l'occhio al buchino fatto ieri notte nella tela in cui  effigiato il compianto professor Pierpaolo Pierpaoli che ebbe l'infelicissima idea di fondare questo odioso collegio.
Da principio tutto era buio: ma poco dopo la scena si rischiar a un tratto e vidi comparire gi dalla porta a sinistra la signora Geltrude impugnando un doppiere con le candele accese, seguta dal signor Stanislao che diceva con accento di preghiera:
- Ma cara Geltrude,  certo che quest'affare del petrolio nelle balle del riso  inesplicabile... -
La direttrice non rispose e seguit lentamente a camminare verso la porta di destra.
- Possibile che si annidi tra i collegiali un tipo cos audace da compiere un fatto simile? In ogni modo far di tutto per scoprirlo... -
A questo punto la signora Geltrude si ferm, si rivolt verso il marito e con voce stridula gli disse:
- Voi non scoprirete niente. Perch voi siete un imbecille! -
Ed entr nella camera lasciando la sala del defunto Pierpaolo Pierpaoli nella pi completa oscurit.
La scena alla quale avevo assistito dal palchetto era stata brevissima, ma abbastanza interessante.
Se non altro essa mi aveva dimostrato che l'altra notte la direttrice parlando delle patate non si era rivolta al cuoco come mi aveva fatto supporre la grande libert di linguaggio adoperato, ma aveva parlato col direttore...
La signora Geltrude quando diceva: imbecille! si rivolgeva proprio al suo marito in persona!...
Oggi  una grande giornata;  venerd, e noi della Societ segreta aspettiamo con ansia l'esito del nostro strattagemma per scoprire se la minestra di magro  fatta o no con la rigovernatura dei piatti...


8 febbraio.

Ieri sera avrei voluto scrivere in queste pagine l'ultima parte della cronaca della giornata, ma mi premeva di vigilare il campo nemico dal mio osservatorio... E poi bisogna da ora in avanti adoperare una grande prudenza perch siamo spiati da tutte le parti e tremo al solo pensiero che mi possano trovare questo mio giornalino...
Fortuna che la chiave della valigia nella quale lo tengo rinchiuso  assai complicata... E poi i sospetti sono contro i convittori grandi e... E poi in fin dei conti, se fossi messo alle strette potrei dir delle cose che farebbero smascellar dalle risa tutti quanti, come rido io in questo momento soffocando a stento l'ilarit per non svegliare i miei compagni...
Ah, giornalino mio, quante cose ho da scrivere!... E che cose!...
Ma andiamo per ordine, e cominciamo dal fatto meraviglioso, strabiliante della minestra di magro di ieri.

.

Dunque a mezzogiorno in punto, tutti i ventisei convittori del collegio Pierpaoli erano, come al solito, seduti intorno alla tavola del refettorio in attesa del pranzo... E qui mi ci vorrebbe la penna del Salgari oppure di Alessandro Manzoni per descrivere l'ansiet di tutti i compagni della nostra Societ segreta, mentre si aspettava che portassero la minestra.


A un tratto eccola!... I nostri colli si allungano, i nostri occhi seguono con grande curiosit le zuppiere... e appena la minestra incomincia a riempire le scodelle tutte le bocche si arrotondano in un lungo ooooh!... di meraviglia e un mormorio generale si leva nel quale son ripetute queste parole: - L' rossa!... -
La signora Geltrude, che gira qua e l dietro le nostre sedie, si ferma ed esclama sorridendo:
- Si capisce! ci sono le barbabietole rosse, non vedete? -
E la minestra di magro, infatti, questa volta,  piena di piccole fette di barbe rosse, testimoni muti e terribili, per la nostra Societ segreta, della ingegnosa nequizia del cuoco...
- E ora che si fa? - dico piano al Barozzo.
- Ora si fa cos! - mormora egli con gli occhi sfavillanti di sdegno.
E alzatosi in piedi, girando lo sguardo intorno ai compagni, esclama con la sua voce energica:
- Ragazzi! nessuno mangi questa minestra rossa... Essa  avvelenata! -
A queste parole i collegiali lasciano cadere il cucchiaio sulla tavola e rissano gli occhi in faccia a Barozzo esprimendo il massimo stupore.
La direttrice, il cui volto  diventato anche pi rosso della minestra, accorre e afferrato il Barozzo per un braccio gli grida con la sua voce stridula:
- Che dici?
- Dico - ripiglia il Barozzo - che non sono le barbe che tingono di rosso la minestra ma  l'anilina che ci ho messo io! -
L'affermazione fatta con tanta precisione e tanta fermezza dal coraggioso presidente della Societ Uno per tutti e tutti per uno sconvolge addirittura la signora Geltrude che resta li per qualche minuto confusa, senza poter nulla rispondere; ma infine l'ira sua terribile esplode in questa frase piena di recondite minacce:
- Tu!... tu!... tu!... Ma sei pazzo?...
- No, non sono pazzo - ribatte il Barozzo. - E ripeto che questa minestra  rossa in causa dell'anilina che vi ho messo io, mentre avrebbe avuto tutte le ragioni di diventar rossa di vergogna per il modo col quale  fatta!-
Questa bella frase, detta con quell'accento meridionale cos sonoro, ha finito di sconvolgere la povera direttrice che non sapeva far altro che ripetere:
- Tu! Tu! Proprio tu!... -
E infine, scostando la sua sedia, ha concluso in un sibilo: - Va'gi in Direzione! Bisogna che tutto sia spiegato!-
E ha fatto un cenno al bidello che lo accompagnasse.
Questa scena si  svolta cos fulmineamente che i convittori, anche dopo l'uscita del Barozzo dal Refettorio, rimanevano l, ringrulliti, sempre con gli occhi fissi sulla sedia rimasta vuota.
Frattanto la direttrice aveva dato ordine di portar via la minestra rossa e di portare in tavola l'altra pietanza - che era baccal lesso - sul quale i convittori si scagliarono cos affamati che esso oppose invano ai loro denti la pi dura e stopposa resistenza.
Io invece, per quanto avessi non meno appetito degli altri, spelluzzicai la mia porzione di baccal con fare impacciato. Mi sentivo nell'anima lo sguardo fisso, acuto della signora Geltrude che, fin dal primo momento in cui s'era alzato da sedere il Barozzo gettando l'allarme contro la minestra di magro, non mi aveva mai levato gli occhi da dosso.
Durante l'ora della ricreazione continu la vigile sorveglianza della direttrice e non potei parlare che di sfuggita col Michelozzi.
- Che si fa?
- Prudenza! Bisogna prima sentire il Barozzo. -
Ma il Barozzo non fu visto da nessuno in tutto il giorno.
La sera ricomparve a cena, e pareva un altro. Aveva gli occhi rossi e infossati e sfuggiva gli sguardi curiosi dei suoi compagni, special cute di noi della Societ segreta.
- Che  stato? - gli domandai piano.
- Zitto...
- Ma che hai?
- Se mi sei amico non parlarmi. -
Il suo fare era imbarazzato, la sua voce mal sicura.
Che era dunque accaduto?
Ecco la domanda che mi rivolgevo ieri senza trovarvi una risposta.
Ieri sera appena i miei piccoli compagni di dormitorio si furono addormentati, mi ficcai dentro il mio armadietto, senza neppur pensare a scrivere in queste pagine i fatti della giornata, per quanto fossero di grande importanza. Era per il momento assai pi importante il vedere quel che accadeva nella sala del defunto professor Pierpaolo Pierpaoli cercando di scoprire le batterie nemiche.
E per la verit, la mia aspettazione non fu punto delusa.
Appena dentro nel mio osservatorio sentii la voce della signora Geltrude che diceva:
- Sei un perfetto imbecille! -
Capii subito che parlava con suo marito; e difatti, accostato l'occhio al forellino fatto nel ritratto del compianto fondatore di questo collegio, ho visto gi nella sala i due coniugi direttori, l'uno di fronte all'altra, la direttrice con le mani sul fianchi, col naso addirittura paonazzo e gli occhi sfavillanti, e il direttore dritto, rigido in tutta la sua lunghezza, nell'attitudine di un generale che si prepari a sostenere un assalto.
- Sei un perfetto imbecille! - ripeteva la signora Geltrude. - E si deve a te, naturalmente, se abbiamo tra i piedi quel pezzente napoletano che finir col rovinare l'istituto propalando l'affare della minestra...
- Calmati, Geltrude, - rispondeva il signor Stanislao - e cerca di considerare seriamente la cosa. Prima di tutto il Barozzo fu accettato di comune accordo a condizioni eccezionali per riguardo al suo tutore che ci procur altri tre convittori a retta intera...
- D'accordo? E sfido! Non la finivi pi con le tue ragionacce stupide...
- Via, Geltrude, cerca di moderarti e di ascoltarmi. Il Barozzo, vedrai, non abuser della scoperta fatta con la sua anilina. Tu sai che egli ignorava di esser tenuto qui a patti speciali; e io profittando di questo e toccando la corda sensibile della sua dignit gli ho fatto considerare con un discorso molto efficace, che egli era tenuto qui quasi per compassione e che perci aveva, lui pi degli altri, il dovere di mostrarsi grato e affezionato a noi e al nostro istituto. A questa rivelazione il Barozzo  rimasto talmente turbato che non ha avuto pi parola ed  diventato un pulcino. Dopo la mia reprimenda ha balbettato: "Signor Stanislao, mi perdoni... Capisco ora di non avere qui dentro nessun diritto... e pu esser sicuro che non avr mai n una parola n un atto contro il suo collegio... Glielo giuro".
- E tu, imbecille, ti fidi dei suoi giuramenti?
- Certamente. Il Barozzo ha un fondo di carattere serio ed  rimasto molto impressionato dal quadro che gli ho fatto delle sue condizioni di famiglia. Sono assolutamente sicuro che da parte sua non avremo nulla da temere...
- Non capisci nulla. E lo Stoppani? Lo Stoppani che  la causa prima dello scandalo? Lo Stoppani che  proprio quello che ha messo il campo a rumore per la minestra di magro?
- Lo Stoppani  meglio lasciarlo stare. Per lui  un altro paio di maniche; egli  addirittura un bambino e le sue chiacchiere non possono nuocere alla buona fama dell'istituto...
- Come! Non lo vuoi neppur punire?
- Ma no, cara. Il punirlo lo irriterebbe maggiormente. E poi chi ha messo l'anilina nei piatti  il Barozzo: mi ha confessato egli stesso di essere stato lui, lui solo... -
A questo punto la signora Geltrude ebbe un tale accesso di bile che credetti le pigliasse li per l un accidente.
Alz le braccia al cielo e si mise a declamare:
- Ah numi! Ah eterni di!... E tu fai il direttore di un collegio? Tu cos cretino da credere a quel che ti dice un ragazzaccio come il Barozzo, pretendi di stare alla testa di questo istituto? Ma tu sei da rinchiudere in un manicomio!... Tu sei un idiota come non ve ne sono mai stati nel mondo! -
Il Direttore sotto questa valanga di ingiurie reag, e abbassata la testa al livello della sua violenta consorte la guard negli occhi esclamando:
- Ora poi basta. -
E a questo punto io vidi, giornalino mio, la cosa pi straordinaria, pi lontana da ogni previsione e insieme pi comica che si possa immaginare.
La signora Geltrude, allungando la destra sul capo del signor Stanislao, come un artiglio, gli afferr i capelli esclamando:
- Ah! che vorresti fare? -
E mentre ella ringhiava queste parole io vidi con profondo stupore che la chioma corvina del direttore era rimasta nelle grinfie della direttrice la quale agitava la parrucca in aria ripetendo furiosa:
- Ah! Vorresti anche minacciarmi? Tu? Me?... -
E gittata via a un tratto la parrucca afferr un battipanni di giunco ch'era su un tavolino e si mise a inseguire il signor Stanislao che, avvilito, con la testa completamente nuda cercava goffamente di sfuggire alle minacce coniugali girando attorno alla tavola...
La scena era cos supremamente ridicola che per quanti sforzi facessi, non potei trattenere completamente le risa e mi usci dalla bocca un mugolo acuto.
Questo mugolo fu la salvezza del signor Stanislao. I due coniugi si voltarono in su stupiti verso il ritratto; e la signora Geltrude passando dalla irritazione a una vaga paura mormor:
- Ah! La buonanima dello zio Pierpaolo!... -
Ed io prudentemente mi ritirai lasciando i due coniugi pacificati ad un tratto da un comune sentimento di timore, a fantasticare intorno al mugolo del compianto fondatore di questo malaugurato collegio.


9 febbraio.

Stamani fra i componenti la societ Uno per tutti, tutti per uno  passata la solita parola d'ordine che significa: Nell'ora di ricreazione c' adunanza.
E infatti l'adunanza c' stata e io non mi ricordo d'aver mai assistito a una seduta di societ segreta pi emozionante di questa.
Nel rileggere il resoconto che ne ho fatto nella mia qualit di segretario, mi par d'avere davanti agli occhi una scena della vita dei cristiani nelle catacombe o un episodio della Carboneria, come si trovano descritti nei romanzi storici.
Figurati dunque, giornalino mio, che all'adunanza non mancava nessuno della nostra societ, perch il contegno del Barozzo aveva dato nell'occhio a tutti, e s'era tutti ansiosi di sapere come mai tutto ad un tratto egli aveva cambiato cos, dopo essere stato chiamato in direzione, a proposito dell'affare dell'anilina.
Ci siamo riuniti nel solito angolo del cortile, con molta precauzione, per non dare nell'occhio alla Direttrice, la quale pare che diventi pi sospettosa un giorno dell'altro, e me specialmente non mi abbandona mai con lo sguardo, come se da un momento all'altro temesse qualche gherminella.
Per fortuna non sospetta neppure lontanamente che la voce del signor Pierpaolo, che le ha fatto tanta paura, fosse invece la mia voce, se no mi ammazzerebbero per lo meno; perch quella donna io la credo capace di tutto! Dunque appena ci siamo raccolti in circolo, il Barozzo, che era pallido in modo da fare impressione, ha detto sospirando, con aria cupa:
- Assumo la presidenza dell'assemblea... per l'ultima volta... -
Tutti siamo rimasti male e ci siamo guardati in viso con espressione di grande meraviglia, perch il Barozzo era stimato da tutti un giovine pieno di coraggio, d'ingegno, e di un carattere molto cavalleresco: insomma proprio il presidente ideale per una societ segreta.
 seguto un momento di silenzio che nessuno ha osato interrompere; poi il Barozzo con la voce sempre pi cupa ha continuato:
- S, amici miei, fino da questo momento io debbo declinare l'alto onore di presiedere la nostra associazione... Ragioni gravi, gravissime, per quanto indipendenti dalla mia volont, mi costringono a dimettermi. Se non mi dimettessi sarei una specie di traditore... e questo non sar mai! Di me tutto si potr dire ma nessuno deve potermi accusare mai di aver conservato per un giorno solo una carica di cui mi considero indegno... -
Qui il Michelozzi, che ha un'indole piuttosto tenera, per quanto di fronte al pericolo si comporti da eroe, ha interrotto, con una voce strozzata dalla commozione:
- Indegno? Ma  impossibile che tu ti sia reso indegno di restare fra noi... di conservare la presidenza della nostra societ!
-  impossibile! - abbiamo ripetuto tutti in coro.
Ma il Barozzo tentennando la testa ha proseguito:
- Io non ho fatto nulla per diventare indegno... la coscienza non mi rimprovera nessuna azione contraria alle leggi della nostra societ o a quelle dell'onore in generale. -
Qui il Barozzo si mise una mano sul cuore in modo straordinariamente drammatico.
- Non posso dirvi nulla! - prosegui l'ex presidente. - Se avete ancora un po'd'affetto per me non dovete domandarmi n ora n mai quale motivo mi costringe ad abbandonare la presidenza. Vi basti sapere che io non potrei, d'ora innanzi, aiutare e tanto meno promuovere la vostra resistenza contro le autorit del nostro collegio... Dunque vedete bene che la mia posizione  insostenibile e la mia decisione immutabile. -
Tutti si guardarono di nuovo in faccia e qualcuno si scambi anche le proprie impressioni a bassa voce. Io capii subito che le parole del Barozzo sembravano a tutti molto significanti, e, che, passata la prima impressione di stupore, le sue dimissioni sarebbero state accettate.
Anche il Barozzo lo cap, ma rimase fermo nel suo atteggiamento, come Marcantonio Bragadino quando aspettava d'essere scorticato dai Turchi.
Allora io non ne potei pi e pensando a quello che avevo visto e sentito la sera prima dal buco fatto attraverso il fondatore del collegio, gridai con quanto fiato avevo:
- Invece tu non ti dimetterai!
- E chi me lo pu impedire? - disse il Barozzo con molta dignit. - Chi pu vietarmi di battere la strada che mi suggerisce la voce della coscienza?
- Ma che voce della coscienza! - risposi io. - Ma che strada da battere! La voce che ti ha turbato cos  stata quella della signora Geltrude: e quanto al battere, ti assicuro che non c' bisogno d'altre battiture dopo quelle che ha ricevuto ieri sera il signor Stanislao! -
A queste parole i componenti la societ Uno per tutti e tutti per uno sono rimasti cos meravigliati che m'hanno fatto compassione, e ho subito sentito il bisogno di raccontar loro tutta la scena avvenuta in Direzione.
E non ti so dire, giornalino mio, se tutti son stati soddisfatti di sentire che nessun motivo serio costringeva il Barozzo a dimettersi, perch non era vero nulla che lo tenessero in collegio per compassione, mentre anzi ci avevano trovato il loro tornaconto per via dei molti convittori procurati dal tutore del nostro presidente.
Ma pi specialmente i componenti la societ s'interessarono al racconto della bastonatura, e della perdita della parrucca, perch nessuno si sarebbe immaginato che il Direttore con quella sua aria militare si lasciasse maltrattare in quel modo dalla moglie; e tanto meno si poteva supporre che i suoi capelli fossero presi a prestito appunto come l'aria militare.
Il Barozzo per era rimasto sempre distratto e come concentrato in s stesso. Si vedeva che le mie spiegazioni non lo avevano consolato dalla terribile delusione provata quando aveva saputo di trovarsi nel collegio a condizioni diverse dagli altri.
E infatti, nonostante la nostra insistenza non volle recedere dalla grave deliberazione presa, e concluse dicendo:
- Lasciatemi libero, amici miei, perch io prima o dopo far qualcosa di grosso... qualcosa che voi non credereste in questo momento. Io non posso pi essere della vostra Societ perch uno scrupolo me lo vieta, e ho bisogno di riabilitarmi, e non di fronte a voi, di fronte a me stesso. -
E disse queste parole in un modo cos deliberato che nessuno os aprir bocca. Si decise di riunirsi al pi presto possibile per eleggere un altro presidente, perch ormai s'era fatto tardi e c'era il caso che qualcuno venisse a cercarci.
- Gravi avvenimenti si preparano! - mi disse Maurizio Del Ponte mentre ci stringevamo la mano scambiandoci le fatidiche parole: Uno per tutti! Tutti per uno!
Vedremo se il Del Ponte avr indovinato, ma anche a me l'animo presagisce qualche grossa avventura, per un'epoca forse molto prossima.

.

Altra strepitosa notizia!
Iersera dal mio osservatorio ho scoperto che il direttore, la direttrice e il cuoco sono spiritisti...
Sicuro! Quand'ho messo l'occhio al solito forellino essi eran gi riuniti tutti e tre attorno a un tavolino tondo e il cuoco diceva:
- Eccolo! Ora viene! -
E chi doveva venire era proprio lo spirito del compianto professor Pierpaolo Pierpaoli benemerito fondatore del nostro collegio e dietro alle cui venerate sembianze io stavo in quel momento vigilando i suoi indegni evocatori...
Non mi ci volle dimolto tempo n dimolto ingegno per comprendere la causa e lo scopo di quella seduta spiritistica.
Evidentemente il signor Stanislao e la signora Geltrude erano rimasti molto impressionati dal mugolo che avevan sentito la sera avanti discendere dal ritratto del loro predecessore, e ora, spinti un po'dal rimorso per la scenata fatta in presenza alla rispettabile effige del compianto fondatore dell'istituto e forse anche da un vago timore che incutevan nel loro animo i recenti avvenimenti, evocavano lo spirito dell'illustre defunto per domandargli perdono, consiglio ed aiuto.
- Ora viene! Eccolo! - ripeteva il cuoco.
A un tratto la signora Geltrude esclam:
- Eccolo davvero! -
Infatti il tavolino s'era mosso.
- Parlo con lo spirito del professor Pierpaoli? - domand il cuoco fissando sul piano del tavolino due occhi spalancati che luccicavano come due lumini da notte.
S udirono alcuni colpi battuti sul tavolino e il cuoco esclam convinto:
-  proprio lui.
- Domandagli se era lui anche ieri sera - mormor la signora Geltrude.
- Fosti qui anche ieri sera? Rispondi! - disse il cuoco in tuono di comando.


E il tavolino a ballare e a picchiare, mentre i tre spiritisti si alzavano dalla sedia e si dondolavano qua e l e si rimettevano a sedere seguendone tutti i movimenti.
- S, - disse il cuoco - era lui anche ieri sera. -
Il signor Stanislao e la signora Geltrude si scambiarono un'occhiata come per dire: - Eh! Ci abbiamo fatto una bella figura! -
Poi il signor Stanislao disse al cuoco:
- Domandagli se posso rivolgergli la parola... -
Ma la signora Geltrude lo interruppe bruscamente, fulminandolo con una occhiata:
- Niente affatto! Se qualcuno ha il diritto di parlare con lo spirito del professor Pierpaolo Pierpaoli sono io, io sua nipote e non voi che egli non conosceva neanche per prossimo! Avete capito? -
E rivolta al cuoco soggiunse:
- Domandagli se vuol parlare con me! -
Il cuoco si concentr in s stesso e poi, sempre figgendo gli occhi sul piano del tavolino ripet la domanda.
Poco dopo il tavolino ricominci a ballare e a scricchiolare.
- Ha detto di no - rispose il cuoco.
La signora Geltrude rimase male, mentre il signor Stanislao, non sapendo padroneggiarsi, di libero sfogo alla gioia che provava per la meritata sconfitta della sua prepotente consorte, esclamando con accento di giubilo infantile degno pi di me che di lui:
- Hai visto? -
E non l'avesse mai detto!
La signora Geltrude si rivolt tutta inviperita scagliando in volto al povero direttore l'ingiuria abituale:
- Siete un perfetto imbecille!
- Ma Geltrude! - rispose egli imbarazzato con un fil di voce. - Ti prego di moderarti... almeno in presenza al cuoco... almeno in presenza allo spirito del compianto professore Pierpaolo Pierpaoli! -
La timida protesta di quel pover'uomo in quel momento mi commosse e volli vendicarlo contro la violenza di sua moglie. Perci con voce rauca e con accento di rimprovero esclamai : - Ah!... -
I tre si voltarono di botto verso il ritratto, pallidi, tremanti di paura. Vi fu una lunga pausa.
Il primo a ritornare padrone di s fu il cuoco, il quale fissando verso di me i suoi occhi di fuoco esclam:
- Sei tu ancora lo spirito di Pierpaolo Pierpaoli? Rispondi! -
Io feci un sibilo: - Sssssss... -

Il cuoco continu: - Ti  concesso di parlare direttamente con noi? -
Mi venne un'idea. Contraffacendo la voce come prima risposi:
- Mercoled a mezzanotte! -
I tre tacquero commossi dal solenne appuntamento. Poi il cuoco disse a bassa voce:
- Si vede che stasera e domani gli  vietato di parlare... A domani l'altro! -
Si alzarono, misero il tavolino da una parte, rivolsero uno sguardo supplichevole verso di me e poi il cuoco usc ripetendo con voce grave:
- A domani l'altro. -
Il signor Stanislao e la signora Geltrude restarono un po'in mezzo della stanza, impacciati. Poi il direttore dolcemente disse alla moglie:
- Geltrude... Geltrude... Cercherai di moderarti? S,  vero? Non mi dirai pi quella brutta parola?... -
Ella, combattuta tra la paura e il suo carattere arcigno, rispose a denti stretti:
- Non ve la dir pi... per rispettare il desiderio di quell'anima santa di mio zio... Ma anche senza dirvelo, credete a me, rimarrete sempre quel perfetto imbecille che siete! -
A questo punto lasciai il mio osservatorio perch non ne potevo pi dal ridere.

.

Stamani dopo aver scritto in queste pagine il fatto della seduta spiritistica di ierisera, mi sono accorto che uno dei miei compagni di dormitorio era sveglio.
Gli ho fatto cenno di stare zitto, e del resto anche se non glielo avessi raccomandato sarebbe stato zitto lo stesso, perch si trattava di un amico fidato, di Gigino Balestra del quale ho gi parlato in questo mio giornalino.
Gigino Balestra  un ragazzo serio, che mi  molto affezionato e ormai ho potuto riscontrare in pi circostanze che posso contare su lui senza pericolo d'esser compromesso. Prima di tutto siamo concittadini. Egli  figlio del famoso pasticciere Balestra dal quale si serve sempre mio padre, rinomato per le meringhe che ha sempre fresche, molto amico del mio cognato Maralli perch  anche lui un pezzo grosso del partito socialista.
E poi ci sentiamo anche legati di amicizia per la rassomiglianza delle vicende della nostra vita. Anche lui  disgraziato come me e mi ha raccontato tutta la storia delle sue sventure, l'ultima delle quali, che fu la pi grossa e che fece prendere al suo babbo la risoluzione di cacciarlo in collegio,  cos interessante che voglio raccontarla qui nel mio giornalino.
- Campassi mill'anni - mi diceva Gigino - non mi scorder mai del primo Maggio dell'anno passato che  e rimarr sempre il pi bello e il pi brutto giorno della mia vita! -
E in quel giorno evocato da Gigino - io stesso me ne ricordo benissimo - c'era una grande agitazione in citt perch i socialisti avrebbero voluto che tutti i negozi fossero stati chiusi mentre molti bottegai volevano tenere aperto; anche nelle scuole c'era un certo fermento perch alcuni babbi di scolari, essendo socialisti, volevano che il Preside desse vacanza, mentre molti altri babbi non ne volevan sapere.
Naturalmente i ragazzi in quella circostanza si schierarono tutti dalla parte dei socialisti, anche quelli che avevano i babbi di un altro partito, perch quando si tratta di far vacanza io credo che tutti gli scolari di tutto il mondo sieno pronti a dichiararsi solidali nello stesso sacrosanto principio che sarebbe quello d'andare a fare piuttosto una bella passeggiata in campagna col garofano rosso all'occhiello della giacchetta.
Difatti successe che molti ragazzi in quel giorno fecero sciopero, e mi ricordo benissimo che lo feci anche io, e che per questo fatto il babbo mi fece stare tre giorni a pane e acqua.
Ma pazienza! Tutte le grandi idee hanno sempre avuto i loro martiri...
Al povero Gigino Balestra per successo qualche cosa di peggio.
Egli, dunque, a differenza di me, aveva fatto sciopero dalla scuola col consenso di suo padre; anzi suo padre lo avrebbe obbligato a far vacanza se, per una ipotesi impossibile ad avverarsi, Gigino avesse voluto andare a scuola.
- Oggi  la festa del lavoro - gli aveva detto il signor Balestra - e io ti d il permesso di andare fuor di porta con i tuoi compagni. Sta'allegro e abbi giudizio. -
Gigino non aveva inteso a sordo: e con alcuni suoi amici era andato a fare una visita a certi compagni che stavano in campagna.
Arrivati sul posto, tutti insieme si misero a fare il chiasso e, via via, il numero della comitiva era andato aumentando, tanto che da ultimo erano non meno di una ventina di ragazzi di tutte le et e di tutte le condizioni sociali, tutti affratellati in una grande baldoria d'urli e di canti.
A un certo punto Gigino che si dava una cert'aria per essere il figlio di uno dei capi del partito socialista, entr a parlare del primo maggio, della giustizia sociale e di altre cose delle quali aveva sentito parlare spesso in casa e che aveva imparato a ripetere pappagallescamente: ma ad un tratto uno della comitiva, un ragazzaccio tutto strappucchiato gli rivolse a bruciapelo questa inopportuna domanda:
- Tutti bei discorsi; ma che  giusta, ecco, che tu abbia una bottega piena di paste e di pasticcini a tua disposizione, mentre noi poveri non si sa neppure di che sapore le sieno? -
Gigino a questa inaspettata osservazione rimase male. Ci pens un poco e rispose:
- Ma la bottega non  mica mia:  del mio babbo!...
- E che vuol dire? - ribatt il ragazzaccio. - Non  socialista anche il tuo babbo? Dunque, oggi che  la festa del socialismo dovrebbe distribuire almeno una pasta a testa a tutti i ragazzi, specialmente a quelli che non ne hanno mai assaggiate... Se non comincia lui a dare il buon esempio non si pu pretendere certo che lo facciano i pasticcieri retrogradi!... -
Questo tendenzioso ragionamento ebbe la virt di convincere l'assemblea e tutta la comitiva si mise a urlare:
- Ha ragione Granchio! (Era questo il soprannome del ragazzaccio tutto strappato) Evviva Granchio!... -
Gigino, naturalmente, era mortificato perch gli pareva, di fronte, a tutti quei ragazzi, di farei una cattiva figura, e non solo lui ma anche il suo babbo; sicch si struggeva dentro di trovar qualche ragione colla quale ribattere il suo avversario, quando gli venne una idea che da principio lo spavent quasi per la sua arditezza, ma che gli apparve poi di possibile esecuzione e l'unica che avesse la virt in quel frangente di salvare la reputazione politica e sociale sua e di suo padre.
Aveva pensato che in quel momento il suo babbo era alla Camera del Lavoro a fare un discorso, e che le chiavi di bottega erano in casa, nella sua camera, dentro il cassetto del comodino.
- Ebbene! - grid. - A nome mio e di mio padre vi invito tutti nel nostro negozio ad assaggiare le nostre specialit... Ma intendiamoci, eh, ragazzi! Una pasta a testa! -
L'umore dell'assemblea si mut come per incanto e un solo grido echeggi, alto, entusiastico, ripetuto da tutte quelle bocche in ciascuna delle quali serpeggiava la medesima acquolina tentatrice.
- Evviva Gigino Balestra! Evviva il suo babbo! -
E tutti quanti mossero dietro di lui, compatti con l'ardore e la velocit di un eroico drappello alla conquista di una posizione lungamente vagheggiata o il cui possesso si presenti a un tratto privo d ogni ostacolo.
- Sono una ventina fra tutti - pensava intanto Gigino - e per una ventina di paste... mettiamo pure una venticinquina... dall'esserci al non esserci, in bottega dove ce ne sono a centinaia, nessuno se ne pu accorgere... In verit non varrebbe la pena che per una simile miseria compromettessi il mio prestigio, quello di mio padre e perfin quello del partito al quale apparteniamo! -
Arrivati in citt Gigino disse ai suoi fedeli seguaci:
- Sentite: ora vo a casa a pigliar le chiavi di bottega... fo in un lampo. Voialtri intanto venite dall'usciolino di dietro... ma alla spicciolata, per non dar nell'occhio!
- Bene! - gridarono tutti.
Ma Granchio osserv:
- Oh!... Non ci farai mica la burletta, eh? Se no, capisci?... -
Gigino ebbe un gesto di grande dignit:
- Sono Gigino Balestra! - disse - e quando ho dato una parola si pu esser sicuri! -
And lesto lesto a casa, dove c'era la sua mamma e una sua sorellina; senza farsi vedere sgusci in camera del babbo, prese dal cassetto del comodino le chiavi di bottega e ritorn via di corsa lanciando alla mamma queste parole:
- Vo con i miei compagni, ma tra poco ritorno a casa! -
E se n'and difilato al negozio, guardando a destra e a sinistra per paura che qualche persona di conoscenza della sua famiglia avesse a sorprenderlo durante quella manovra.
Apr la porta scorrevole di ghisa e la tir su tanto da potere entrare in bottega, e una volta dentro la richiuse. S'era provvisto in casa di una scatola di cerini e con essi accese una candela che il babbo teneva sempre vicino alla porta; cos trov il contatore del gas, l'apr, e accese poi le lampade della pasticceria; e fatto questo and ad aprir l'usciolino dietro il negozio che dava in un vicolo poco frequentato.
Da quell'usciolino incominciarono a entrare i compagni di Gigino, a uno, a due a tre...
- Mi raccomando - badava a ripetere il figlio del pasticcere. - Uno per uno... al pi due... Ma non mi rovinate! -
Ma a questo punto  meglio che lasci la parola allo stesso Gigino Balestra che essendo stato il protagonista di quella avventura comica e tragica a un tempo, la racconta certamente meglio di quel che potrei fare io.
- L per l - dice Gigino - mi parve che il numero dei miei compagni fosse molto cresciuto. Il negozio era addirittura invaso da una vera folla che bisbigliava girando intorno sulle paste e sulle bottiglie de'rosolii certi occhi che parevan di fuoco. Granchio mi domand se potevano prendere una bottiglia di rosolio, tanto per non murare a secco, e avendo acconsentito, me ne vers gentilmente un bicchiere pieno dicendo che il primo a bere doveva essere il padrone di casa. E io bevvi e bevvero tutti facendomi dei brindisi e invitandomi e ribere, sicch si dovette stappare un'altra bottiglia... Intanto anche le paste sparivano e i pi vicini a me ne offrivano dicendomi: - Prendi, senti com' buona questa, senti com' squisita quest'altra - proprio come se loro fossero stati i padroni della pasticceria e io il loro invitato. Che vuoi che ti dica, caro Stoppani? Si arriv a un punto che io non capivo pi nulla; ero esaltato, mi sentivo addosso un ardore e un entusiasmo che non avevo provato mai, mi pareva d'essere in un paese fantastico tutto popolato di ragazzi di marzapane col cervello di crema e il cuore di marmellata uniti da un dolce patto di fratellanza condita con molto zucchero e rosolio di tutte le qualit... E ormai anche io seguitavo come tutti gli altri a mangiar paste a quattro ganasce e a vuotar bottiglie e boccette di tutti i colori e di tutti i sapori volgendo delle occhiate di beatitudine in quel campo aperto alla baldoria nel quale si agitavano come fantasmi tutti quei ragazzi che ogni tanto urlavano a bocca piena: - Evviva il socialismo! Evviva il primo maggio! - Io non ti so dire quanto durasse quella grande scena d'ogni dolcezza e d'ogni letizia... So che a un certo punto la musica cambi a un tratto e una voce terribile, quella di mio padre, rimbomb nel negozio gridando: - Ah, razza di cani, ora ve lo d io il socialismo! - e fu un diluvio di scapaccioni che piovve da tutte le parti fra le grida e i pianti di tutta quella folla di ragazzi ubriachi che si accalcava confusamente verso la porticina cercando di fuggire. Io ebbi un momento di lucido intervallo nel quale, con un volger d'occhi, abbracciai quel quadro bizzarro e sentii in un lampo tutta la terribile responsabilit che mi pesava... Il banco prima cosparso di centinaia di paste tutte messe per ordine era vuoto, gli scaffali attorno erano tutti in disordine e vi si affacciavano qua e l i colli di bottiglie rovesciate dalle quali colavano gi rosoli e sciroppi, in terra era un piaccichiccio di pasta sfoglia pesticciata, dovunque sulle sedie, nelle cornici degli scaffali e del banco eran bioccoli di crema e di panna sbuzzata fuori dalle meringhe, e ditate di cioccolata... Ma fu solo, come ho detto, in un lampo ch'io intravidi tutto questo, perch un maledetto scapaccione mi fece rotolar sotto il banco e non vidi n sentii pi nulla. Quando mi svegliai ero a casa, nel mio letto, e accanto a me c'era la mia mamma che piangeva. Mi sentivo un gran peso nella testa e sullo stomaco... Il giorno dopo, 2 maggio, il babbo mi dette due once d'olio di ricino; la mattina di poi, tre maggio, mi fece vestire e mi port qui nel collegio Pierpaoli... -
Cosi Gigino Balestra ha concluso il suo racconto, con un accento comicamente solenne che mi ha fatto proprio ridere.
- Vedi? - gli ho detto. - Anche tu sei vittima, com' accaduto a me in pi circostanze della vita, della tua buona fede e della tua sincerit. Tu avendo il babbo socialista hai creduto nel tuo entusiasmo di dover mettere in pratica le sue teorie distribuendo i pasticcini a que'poveri ragazzi che non ne avevan mai assaggiati, e il tuo babbo ti ha punito...  inutile: il vero torto di noi ragazzi  uno solo: quello di pigliar sul serio le teorie degli uomini... e anche quelle delle donne! In generale accade questo: che i grandi insegnano ai piccini una quantit di cose belle e buone... ma guai se uno dei loro ottimi insegnamenti, nel momento di metterlo in pratica, urta i loro nervi, o i loro calcoli, o i loro interessi. Io mi ricorder sempre d'un fatto di quando ero piccino... La mia buona mamma, che pure  la pi buona donna di questo mondo, mi predicava sempre di non dir bugie perch a dirne solamente una si va per sette anni in Purgatorio; ma un giorno che venne a cercarla la sarta col conto e che lei aveva fatto dire dalla Caterina che era uscita, io per non andare in Purgatorio corsi alla porta di casa a gridare che non era vero nulla e che la mamma era in casa... e in premio d'aver detto la verit ci presi un bello schiaffo.
- E perch ti hanno messo in collegio?
- Per aver pescato un dente bacato!
- Come! - ha esclamato Gigino al colmo dello stupore.
- Per uno starnuto d'un vecchio paralitico! - ho aggiunto io divertendomi a vederlo a sgranar tanto d'occhi.
Poi, dopo averlo tenuto per un bel pezzo di curiosit, gli ho raccontato l'ultima mia avventura in casa del mio cognato Maralli, per la quale fu interrotto il mese di esperimento concesso da mio padre ed io fui accompagnato in questa galera.
- Come vedi, - conclusi - anche io sono stato una vittima del mio destino disgraziato... Perch se quel signor Venanzio zio di mio cognato non avesse fatto uno starnuto proprio nel momento in cui lo avevo avvicinato la lenza con l'amo alla sua bocca sgangherata, io non gli avrei strappato quell'unico dente bacato che gli rimaneva e non sarei qui nel collegio Pierpaoli! Vedi un po', a volte, da che pu dipendere la sorte e la reputazione di un povero ragazzo... -

.

Ho voluto raccontar qui le confidenze che son corse tra me e Gigino Balestra per dimostrare che siamo legati ormai in intima amicizia e che, se stamani egli era sveglio e mi guardava mentre io scrivevo nel Giornalino, non avevo nessuna ragione - come ho gi detto in principio - di diffidare di lui. Anzi gli ho detto in grande segretezza di queste mie memorie che vo scrivendo, l'ho messo a parte dei miei progetti e gli ho proposto, d'entrare nella nostra Societ segreta...
Egli mi ha abbracciato con uno slancio d'affetto che mi ha commosso e ha detto che si sentiva orgoglioso della fiducia che rimettevo in lui.
Oggi, infatti, durante l'ora di ricreazione, l'ho presentato ai miei amici che l'hanno accolto benissimo.
Il Barozzo non c'era. Da quando ha dato le dimissioni egli vive solitario e pensieroso e quando ci incontra si limita a salutarci con un'aria triste triste. Povero Barozzo!
Io in adunanza ho raccontato tutta la scena della seduta spiritistica di iersera e si  stabilito, di riflettere tutti seriamente per trarre partito da questa nuova situazione e per preparar qualche tiro per mercoled notte.
Domani marted ci riuniremo per eleggere il nuovo presidente e per decidere sull'intervento dello spirito del compianto professore Pierpaoli all'appuntamento dato al signor Stanislao, alla signora Geltrude e al loro degno cuoco inventore della minestra della rigovernatura.

11 febbraio

Ieri sera nulla di nuovo.
Dal mio osservatorio vidi il Direttore e la Direttrice traversare la sala del venerato Pierpaolo, lentamente silenziosamente, e andarsene nella loro camera dopo aver rivolto verso il ritratto una timida occhiata, come per dire:
- A domani sera, e che Dio ce la mandi buona! -
Gigino Balestra, mentre scrivo,  l nel suo lettuccio che mi guarda e sorride...

.

Oggi, durante l'ora di ricreazione, c' stata l'elezione del presidente della nostra Societ segreta.
Tutti i soci avevano gi scritto il nome scelto in pezzetti di carta che ripiegati sono stati messi in un berretto. Gigino Balestra che  il socio pi piccino (ha due mesi e mezzo meno di me) ha fatto lo squittinio ed  risultato eletto presidente Mario Michelozzi.
Anche io ho votato per lui perch se lo merita, e perch se da qualche giorno nel collegio non si mangia pi la solita minestra di riso si deve a lui.
Abbiamo discusso su quello che si deve preparare per la seduta spiritica di domani sera. Ciascuno aveva la sua idea, ma  stata approvata quella di Carlino Pezzi.
Carlo Pezzi, che  quel ragazzo che ha la specialit della topografia, mentre cercava di stabilire su quale stanza dava il mio osservatorio, fece conoscenza con un ragazzo che serve da manovale ai muratori addetti ai lavori di riparazione nel collegio.
Servendosi di questa sua amicizia egli spera di poter penetrare nel salone del ritratto di Pierpaolo e fare una cosa, che se riesce, avr un effetto straordinario sui tre spiritisti...
E poi... e poi... ma non voglio scrivere di quel che abbiamo progettato e complottato.
Dir solo che se quel che abbiamo pensato di fare riuscir noi saremo finalmente vendicati di tanti bocconi amari che abbiam dovuto ingozzare... compresi quelli della famosa minestra di magro fatta con la rigovernatura dei nostri piatti, e quel che  peggio di quelli del signor Stanislao e della signora Geltrude.

12 febbraio

Dio, quanti avvenimenti si accumulano per stanotte!
A pensarci mi va via la testa e mi pare d'essere il protagonista d'uno di quei romanzi russi dove tutto, anche le cose pi semplici come sarebbe quella di mettersi le dita del naso, acquista una grande aria di tenebroso mistero.
Intanto registrer qui due notizie importanti.
Prima: oggi Carlino Pezzi, mentre il Direttore e la Direttrice erano a pranzo, ha trovato modo per mezzo di quel suo amico manuale, di entrare nel salone di Pierpaolo dove l'imbianchino aveva lasciato una lunga scala che gli era servita per ritoccare la riquadratura del soffitto.
In un attimo il Pezzi ha drizzato la scala al ritratto di Pierpaolo e, arrampicatosi fin lass, con un temperino gli ha fatto due buchi negli occhi. Cosi tutto  stato felicemente preparato per il grande spettacolo di stanotte.
Seconda notizia. Ho visto Tito Barozzo che era gi stato messo a parte del nostro progetto e che mi ha detto:
- Senti, Stoppani. Devi sapere che, dal giorno in cui ebbi a patire nella stanza del Direttore la grande umiliazione che tu sai e che ha annientato nell'anima mia ogni slancio di ribellione contro le ingiustizie e i soprusi che si commettono in questo collegio dove io son tenuto per compassione, un solo pensiero, uno solo, capisci? mi ha dato la forza finora di resistere, ed  questo: la fuga. -
Io ho fatto un atto di sorpresa e di dolore all'idea di perdere un amico cos simpatico e cos amato da tutti; ma egli ha soggiunto subito:
-  inutile, credi, ogni argomento che mi si potesse portare in contrario. Della mia miserabile condizione qui dentro non posso esser giudice che io, e io ti so dire che essa  intollerabile e che, se si dovesse prolungare, finirebbe con l'uccidermi. Perci ho deciso di scappare, e nulla potr rimuovermi da questa mia risoluzione.
- E dove anderai? -
Il Barozzo s' stretto nelle spalle allargando le braccia.
- Non lo so: ander per il mondo che  cos grande e dove io sar libero e non soffrir mai che nessun mio simile ardisca umiliarmi come hanno ardito il mio tutore e il Direttore del collegio. -
A queste parole pronunziate con nobile alterezza l'ho guardato con ammirazione e poi ho esclamato con entusiasmo:
- Scappo anch'io con te!... -
Egli mi ha guardato con uno sguardo pieno d'affetto che non scorder mai e nel quale ho letto la gratitudine e il ricambio di tutto il bene ch'io gli voglio. Poi con accento grave nel quale ho sentito tutta la sua superiorit su me, ha soggiunto:
- No, caro amico mio. Tu non puoi n devi scappare di qui perch tu sei in condizioni molto diverse dalle mie. Tu stai qui con tutti i tuoi diritti e puoi insorgere ogni volta che qualcuno te li contesti con l'inganno o con la violenza. E poi tu hai una mamma e un babbo che soffrirebbero molto della tua scomparsa... mentre io non ho che un tutore il quale non pianger certo ignorando le mie notizie!... -
E nel dir cos il povero Barozzo ha avuto un sorriso cos triste e cos amaro che m'ha fatto venir le lacrime agli occhi e in un impeto di affetto e di piet l'ho abbracciato stretto stretto esclamando:
- Povero Tito!... -
E l'ho baciato bagnandolo del mio pianto.
Egli ha avuto un singhiozzo, mi ha stretto forte forte sul petto; e poi scostandomi e passandomi una mano sugli occhi ha ripreso:
- Dunque senti, Stoppani. Quello che avete combinato per stanotte, pu favorire splendidamente il mio progetto. Vorrete aiutarmi?  l'ultimo atto di solidariet fraterna che chiedo ai miei compagni della Societ segreta...
- Figurati!
- Allora sta'bene attento. Quando il Direttore, la Direttrice e il cuoco saranno sopraffatti dagli spiriti, tu andrai nella stanzina dei lumi a petrolio che tu conosci, l'aprirai con questa chiave e, attaccata alla porta dalla parte interna, troverai una chiave molto grossa che prenderai teco. Quella  la chiave del portone d'ingresso del collegio con la quale esso  chiuso ogni sera per di dentro. Vieni con questa chiave nel corridoio a pian terreno... L ci sar io. -
In cos dire Tito Barozzo mi afferr la destra, me la strinse e si allontan in fretta.
Sono sopraffatto dagli avvenimenti che si preparano per stanotte...
Come ander?


13 febbraio.

Quante cose, e quali, ho da scrivere stamani!... Ma tutto ora consiglia la massima prudenza e non posso perdermi in descrizioni e in considerazioni oziose, ma bisogna che mi sbrighi a registrare i fatti nudi e crudi.
Che notte!... e che botte!...

.

Ecco dunque com' andata.
Naturalmente ieri sera non mi sono addormentato.
L'orologio della chiesa vicina suonava le undici e mezza...
I miei compagni dormivano... mi alzai e mi vestii. Gigino Balestra che dal suo lettuccio non mi perdeva di vista fece lo stesso e pianino pianino, in punta di piedi, mi venne accanto.
- Sdriati sul mio letto - gli dissi all'orecchio. - Io vo nell'armadietto; a suo tempo di lass ti dar il segnale. -
Egli obbed e io salii sul comodino, e di l entrai nel mio piccolo osservatorio.
Misi l'occhio al solito forellino. Tutto era buio nel salone; ma i tre spiritisti non tardarono ad arrivare.
Il cuoco che portava un lume a petrolio lo pos su una consolle, e tutti e tre si rivolsero a me... cio al compianto Pierpaolo Pierpaoli.
Il direttore disse a bassa voce:
- Mi pare che stasera abbia gli occhi pi neri... -
La signora Geltrude lo guard e schiuse le labbra in modo ch'io capii benissimo che era per dargli dell'imbecille, ma si ritenne per paura dello spirito di suo zio. E pensare che il povero sor Stanislao aveva pienamente ragione, perch i due buchi fatti da Carlino Pezzi negli occhi del ritratto, sul fondo nero dello sgabuzzino dove stavo io, dovevano fare appunto l'effetto che gli occhi del compianto fondatore del Collegio si fossero molto ingranditi! Poco dopo il Direttore, la Direttrice e il cuoco erano seduti attorno al solito tavolino, con le mani unite e stavano aspettando silenziosamente, tutti riconcentrati, che il fluido si sviluppasse.
L'orologio della chiesa suon dodici tocchi.
Il cuoco esclam:
- Pierpaolo Pierpaoli! -
Il tavolino dette un balzo.
- C' - mormor la signora Geltrude
Vi fu una pausa solenne.
- Puoi parlare? - domand il cuoco: e tutti e tre sbarrarono gli occhi verso il ritratto.
Incominciava la mia parte. Risposi assentendo con un s che pareva un soffio.
- Ssssss... -
I tre spiritisti erano cos commossi che ci volle un bel pezzetto prima che ripigliassero un po'di fiato.
- Dove sei? - disse finalmente il cuoco.
- In Purgatorio - risposi con un fil di voce.
- Ah zio! - esclam la signora Geltrude. - Voi che eravate cos buono, cos virtuoso!... E per quali peccati?
- Per uno solo, - risposi io.
- E quale?
- Quello di aver lasciato questo mio istituto a persone indegne di dirigerlo! -
Dissi queste parole con voce un po'pi alta e con accento adirato; e parve che esse cadessero sulla testa dei tre spiritisti come tante tegole. Si abbandonarono col capo e con le braccia stese sul piano del tavolino, affranti dalla terribile rivelazione e rimasero cos sopraffatti dai loro rimorsi, per parecchio tempo.
La prima a riaversi fu la signora Geltrude che domand:
- Ah zio... adorato zio... Degnatevi di dire i nostri torti e noi li ripareremo.
- Li sapete! - risposi con voce grave.
Ella parve riflettere; poi riprese:
- Ma ditemeli... Ditemeli!... -
Io non risposi. Mi ero gi imposto di non rispondere che alle domande che favorivano il nostro progetto e oramai non ve n'era che una che aspettavo, e che non poteva indugiare a essermi rivolta.
- Zio!... Non rispondete pi?... - disse ancora la Direttrice con voce insinuante.
Lo stesso silenzio.
- Sei dunque molto sdegnato con noi? - aggiunse ella.
E io sempre zitto.
- Che sia andato via? - chiese al cuoco.
- Pierpaolo Pierpaoli! - disse l'odiato manipolatore delle minestre di magro con le rigovernature. - Ci sei sempre?
- Ssssss... - risposi.
- C' sempre; - disse il medium - se non risponde vuol dire che a certe domande non vuol rispondere e bisogna fargliene delle altre.
- Zio, zio!... - esclam la signora Geltrude. - Abbiate piet di noi, poveri peccatori!... -
A questo punto io mi scostai dal forellino fatto da me nella tela e piantai gli occhi nei buchi fatti da Carlino Pezzi e incominciai a roteare le pupille a destra e a sinistra e, ogni tanto, a fissarle sui tre spiritisti.
Essi che tenevano sempre lo sguardo intento al ritratto, poco dopo si accorsero che esso moveva gli occhi, e presi da un gran tremito si scostarono dal tavolino e caddero in ginocchio.
- Ah, zio! - mormor la signora Geltrude. - Ah, zio!... piet... piet di noi!... Come potremo riparare ai nostri torti? -
Era qui che l'aspettavo.
- Togliete il segreto alla porta - dissi - perch io possa venire a voi... -
Il cuoco si alz e pallido, camminando a zig-zag come un ubriaco, and a togliere il segreto alla porta.
- Spengete il lume e aspettatemi tutti in ginocchio! -
Il cuoco spense il lume e io sentii poi tornare a inginocchiarsi accanto agli altri due.
Il gran momento era giunto.
Lasciai il mio posto d'osservazione e affacciatomi all'ingresso dell'armadietto feci con la gola un suono come si fa quando si russa.
Immediatamente Gigino Balestra si alz dal mio letto ov'era ancora disteso e, senza far rumore, usc dalla camerata.
Egli andava a dar l'avviso ai compagni della Societ segreta che eran tutti pronti per irrompere nel salone di Pierpaolo Pierpaoli e, armati di cinghie e di battipanni, farne le giuste vendette.
Io mi rivoltai nel mio sgabuzzino e accostai l'orecchio alla tela del ritratto per godermi un po'la scena.


Sentii aprire l'uscio della sala, richiuderlo col segreto, e poi ad un tratto le grida dei tre spiritisti sotto i primi colpi.
- Ah! gli spiriti!... Piet!... Aiuto!... Soccorso!... -
Mi ritirai precipitosamente, e uscito di camerata accesi uno stoppino del quale mi ero provvisto, andai nella stanzetta dei lumi a petrolio, aprii con la chiave che mi aveva dato il Barozzo, staccai la grossa chiave che trovai attaccata dietro la porta secondo le istruzioni che mi aveva dato, e corsi al portone d'ingresso del collegio.
Tito Barozzo era l. Prese la chiave, apr il portone, poi si rivolse a me e mi avvinghi con le braccia, e mi tenne stretto stretto al suo petto; mi baci e le nostre lacrime si confusero insieme sui nostri visi...
Che momento! Mi pareva d'essere in un sogno... e quando ritornai in me io ero solo, appoggiato al portone dell'Istituto, chiuso.
Tito Barozzo non c'era pi.
Girai la mandata e ritirai la chiave dal portone e rifacendo rapidamente la strada gi fatta l'andai a rimettere al suo posto, richiusi l'uscio dello stanzino dei lumi e ritornai in camerata dove mi affacciai con la massima precauzione, assicurandomi se i miei piccoli colleghi dormivano tutti.
Dormivano infatti. Il solo desto era Gigino Balestra, a sedere sul mio letto, che mi aspettava inquieto, non sapendo il motivo per il quale ero uscito.
- Siamo tutti ritornati in dormitorio - mormor. - Ah, che scena!... -
Voleva parlare, ma io gli accennai di stare zitto; salii sul comodino, mi tirai su a sedere nell'armadietto e feci cenno a Gigino di venir su anche lui. Con molti sforzi si riusc a ficcarci tutti e due nel mio osservatorio tra le cui anguste pareti, stavamo distesi, stretti l'uno all'altro come due sardine di Nantes, con la differenza che non eravamo senza testa come loro, ma anzi avevamo i nostri visi, anch'essi appiccicati insieme, dentro la finestrina da me aperta sulla gran sala di Pierpaolo che era nella pi completa oscurit.
- Ascolta, - dissi in un soffio di voce a Gigino. Si udiva gi un singulto cadenzato.
- Geltrude - sibil il mio compagno.
Doveva essere intatti la Direttrice che piangeva e ogni tanto borbottava con accento fioco:
- Piet!... Perdono!... Mi pento di tutto! Non lo far pi!... Misericordia dell'anima mia!... -
A un tratto nel silenzio tragico di quel momento s'alz una voce tremula che diceva:
- Pierpaolo Pierpaoli... possiamo riaccendere il lume? -
Era quel mascalzone del cuoco, inventore della minestra di rigovernatura.
Non mi pareva vero di vedere come lo avevano conciato i compagni della Societ segreta e mi affrettai a rispondere col solito sibilo:
- Sssssss... -
Si ud inciampare; poi lo sfregamento scoppiettante di un fiammifero di legno contro il muro, si vide una piccola scialba fiammella giallognola vagar qua e l nel buio come un fuoco fatuo nel cimitero e finalmente un lume si accese.
Ah, che spettacolo! Non lo dimenticher mai.
Le sedie, i tavolini erano rovesciati per terra. Sulla consolle il grande orologio, i candelabri erano in bricioli. Dovunque regnava uno spaventevole disordine.
Da un lato, accanto al lume acceso, appoggiato alla parete, il cuoco col faccione verde pieno di bitorzoli, vlto verso di noi, guardava con gli occhi languidi e lacrimosi il ritratto.
Dall'altra parte, accovacciata in un angolo, era la Direttrice, col viso sgraffiato, i capelli disciolti e le vesti in brandelli. Anche lei aveva gli occhi gonfi, stralunati, e fissava sul ritratto le inquiete pupille.
Poi sopraffatta dal rimorso e dal dolore dtte in un pianto dirotto, balbettando sempre rivolta alla venerata effige del defunto Pierpaolo:
- Ah, zio! hai avuto ragione di punirci! S... noi siamo indegni di questa tua grande istituzione alla quale dedicasti tutta la tua vita intemerata!... E hai fatto bene a mandarci gli spiriti a punirci, a gastigarci delle nostre colpe... Grazie, zio! Grazie... E se ci vuoi dare altri gastighi, fa'pure!... Fa'pure! Ma ti giuro che da qui in avanti noi non ricadremo pi nel peccato tremendo dell'egoismo, dell'avarizia, della prepotenza... Te lo giuriamo, non  vero, Stanislao!... -
E si volse lentamente alla sua destra, poi gir lo sguardo da ogni parte, sgomenta.
- O Dio! Stanislao non c' pi!... -
Infatti il Direttore mancava, e io sentii una stretta al cuore. Che ne avevano fatto, i compagni della Societ segreta?...
- Stanislao!... - chiam con voce pi alta la Direttrice.
Nessuno rispose.
Allora il cuoco alz la voce verso il ritratto:
- Pierpaolo Pierpaoli! Gli spiriti punitori hanno forse portato il nostro povero Direttore all'inferno?... -
Io rimasi zitto. Volevo dimostrare, ora, che lo spirito del fondatore del Collegio non era pi presente. E vi riuscii perch il cuoco, dopo averlo pi volte chiamato, disse (e nel dir questo la sua voce aveva ripreso il suo tono calmo e naturale):
- Non c' pi! -
Anche la signora Geltrude fece un sospiro di sollievo e parve liberata da una gran preoccupazione.
- Ma Stanislao? - disse. - Stanislao! Stanislao, dove sei?... -
A un tratto dall'uscio che dalla sala mette nella camera dei due coniugi venne fuori una lunga figura cos comicamente fantastica che, pur essendo recente la drammatica solennit di quel terribile convegno spiritistico, il cuoco e la direttrice non poterono frenar le risa.
Il signor Stanislao pareva diventato pi secco e pi allampanato di prima; ma il pezzo della sua persona cui era impossibile volger lo sguardo senza ridere era la testa tutta monda e bianca come una palla di biliardo e con un occhio tutto cerchiato di nero intorno e con espressione di cos comica desolazione che tanto io che Gigino Balestra, malgrado i nostri pi eroici sforzi, non potemmo frenare una risata.
Fortunatamente in quel momento ridevano anche il cuoco e la signora Geltrude, sicch non si accorsero di noi. Ma il direttore che non rideva dovette udire qualcosa perch volse l'atterrito occhio cerchiato di nero verso di noi... e noi ci frenammo ancora, resistendo finch ci fu possibile, ma la risata ad un tratto ci scapp via dal naso in un sordo grugnito e ci ritirammo, pi in fretta che ci fu possibile in quella ristrettezza, nell'armadietto scendendo poi gi nella camerata.
Gigino raggiunse il suo lettuccio e tutti e due spogliatici in un baleno ci ficcammo sotto le rispettive lenzuola palpitanti...
Non ho chiuso occhio in tutta la notte, temendo sempre che tutto fosse stato scoperto e che un'improvvisa ispezione venisse a sorprenderci. Fortunatamente nulla di nuovo  accaduto e io posso stamani confidare al mio Giornalino le ultime vicende del collegio Pierpaoli.

14 febbraio.

Ho appena il tempo di segnare qui in stile telegrafico gli avvenimenti di ieri. Nel critico momento che attraversiamo se questo mio giornalino cadesse nelle grinfie della Direttrice sarebbe una rovina per tutti... Perci l'ho levato dalla mia valigia e lo tengo legato sul petto con uno spago e vorrei vedere chi avesse l'ardire di venirmelo a cercare!
Ecco dunque quel che  successo in queste ventiquattr'ore.
Ieri fin dalla prima mattina in tutto il collegio ci fu un gran movimento e un gran chiacchierare sottovoce, ed anche un estraneo avrebbe capito subito che qualcosa di straordinario doveva essere avvenuto.
Si era sparsa la notizia della fuga di Tito Barozzo e mentre tutti i collegiali commentavano il fatto e andavano a caccia di particolari, i bidelli e gli inservienti dell'Istituto andavano e venivano con certe facce smunte come se avessero perso un terno al lotto e davano in giro certe occhiate torve che parevan proprio poliziotti alla ricerca di qualche bandito.
Intanto si diceva che la Direzione aveva diramato telegrammi a destra e a sinistra, avvisando le autorit di tutti i paesi vicini, dando i connotati del fuggiasco, mentre era aperta una severissima inchiesta per stabilire se nella fuga il Barozzo aveva avuto dei complici tra i suoi compagni o nel personale addetto al collegio.
C'era in giro anche la notizia che la Direttrice, appena scoperto il fatto si era ammalata d'un'eruzione nella pelle ed era dovuta tornare a letto e che il Direttore per correre qua e l a dare ordini aveva battuto un occhio in uno spigolo e poi aveva preso una gran flussione sicch aveva la testa tutta rinfagottata in una gran ciarpa di seta nera e aveva un occhio anche pi nero...
Io e i miei compagni della Societ segreta sapevamo il motivo di queste eruzioni e di queste flussioni, ma stavamo naturalmente zitti e cheti, limitandoci a scambiare degli sguardi che valevano cento discorsi.
A colazione apparve in refettorio il signor Stanislao e non so come si facesse tutti quanti a non scoppiare in una clamorosa e sonora risata. Si sentiva bens qua e l qualcuno che malgrado tutti gli sforzi sghignazzava, e si vedeva dovunque un grande affaccendarsi a pulirsi la bocca col tovagliolo per nascondere alla meglio l'ilarit che aveva invaso tutti...
Com'era ridicolo, povero signor Stanislao, con quella ciarpona nera avvoltolata intorno alla zucca completamente pulita (noi della Societ si sapeva che ormai non poteva pi coprirsela con la parrucca ch'era stata buttata in un luogo tale che anche se l'avesse ritrovata, non se la sarebbe rimessa di certo!) e con quell'occhio grosso, languido e lacrimoso come un uovo al tegamino poco cotto...
- Pare un becchino turco! - disse piano Maurizio Del Ponte alludendo a quel turbante nero che gli copriva la testa.
Pi tardi si seppe che a uno a uno i collegiali erano chiamati in Direzione per subire un interrogatorio.
- Che t'hanno domandato? - chiesi a uno che incontrai nel corridoio grande mentre usciva di Direzione.
- Nulla - mi rispose.
Verso sera ne acchiappai un altro:
- Che t'ha detto il Direttore?
- Nulla. -
Capii allora perfettamente che il signor Stanislao doveva avere nel suoi interrogatori intimiditi i ragazzi in un modo addirittura feroce con chi sa quali minacce se avessero rivelato una parola.
In questa idea mi conferm pi tardi Mario Michelozzi, il quale passandomi accanto, mi disse rapidamente:
- All'erta! Calpurnio ha mangiato la foglia! -
Ma in camerata mi aspettava la terribile rivelazione della nostra completa rovina...
- Sei stato in Direzione? - sussurrai a Gigino Balestra mentre mi passava dinanzi.
- No, - rispose.
Come mai erano stati interrogati tutti i collegiali pi piccoli e noi due no?
Questa esclusione mi dava molto da pensare e andai a letto deciso di non avventurarmi nel mio osservatorio, temendo di una vigilanza speciale notturna.
Non so quanto tempo stetti cos sveglio, riflettendo sui casi della giornata, architettando deduzioni su deduzioni; ma la tentazione di salire sull'armadietto mi si riaffacciava sempre, ostinata, a traverso a tutte le mie riflessioni, finch da ultimo mi vinse e mi fece abbandonare ogni saggio consiglio di prudenza.
Mi assicurai prima se tutti i miei compagni dormivano, ficcai lo sguardo in tutti gli angoli della camerata per vedere se c'era qualche spia messa a vigilare, e alzatomi pian piano salii sul comodino ed entrai nell'armadietto...
Oh, sorpresa!... La parete in fondo era murata; murata come era prima ch'io levassi con tanto paziente lavoro il mattone, aprendomi cos vasto e interessante campo di osservazione sulla vita privata dei signori Direttori del collegio Pierpaoli!
Non so come riuscii a trattenere un grido.
Sgusciai gi dall'armadietto sul comodino e di l sotto  lenzuoli... e in mezzo alle ipotesi pi strane e fantastiche che mi ballavano vertiginosamente nel cervello, una dominava sulle altre, e ritornava alla mia mente, tenace, implacabile, mostrandomi tutte le probabilit delle quali era armata...
-  andata cos: - diceva con una terribile sicurezza l'ipotesi trionfatrice di tutte le altre - il signor Stanislao ha sentito ridere te e Gigino Balestra dietro il quadro di Pierpaolo Pierpaoli, e gli  entrato da quel momento un vago sospetto che  andato via via crescendo; e siccome gli ci voleva poco a sincerarsi, stamattina ha preso una scala, l'ha appoggiata alla parete,  salito fino al quadro, l'ha alzato, ha guardato sotto di esso, ha scoperto il finestrino che avevi fatto e... e l'ha fatto murare, dopo essersi assicurato - questo s'intende - dove rispondeva questo finestrino e avere scoperto cos che esso corrispondeva proprio nell'armadietto di Giannino Stoppani, detto dai suoi nemici Gian Burrasca! -
Ahim! L'ipotesi, giornalino mio caro, mi pare proprio che colga nel segno e mi aspetto qualche cosa di grosso...
Chi sa, dopo queste righe che butto gi alla meglio in questa terribile nottata insonne, quando potr ancora confidare i miei pensieri e i casi della mia vita alle tue pagine?


20 febbraio.

Novit! Novit! Novit!
Quanti avvenimenti in questa settimana! Me ne sono accadute tante che non ho avuto mai il tempo di scriverle... Anche perch non volevo sciupare le mie avventure descrivendo in queste pagine troppo alla svelta, mentre meriterebbero di essere narrate in un romanzo.
Perch la mia vita  un vero romanzo, e io quando ci penso non posso fare a meno di ripetere sempre fra me il solito ritornello:
- Ah, se avessi la penna di Salgari, che volume vorrei scrivere, da far rimanere a bocca spalancata tutti i ragazzi di questo mondo, peggio che con tutti i corsari rossi e neri!... -
Basta: scriver come so, e tu, mio caro giornalino, non ti vergognerai, spero, se le tue pagine sono scritte con poca arte, tenendo conto in compenso che sono scritte con grande sincerit.
E veniamo dunque alle grandi novit, la prima delle quali  questa: che io in questo momento sto scrivendo sul mio tavolino, in camera mia, di fronte alla finestra che d sul mio giardino...
Proprio cos. Sono stato mandato via dal collegio Pierpaoli, e questa  certamente una gran disgrazia; ma sono finalmente in casa mia e questa  una grandissima fortuna.
Andiamo dunque per ordine.
La mattina del 14 avevo un triste presentimento, come appare dalle righe che scrissi in fretta e furia qui nel giornalino; e il presentimento non mi ingannava.
Uscendo dalla camerata mi accorsi subito che qualche cosa di grosso era per succedere. Si vedeva nelle facce delle persone, si sentiva nell'aria un non so che di grave e di solenne che annunziava qualche avvenimento straordinario.
Incontrai Carlo Pezzi che mi disse in fretta:
- I grandi sono stati interrogati tutti, meno io, il Michelozzi e il Del Ponte...
- E dei nostri, - risposi - sono stati chiamati tutt meno io e Gigino Balestra!
-  evidente che tutto  stato scoperto. Ho saputo che la signora Geltrude dirige il processo dal letto facendo agire Calpurnio che, certo, non sarebbe stato capace d'andare in fondo alla faccenda... Noi siamo tutti d'accordo, se saremo interrogati, a non rispondere neanche una sillaba, per non compromettere di pi la situazione.
- Io e il Balestra faremo lo stesso, - risposi alzando la destra in segno di giuramento.
Proprio in quell'istante venne un bidello che mi disse:
- Il signor Direttore la desidera. -
Confesso che quello fu un brutto momento per me. Mi sentii un gran rimescolo nel sangue... ma fu proprio un momento, e quando mi presentai in Direzione ero relativamente calmo e mi sentivo sicuro di me.
Il signor Stanislao, sempre col suo turbante nero in testa e il suo occhio maculato che era diventato violetto, mi squadr ben bene da dietro la sua scrivania, senza parlare, credendo di incutermi chi sa che paura, mentre invece io che conoscevo quest'arte, girai in qua e in l lo sguardo distrattamente sugli scaffali pieni di libri, tutti splendidamente rilegati, con certe dorature bellissime e che lui non leggeva mai.
Finalmente il Direttore mi domand a bruciapelo con accento severo:
- Voi, Giovanni Stoppani, la notte dal 13 al 14 siete uscito verso mezzanotte dalla vostra camerata e non vi avete fatto ritorno che dopo un'ora circa.  vero? -
Io seguitai a guardare i libri degli scaffali.
- Dico a voi, - ripet il signor Stanislao alzando la voce. -  vero o no? -
E non ricevendo risposta url anche pi forte:
- Ehi, dico! Rispondete; e ditemi dove siete stato e che avete fatto in quell'ora! -
Io a questo punto fissai lo sguardo sulla carta dell'America appesa alla parete a destra della scrivania e... seguitai a far l'indiano.
Il signor Stanislao allora si alz dalla sedia puntando le mani sulla scrivania e protendendo la faccia stralunata verso di me; poi al colmo dell'ira grid:
- Hai capito che devi rispondere, eh? Pezzo di canaglia! -
Ma io non mi scossi, e pensai fra me:
- Si arrabbia perch sto zitto; dunque io sono il primo dei collegiali compromessi che egli ha chiamato in Direzione! -
A questo punto l'usciolino a sinistra della scrivania si apr e comparve la signora Geltrude tutta rinfagottata in una veste da camera verdognola, con un viso pure verdognolo e con gli occhi tutti pesti, che si volsero subito su di me pieni di odio.
- Che c'? - disse. - Che sono questi urli?
- C' - rispose il Direttore - che questo pessimo soggetto non risponde alle mie domande.
- Lascia fare a me, - rispose lei - ch tanto te sarai sempre il medesimo... -
E si ferm; ma io capii, e lo cap certo anche il signor Stanislao, che la parola che mancava al discorso era imbecille.
La Direttrice fece tre passi e mi si piant dinanzi, in una attitudine minacciosa e cominci a voce bassa, nella quale si sentiva concentrata una rabbia tanto pi terribile in quanto doveva essere repressa:
- Ah, non rispondi, eh? pezzo di mascalzone... Tu non vuoi convenire, eh? delle tue prodezze!... Chi  dunque che ha fatto scappare l'altra notte quell'altro mascalzone come te, il tuo, degno amico Barozzo? Fortunatamente c' stato chi ti ha visto e chi ha parlato... Ah, credevi di farla liscia, eh? Sei tu che ci hai messo il collegio in rivoluzione fin dal primo momento che ci sei capitato tra i piedi, con le tue perfide invenzioni, con le tue vili calunnie... Ma basta, sai? E anche senza interrogarti vi sono tante prove e testimonianze delle tue canagliate che abbiamo avvertito fino da ieri tuo padre di venirti a riprendere, e a quest'ora dev'essere per la strada... Se non ti vuol tenere in casa ti metter in galera, che  il solo posto degno d'un briccone come te! -
Mi afferr per un braccio e scuotendomi riprese:
- Sappiamo tutto! Una cosa sola ci potresti dire... Lo sai tu dov' andato il Barozzo? -
Non risposi; ed ella scuotendomi forte:
- Rispondi. Lo sai? -
E siccome io seguitavo a tacere, ella esasperata, allarg un braccio come per lasciarmi andare uno schiaffo; ma io balzai indietro e afferrato un gran vaso giapponese che era sulla consolle feci l'atto di buttarlo in terra.
- Brigante! Assassino! - url la Direttrice tendendomi il pugno. Lascia andare! Gaspero!... -
Accorse il bidello.
- Portate via questo demonio, e fategli preparare la sua roba che se Dio vuole tra poco ce lo leveremo di torno! Portatemi qui il Balestra. -
Il bidello mi accompagn in camerata, mi fece rivestire degli abiti da borghese che avevo quando entrai in Collegio, - e che tra parentesi mi eran diventati corti ma larghi, prova manifesta che il regime del collegio Pierpaoli fa allungare i ragazzi ma non li ingrassa - e preparare la mia valigia.
Poi fece l'atto di andarsene dicendomi: - Stia qui, che tra poco arriver il suo babbo e se Dio vuole si avr dopo un po'di pace.
- Imbecille pi del signor Stanislao che  tutto dire! - gli risposi al colmo dell'ira.
Egli parve offendersi e mi venne sulla faccia esclamando:
- Lo ridica!
- Imbecille! - ripetei io.
Egli si morse un dito e si allontan tutto stizzito, mentre io gli dicevo:
- Se vuoi che te lo ridica anche un'altra volta non far complimenti, hai capito? -
E dtti in una risata; ma era un riso sforzato, perch nell'anima ero pi arrabbiato io di lui, arrabbiato per non poter trovare il bandolo dell'arruffata matassa e per ignorare la sorte dei miei compagni della Societ segreta.

Mi appariva chiara una cosa: che la risata mia e di Gigino Balestra mentre eravamo nell'armadietto ad assistere alla famosa scena notturna aveva fatto scoprire a Calpurnio il nostro osservatorio; che zitto zitto Calpurnio lo aveva fatto murare mentre noi eravamo alle lezioni; che poi con una intuizione molto facile Calpurnio aveva capito che le btte distribuite nella fatale nottata non erano state date dallo spirito dello zio di sua moglie ma dai collegiali; che aveva perci incominciato a interrogare qualche beniamino cercando di scuoprire quali collegiali in quella notte erano usciti di camerata; e che infine avevano trovato il beniamino che in quella notte, essendosi svegliato, aveva visto uscire dalla camerata i congiurati e aveva fatto bravamente la spia.
E certamente le spie erano almeno due: una dei ragazzi grandi che aveva compromesso Mario Michelozzi, Carlo Pezzi e Maurizio Del Ponte, e una dei piccoli che aveva compromesso me e Gigino Balestra.
Un'altra cosa era chiara: che Calpurnio, certamente guidato dall'astuta sua moglie, aveva basato tutto il suo processo sulla nostra complicit nella fuga del Barozzo, non accennando neanche lontanamente al nostro complotto, dir cos, spiritistico che era in realt molto pi grave ma che avrebbe, se ammesso e risaputo, fatto perdere il prestigio del Direttore e della Direttrice... e anche del cuoco!
Per in questa ridda di tetri pensieri, di deduzioni e di induzioni che mi frullava nel cervello, un'idea buffa mi si riaffacciava continuamente:
- Chi sa perch i compagni della Societ segreta hanno messo al signor Stanislao il soprannome di Calpurnio? -
E mi meravigliavo di non averne mai domandato una spiegazione finora che mi sarebbe stato cos facile averla, mentre ora che mancava poco tempo ad abbandonare per sempre il collegio mi sentivo a un tratto una grande curiosit che mi pungeva sempre pi, che a poco a poco mi invadeva tutto cacciando via, in seconda linea, tante altre preoccupazioni che pure avevano diritto d'essere accolte in prima fila...
A un certo punto vidi passare pel corridoio il Michelozzi e mi slanciai verso di lui.
- Dimmi - gli dissi rapidamente - perch il signor Stanislao si chiama Calpurnio? -
Il Michelozzi mi guard trasecolato.
- Come! - disse. - Ma non sai quel che  successo? Non sei stato chiamato?
- S: e sono stato mandato via. E voialtri?
- Anche noi!
- Sta bene: ma io voglio andar via sapendo il perch il signor Stanislao si chiama Calpurnio... -
Il Michelozzi rise.
- Guarda nella Storia Romana e capirai! - rispose e fugg via.
In quel momento passava un ragazzo della mia camerata, un certo Ezio Masi, che mi guard con un lieve risolino maligno.
Quel risolino, in quel momento, fu per me come una rivelazione. Mi ricordai d'una volta in cui avevo avuto che dire col Masi il quale infine aveva ceduto alle mie minacce di picchiarlo; sapevo che egli era uno dei collegiali pi ben visti dalla signora Geltrude...
E tutto questo condusse, nella mia mente, a formular subito un'accusa:
-  stato lui che ha fatto la spia! -
Non ci stetti a ragionar sopra; lo presi per un braccio e lo spinsi cos in camerata mormorando:
- Senti, Masi... t'ho da dire una cosa. -
Sentivo che egli tremava; e intanto andavo architettando nella mia mente l'interrogatorio da rivolgergli e una vendetta nel caso ch'io lo avessi scoperto veramente colpevole.
Nel tragitto che feci trascinandolo dalla porta della camerata al mio letto feci tutto un piano strategico per l'assalto, e uniformandomi a quello rallentai la mano colla quale lo stringevo e lo invitai a sedere accanto a me col pi bel sorriso del mondo.
Egli era pallido come un morto.
- Non aver paura, Masi, - gli dissi con accento mellifluo - perch anzi ti ho portato qui per ringraziarti. -
Egli mi guard sospettoso.
- Lo so che sei stato tu che hai detto al signor Stanislao che io l'altra notte ero uscito di camerata...
- Non  vero! - protest lui.
- Non lo negare; me l'ha detto lui, capisci? E appunto per questo io ti voglio ringraziare, perch mi hai fatto proprio un piacere...
- Ma io...
- Non capisci che io non ci volevo pi stare qui dentro? Non capisci che ne facevo di tutte apposta per farmi mandar via? Che non mi par vero d'essere arrivato a questo momento in cui sto aspettando mio padre che sar qui fra poco a prendermi? Dunque perch dovrei avercela con te che m'hai fatto raggiungere il mio scopo? -
Egli mi guard non ancora rassicurato.
- Ora giacch mi hai fatto questo piacere, me ne devi fare un altro. Senti... vorrei andare un momento di l a salutare un mio amico e a dargli la mia giacchetta da collegiale che ho promesso di lasciargli per ricordo: puoi aspettarmi qui, e dire al bidello, nel caso che venisse a cercarmi, che ritorno subito? -
Il Masi ora non dubitava pi e manifest una grande contentezza di essersela cavata cos a buon mercato.
- Ma figurati! - mi disse - fa'pure, sto qui io!... -
Io corsi via. La scuola di disegno, ch'era l vicina era aperta e non c'era nessuno. Vi entrai stesi la mia giacchetta da collegiale su un banco e preso un pezzo di gesso scrissi nella schiena della giacca, a grandi lettere, la parola: Spia.
Fatto questo, in un lampo, ritornai in camerata, dove entrai con passo misurato, tenendo la mia giubba per il bavero, ripiegata in due in modo che il Masi non vedesse la parola che vi avevo scritta.
- Non ho potuto trovare l'amico - dissi. - Pazienza! Ma poich non ho potuto lasciar la mia giacchetta a lui, per ricordo, voglio lasciarla a te, mentre io mi prender la tua in memoria del gran servizio che mi hai reso. Vogliamo fare a baratto? Vediamo se ti sta bene! -
E appoggiata lievemente la mia giacchetta sul letto lo aiutai a levarsi la sua e poi a rimettergli la mia, facendo in modo naturalmente che non vedesse la parola che v'era scritta sulla schiena.
Quando l'ebbe indossata gliela abbottonai e gli dissi toccandolo con la mano sulla spalla:
- Caro Masi, la ti va come un guanto! -
Egli si dtte un'occhiata alla bottoniera, e si adatt facilmente a questa mia stravaganza. Si alz, mi porse la mano... ma io feci finta di non accorgermene, perch mi ripugnava di stringer la destra di un traditore, e mi disse:
- Dunque, addio Stoppani! -
Io lo ripresi per il braccio e accompagnandolo alla porta risposi:
- Addio Masi: e grazie sai? -
E lo vidi allontanarsi per il corridoio recando dietro la schiena la parola infamante che s'era meritata.
Poco dopo venne il bidello che mi disse:
- Stia pronto, suo padre  arrivato ed  in Direzione a parlare col signor Stanislao. -
Mi venne un'idea:
- Se andassi anche io in Direzione, a raccontare a mio padre in faccia al signor Stanislao, tutti i fatti ai quali egli si sarebbe certo guardato bene accennare, da quello della minestra di rigovernatura a quello della seduta spiritistica? -
Ma l'esperienza, purtroppo, mi avvertiva che i piccini di fronte ai pi grandi, hanno sempre torto, specialmente quando hanno ragione.
A che pro difendersi? Il Direttore avrebbe detto che quelle che io narravo eran fandonie, malignit e calunnie di ragazzi, e mio padre avrebbe creduto certo pi a lui che a me. Meglio stare zitti e rassegnarsi al proprio destino.
Infatti quando mio padre venne a prendermi non disse nulla.
Avrei ben voluto saltargli al collo e abbracciarlo dopo tanto tempo che non lo rivedevo, ma egli mi dtte un'occhiataccia severa che mi agghiacci e non mi disse altra parola che questa:
- Via! -
E partimmo.
In diligenza si mantenne sempre il medesimo silenzio. Esso non fu rotto da mio padre che nell'entrare in casa.
- Eccoti di ritorno, - disse - ma  un cattivo ritorno. E ormai per te non c' che la Casa d correzione. Te lo avverto fin d'ora. -
Queste parole mi spaventarono; ma la paura mi pass subito perch di l a poco ero nelle braccia della mamma e di Ada, piangente e felice.
Non dimenticher mai quel momento: e se i babbi sapessero quanto bene fa all'anima dei figlioli il trattarli cos affettuosamente piangerebbero anche loro con essi quando c' l'occasione di farlo, invece di darsi sempre l'aria di tiranni, ch tanto non giova a niente.
Il giorno dopo, cio il giorno 15, seppi dell'arrivo di Gigino Balestra, anche lui mandato via dal collegio per l'affare della grande congiura del 12 febbraio, data memorabile nella storia dei collegi d'Italia e forse d'Europa. E anche questa  una novit che mi ha fatto piacere perch spero di trovarmi spesso insieme col mio buon amico... e magari di mangiar qualche volta insieme qualche pasticcino nel suo bel negozio... per quando non vede il suo babbo che  socialista, ma che in quanto a pasticcini li vorrebbe tutti per s.
E ieri poi ne ho saputa un'altra.
Il signor Venanzio, quel vecchio paralitico al quale pescai a canna l'ultimo dente che gli era rimasto, pare che stia di molto male, poveretto, e il mio cognato  in grande aspettativa per la eredit.
Questo almeno ho raccapezzato dai discorsi che sento fare; e anzi ho anche saputo che il Maralli, appena ebbe la notizia del mio ritorno dal collegio, disse all'Ada:
- Per carit, badate che non mi venga in casa, perch se no mi fa perdere quel che ho acquistato in questo tempo nell'animo d mio zio e va a finire che mi disereda davvero! -
Ma non abbia paura, che io in casa sua non ci vado. Oramai ho promesso alla mia buona mamma e all'Ada di metter la testa a partito e di fare in modo che il babbo non abbia a mettere in esecuzione la minaccia fatta di cacciarmi in una Casa di correzione ch questo sarebbe davvero un disonore per me e per la mia famiglia; e in questi cinque giorni ho dimostrato che questa volta non si tratta di promesse da marinaro, e che se voglio so anche essere un ragazzo di giudizio.
Tant' vero che la mamma stamani mi ha abbracciato e mi ha dato un bacio dicendo:
- Bravo Giannino! seguita cos e sarai la consolazione dei tuoi genitori! -
La frase non  nuova, ma per detta da una mamma buona come la mia fa sempre un effetto nuovo nel cuore di un figliolo per bene, e io le ho giurato di mantenermi sempre cos.
Io l'ho sempre detto che le mamme sono pi ragionevoli dei babbi. Infatti la mamma, quando le ho raccontato dell'affare della minestra di magro che ci davano in collegio il venerd e dell'eterno riso che si mangiava in tutti gli altri giorni della settimana mi ha dato pienamente ragione e ha detto a mia sorella:
- Poverini, chi sa come si stomacavano a mangiar quelle porcherie! -


21 febbraio.

Pare che il babbo, visto che mi son corretto dal miei difetti, abbia intenzione di mettermi un maestro in casa per farmi poi pigliar l'esame regolare a fn d'anno. Speriamo bene!
Oggi finalmente ho rivisto Gigino Balestra. Per l'appunto mia sorella ha un'amica, una certa signorina Cesira Beni, che sta di casa in un quartiere accanto a quello dove abita Gigino, e siccome oggi Ada  andata a far visita a questa sua amica io ho colto l'occasione di farne una al mio amico.
Quanto abbiamo parlato delle nostre avventure passate!
A un certo punto dei nostri discorsi mi s' riaffacciata alla mente la curiosit di sapere come mai nel collegio Pierpaoli era venuto l'uso di chiamare il signor Stanislao col nome di Calpurnio.
- Mi hanno detto che  levato dalla Storia Romana, e a questo ci arrivavo anche io. Ma che significa? Perch l'hanno adattato al Direttore? Lo sai tu? -
Gigino Balestra si  messo a ridere; poi ha preso una Storia Romana che era nel suo scaffaletto, ha cercato un po'e mi ha messo il libro dinanzi agli occhi aperto nelle pagine dove sono raccontate le guerre di Giugurta; e l ho letto questo pezzetto che mi son ricopiato perch volevo metterlo qui nel mio giornalino proprio tale e quale:

"Dopo che Giugurta ebbe fatto torturare e uccidere il cugino profuse oro a destra e a sinistra perch il misfatto fosse taciuto. Ma il tribuno Caio Memmio manifest dinanzi al Fro la scelleraggine di Giugurta e il Senato band contro lo sleale principe numida la guerra che affid a uno dei consoli eletti, per l'anno successivo, e che chiamavasi Lucio Calpurnio Bestia...".

- Ah! - gridai smascellandomi dalle risa. - Ora ho capito finalmente! Lo chiamavano Calpurnio perch...
- ... perch anche se sentiva, - concluse Gigino, non avrebbe capito che gli si dava della bestia!
 un ingegnoso strattagemma, non c' che dire. Ma sarebbe stato molto meglio che l'avessi conosciuto prima, perch allora chiamando Calpurnio il signor direttore del collegio Pierpaoli ci avrei provato pi gusto.
Ho parlato con Gigino Balestra anche di un altro importante argomento: dei pasticcini.
- Vedi se puoi passare domattina dal negozio, verso le dieci. Il babbo a quell'ora ha una adunanza per le elezioni... Ti aspetto sulla bottega. -
Infatti ho saputo che ci sono le elezioni politiche, perch quello che era deputato  diventato pazzo a un tratto, per il motivo, - dicono tutti quelli che s'intendono di politica, - che aveva preso le cose troppo sul serio. E i nuovi candidati sono il commendatore Gaspero Bellucci, zio di Cecchino, e l'avvocato Maralli mio cognato.
Pensare che nel dicembre scorso, proprio il giorno prima che ci si rovinasse in quella disastrosa corsa in automobile, con Cecchino Bellucci ci pigliammo a parole appunto sulla maggiore o minore probabilit che avrebbero avuto di diventar deputati i due che oggi si trovavano in lotta davvero.
A sentir Gigino Balestra parrebbe che l'elezione del Maralli fosse sicura; e lui  al caso di saperlo perch il suo babbo non solamente  un pasticciere, ma  il grande elettore del suo partito e dice che di riffe o di raffe questa volta il collegio deve essere conquistato dai socialisti e che  gi sicuro della vittoria.
Per questo ha messo fuori un giornaletto intitolato Il sole dell'avvenire che  in grande polemica con l'Unione Nazionale che sostiene lo zio di Cecchino.
Gigino Balestra mi ha fatto vedere questi giornali e mi ha detto:
- Il babbo ora non ripara a dar retta a tutte le commissioni, ed  sempre occupato a scrivere nel giornale... Domani siamo sicuri che in bottega non viene. Non mancare! -


23 febbraio.

Stamani mi son purgato.
Non ho mai potuto capire il perch i pasticcini che sono tanto buoni debbano far male e i purganti che son tanto cattivi debbano far bene. Il fatto  che dei pasticcini ieri ne mangiai una ventina, tutti con le mandorle, e pare che per l'appunto le mandorle sieno molto indigeste.
Gigino Balestra all'ora che avevamo fissato, cio alle dieci, era sulla porta del negozio e mi fece l'occhiolino come per dire che aspettassi un poco prima di entrare. Infatti fece una giratina in su e in gi e finalmente mi fece cenno, di passare. In quel momento non c'era nessuno, perch il ministro di bottega era andato a dare un'occhiata nel laboratorio.
- Bisogna far presto, - disse Gigino - perch ritorna subito.
Io feci in un lampo: quattro pasticcini ogni boccone... e si vede che il mangiar cos in fretta e furia mi fece male, perch appena tornato a casa mi sentii un gran peso allo stomaco e dei giramenti di testa tali che dovettero mettermi a letto.
Naturalmente dell'affare dei pasticcini non dissi niente... anche per non compromettere il mio amico Gigino Balestra.


24 febbraio.

Stamani ci  arrivata in casa una triste notizia; il signor Venanzio  morto stanotte.
Povero signor Venanzio! Era un po'uggioso, ne convengo, ma era un buon uomo e mi dispiace molto che se ne sia andato.
Mi pare di vederlo ancora... Povero signor Venanzio!


25 febbraio.

Che giornata di grandi emozioni!
 vicina la mezzanotte; tutti son gi andati a letto e io sono solo qui nella mia cameretta: solo col mio segreto, col mio grande segreto, e piango e rido e tremo non so perch n di che, e stento quasi a scrivere qui questo importante avvenimento della mia vita nella paura che sia risaputo...
Ma no! Oramai in queste pagine ho confidato ogni mio atto e ogni mio pensiero e sento come un bisogno di sfogare qui, in questo mio caro giornalino, la piena dei sentimenti che mi invade l'animo e mi commuove tutto...
Per prima di tutto voglio dare un'occhiata se il mio prezioso segreto e al suo posto...
S, s! Sono l tutti e duegento... Non ne manca uno! Procuriamo di rimetterci in calma, dunque, e ripigliamo il discorso tranquillamente dal punto in cui  stato interrotto.
Il povero signor Venanzio, dunque  morto: e questo l'ho scritto fino da ieri.
Scrissi anche che la notizia mi aveva fatto dispiacere, ed  proprio vero, perch in fondo quel vecchio sordo e paralitico, al quale tutti auguravano la morte, mi faceva compassione, e ora che  morto e di lass pu vedere le cose come stanno deve capire che se gli pescai con l'amo l'ultimo dente non lo feci a fin di male ma con lo scopo di divertirlo, e che certo non avrei fatto quello che feci se ne avessi potuto prevedere le conseguenze, che del resto furono motto esagerate da mio cognato perch in una bocca avere un dente solo e bacato e non averne punti  tutt'uno, e non credo per questo di avere abbreviato la vita d'un minuto a quel povero disgraziato.
Per, per quanto la notizia della morte del signor Venanzio mi avesse fatto dispiacere, stamani non ci pensavo pi, quando un fatto stranissimo  venuto a richiamarmelo alla mente.
Verso le nove e mezzo, mentre inzuppavo il terzo panino imburrato nel mio caff e latte con molto zucchero (non  per ghiottoneria, ma io metto sempre dimolto zucchero perch la mattina prendo sempre dimolto latte con dimolto caff per poterci inzuppare dimolti panini con dimolto burro) mi son sentito chiamare a un tratto.
- Giannino! Giannino!... Vieni qua, subito... -
Era l'Ada che urlava a quel modo e io certo, occupato com'ero, non mi sarei mosso neanche d'un passo se nell'accento di mia sorella non avessi sentito veramente qualche cosa di insolito...
Son corso nella stanza d'ingresso dove l'ho trovata insieme alla mamma, e tutte e due stavano commentando una lettera che tenevano in mano.
- Guarda, Giannino, - mi ha detto subito la mamma - questa lettera  per te...
- E allora, - ho osservato subito - perch l'avete aperta?
- Oh bella! Io sono la tua mamma e ho diritto, credo, di vedere chi ti scrive...
- E chi mi scrive?
- Ti scrive il cavaliere Ciapi notaro.
- E che vuole da me?
- Leggi. -
Allora ho letto, pieno di meraviglia la lettera che ricopio qui tale e quale:

CAVALIER TEMISTOCLE CIAPI
NOTARO

Signor Giovanni Stoppani,
Nella mia qualit di pubblico notaro incaricato di dare esecuzione alle disposizioni testamentarie del defunto signor Venanzio Maralli, mi pregio ricopiare qui il paragrafo 2 di dette disposizioni che La riguardano personalmente:
" 2. - Desidero e domando che alla lettura di questo mio testamento, oltre agli interessati, e cio mio nipote avvocato Carlo Maralli, Cesira Degli Innocenti sua donna di servizio e il commendatore Giovan Maria Salviati, sindaco della citt, intervenga anche il giovinetto Giovannino Stoppani cognato del predetto Carlo Maralli, sebbene nessuna delle disposizioni testamentarie qui contenute lo interessino. Ma io desidero la sua presenza perch avendolo conosciuto di persona amo che in queste mie disposizioni il giovinetto Stoppani trovi un efficace ammaestramento sulla vanit delle umane ricchezze e un nobile esempio verso il prossimo. A tale scopo d espresso incarico al notaro cavaliere Temistocle Ciapi di mandare a prendere il detto Giovanni Stoppani dove si trova, a tutte spese da pesare sulla somma dell'intero capitale di cui al paragrafo 9".
In ordine dunque al desiderio espresso nel paragrafo qui sopra riportato La prevengo che alle ore quindici di oggi mander alla sua abitazione un mio incaricato di fiducia il quale La accompagner in vettura fino al mio studio in via Vittorio Emanuele numero 15, piano 1, dove sar data lettura dei testamento del defunto signor Venanzio Maralli.

TEMISTOCLE CIAPI, NOTARO.

- Guarda un po'di ricordarti bene, caro Giannino... - mi disse la mamma dopo che ebbi letto la lettera del notaro. - Pensa a quello che facesti in quei giorni che rimanesti in casa del Maralli... Non c' il caso che ci sia sotto qualche altro dispiacere?
- Uhm! - risposi io. - Ci fu l'affare del dente...
-  curiosa! - esclam l'Ada. - Non si  mai sentito un altro esempio di invitare un ragazzo ad assistere alla lettura di un testamento...
- Se ti avesse lasciato qualcosa si capirebbe - aggiunse la mamma. Ma di questo non c' pericolo dopo tutto quel che gli facesti...
- E poi, - osserv mia sorella - la lettera parla chiaro: sebbene, dice, nessuna delle disposizioni testamentarie qui contenute lo interessino... Dunque!
- In ogni modo, - concluse la mamma - non diremo niente al babbo, hai capito! Ch se c' qualche strascico d'allora non vorrei che compromettesse quel che hai acquistato dacch sei tornato di colleggio e ti mettessero in una Casa di correzione...
Siamo rimasti dunque d'accordo che alle ore quindici Caterina si sarebbe trovata fuori della porta di casa per dire al vetturino di attendere senza fargli suonare il campanello e che io sarei salito zitto zitto nella carrozza annunziata dalla lettera del notaro. Al babbo, la mamma e l'Ada avrebbero detto di avermi mandato a divertirmi dalla signora Olga.
 inutile dire con quanto desiderio abbia aspettato l'ora fissata.
Finalmente Caterina  venuta a chiamarmi e io sono sgusciato via di casa e son montato nella carrozza che mi aspettava con lo sportello aperto. Dentro c'era un uomo tutto vestito di nero che mi ha detto:
-  lei Giovannino Stoppani?
- S; e ho qui la lettera...
- Benissimo. -
Quando, poco dopo, sono entrato nello studio del notaro Ciapi c'era il sindaco, e poco dopo  arrivato il mio cognato Maralli che appena mi ha visto ha alzato tanto di muso, ma io ho fatto finta di nulla e invece ho salutato la sua donna di servizio Cesira, che  arrivata subito dopo di lui e che  venuta a mettersi a sedere accanto a me, e mi ha domandato come stavo.
Il notaro Ciapi stava seduto su una poltrona, davanti a un tavolino. Questo notaro  un tipo buffo, piccolo piccolo e grasso grasso, con una faccia tonda mezza affogata dentro una papalina ricamata, con una nappa che gli vien sempre sull'orecchio e che egli cerca di cacciar via con certe scrollatine di testa come farebbe uno che avesse i capelli troppo lunghi sulla fronte per mandarseli indietro.
Egli ci ha guardato tutti e poi ha suonato il campanello e ha detto:
- I testimoni! -
E son venuti due cos neri neri, che si son messi tra me e il notaro, il quale ha preso uno scartafaccio e ha cominciato a leggere con voce nasale, come se avesse avuto da dire un'orazione:
- In nome di Sua Maest il re Vittorio Emanuele III felicemente regnante... -
E gi una filastrocca di cose nelle quali non capivo niente finch poi a un certo punto incominci a leggere proprio le parole dettate dal signor Venanzio prima di morire e quelle le capii benissimo.
Naturalmente non posso ricordarmi le frasi precise, ma ricordo le cifre dei diversi lsciti, e ricordo anche che tutte quelle disposizioni testamentarie erano dettate in un modo curioso, con uno stile pieno di ironia come se il povero signor Venanzio nell'ultima ora della sua vita si fosse preso il supremo divertimento di pigliare in giro tutti quanti.
La prima disposizione era di dare dal suo patrimonio la somma di diecimila lire alla Cesira, e non saprei ridire la scena che nacque quando il notaro ebbe letto questo paragrafo del testamento. La Cesira alla notizia di quella fortuna si svenne e tutti corsero attorno, fuori che il Maralli che divent pallido come un morto e guardava la sua donna di servizio con due occhi come se la volesse mangiare.
Eppure a sentire il povero signor Venanzio, che spiegava tutte le ragioni per le quali lasciava tutti quei quattrini a quella ragazza, pareva che l'avesse fatto proprio per far piacere al suo nipote.
- Io lascio questa somma alla nominata Cesira Degli Innocenti (su per gi diceva cos) prima di tutto per gratitudine mia verso di lei che, nella casa di mio nipote ove passai gli ultimi anni della mia vita mi tratt con ogni riguardo, superando in gentilezze perfino i miei parenti. Basta dire che ella abitualmente si limit sempre a trattarmi col soprannome di gelatina alludendo al tremore continuo che mi dava la paralisi. -
Ora io mi ricordavo benissimo che questo fatto al povero signor Venanzio l'avevo detto proprio io, ragione per cui se a Cesira ora capitava questa bella eredit doveva ringraziar me. Ma il signor Venanzio aggiungeva altre ragioni:
- Inoltre, - diceva press'a poco nel suo testamento - a favorire in modo speciale questa buona ragazza son mosso dalle giuste e sane teorie politiche e sociali di mio nipote, il quale ha sempre predicato che nel mondo non vi devono essere pi n servi n padroni; ed egli, io credo, accoglier benissimo questo mezzo ch'io porgo a Cesira Degli Innocenti di non esser pi serva in casa di lui e a lui di non esser pi suo padrone. -
L'avvocato Maralli nel sentir leggere questo paragrafo sbuffava e ripeteva a bassa voce, rivolgendosi al sindaco:
- Eh!... Uhm!... Gi mio zio,  stato sempre un originale!... -
Il sindaco sorrideva con una certa aria canzonatoria e stava zitto. Intanto il notaro seguitava a leggere ed era arrivato a un altro paragrafo che diceva cos:
- Sempre per rispetto alle nobili teorie di altruismo sulle quali sono fondate le teorie politico-sociali di mio nipote, poich mi parrebbe di recare ad esso una profonda offesa lasciando del mio capitale erede lui che fu sempre avversario accanito del capitale e dei suoi privilegi, primo dei quali  quello della eredit, lascio tutto il mio patrimonio gi descritto ai poveri di questa citt, dei quali il giorno della mia morte risulter negli atti del Comune la fede di miserabilit; mentre al mio amatissimo nipote, in ricordo del suo affetto verso di me e degli auguri e voti fatti continuamente a mio riguardo, lascio per mio ricordo personale, che egli certo terr carissimo, l'ultimo mio dente strappatomi dal suo piccolo cognato Giovannino Stoppani e che ho fatto espressamente rilegare in oro per uso di spillo da cravatta. -


E il notaro lev infatti da un astuccio un enorme spillone in cima al quale era proprio il dente con le barbe che avevo pescato io nella bocca sgangherata del povero signor Venanzio.
A quella vista, naturalmente, non seppi resistere e mi scapp da ridere.
Non l'avessi mai fatto! l'avvocato Maralli che pareva invecchiato di dieci anni e tremava tutto per la rabbia e per lo sforzo che faceva per contenersi, scatt e tendendo una mano verso di me esclam:
- Canaglia! Ridi anche, eh? al frutto delle tue canagliate! -
E c'era in queste parole tale accento di odio che tutti si son voltati a guardarlo e il notaro gli ha detto:
- S calmi, signor avvocato!
E ha fatto per porgergli l'astuccio col dente del povero signor Venanzio, ma il Maralli l'ha respinto con un gesto energico, esclamando:
- Lo dia a quel ragazzo... Fu lui che lo lev al defunto e io glielo regalo! -
E s' messo a ridere. Ma si capiva che era un riso sforzato per rimediare alla scena fatta prima.
Infatti, dopo aver messo la firma sotto ai fogli che gli porgeva il notaro, ha salutato e se n' andato via.
Mentre il sindaco prendeva degli accordi col notaro per distribuire ai poveri i denari lasciati loro dal povero signor Venanzio, la Cesira mi ha detto:
- Ha visto, sor Giovannino, com' rimasto il sor padrone!
- Eh! il bello  che se la pigliava con me.
- Gi. Chi sa che scena far a casa! Io non so come fare a andarci!..
- Che t'mporta? Ormai tu sei una signora... Vedi che cosa vuol dire a trovar bene un soprannome a un vecchio paralitico?... -
In quel momento il sindaco aveva finito di firmar fogli e fissare col notaro, e questi ha chiamato la Cesira alla quale ha detto di ritornar da lui l'indomani.
Cos rimasto solo nella stanza, il notaro ha aperto un cassetto della sua scrivania, ha levato fuori un involto e alzandosi gli occhiali e guardandomi fisso in faccia mi ha detto:
- Il defunto signor Venanzio Maralli era veramente un originale, ma a me non sta il giudicarlo, e il mio dovere di notaro  di seguire fino all'ultimo le sue volont testamentarie, sieno esse state espresse per iscritto che a voce. A voce dunque il signor Venanzio mi disse: - Io ho qui un involto contenente mille lire in tanti biglietti di banca da cinque che desidero, dopo la mia morte, sieno consegnati a brevimano e senza che nessuno veda e che nessuno venga a saperlo, al cognato di mio nipote, Giovannino Stoppani, col patto che egli li prenda e li tenga con s e ne disponga a suo piacere e non dica a nessuno di possedere tale somma. -
Queste parole che mi hanno empito di meraviglia il notaro le ha dette con un tono di voce uguale come se le avesse imparate a mente. Poi cambiando accento mi ha detto accarezzandomi:
- Il defunto mi disse che tu eri la disperazione de'tuoi parenti...
- Ora per sono diversi giorni che sono buono! - ho detto io.
- Meno male! Guarda dunque di non usar male del denaro che ti consegno. Forse il defunto signor Maralli lasciandotelo senza alcun vincolo e nessuna vigilanza ha voluto darti una prova di grande stima e di grande fiducia... e sia per questo, o sia che per la sua bizzarra natura si sia divertito a pensare a quel che tu avresti potuto fare trovandoti in possesso di questi quattrini, ho creduto mio dovere di darti un consiglio che la mia qualit di notaro e di esecutore testamentario non mi vietava... -
E mi ha consegnato l'involto. Poi ha aggiunto porgendomi anche l'astuccio col dente del defunto:
- E questo? Tuo cognato te lo ha ceduto. Prendi; e ora ti far riaccompagnare a casa. -
Io ero cos confuso da tante inaspettate sorprese che non gli dissi neppure grazie. Sull'uscio dello studio era quell'uomo tutto nero che mi aveva accompagnato fin l e che  sceso gi con me alla porta ed  entrato con me nella carrozza che mi ha portato fino a casa.
Il babbo non c'era, e la mamma e l'Ada mi son venute subito d'intorno a farmi mille domande.
Quando hanno saputo che il signor Venanzio aveva lasciato tutto il suo patrimonio ai poveri del Comune e che al Maralli non era toccato che uno spillo d'oro col dente che aveva ceduto a me, hanno cominciato a scaricarmi un diluvio di esclamazioni:
- Come!... Possibile!... Ma perch?... Ma come mai?... -
Io per ho risposto sempre che non ne sapevo nulla, e quando alla fine ho potuto liberarmi dalle loro domande me ne son venuto qui in camera e ho riposto il mio tesoro nel cassetto del tavolino che ho chiuso a chiave. Per il resto della giornata ho fatto finta di nulla, ma era tanto il nervoso che avevo addosso che il babbo a cena se n' accorto, e ha detto:
- Si pu sapere che cos'hai stasera, che mi sembri un'anguilla? -
Finalmente quando sono stato solo qui nella mia cameretta, ho dato libero sfogo alla mia emozione e ho contemplato il mio tesoro, e ho contati e ricontati i duecento biglietti da cinque lire dei quali sono possessore, e li ripongo nel cassetto del tavolino e lo chiudo, e poi lo riapro e poi li ritiro fuori e li rimiro e li riconto daccapo per poi richiuderli e rilevarli senza decidermi a separarmi da loro...
Mi pare d'essere diventato quel vecchio d'una operetta che ho sentita due anni fa che era intitolata Le Campane di Corneville; ma per non  per avarizia che contemplo tutti questi quattrini, ma per i sogni che ci fo sopra che sono tanti e cos diversi! Ho sognato pi in queste poche ore che sto sveglio, che in tutte le nottate dormite da che son nato!...
Basta: mi par che sia ora d'andare a letto... Chiudo la mia cassaforte e buonanotte!


26 febbraio.

 appena giorno e io sono ancora qui a contare i miei duecento biglietti da cinque lire che mi si parano davanti come duecento punti interrogativi:
- Che ne far? -
Il fatto  che da quando ho tutti questi quattrini non sono pi io: ho la testa piena di pensieri, di preoccupazioni, di paure. Stanotte non m' riuscito di chiuder occhio: ogni tantino mi svegliavo di soprassalto perch mi pareva sempre che venissero i ladri a rubarmi le mie mille lire, o il babbo a domandarmi di dove provenivano, ci che per me, in fondo, rappresentava lo stesso pericolo di perderle.
In ogni modo bisogna che le assicuri meglio perch ci potrebbe essere in casa un'altra chiave che apra il cassetto del mio tavolino e nulla di pi facile che la mamma e Ada vengano a frugarci dentro...
La prima spesa che bisogna che faccia  quella di una buona cassaforte, piccola in modo che possa nasconderla in fondo all'armadio dove tengo miei balocchi di quando ero pi piccino.
In quanto all'impiego che far dell'eredit, fra i tanti sogni che ho fatto due specialmente mi stanno fissi alla mente: comperare un automobile, o aprire un negozio di pasticceria come quello del babbo di Gigino Balestra...
Vedremo! Intanto prendo venti biglietti da cinque lire in tasca e vo a cercare la cassaforte...
Ed eccomi di nuovo solo in camera mia mentre tutti dormono: solo col mio tesoro che  qui, finalmente sicuro nel mio armadio...
Che bella soddisfazione avere una cassaforte con mille lire dentro!... Un momento: ora non sono pi mille lire, ma settecentotrentuno perch oggi ho speso la somma non indifferente di lire duecentosessantanove!
Ma tutte spese giustificate e tutte regolarmente registrate qui nel libro d'entrata e uscita che costa una lira e dal quale risulta il seguente stato di cassa a tutt'oggi.




ENTRATA
USCITA

Ereditato dal povero signor Venanzio
Libro d'entrata e uscita
Elemosine
Cassaforte
Pasticcini

1000,00


1,00
15,00
250,00
3,00

Nel registro che ho comperato c' anche una colonna per le Osservazioni, ma l non ho scritto niente, perch l'unica osservazione che potevo metterci era questa: che i quattrini peggio spesi sono stati quelli delle elemosine.
Infatti stamani appena sono uscito di casa ho trovato sugli scalini della chiesa di San Gaetano un povero cieco che chiedeva l'elemosina, e io messa subito mano a tasca ho tirato fuori un biglietto da cinque lire e gliel'ho lasciato cadere dentro il cappello che egli teneva sulle ginocchia.
Egli ha fatto un gesto di meraviglia e, agguantato con moto fulmineo il biglietto, lo ha messo contro la luce guardandolo attentamente; poi mi ha chiesto:
- Ma... non  mica falso, eh, signorino? -
Immediatamente un altro povero cieco che era dall'altra parte della scalinata  venuto a esaminare il biglietto e ha detto:
- Ma non vedi che  buonissimo? E a me, signorino? Non me ne d uno anche a me? -
Io per non fare ingiustizie ne ho dato uno anche a lui: e siccome in quel momento uno zoppo che chiedeva l'elemosina sulla porta della chiesa  corso precipitosamente a me per godere dello stesso trattamento dei suoi due colleghi ho dato cinque lire anche a lui.
Ma il bello della scena  stato questo: che io infatuato come ero in quel momento della mia munificenza, mentre mi davo una grande aria di importanza nel levar di tasca i miei biglietti di banca, non ho neanche menomamente pensato al fatto stranissimo di quei due ciechi che vedevano e di quello zoppo che correva.
Ci ho ripensato dopo...
Allora ho capito che la carit  una gran bella cosa, ma bisogna saperla fare... e l per l ho provato tanta stizza di essere stato ingannato cos sfacciatamente che, per un legittimo sentimento di reazione, sono andato al negozio Balestra e mi son mangiato tre lire di pasticcini!
Forse ne ho mangiati troppi, e senza dubbio ho abusato di canditi che mi piacciono di molto e per l'appunto, fra i dolci sono i pi indigesti di tutti.
Ma insomma questa  stata una spesa fatta bene e non me ne pento.
Un'altra spesa molto complicata  stata quella della cassaforte. Pare impossibile che sia cos difficile a un ragazzo che si presenta in una bottega coi suoi bravi quattrini di comperare quel che pi gli pare e piace!
Eppure al primo negozio ove mi sono presentato a chiedere una cassaforte si son messi a ridere e siccome io insistevo mi hanno detto:
- Bambino, levati di qui che abbiamo altro da fare che badare alle tue burlette! -
In un altro negozio siccome si disponevano a farmi la stessa accoglienza, mi son risentito e ho detto:
- Che credono perch sono un ragazzo che io non abbia i quattrini? -
E ho levato di tasca una manciata di biglietti.
Allora il commesso del negozio ha cambiato subito maniere e mi ha dato del lei. Per non mi ha voluto dar la cassaforte, scusandosi che lui non poteva vendere ai minorenni e che perci bisognava che ci andassi col mio babbo.
Gi: non ci mancherebbe altro!
Per fortuna in quel momento sulla bottega ci era un giovanotto che mi guardava mentre tiravo fuori i quattrini e che appena sono uscito mi ha detto:
- Ma come son buffi! Per comprar la roba da ora in avanti ci vorr la fede di nascita... -
Naturalmente io ho acconsentito a questa giusta critica, e allora questo bravo giovanotto mi ha domandato:
- Ma lei che voleva comprar qualcosa?
- S: una cassaforte, - ho risposto - ma una cassaforte piccola...
- Quanto vorrebbe spendere?
- Ma... non saprei. Voglio una cassaforte che sia forte davvero, capisce? -
Il giovanotto ha pensato un poco, e poi ha detto guardandomi fisso:
- Trecento lire?...
- Eh!  un po'cara.
- Cara? No davvero! Non sa che le casseforti costano delle migliaia di lire? Ma lei deve prendere una cassaforte d'occasione... se ne trovano facilmente: le costa meno e le fa lo stesso servizio.
- E dove si trovano?
- Lei deve venir con me. Ho diversi negozianti amici, tutte brave persone che vendono roba garantita e senza far tante storie come fanno nei negozi di lusso... -
E mi ha accompagnato in diverse botteghe dove vendevano tutta roba usata e di tutte le specie. Da principio pareva difficile trovare una cassaforte: nessuno ce l'aveva. Abbiamo girato parecchio prima di trovare finalmente quel che si cercava. Quel giovanotto era proprio servizievole e non  stato contento finch finalmente non  riuscito a procurarmi quel che mi occorreva. Egli entrava via via nelle botteghe di questi negozianti suoi amici coi quali si tratteneva a parlare mentre io aspettavo sulla porta: e all'ultima bottega dove ci siamo fermati  ritornato fuori col padrone mostrandomi una cassaforte che per la misura era proprio quel che ci voleva sebbene fosse un poco arrugginita. Io naturalmente ho tirato nel prezzo, e di, picchia e mena me l'ha rilasciata per duecentocinquanta lire. Gli ho dati tutti i quattrini che avevo in tasca e me la son fatta portare a casa per le cinque, perch sapevo che a quell'ora il babbo non c'era e la mamma e l'Ada erano a fare una visita.
Difatti ho avuto la cassaforte e ho dato il resto, cio centosessantotto lire oltre le ottantadue che avevo gi date.
Ma ora son contento perch il mio capitale  al sicuro e non c' pi paura!

27 febbraio.

L'orizzonte si rannuvola.
Oggi il babbo mi ha fatto una predica d'un'ora, dicendomene di tutti i colori e terminando colla solita conclusione: che io son destinato a esser la rovina della famiglia.
E tutto questo perch, a quanto pare, l'avvocato Maralli gli ha detto che era stato diseredato dal suo zio per colpa mia.
Ma, anche se questo fosso vero, dico io,  giusta mi si debbano dare ora le sgridate per una colpa passata, della quale ho gi scontata la pena in Collegio?
Sempre cos! Sempre ingiustizie e prepotenze!
Io sono stato a sentire sempre zitto; e dopo la predica sono uscito con una scusa e sono andato al negozio Balestra, dove ho mangiato dodici paste tutte svariate per rifarmi la bocca.
Uscendo ho incontrato Gigino Balestra al quale ho raccontato della sgridata avuta ed egli mi ha detto tutto meravigliato:
- Ma se l'avvocato Maralli, anzi, dice che  stato lui che ha consigliato suo zio a lasciar tutto ai poveri!...
- Come!
- Vieni con me a casa mia e vedrai. -
Siamo andati infatti a casa sua e l Gigino mi ha fatto vedere l'ultimo numero del Sole dell'avvenire dove  un articolo intitolato: Il nostro candidato contro il privilegio dell'eredit.
Ricopio qui il principio dell'articolo dal giornale che mi ha regalato Gigino, perch  bene che in queste pagine di un giornale scritto da un bambino si veda con quale sincerit sieno scritti i giornali dei grandi:

A costo di parere indiscreti al nostro egregio amico avvocato Maralli, e sicurissimi delle proteste che gli inspirer la sua naturale modestia, noi non possiamo assolutamente tacere di un nobilissimo fatto che torna a suo onore e che  prova novella della coerenza che egli segue sempre in tutti gli atti della vita verso i suoi principii.
Il nostro candidato, dunque, con la generosit che  una delle prime virt dell'animo suo, aveva ospitato un suo zio molto malato e molto ricco, straordinariamente ricco, del quale egli sarebbe stato il naturale erede... se il nostro valoroso compagno non fosse fedele seguace dei nostri princip contro ogni privilegio capitalistico, primo dei quali il diritto di eredit.
Egli dunque, in ossequio al programma del nostro partito, non solo nulla fece di quel che avrebbe fatto qualunque borghese per persuadere il ricco zio di farlo erede del lauto patrimonio, ma con la predicazione sincera delle proprie idee lo convinse a nominare eredi i poveri della citt, i quali oggi appunto in cui avverr la distribuzione del lscito al nostro Municipio, avranno un aiuto alla loro grama esistenza.

E qui l'articolo era tutto un attacco contro il candidato avversario che era chiamato egoista, sfruttatore ecc., mentre si esaltava il disinteresse del mio cognato.
Io, quando ho letto quest'articolo, son cascato dalle nuvole, poich ben sapevo com'erano andate le cose riguardo all'eredit del povero signor Venanzio. E sapendo che il giornale era fatto dal babbo di Gigino gli ho detto:
- Ma come! Ma qui il tuo babbo ha sbagliato!... Quando lo vedr il Maralli, quest'articolo, starete freschi!...
- Che dici? Ma il Maralli l'ha visto e come!
- L'ha visto?
- Non solo l'ha visto, ma prima hanno discusso a lungo, lui e il babbo, se conveniva di farlo, e da ultimo hanno deciso di s, perch, come ha detto il Maralli, il suo zio nel testamento stesso dichiara che lascia eredi i poveri in ossequio alle idee del nipote e sebbene abbia scritto questo per canzonarlo, da chi non conosce come stanno le cose pu essere preso benissimo sul serio. "Almeno," ha detto il tuo cognato "avr avuto un utile morale!...". - Sicch ha approvato tutto?
- Ha approvato? Altro che! Anzi, il principio dell'articolo lo ha scritto il Maralli stesso... -
Io sono rimasto di stucco: ma Gigino Balestra, che  pi infarinato di me di cose elettorali, mi ha detto: - Ti fa meraviglia? Non  nulla ancora! Ora, vedi, incomincia la polemica con l'Unione Nazionale e sentissi che cosa non si dicono!... Ma il babbo, mentre gliene scrive di quelle da levare il pelo, ci ride e ci si diverte... Se il mio babbo non facesse il pasticciere, sarebbe un giornalista di prim'ordine, lo dicono tutti: ma lui dice gli rendono pi i pasticci con la crema che quelli scritti!
- E come ander a finire l'elezione?
- Eh! Il Maralli ha tutte le probabilit di riuscire perch c' l'unione dei partiti popolari...
- Meno male! -
Bisogna che dica la verit; io avrei piacere che il mio cognato fosse eletto deputato.
Perch? Non lo so neppur io precisamente; ma mi pare che avere un deputato in famiglia sia una cosa utile e da averci delle soddisfazioni, e ho in idea che se il Maralli riuscisse, mi perdonerebbe; e allora mi piacerebbe molto d'andar con lui nei comizi elettorali dove tutti urlano, anche i ragazzi, senza che nessuno li sgridi...
- Anzi, - mi ha detto Gigino - pi che si urla e pi ci hanno piacere. Se vuoi venire domenica si va a Collinella dove c' una gran fabbrica con di molti operai e l il babbo vuole che si gridi: Evviva la lega! -
Ci anderei volentieri, ma non so se il babbo mi ci mander... Vedremo.


1 Marzo.

Queste elezioni incominciano a interessarmi davvero.
Ieri, mentre ero fuori, ho sentito urlare il giornale dei moderati:
- Legghino, Signori, l'Unione Nazionale, con la vera storia dell'eredit del candidato socialista! -
Io l'ho comperato subito e ho letto il primo articolo nel quale si rispondeva punto per punto all'articolo del Sole dell'avvenire che mi aveva fatto vedere l'altro giorno Gigino Balestra.

Si vorrebbe dal nostro avversario trarre vantaggio da una meritata punizione (cos diceva l'Unione) e non possiamo negare che egli dimostri in questo suo strattagemma elettorale un cervello assai sottile e una faccia molto tosta..

E seguitava a raccontar la storia del povero signor Venanzio che non divideva affatto le idee dell'avvocato Maralli e che anzi per queste idee del nipote in perfetta opposizione con le sue si decise a diseredarlo, lasciando il vistoso patrimonio ai poveri della citt.

E di questo (seguitava a dire l'Unione) il nostro avversario che vorrebbe ora apparire un eroe del disinteresse e un martire dell'altruismo, ebbe tutt'altro che piacere, e anzi prov tanto dolore e tanta rabbia che licenzi su due piedi la propria domestica Cesira Degli Innocenti, magari dopo averla coperta d'improperi perch tra i legati del defunto Venanzio Maralli ve n'era uno di diecimila lire in favore di lei.

Bisogna convenire che questa era la verit; e io non potevo comprendere come mai il mio cognato, che pure era cosi furbo, avesse potuto dare appiglio ai suoi avversari di dirgli delle cose cosi scottanti mentre era facile prevedere che essi sarebbero stati informati esattamente di tutta la faccenda, pensando che l'incaricato di distribuire ai poveri l'eredit del signor Venanzio era stato proprio il sindaco cio uno dei capi del partito conservatore e che era stato presente alla lettura del testamento quando l'avvocato Maralli aveva fatto quella famosa scenata che ho detto prima.
Ma si vede che nelle lotte elettorali le bugie sono all'ordine del giorno in tutti i partiti, perch anche l'Unione Nazionale ne dice parecchie, e una poi  cos sfacciata che non la posso mandar gi.
In seconda pagina, infatti, c' un articoletto intitolato: I nemici della religione, che ricopio qui tal quale:

Si dice che questa volta, come al solito, gli elettori cattolici si asterranno dal dare il voto. Ora noi non sapremmo concepire, nella lotta attuale, questa astensione la quale verrebbe direttamente a favorire, contro un candidato ossequiente a tutti gli articoli del nostro Statuto e prima che agli altri al primo, il trionfo di un candidato socialista che si vanta nemico di tutte le istituzioni che sono i cardini d'ogni civile societ e rinnega la religione dello Stato in ogni modo, con le parole e con le opere.

E qui il giornale seguitava per una colonna a trattare il Maralli di miscredente, mentre io mi ricordo benissimo (e ho registrato il fatto proprio qui nel mio caro giornalino) che mio cognato quando spos mia sorella and in chiesa perch altrimenti il babbo e la mamma non avrebbero mai acconsentito al matrimonio.
Come si fa, domando io, a inventare tante calunnie?
Queste menzogne del giornale conservatore mi hanno talmente indignato che da ieri sto pensando se non sia il caso di andare alla Direzione per far rimettere le cose a posto.
Mi pare questo sarebbe prima di tutto il mio dovere perch si deve sempre far risaltare la verit, e poi sarebbe anche una buona occasione per rendere un servizio al mio cognato dopo che, sia pure senza volerlo, gli ho fatto perdere l'eredit di suo zio sulla quale egli faceva tanto assegnamento.
Voglio andar subito a trovare il mio amico Gigino Balestra che s'intende molto di questioni elettorali per sentire il suo parere.


2 marzo.

Oggi sono stato da Gigino Balestra al quale ho confidato il mio progetto.
Egli ci ha pensato un po'sopra e poi mi ha detto:
-  una buona idea! Ci andremo insieme. -
Infatti siamo rimasti d'accordo che domattina alle undici anderemo alla Direzione dell'Unione Nazionale e porteremo una rettifica (dice Gigino che si chiama cos) all'articolo intitolato: I nemici della religione.
Questa rettifica l'abbiamo combinata insieme, e ora, prima di andare a letto, l'ho ricopiata perbene in certi fogli di carta che mi ha dato Gigino e nei quali mi ha raccomandato di scrivere da una parte sola perch dice che quando si scrive per la stampa s deve far cosi.
Ed ecco la rettifica che ricopio tal quale:


Onorevole Direzione,
Leggendo l'articolo del numero scorso del suo pregiato giornale il quale  intitolato "I nemici della religione" mi credo in dovere di fare osservare alla S. V. che non  esatto quel che si afferma nel detto articolo dove  scritto che l'avvocato Maralli mio cognato  miscredente, mentre posso garantire che questo  assolutamente falso avendo assistito io in persona al suo matrimonio che fu celebrato nella chiesa di San Sebastiano a Montaguzzo dove si comport molto divotamente dando prova di essere un buon cristiano al pari di chiunque.

GIANNINO STOPPANI.


 la prima volta che scrivo un articolo in un giornale e non mi par vero di arrivare a domani.
Stamani mi sono alzato ho fatto il riscontro di cassa e vi ho trovato la somma di lire italiane settecentododici e centesimi trentacinque.
Quando sono sceso per l colazione ho trovato il babbo di un umore insopportabile, perch dice che io non studio, che io non penso che a divertirmi e altre simili ripetizioni che non so capire come non gli venga a noia a ritirarle fuori cosi spesso senza neanche cambiarci una sillaba, senza trovarci neppure un'intonazione di voce diversa.
Basta. Io sono stato a sentirlo con rassegnazione fino alla fine pensando alla rettifica che devo portare all'Unione Nazionale.
Come mi accoglieranno?
Uhm! In ogni modo bisogna ristabilire la verit, come ha detto Gigino Balestra, e io lo far ad ogni costo.

.

Siamo stati, come avevamo stabilito, con Gigino Balestra alla Direzione del giornale l'Unione Nazionale, e sono proprio soddisfatto di avere avuto un'idea cosi felice...
Da principio quando ci siamo presentati in ufficio, vedendo due ragazzi non ci volevano far passare nella Direzione e uno ci ha detto:
- Ragazzi, qui non si ha tempo da perdere!... -
Il bello  che lui stava l a sedere dinanzi a un tavolino senza far nulla!
- Ma noi veniamo per una rettifica! - ha detto subito Gigino Balestra dandosi una certa aria.
- Una rettifica? Che rettifica? -
Allora sono intervenuto io e ho detto:
- Siccome nell'Unit Nazionale  stato stampato che l'avvocato Maralli non  cristiano, io che sono il suo cognato posso giurare che non  vero perch l'ho visto io con questi occhi quando ha sposato mia sorella che stava inginocchiato nella chiesa di San Sebastiano a Montaguzzo.
- Come, come? Lei  cognato dell'avvocato Maralli? Ah! Aspetti un poco... -
E quel giovanotto  andato in un'altra stanza da dove  riuscito poco dopo dicendomi:
- Si accomodino! -
E cosi siamo entrati proprio dal direttore che  un uomo con una testa pulita pulita, e anzi  la sola cosa pulita che abbia perch ha un vestito che pare tessuto col sudiciume, e una cravatta nera tutta unta nel cui centro brillava uno schizzo di torlo d'uovo in modo che pareva proprio che ce lo avesse messo l apposta per far finta d'averci uno spillo d'oro.
Per  stato molto gentile e quando ha letto la mia rettifica, dopo aver riflettuto un poco ha detto:
- Benissimo! La verit innanzi tutto... Ma ci vorrebbero delle prove... dei documenti... -
Io allora gli ho raccontato che tutto il fatto com'era andato era descritto qui nel mio giornalino, in quelle pagine che fortunatamente avevo potuto salvare dal caminetto quando il mio cognato aveva tentato di distruggerle...
- Ah! aveva tentato di distruggerle, eh?
- Sicuro! Ma vede la combinazione, eh? Se io non le avessi riprese a tempo ora sarebbe peggio per lui perch non potrei dimostrare la verit di quel che io dico...
- Eh gi... sicuro... -
Infatti il direttore dell'Unione Nazionale, ha detto che gli era necessario di vedere questo mio giornalino con la mia firma, e ho fissato di portarglielo stasera stessa, mentre egli da parte sua si  impegnato di pubblicare nel prossimo numero non solo la mia rettifica, ma anche se ci sar bisogno la descrizione del matrimonio religioso di mio cognato...
Chi sa che piacere avr il Maralli quando legger l'articolo nel giornale avverso dove gli renderanno giustizia, e quando sapr che io sono stato la causa di tutto. Mi figuro gi di vedermelo venire incontro con le braccia aperte a rifar la pace, e allora si metter una pietra sul passato e l'innocenza trionfer contro tutte le calunnie...
E ora, caro giornalino mio, ti chiudo e mi accingo a separarmi da te per qualche giorno, ma son contento perch tu mi aiuti a compiere una buona azione e a far rifulgere la verit contro tutte queste invenzioni tendenziose - come le chiama il mio amico Gigino Balestra!





Qui termina il giornalino di Gian Burrasca; ma non terminano qui, naturalmente, le sue monellerie e le sue avventure, e a me che ho impresa la pubblicazione di queste memorie corre almeno l'obbligo immediato di completar la narrazione dell'avventura elettorale rimasta interrotta sul pi bello... o sul pi brutto, secondo il punto di vista politico-sociale dei miei piccoli lettori.
Infatti proprio in una questione politico-sociale and a incappare il nostro povero Giannino Stoppani, e non  da far le meraviglie se la sua buona fede fu tradita da tutte le parti e ogni suo calcolo da cima a fondo sbagliato.
Vero  che il direttore dell'Unione Nazionale accolse come aveva promesso la rettifica rimessagli da Gian Burrasca, ma il titolo dell'articolo in cui essa comparve basta a rivelare il secondo fine cui si faceva servire il riconoscimento della verit.
L'articolo era intitolato: L'avvocato Maralli libero pensatore in citt e bigotto in campagna, e in esso alla dichiarazione di Giannino Stoppani si faceva seguire la descrizione del matrimonio religioso di sua sorella col Maralli fedelmente ricopiata dal Giornalino e si concludeva col dipingere il candidato socialista come un opportunista della peggiore specie, non spinto da altre molle in ogni sua attitudine nell'agone politico che da quelle di un volgare interesse e di una smodata ambizione.
In casa Stoppani la notizia di questa tragedia elettorale giunse di prima mattina. Il babbo di Giannino ricev il numero dell'Unione Nazionale, con quel terribile articolo segnato con lapis bleu e con queste parole scritte nel margine dall'avvocato Maralli.
- "Vostro figlio che mi aveva gi rovinato come uomo facendomi perdere l'eredit di mio zio e come professionista facendomi perdere una causa importante  tornato in tempo dal Collegio per rovinarmi nella mia carriera politica... e c' riuscito perfettamente!" -
La tempesta scoppi tremenda sul capo del povero Gian Burrasca... e anche pi in gi.
- Ma io ho detto la verit! - gridava egli sotto la gragnuola inaspettata. - Io credevo di far bene difendendolo da un'accusa ingiusta!... -
E il padre, mentre la gragnuola rinforzava:
- Stupido! Rompicollo! I ragazzi, non devono impicciarsi nelle cose che non possono capire! Cretino! Birbante! Sei la rovina di tutta la famiglia!... -
E certo il nostro Giannino non poteva capire i misteri della politica per i quali a volte la difesa fatta da un'anima semplice e ingenua pu recar pi danno di un'offesa lanciata dall'anima pi nera e perversa.
Il fatto  che la rivelazione ch'egli fece all'Unione Nazionale e che questa fece al pubblico determin la ribellione contro il Maralli di una frazione del suo stesso partito e i partiti che a quello si erano alleati, e il giorno dell'elezione fu ignominiosamente sconfitto.
Ma non basta. La polemica fra l'Unione Nazionale e il Sole dell'avvenire s inacerb al punto che non bastando pi tutte le male parole del vocabolario elettorale italiano si pass alle bastonate e un giorno la pasticceria del babbo di Gigino Balestra fu teatro di una zuffa terribile tra moderati e socialisti che si picchiarono di santa ragione, dicendosi le cose pi amare su un terreno cosparso delle cose pi dolci che si possano immaginare, e riducendosi scambievolmente in uno stato compassionevole e anche appetitoso, col volto ammaccato pieno di bitorzoli e di bioccoli di crema, annerito da ecchimosi e da ditate di cioccolata, gocciolante di sangue e d alkermes...
Ne vennero querele da ambe le parti, e in Tribunale uno dei documenti pi importanti per stabilire l'origine dei fatti dei quali si discuteva, fu appunto il Giornalino di Gian Burrasca che il direttore dell'Unione Nazionale non aveva pi restituito al suo legittimo proprietario e che rimase poi lungamente dimenticato fra gli incarti della Cancelleria giudiziaria, ci che non far certo maraviglia a chi sa come tutto della Giustizia italiana sia lungo e oblioso.
Come alla fine il Giornalino di Gian Burrasca capitasse tra le mie mani, io non dir: basti sapere che io, che ebbi la fortuna di scoprirlo da una portinaia moglie d'un usciere del Tribunale mentre ella lo leggeva a'suoi figliuoli, dovetti durar molta fatica e spender molti quattrini in carta bollata per ottenere - col consenso di Giannino Stoppani - la restituzione del manoscritto, non potendo il Tribunale, per regolarit, consegnare un documento processuale n a Gian Burrasca che era proprietario ma era minorenne n a me che ero purtroppo maggiorenne, ma non ero il proprietario. E neanche questo far maraviglia a chi sappia come tutto nella Giustizia italiana sia regolarmente faticoso e costoso...
Ho detto in principio che non terminato col Giornalino le avventure di Gian Burrasca... Infatti dopo che egli ebbe rovinata la posizione politica di suo cognato, il suo babbo si decise a rinchiuderlo in una Casa di correzione, e la stessa decisione nello stesso tempo era presa dal babbo di Gigino Balestra che, come avete visto, era stato complice necessario nella rettifica recata all'Unione Nazionale.
Sotto questa terribile minaccia i due ragazzi concertarono una fuga e... e da questo punto si apre un altro periodo della storia di Gian Burrasca che vi racconter un'altra volta.


- FINE -





